mercoledì 10 febbraio 2010

[TOP TEN] 10 ritratti tipografici

Sono sicuro avrete sentito anche voi il detto "un'immagine vale più di mille parole".
Il che è vero parecchie volte, anche se la difficoltà di esprimere in una singola immagine un concetto è una delle sfide più complesse del design... ricorderete quanto già detto sui loghi.
Insomma, generalmente l'immagine vince sulla parola, se non altro per velocità di trasmissione del messaggio: guardare è più rapido – e spesso più efficace – che leggere.
Oggi però voglio proporvi una terza via: una sorta di ibrido tra immagini e parole.
La Top Ten di oggi presenta dieci ritratti ottenuti mediante la manipolazione di caratteri, parole o addirittura frasi intere, spesso del tutto pertinenti al soggetto rappresentato... in alcuni casi si tratta di autentiche opere d'arte.
Potete trovarne parecchi altri usando su Google keywords come typographic portraits.
PS Appena ne realizzo uno decente anch'io, magari posto anche un tutorial.

Burdened Barack Obama di Dylanroscover

Tom Yorke, di Gui Borchert

Steve Jobs di Dylanroscover

Nelly Furtado, di Steve Butabi

Screaming, di Goblina

Autoritratto, di Le0arts

Marilyn Manson, di CaliburlessSoul

Mos Def a.k.a Dante Terrell Smith-Bey, di DilsJ

John Lennon di Dencil

Erik Spiekermann, di Steve Butabi

martedì 9 febbraio 2010

10 loghi che funzionano.

Premetto che ho intenzionalmente pescato tra loghi poco noti o addirittura di realtà locali, per dimostrarvi che non esistono solo i soliti Nike, McDonald's, Apple eccetera... al mondo esistono centinaia di splendidi loghi che contengono una scintilla di genialità, o comunque sono realizzati a regola d'arte e fanno tutto quello che è richiesto ad un logo (ricordate QUESTO post?): sono sintetici, parlano della società che rappresentano, sono semplici, leggibili e facilmente memorizzabili.
E valgono tutti i quattrini che sono costati.

Time Watch
Questo logo utilizza un elemento inconsueto quando si tratta di sintetizzare il concetto di tempo: il doppio punto lampeggiante tipico degli orologi digitali. Sostituirlo a una delle lettere è una scelta semplice ed efficace per connotare e rafforzare il significato del logo.

Studio Eight
Questo logo appartiene al filone "illusione ottica", e sono tra i più difficili da concepire. A seconda dell'interpretazione alternata della nostra mente, possiamo percepire in un unico simbolo sia una "esse" che il numero 8, che compongono le iniziali di Sutdio Eight.
Funziona particolarmente bene su fondi scuri, ma anche in positivo ha un'ottima resa.

Society 27
Questo logo, disegnato da Pavel Pavlov, sfrutta il principio degli Ambigrammi (ne parlai QUI): gli ambigrammi garantiscono una corretta visualizzazione anche se visti capovolti. Qui un uso intelligente delle virgolette e del numero sette compongono il numero 27 in modo leggibile ed elegante.

Shark
Questo logo è un perfetto esempio di come le lettere della parola che lo compongono possano essere distorte per creare una forma coerente col significato, pur mantenendo la leggibilità.
Esiste più di un logo disegnato con la parola "shark" (squalo), ma questo è il migliore di tutti.

Seven & Six
Un unico nastro descrive gli elementi grafici di questo logo, disegnato da John Gerlach, restando vincolato a inclinazioni di quarantacinque gradi che gli danno stabilità. L'uso di una font semplice e lineare come l'Avant Garde a pesi alternati ne è un complemento perfetto.

Logo Motives
Questo marchio rappresenta il designer Jeff Fisher, ed è un'eccellente sintesi di immagini e tipografia. La manipolazione delle lettere O e G permette di adattarsi sia visualmente che foneticamente al logo utilizzando geometrie semplici.

London Symphony Orchestra
Questo logo è forse l'unico di questa raccolta ad avere un po' di notorietà in più. Utilizza una sola linea che scorre per creare le tre iniziali della London Symphony Orchestra. Il tratto è disegnato in maniera tale da poter essere letto come un acronimo, ma anche semplicemente come uno svolazzo elegante.

Rehabilitation Hospital Corporation of America
Questo logo, altamente simbolico, riesce a comunicare un messaggio complesso con una semplicità disarmante. Fonde il simbolo universale d'aiuto e cure mediche (la croce) al concetto di riabilitazione ad una vita normale.

Curious
La parola "curioso" va di pari passo con il porsi delle domande, giusto? Ebbene, è esattamente questo che è stato elegantemente rappresentato in questo logo di Action Designer. Un semplice punto interrogativo rovesciato a sostituire la lettera c è bastato ad adattarsi al logotipo, e a dargli personalità.

CafeClick
Questo logo di un Internet Café utilizza una tazzina da caffé stilizzata e una manciata di cursori del mouse a sostituire il vapore. È una soluzione squisitamente grafica ed efficace per fondere i due concetti espressi nella natura dell'esercizio commerciale.
Forse avrete notato che, tra i loghi presentati qui, è uno dei due ad utilizzare il colore, che comunque non è determinante al suo funzionamento.

domenica 7 febbraio 2010

Non facciamo che non ci vediamo per altri sei mesi, eh...

Credo, sono convinto, che la comunicazione tra i sessi – benché difficile – sia indispensabile: capire l'altro, per meglio capire se stessi.
Dunque: una volta, tra i maschi, quando si presentavano problemi di comunicazione, si faceva così: partita scapoli e ammogliati, pizza e coca e tristi ritorni alla solitudine.
Ma la vita moderna e il suo carico di orpelli tecnologici hanno complicato le cose.
L'altra sera sono uscito con un mio amico che non vedevo da un po' di tempo.
Si è fidanzato con Alessandra.
È innamorato, o almeno così crede.
La prima cosa che ha fatto quando è arrivato a casa mia è stata questa: ha preso il telefonino e ha scritto un SMS ad Alessandra. Nel frattempo, annuiva distrattamente alle mie divertentissime battute.
Poi, prima di uscire, mi ha detto: "Vado un attimo in bagno". L'ho sentito chiacchierare, con voce dolce. Diciassette minuti. Io nel frattempo, stavo al Mac. Lui è arrivato e mi ha detto: "Scusa, ti spiace se lo uso un minuto?... dovrei spedire una mail... guardare se è arrivato un messaggio importante..."
"Un messaggio importante?", faccio io, e lui si era già impadronito del mouse.
Il messaggio importante era arrivato: una cartolina di Yahoo con un cucciolo di cane che cantava Mille giorni di te e di me di Baglioni. "È in Flash", dice, "fico".
Fico, sì. Dieci minuti solo per scaricarlo.
Poi a me viene un'idea: al cinema! È isolato. Non potrà comunicare con l'esterno. "Andiamo a vedere Moon al Madison? Fantascienza vecchia maniera, il regista è figlio di David Bo"
"No", mi interrompe lui, "andiamo a vedere Via col vento restaurato all'Andromeda".
"Uhmmm... se proprio insisti".
Per tutto il film lui tiene aggiornata Alessandra sulla storia d'amore. È il loro film preferito. Io taccio e soffro in silenzio.
Più tardi, sotto casa sua, mi dice: "Luca, grazie, che bella serata, come ai vecchi tempi. Sai mi piace stare un po' solo con gli amici, senza ragazze tra le palle, eh... ci siamo capiti eh... oh cazzo, ora vado che Alessandra non riesce a scaricare la nuova suoneria di Amici e mi ha chiesto di aiutarla. Comunque chiama eh? Non facciamo che non ci vediamo per altri sei mesi".
E io: "No, guarda, non te l'ho detto, ma sai... ti ho chiesto di uscire perché dovevo dirti una cosa importante... è che... non possiamo più vederci. Scusa ma... stai un po' sul cazzo alla mia ragazza... scusa eh?!... ciao".

sabato 6 febbraio 2010

Quella X nascosta.

Cliccateci sopra per leggerla meglio. QUI l'originale.

venerdì 5 febbraio 2010

La mia nuova dea.

Non tanto come cantante delle Atomic Kitten (e comunque, a quanto mi dicono, ben dotata quanto ad estensione vocale) quanto come dimostrazione vivente che Dio ha creato la donna per far dimenticare all'Uomo qualunque altra cosa. Qualunque.
Chiedete a Google per saperne di più su Jenny Frost.

(mi dispiace per Paris, ma il terzo posto del podio da oggi ha ufficialmente una new entry.)

giovedì 4 febbraio 2010

Lost 6x01 [NO spoiler]

Visto.
Una delle puntate migliori finora girate.
LA X (dove LA sta per Los Angeles) trova una nuova strada (l'unica?) per afferrare fin dai primi minuti di visione la vostra attenzione e tenerla stretta tra i denti fino alla fine.
Questa puntata mi ha emozionato come non accadeva da tempo e racchiude la summa di centinaia di sviluppi possibili fondendoli in un (anzi, due... ma non voglio spoilerare) continuum coerente... quanto "sbagliato".
E non vi dico altro.
Guardatevela e tenetevela da conto... perché passerà un bel pezzo, secondo me, prima che si riesca a ricreare qualcosa di simile a Lost.

I want to believe it.

Ieri sera è stata trasmessa (negli Stati Uniti) la prima puntata della stagione finale di Lost.
Tutti noi adepti attendiamo che la puntata trasmessa venga immessa nel circuito peer-to-peer e attendiamo, come veri tossici, di essere scaraventati per quaranta brevissimi minuti in un mondo del tutto immaginifico... che ha probabilmente la sua attrattiva principale nella sua imprevedibilità.
Perché in Lost, tutto può accadere: anche – e soprattutto – le cose più inesplicabili ed illogiche, ma tutte unite da un invisibile filo conduttore, anzi, da una rete di fili... fili che riusciamo solo ad intuire, ma che per la maggior parte ci rimane nascosta nella più fitta oscurità.
Dubito che esista un’altra serie televisiva che generi in chi la segue un numero così alto di domande, illazioni, teorie.
A differenza di serie pur popolari come CSI o Sex In The City o Doctor House, Lost non fornisce spiegazioni, non suggerisce filosofie con cui affrrontare la vita, non prova neppure a divertire o a intrattenere con scene rocambolesche o particolarmente spettacolari.
Lost è una finestra aperta sul Mistero con la emme maiuscola.
Qualcosa che possiamo solo osservare, quasi attoniti, con la massima attenzione per timore di perderci un dettaglio che potrebbe rivelarsi fondamentale (e che gli autori si sono divertiti a spargere un po’ dappertutto) per la comprensione di un quadro generale (ma profondamente oscuro) più ampio.
Quindi, chi guarda (e ama) Lost, è questo che rincorre: la comprensione.
Vogliamo sapere. Solo questo.
Sappiamo che è tutta fantasia.
La nostra Sospensione dell’Incredulità, quando osserviamo Lost, funziona a massimo regime.
L’illusione è perfetta. Non è un serial tv, è una vera e propria realtà alternativa. Altro che Second Life.
C’è l’isola, c'è una misteriosa iniziativa le cui vestigia prototecnologiche sono sopravvissute dagli anni settanta quasi come fosse un’antica civiltà scomparsa, c’è un miliardario che vuole quest’isola e il suo potere, ci sono dei sussurri soprannaturali, allucinazioni estremamente realistiche ed inspiegabili, una creatura potentissima e distruttiva che sembra fatta di solo fumo nero, c'è un sfaccettato manipolatore che tanto sa e pochissimo dice. C'è un tizio che non invecchia mai, ci sono due figure in apparenza umane e antitetiche come il Bene e il Male che si scambiano cortesie su una spiaggia.
E, variabile imprevista in tutto questo, i sopravvissuti di un volo di linea naufragati sull'Isola.
Non si sa se per caso, o per un preciso disegno.
I sopravvissuti sono lì per darci qualcuno per cui parteggiare, visto che sono gli unici in cui possiamo identificarci, gli unici che danno voce alle nostre domande, con cui condividere lo sgomento, le paure, le speranze.
I sopravvissuti del volo siamo noi stessi, segregati su quella spiaggia, condannati a fissare un orizzonte su un oceano che li separa dalla loro realtà e dai loro cari, in balia di forze misteriose che non fanno nulla per essere comprese.
Un gigantesco e perverso gioco di ruolo con pedine umane di cui non si conoscono le regole.
La caratterizzazione dei personaggi è semplicemente perfetta. L’uso dei flashback nella prima stagione è stato un modo semplice e geniale di definire i singoli protagonisti e renderli “reali” per lo spettatore. E, come nella realtà, molti di coloro muoiono... Lost è forse la serie dove più protagonisti muoiono, contravvenendo ai cliché dove nel corso di innumerevoli puntate i personaggi escono invariabilmente indenni da qualsiasi disavventura.
La recitazione è a livelli cinematografici. Si finisce col considerarli quasi delle persone reali, nonostante l’implausibilità della storia.
Non so, onestamente, dove Damon Lindelof e Carlton Cuse, gli autori di Lost, vogliano andare a parare... e siamo in molti a chiedercelo.
Da dove vengono i poteri dell’Isola, chi o cosa è Jacob, per chi lavora Ben, cos’è il mostro, perché Richard Alpert non invecchia, perché gli Altri rapivano i bambini, che poteri ha Walt, se l’equazione di Valenzetti è una bufala, perché i passeggeri del volo Oceanic sembrano avere le vite collegate (aggiungete pure le vostre domande... chissà quante ne ho dimenticate).
E questa sesta, conclusiva stagione, è l'ultima possibilità per dare un senso a tutto il tempo che gli ho dedicato dal 2004 ad oggi.
Ciò che più temo è che, quando anche l’ultimo mistero ci verrà svelato, ci sentiremo tutti come quei bambini che hanno visto cosa c’è dentro quel favoloso giocattolo che lo faceva muovere in quel modo magico ed inesplicabile.
E saremo tutti più tristi senza sapere bene perché.

PS Qualunque cosa gli autori volessero dirci con questa foto promozionale (cliccateci sopra per vederla gigantesca), con John Lock – ufficialmente morto – al posto di Cristo, mi sfugge.

PPS Se siete dei veri adepti (come me), non fatevi sfuggire la Dharma Edition della quinta stagione: c'è dentro tutto quello che vedete qua sotto, e anche di più.
Io l'ho acquistata e ora sono un Uomo Felice™. Imitatemi.

mercoledì 3 febbraio 2010

Apperò.

L'unica volta che mi accorsi di lei, è perché duettava nella cover di Never tear us apart con Tom Jones nel suo Reload, nell'ormai lontano '99.
Rivederla per caso nel videoclip del suo Want l'altro giorno mentre ero a pranzo fuori, ha dato una scossa improvvisa ai miei ormoni.
Questa è Natalie Imbruglia?
Qualcuno deve averle decisamente dato ottimi consigli su come pettinarsi, truccarsi e muoversi... o, più semplicemente, è una di quelle donne che con l'età migliorano.
La canzonetta che canta strusciandosi a terra sul parquet non se la ricorderà mai nessuno tra un anno o due, ma il video finirà nelle antologie.
Ci scommetto quello che volete.