venerdì 22 luglio 2016

Italian way of cooking.


È il romanzo italiano che non ti aspetti.
Parte come una storia di provincia, ha un’improvvisa svolta horror, si evolve come come un hard boiled, non molla mai i toni leggeri (demandati ai magnifici dialoghi in toscano) e strizza l’occhio al giallo. Riuscendo nel miracolo di farsi apprezzare un po’ da tutti gli appassionati dei generi appena elencati.

Cioè, forse miracolo è una parola grossa.

Però è davvero facile arrivare fino alla fine, qualità che manca a molti autori molto più affermati di Cardone.

Dentro ci troverete un mucchio di personaggi ad alto tasso empatico che regalano molto al lettore. Che si muovono in un ambiente, la provincia del Chiantigiano, per nulla anonimo e ammantato di fascinazioni e miserie attualissime. Ci troverete rimandi post-moderni, citazioni, strizzatine d'occhio a un certo tipo di cinema (e a mister Lovecraft in persona), ricette di cucina, una certa dose di erotismo e umorismo: umorismo a tonnellate di quello buono e non svenduto un tanto al chilo.

Il tutto confezionato con una sceneggiatura impeccabile dal punto di vista della distribuzione delle (non poche) svolte narrative, del ritmo e dei dialoghi.
Magari la somma della parti non restituisce un prodotto così memorabile… ma, per quanto mi riguarda, è la scoperta dell’anno.

QUI su Amazon a 3,38 euro (ebook) o 12 euro (cartaceo).
Compratelo e non ve ne pentirete.


mercoledì 20 luglio 2016

[recensione] Star Trek Beyond.


Ho visto il film in anteprima ieri sera ma, per non so bene quale ragione, mi sono scordato di parlarvene.

Scusate. Mi sono distratto un secondo.

Di che parlavamo? Ah, sì, Star Trek Beyond, c'è scritto anche nel titolo del post.

Che, a volerla fare breve, anzi brevissima, confermando (in parte) le aspettative o i timori di un mucchio di gente, è probabilmente il film con più sequenze action dell’intera saga che possiate avere mai visto.
Il che non è necessariamente un male, anche considerando che, ad ogni modo, gode di tutto un primo atto molto Star Trek, introduttivo il giusto, quasi pacato, che sembra quasi studiato a tavolino (e probabilmente è così) per mettere a loro agio i Trekker duri & puri e blandirli con la bugia che non è cambiato niente, possono esserci nuovi attori chiamati a sostituire i vecchi ma i ruoli sono sempre gli stessi, le dinamiche sono quelle (persino la love story tra Spock e Uhura non ha tutto quel peso che, sull’onda di rinfrescare il personaggio del vulcaniano gli era stato dato negli altri due film), e l’Enterprise è bella come l’abbiamo sempre custodita nel nostro immaginario.
Peccato che di bugia si tratta, anche se ben raccontata.
Perché…


Perdonatemi. Ho perso nuovamente il filo.
Star Trek Beyond, dicevo.
Del regista di quattro capitoli (e due spin-off non ufficiali) di Fast & Furious.
Che com’erano i Fast and Furious? Belli ma tamarri? Tamarri ma spettacolari? Io non li ho visti tutti ma un paio sì e a tratti mi sono pure divertito.
Ma parlavamo di altro, no? Di che?

Star Trek Beyond. Giusto. Sì. Un film che non è nemmeno malaccio se non fosse che più che un film è una puntata ipertrofica di un serial TV di quelli che la Marvel sta producendo ormai da anni e a gente (tanta gente) va a vederli al cinema convinta di guardare un film e invece è solo l’episodio 2x04.
Che poi, a trovarla, una serie TV che ti piglia fino alla 2x04.
Quante ne ho abbandonate prima ancora che finisse la prima stagione? Aspetta che faccio un conto.

Però stavo parlando d'altro, mi pare.
Uhmmm. Sì.
Star Trek Beyond, sicuro.
Dove le interazioni tra Kirk e Spock sono come i lens flare di Abrams: decimate rispetto i due predecessori (ma il vulcaniano si rifà con Karl “mcCoy” Urban, che sembra ormai destinato al ruolo di mediano di qualità, bravo e sempre al servizio del suo personaggio). Ma che comunque è pieno di siparietti tra i personaggi, battutine, strizzate d’occhio, persino l’outing di un personaggio che la produzione ha scelto di svelarci gay (che cavolo, siamo nel ventiquattresimo secolo, un po’ di modernità, suvvia).
Come hanno fatto già, del resto, in quell’altro film… qual era?
Oddio. Che stavo dicendo?

No. Sul serio.

Ce l'ho qui sulla punta della lingua.

STAR TREK BEYOND! Come ho fatto a dimenticare di parlarvene?
C’è pure il tema musicale classico alla fine!
Che, vabbè, sta solo lì.
Però, forse, meglio di così non è che non poteva venire, è che non si poteva fare. Perché, nel frattempo, il cinema è diventato un’altra cosa. Le saghe si sono trasformate in franchise e i film in prodotti.
Come questo: ben confezionato, che vi intratterrà per una serata e che scorderete tranquillamente domani.
A parte l’Enterprise che è davvero, davvero figa. Ecco, quella me la ricordo.

Di che parlavamo?
Star Trek Beyond. 
Quand’è che esce?

sabato 16 luglio 2016

Zero Theorem. Ultima occasione.


Di Zero Theorem ne parlai esattamente due anni fa, quando nel resto del mondo tutti l'avevano già visto ma in Italia, in Italia signora mia si sa come possono andare certe cose e quindi giù di torrent (e quasi a rimpiangere gli anni novanta dove, se un film non trovava la strada del grande schermo almeno potevi ritrovartelo in videoteca a noleggio) e sottotitoli compiltai da qualche volenteroso.
Oggi, l'ultima fatica di Terry Gilliam grazie a Minerva Pictures arriva anche nelle sale italiane (complimenti, solo dopo tre anni dalla sua presentazione al festival di Venezia e, complimenti di nuovo, nel periodo dove i cinema italiani statisticamente sono meno frequentati e, ancora complimenti, preceduto da zero battage pubblicitario) e io vi consiglio di andare a vederlo, e anche in fretta perché tanto lo terranno pochissimo.
Se vi state chiedendo, invece, perché dovreste vederlo, QUI trovate la mia recensione (dell'epoca, ma sostanzialmente identica a quella che scriverei oggi).

giovedì 7 luglio 2016

C'è tutto?


Ho letto da qualche parte che il modo migliore per ottimizzare il proprio bagaglio prima di partire per un viaggio, è spargerlo sul pavimento, in modo di discernere in un unico colpo d'occhio il superfluo dal necessario.
A questo giro, che viaggio in scooterone e spazio ne ho davvero poco, sono stato più che spartano. Nella foto mancano i tre caricabatterie e i vestiti che ho indosso, ma sostanzialmente questo è tutto quello che mi accompagnerà nella prossima settimana (sottocasco in microfibra e impermeabile spero di non tirarli fuori, ma nel caso li ho pigiati fino a farli occupare il volume di un pacchetto di fazzolettini).
Spiccano un bel po' quelle cuffiette bianche su tutto quel nero, uh?

mercoledì 6 luglio 2016

Una felice eccezione.


Come ogni designer che si è smazzato i suoi anni di studi artistici e persino di più per padroneggiare le tecniche di Photoshop, non vedo di buon occhio le app che modificano (spesso, pesantemente) le fotografie sugli smartphone e i tablet, applicando correzioni e filtri di varia natura: se questi microsoftware producono effetti del tutto soddisfacenti per la stragrande maggioranza dell'utenza mobile, il cui unico unico scopo è rendere più personali i propri scatti prima di postarli su Instagram o Facebook, per chi fa del ritocco digitale un mestiere queste app sono giochetti che valgono i pochi centesimi che costano, e a volte manco quelli.
Però... Prisma è diversa.

Disponibile gratuitamente sull'App Store (da QUESTA pagina) da neanche un paio di settimane, l'app compilata dallo sviluppatore russo Alexey Moiseenkov sta avendo un discreto successo di pubblico (un milione di download in dieci giorni), e, una volta tanto, è del tutto meritato.

Prisma applica alle vostre immagini un trattamento "pittorico" che ridisegna ex novo le fotografie facendole assomigliare a quadri di Kandinskij, Chagal, Munch, Roy Lichtenstein e parecchi altri ancora: non c'è nessuna possibilità di settare le regolazioni. Il processo è del tutto automatico, prende una manciata di secondi e, che dirvi?, su alcune fotografie mi ha davvero sorpreso.

Tutto perfetto, quindi?
Quasi. Prisma genera esclusivamente formati quadrati, e questo significa che dovrete scegliere un'area quadrata dell'immagine su cui volete lavorare... e anche le dimensioni finali non sono iperboliche, quindi da qui ad usarle per qualcosa di diverso dal web, ci manca ancora un pezzo (o magari, chissà, un estensione a pagamento che a questo punto – fossi nel team di Prisma – renderei disponibile quanto prima).
Nel frattempo, visto che la voglia di cazzeggiare di certo non mi manca, ho tirato fuori (o Prisma l'ha fatto per me, se preferite) qualcosa che sarebbe perfetto per i Penguin Books anni ottanta:

PS Se utilizzate iOS8, potreste avere problemi di compatibilità con la versione 2.0 di Prisma. 
Nel caso, cestinate la nuova versione (la trovate in iTunes>iTunes Media >Mobile Aplications) e installate la 1.0, che non dà alcun problema. 

martedì 5 luglio 2016

Black on black.


Ero alla ricerca di uno zainetto.
Il che può sembrare banale, ma tutti quelli che trovavo erano troppo grandi o troppo piccoli o troppo griffati (vedi alla voce: logo sparato su tutta la superficie del dannato zaino), finché non mi sono imbattuto in questo prodotto Sisley.
Di solito non entro neanche nei loro negozi, ma sono stato subito incuriosito dalle linee e dalla sua forma minimale.
La maggior parte dello zainetto è realizzata in ecopelle nera, con una finitura texturizzata piuttosto accurata. Oltre ad avere un aspetto gradevole ed essere piacevole al tatto, cercavo anche qualcosa che fosse durevole e resistente, e l'ecopelle, anche se non ha e non avrà mai l'odore e la lucentezza della vera pelle, è un materiale che invecchia benissimo senza opacizzarsi.
Lo zaino ha un grande scomparto principale e qualche comoda tasca interna: peccato che, a differenza di prodotti analoghi creati negli ultimi anni, i progettisti non abbiano pensato a una tasca imbottita per assicurare un minimo di protezione supplementare a un laptop o almeno a un tablet.

Il mio particolare preferito è la tasca a marsupio sul davanti, anche questa chiusa da una cerniera: è di dimensioni leggermente superiori al normale, ed è perfetta per contenere tutti gli oggetti che vanno riposti o estratti più di frequente. Anche il design dei cursori delle cerniere, realizzati in gomma dura è azzeccato e assicura una buona presa anche con le mani guantate...peccato solo che gli occhielli delle cerniere siano troppo piccoli per farci passare un lucchetto.

Oltre un dettaglio di progettazione discutibile (le fibbie delle cinghie a spalla sono troppo sporgenti e riducono il confort), questo zainetto Sisley è decisamente riuscito: è comodo da indossare, funzionale da trasportare anche con la maniglia superiore, elegante il giusto, e potrò portarmelo anche in cabina, considerate le sue dimensioni compatte di 30 x 39,5 x13 cm.

Per settanta euro ve ne portate a casa uno anche voi.

lunedì 4 luglio 2016

Fatevi pigliare a schiaffi da Patrick Seymour.


Patrick Seymour è un art director e illustratore canadese.
Vive e lavora a Montreal, e molti di voi potranno aver visto una sua illustrazione nella schermata d'avvio di Illustrator Creative Cloud 2014:



Il suo stile è personalissimo e moderno, tant'è che di recente Mondadori gli ha commissionato le tre splendide illustrazioni che vedete in apertura per copertinare La Fattoria degli Animali, 1984 e Omaggio alla Catalogna, di George Orwell.
Come per tanta altra gente, dilungarsi a parole sulla sua bravura è inutile.
Io vi faccio vedere giusto qualche altra sua roba, ma se cercate immagini con la sua keyword ne trovate a volontà.
Per me, è uno dei migliori attualmente sulla piazza, e chiunque si diletti di illustrazione digitale (vettoriale o meno) farebbe cosa buona e giusta studiarsi attentamente i suoi lavori.