Non fatevi illusioni: praticamente tutto quello che vedete – poster cinematografici, fotografie pubblicitarie, copertine di libri, riviste e dischi, siti web, la confezione dei cereali che mangiate al mattino, le immagini pubblicate su questo blog – è stato sottoposto al trattamento di Photoshop, il più potente mistificatore digitale della realtà.Da sempre, è il software di riferimento per il fotoritocco, ed è lo strumento informatico che preferisco in assoluto. Le sue potenzialità sono virtualmente infinite. Non c'è niente, restando nell'ambito della grafica bidimensionale non in movimento, che non si possa realizzare con Photoshop.
Che, naturalmente, non è sempre esistito... come non è sempre stato così come lo conosciamo ora.
Per addetti ai lavori e per utenti dell'ultim'ora, eccovene una breve storia.

Dal momento in cui Adobe acquisisce il lavoro dei fratelli Knoll, passano dieci mesi in cui un team lavora duro per rilasciare la prima versione del software che farà la sua fortuna.

Rispetto la versione 1.0, ora Photoshop supporta le multitonalità (duotone, tritone, quadritone), e le immagini CMYK possono essere aperte, salvate, visualizzate e modificate anche in composito. Viene ridefinito il formato grafico nativo Photoshop 2.0 (supportato ancora oggi), fa la sua apparizione la penna per i tracciati vettoriali, sono supportati i filtri e i plug-in di terze parti.

Photoshop 2.5 fu la prima versione che girava anche su PC, e richiedeva Windows 3.0.1.
Photoshop 2.5 supportava per la prima volta la modalità (e spazio colore) Lab, compariva il comando Variazioni colore, e la Maschera Veloce, un canale temporaneo per modificare selezioni con il pennello.
Era una versione che supportava pienamente la stampa, e funzionò egregiamente per oltre tre anni senza aggiustamenti di sorta, eccettuato un plug-in gratuito che nel marzo 1994 Adobe rilasciò per accelerare Photoshop 2.5.1 sui Macintosh con processore PowerPC.

I livelli consentivano di comporre l'immagine come tanti fogli di acetato trasparente sovrapposti, ognuno contenente solo una parte dell'immagine, modificabile e ridimensionabile indipendentemente... per di più offrendo la possibilità di selezionare diverse modalità di fusione coi livelli sottostanti, moltiplicando di fatto all'infinito le possibilità creative.
L'upgrade lanciò definitivamente Photoshop nell'olimpo dei software più utilizzati al mondo facendone de facto lo standard assoluto in questo settore.

Un'altra eccellente idea, di quelle tanto semplici ma assolutamente geniali, fu la possibilità di "dissolvere" con un semplice slide qualsiasi filtro venisse applicato sull'immagine.
Una manna per molti (ma non per tutti), fu invece l'introduzione della palette Azioni, che permetteva di registrare qualsiasi serie di operazioni su un'immagine per poi applicarla automaticamente senza intervento umano su tutti i file presenti in una determinata directory scelta dall'utente, fossero pure centinaia o migliaia.
Da sole, queste novità bastavano e avanzavano per giustificare l'aggiornamento... ma Adobe mise una ciliegina sulla torta incorporando la filigrana digitale per tutelare i diritti d'autore e, sotto il piano tecnico, il supporto alle macchine multiprocessore che stavano iniziando a diffondersi nel 1997.

Vennero introdotti Penna Magnetica e Lazo Magnetico, che avrebbero dovuto aiutare gli utenti a creare scontorni più facilmente... rivelandosi invece del tutto inutilizzabili, creando selezioni invariabilmente da ritoccare e tracciati che definire imprecisi era un eufemismo.
La funzione Testo fu migliorata: si poteva impostare per la prima volta un testo verticale (anche se non conosco nessuno che l'abbia mai fatto), ma soprattutto diventò possibile modificare il testo inserito, visualizzare l'anteprima sul documento, e cambiare stile e carattere mentre si scriveva.
Fu introdotto lo strumento Timbro con Pattern, lo strumento Misura, e divenne possibile creare sfumature angolari e a rombi (anche qui nessuno si strappò i capelli).
Adobe azzardò persino l'introduzione di un rudimentale filtro 3D in cui era possibile introdurre manipolazioni tridimensionali ad una selezione, seppure in una finestra separata. Un buon tentativo.
Photoshop 5 fu la prima versione a supportare i canali a 16 bit, e ad esportare (ed importare) in nuovi formati come EPS da CorelDraw o Illustrator, PDF e Zip.

Adobe si rese conto che il web era la nuova frontiera, e decise di fornire ai designer potenti strumenti di creazione e ottimizzazione delle immagini per la loro pubblicazione su Internet e per l'invio per posta elettronica.
In Photoshop 5.5, rilasciato nel febbraio 1999, era possibile passare a Image Ready (l'applicazione separata di Adobe per il web) e viceversa con un solo clic sulla nuova palette strumenti.
Introdusse lo strumento Gomma Magica, Gomma Sfondo, il Pennello Storia e la funzione Estrai, ideata per scontornare automaticamente soggetti da sempre critici quali i capelli, che, quando funzionava, faceva veri e propri miracoli; quando non funzionava, beh... lasciamo stare.
Ma il vero asso nella manica fu la funzione Salva per il web, che consentiva un controllo totale e micrometrico sul salvataggio ottimizzato delle immagini in Gif, Jpeg, Png8 e Png24... il tutto in un'interfaccia che era un capolavoro di semplicità e funzionalità, mantenuta praticamente invariata fino ad oggi.
Completava il sostanzioso upgrade la funzione Web Photo Gallery e la possibilità di esportare l'immagine e il relativo codice in una pagina HTML. Altri piccoli miglioramenti furono la possibilità di contrassegnare con un colore i livelli e nuove funzioni di anti-aliasing per i caratteri.

Un altro mondo, lasciatemelo dire.
Una novità arrivata in sordina, ma molto promettente, fu il nuovo filtro Fluidifica, che in molti trovarono somigliante in modo sospetto a Kai's Power Goo, un piccolo software di editing bitmap che a fine anni novanta fece sfracelli di vendite perché permetteva di ottenere caricature dalle fotografie manipolandole come se fossero fatte di argilla morbida... il tutto a un prezzo veramente contenuto.
Adobe non lo ammise mai, ma è opinione comune che acquistò quell'algoritmo dai ragazzi di Meta Tools per implementarlo nel suo Photoshop 6... anche se per impieghi, diciamo, più professionali.
Photoshop 7Uscita nel 2002, fu la prima versione di Photoshop (in codice Liquid Sky) riscritta per funzionare sotto MacOSX.
Non introduceva sconvolgenti novità, ma comunque si trattò di un'interessante release. Per cominciare, ottenemmo il Pennello Correttivo (con la relativa Toppa Correttiva), che – va detto – funzionava piuttosto bene, ma soprattutto un nuovo motore di pittura col quale personalizzare flusso, dispersione, deformazione e molti altri parametri per ogni singolo pennello, rendendo Photoshop un software infinitamente più flessibile per questo tipo di lavori: niente di paragonabile a Painter, intendiamoci, ma per la maggioranza degli utenti andava più che bene.
Per il resto... il filtro Fluidifica, sempre avido di risorse, fu migliorato, venne inserita una funzione di regolazione automatica del colore per eliminare le dominanti di colore, l'opzione File Browser per gestire le immagini (mortalmente lenta, nessuno la usò) e la possibilità di salvare le configurazioni di tutte le palette desiderate attraverso le impostazioni dello spazio di lavoro.

Niente di rivoluzionario: Photoshop era ormai un software arrivato alla sua piena maturità, ed è opinione del sottoscritto che, a partire da questa versione, tutte le funzionalità aggiunte furono sì interessanti, ma non essenziali... le cosiddette "lucine colorate" che servono a continuare a vendere (perché, lo sapete, bisogna continuare a vendere).
Photoshop 8, uscito nel 2004, offriva la funzione di testo su tracciato mutuata dal fratello Illustrator, una funzione di corrispondenza colore (Match Color), nuovi filtri fotografici tipici delle reflex tradizionali, Photomerge per unire più facilmente più fotografie in una sola (solitamente, panorami).
Tutta roba che sarebbe rientrata benissimo in una "7.5", ma le leggi di marketing sono quelle che sono... in compenso, abbiamo una nuova estetica del programma, che dopo anni e anni abbandona l'iconografia dell'occhio per... delle piume.
Non so davvero a chi sia venuta questa terribile idea, sul serio.

Un uovo di Colombo.
Un'altra feature degna di nota è lo strumento di distorsione Altera, che, pur difficile da controllare, permise per la prima volta distorsioni non lineari prima impossibili da creare con pochi clic.
Fuoco Prospettico, una nuova versione di Camera RAW e l'introduzione dell'utile (ma lentissimo) Adobe Bridge ne completavano la dotazione.

Includeva Camera Raw 4.0, un nuovo algoritmo per controllare Luminosità e Contrasto, nuove funzioni automatiche per la fusione di livelli, filtri ed effetti non distruttivi e – questa non è male – opzioni extra per rifinire le selezioni operate con la Bacchetta Magica.
Se volete un consiglio, ignorate del tutto questa versione e saltate direttamente alla 11.
Ah... se non altro, sparirono le piume. Deo gratias.

Per il resto, nessuna rivoluzione. La gestione dei livelli di regolazione è stata un po' migliorata, è stata aggiunta una funzione di Ridimensionamento Dinamico (carina), un nuovo metodo di unione delle immagini sferico piuttosto che cilindrico (utile nella combinazione di foto scattate con grandangolari), e – ci dicono – il motore 3D è stato riscritto da zero. Questo non l'ho mai usato, quindi non so e non posso dirvi nulla in proposito.































