È questa la frase che più spesso io e altri miei colleghi pubblicitari ci sentiamo rivolgere dai fruitori meno addentro i lavori (ossia, la stragrande maggioranza) quando si trovano a confrontare i differenti approcci pubblicitari italiani e quelli oltreconfine.
E sono certo che, pur dicendocelo in totale buona fede, non ce lo dicono come un complimento .
Ma se noi volessimo avere coraggio e non potessimo permettercelo?
Se noi volessimo essere "coraggiosi" e magari pure far vendere di più?
Non funzionerebbe.
Sì perché se la pubblicità italiana, nel suo piccolo, funziona, funziona in virtù del suo contesto culturale.
In passato, io (e altri) abbiamo fatto i salti mortali (lessicali ma anche creativi) per far passare messaggi commerciali più "fuori le righe", più sottili, senza il prodotto fotografato in studio e piazzato gigantesco a centro pagina hai visto mai che il consumatore idiota non capisce di cosa sto parlando, e naturalmente senza il logo grosso come la borchia di una BMW.
Ebbene, non ho difficoltà ad ammettere che tutte le volte (tranne forse un paio di felici e inattese eccezioni) che ho avuto la possibilità di "sperimentare", il prodotto reclamizzato è andato meno bene e solo ora che ho ripreso una deriva fortemente istituzionale (conseguenza anche di un parco clienti di quelli così grossi che io non mi ci sarei mai potuto accostare con le mie sole forze), la mia creatività sembra essersi riconciliata con il pubblico "medio" (e non avete idea di quanto odi questa parola).
Ieri mi sono rifatto un giro
QUI, un sito che adoro e mi sono beato delle trovate dei miei colleghi americani, tedeschi, olandesi.
Cose come quelle che (ho pescato a caso tra le campagne delle ultime settimane) qui sotto (cliccateci sopra se volete vederle belle grandi, meritano).




Mi piacerebbe realizzare campagne così... ma avrebbe senso?
Il pubblico "medio" non le apprezzerebbe... per non parlare del committente stesso.
Invece sembra che una roba come questa qui, che ho realizzato poco tempo fa, sia piaciuta parecchio.
Non avevo grossi dubbi: è pensata per un pubblico "medio" e, per certi versi, è un prodotto molto più minimalista che se avessi realizzato con Photoshop, che so, un Transformer con le sembianze di un locomotore di un Frecciarossa.
La cosa è buffa perché io, pur adorando questo tipo di cose fatte con Photoshop (per dire: robe come
QUESTA o
QUESTA), apprezzo enormemente il minimalismo nella comunicazione.
Per me Photoshop è lo strumento perfetto del pubblicitario.
Ma da noi, per lo più viene usato per togliere i brufoli alla modella di turno.
Uno enormemente sopravvalutato, dal mio punto di vista, come Oliviero Toscani, nemmeno lo usava.
E non ritengo certo che non abbia azzeccato più di un messaggio pubblicitario (a lui va riconosciuto il merito di aver sdoganato gli annunci pubblicitari che non mostrano il prodotto), ma non puoi campare di quel filone tutta la vita.
Se domani io (e tanti altri) dovessimo varare un nuovo stile pensato all'insegna della "rottura", sono quasi sicuro che il nostro pubblico ci boccerebbe senza appello e che al contempo non riusciremmo a raggiungere il pubblico "altro" (quello più raffinato che guarda le proposte "alternative" dei cugini esteri come "vera" pubblicità) che negli anni ha ormai imparato a diffidare di noi, giudicandoci (non del tutto a torto) dei venditori di fumo prezzolati e supini ai voleri degli uffici marketing.
Come dicevo in un'altra occasione, si è condannati a rimanere fedeli al demone che ci siamo scelti.
Torno su Ads of the World e provo a scordarmi queste riflessioni.