giovedì 13 dicembre 2018

domenica 25 novembre 2018

Idee per una collana di sci-fi.

Che l'editoria sia in crisi me lo ripetono fin da quando sono ragazzino, e credetemi, quando ero ragazzino io di digitale esistevano solo le impronte, il cellulare era quello dei Carabinieri, nei film di fantascienza c'erano tubi catodici dappertutto e signora mia una volta qua era tutta campagna.
Ammetto che se dovessi campare (solo) di quella sarei morto di stenti da un pezzo, ma niente mi impedisce di giocherellare ogni tanto e progettare collane e copertine e layout di roba che – perché no – mi piacerebbe vedere comparire sugli scaffali.
Di certo esiste già qualcosa del genere, ma una serie di tascabili dedicati ai grandi classici della fantascienza, senza troppi fronzoli ma curata, copertina cartonata, piccolo formato e diffusione nelle edicole, supermercati, aeroporti e stazioni qualche volenteroso editore potrebbe metterla in cantiere... magari in abbinamento a un quotidiano o un periodico.

Si potrebbe iniziare con Forbidden Planet, che nasce come trasposizione letteraria della sceneggiatura del film omonimo scritta da Cyril Hume come rielaborazione di un racconto di Irvin Block e Allen Adler... a sua volta liberamente ispirato a La tempesta di Shakespeare (lo so, è un giro tortuoso, ma alla fine funziona).
Pubblicato per la prima volta nel 1956, lo stesso anno di uscita del film, Urania lo fece uscire nel nostro Paese a tre riprese (nel 1957, nel 1977 e nel 2012).

Detto tra noi, dal punto di vista strettamente letterario non è una roba imperdibile... è poco più che la sceneggiatura del film divisa in otto capitoli narrati in prima persona dai tre protagonisti – più una premessa ed un poscritto costituiti da brevi estratti da un fantomatico Compendio ad uso degli studenti, ma è comunque un piccolo classico e potrebbe benissimo dare il via a una collana economica atta a rilanciare la sci-fi tra i più giovani e i meno giovani.
Per la copertina, sono partito da QUESTA foto, mentre i titoli sono composti in Pottery Barn, font free disegnata da Michael A. Hernandez Jr.
Qualche idea per i prossimi titoli?

lunedì 29 ottobre 2018

[recensione] Furland®


Furland®, di Tullio Avoledo
Editore: Chiarelettere, ottobre 2018
Pagine: 219
Prezzo: 16,50 euro

Il nuovo Tullio Avoledo esce a sorpresa, e, proprio come per il suo ultimo - non felicissimo - Chiedi alla luce, mi precipito alla Feltrinelli a comperarlo il giorno stesso della sua comparsa sugli scaffali. Esce per un ennesimo piccolo editore, Chiarelettere, ed è un volumetto di sole 219 pagine, che riesco a concludere nel giro di un weekend.
Ma anche perché, in tutta l'ultima parte, passo alla modalità "lettura scanner".
Purtroppo.
Perché quello che poteva essere il romanzo distopico di Avoledo, che raccogliesse e sublimasse tutte le (magnifiche) suggestioni fantapolitiche (ma non solo) contenute in quasi tutti i suoi precedenti romanzi si rivela essere una storiella scritta con la mano sinistra, che parte da un presupposto abbastanza solido – per poi dirazzare verso uno scenario che perde ogni plausibilità man mano che si procede nella lettura, diventando una versione estesa di Westworld (ma senza i robot e senza tutte le irrisolte questioni filosofiche su vita artificiale e libero arbitrio che si portava dietro la serie... almeno nella prima stagione) popolata di personaggi che sembrano fotocopie sbiadite di quelli già raccontati in uno dei suoi lavori più deboli (quel Buon Posto Per Morire scritto a quattro mani con Di Leo).
Persino i dialoghi, uno dei punti di forza dei suoi scritti, risuonano sciatti, meccanici, senza forza.
Trovo davvero poco da salvare, forse perché affezionato ad un "altro" Avoledo, che, sbaglierò, si è andato annacquando in identità ma anche in stile da quando si è buttato sul filone postapocalittico di Metro 2033.
E ora speriamo nel Life From Mars atteso per la prossima primavera.

venerdì 14 settembre 2018

Vola via Zienia Merton.

Ci lascia anche Zienia Merton, la gatta morta della base lunare Alpha, forse non uno dei personaggi cardine di Spazio 1999 ma che fu la sola, anni e anni dopo la chiusura della serie, a riprendere il suo ruolo nel cortometraggio diffuso durante la convention Breakaway 1999.
Non era tra i miei personaggi, né l'ho mai trovata particolarmente attraente... ma Spazio 1999 lo si ama in toto e incondizionatamente, quindi massimo rispetto.

venerdì 4 maggio 2018

Cinque incredibili moto e scooter da futuro prossimo venturo.

L'innovazione è una strada lunga e costellata di infiniti stop – questo è troppo costoso, quest'altro la gente non lo capirà, ma perché cambiare se finora ha funzionato così bene? – ma, fortunatamente, continua a venire percorsa ogni giorno da milioni di persone che pensano che un miglioramento è sempre possibile... e scelgono di non restare a crogiolarsi in un infinito presente, che, si sa, è un attimo che quello diventa passato e vivere nel passato è (quasi) sempre un grosso errore.
Oggi vi presento cinque prototipi legati al mondo delle due ruote, cinque innovative soluzioni per la mobilità dirompenti vuoi per scelte estetiche che tecnologiche.
Fatemi sapere, se vi va, qual è il vostro preferito.

BMW TITAN
Dobbiamo il concept Titan al designer turco Mehmet Erdem, che già si è cimentato in passato con lo storico marchio bavarese. Non è mai stata raggiunta la fase di prototipazione – e quelli che vedete in queste immagini non sono che render molto accurati – ma di certo è un'idea affascinante, carica di suggestioni e proprio per questo degna di essere ospitata qui.
Come molti altri concept di questo tipo, sembra pensata per il solo pilota, ma immagino che con qualche ritocco al design un passeggero potrebbe venire comodamente ospitato.


BMW LINK
Proveniente direttamente da centro stile BMW, il Link è uno studio estremamente serio sui futuri mezzi elettrici a due ruote più vicini al concetto di scooter che non di motocicletta.
Addio al serbatoio di carburante, benvenute le batterie agli ioni di litio sistemate nella porzione inferiore della moto, per abbassare il baricentro e ottimizzare la guidabilità.
Il Link integra dispositivi di connettività digitale che puntano a ridisegnare il rapporto uomo-macchina-ambiente: il prototipo può sincronizzare il calendario digitale del guidatore per aiutarlo a programmare al meglio i percorsi da seguire, evitando quelli più trafficati o per godersi una strada piena di curve. Spariti i comandi fisici dal manubrio, la strumentazione lascia il posto a un head-up display su cui sono proiettate le principali informazioni di tachimetro e Gps.
Completa la dotazione un cappotto dedicato in panno di loden idrorepellente, connesso senza fili col Link, col quale – ad esempio – il pilota può aprire e chiudere il vano sottosella con un semplice movimento del braccio.
Nessun dato su prestazioni e autonomia è stato diffuso.

SAMURAI

Dietro lo pseudonimo Grande Giappone si nascondono i due designer ucraini e bielorussi, Vladimir Panchenko e Artem Smirnov, che hanno realizzato oltre quaranta dettagliatissimi render della Samurai, motocicletta realizzata in gran parte in fibra di carbonio e pensata – caso più unico che raro, e che le vale l'inserimento in questa gallery – ad accogliere un passeggero in un sidecar, oggetto tuttora desueto ma meritevole di una rivisitazione in chiave Terzo Millennio.


YAMAHA MOTOROID
Presentata allo scorso salone di Tokyo, la Motoroid è un prototipo completamente funzionante, orientato a una maggiore interazione tra il pilota e una sorta di "intelligenza artificiale" (virgolette d'obbligo) della moto... dettaglio su cui la casa giapponese non si è dilungata più di tanto, in effetti.
Spinta da un motore elettrico collocato nel mozzo della ruota posteriore e alimentato da sei batterie agli ioni di litio cilindriche (collocate in modo da poter essere sostituite velocemente per annullare i tempi di ricarica), la Motoroid pesa 213 kg, quanto uno scooterone comune. Le tradizionali manopole lasciano il posto a un paio di cloche aeronautiche che gestiscono lo sterzo e la forcella con steli ellittici.
Il prototipo "accoglie" il pilota in sella riconoscendolo e regolando automaticamente la posizione del manubrio e l'appoggio per il busto su cui appoggiarsi in frenata. Due sostegni sopra la sella aiutano a mantenere l'assetto in accelerazione.

YAMAHA 04GEN
Tra tutti i prototipi presentati in questo post, è quello più vicino alla produzione in serie, anche se dalla data della sua presentazione – al Vietnam Motorcycle Show del 2016 – in Europa non se n'è vista traccia.
Ed è un peccato, perché il 04Gen riesce a dire qualcosa di nuovo in termini di stile nel campo degli scooter, adottando, tra l'altro, elementi semi trasparenti per coprire il telaio basso e lungo, con andamento trapezoidale e la meccanica interna. La sella è di vera pelle e la strumentazione è sostituita dallo smartphone del pilota (come faccia a restare a prova d'acqua è un mistero).
E, sì, forse la Vespa 946 rimane un gradino più in alto per quanto riguarda la pulizia del design... ma il prezzo assolutamente spropositato la collocano completamente fuori mercato, e di certo sarei curioso di vedere che concorrenza potrebbe farle il 04Gen se venisse mai commercializzato in Italia.

giovedì 3 maggio 2018

The sound of the atom splitting.

Nuova roba in Photoshop, che ogni tanto mi riprende – e per un po' non mi molla più.
Strizzando sempre un occhio al vecchio Dave.



Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...