venerdì 24 giugno 2016

[Recensione] High-Rise.

Sono sempre diffidente verso quei registi che si prefiggono di portare sullo schermo un romanzo (in questo caso, un piccolo classico), innescando un confronto inevitabile che, quando va bene, si conclude con un pareggio.
Una delle poche eccezioni era Kubrick, che piegava ai suoi voleri qualsiasi opera letteraria come una Graziella e se la portava dove cazzo voleva... ma l'ultimo film di Ben Whitley (e di sua moglie Amy Jump) non appartiene a questa categoria.

Sostanzialmente, High-Rise è la storia di un microcosmo umano, con tutto il suo bagaglio di tensioni inespresse o comunque tenute entro i parametri normalmente “socialmente” accettati, che prima si autoisola e poi si disgrega in decine di atti aberranti sempre più cruenti e senza ritorno.
Nessuno ne esce pulito: i personaggi non sono altro che strumenti.
E la situazione narrativa, pretesto.
Delirante?
Non immaginate quanto.
Il montaggio non-lineare è assolutamente asservito al romanzo di Ballard, a un certo punto della pellicola gli inserti onirici cominciano a prendere il sopravvento e qualsiasi logica corre a nascondersi senza guardarsi indietro.

Ma, per quanto gli autori si sforzino platealmente di aderire allo spirito dell’opera letteraria, è proprio tutta la seconda parte che funziona peggio: una volta di più, quello che sulla carta funziona bene, portato sullo schermo (seppur con dovizia di prove attoriali) si fa slegato, incoerente, pretenzioso, fumoso, e la prima grande vittima è proprio la narrazione, che si inceppa e fa crollare l’attenzione fino a quel momento mantenuta altissima dalle premesse, intriganti e portate in scena con eleganza.
Perché, va detto, la messa in scena è grandiosa.
L’estetica anni settanta, le scenografie, i costumi. 
Visivamente ineccepibile. 
Ma, tutto il resto è noia. 
Per me, bocciato.

Però di poster promozionali ne hanno prodotti un mucchio, e alcuni sono davvero belli.

giovedì 23 giugno 2016

Che sia la volta buona?


Nelle scorse settimane, un concept di Macbook di Martin Hajek con una striscia OLED sensibile al contesto ha fatto il giro del mondo, e – casualmente o meno – analizzando le API di sistema di macOS Sierra dopo il WWDC sono saltati fuori riferimenti a feature che sembrano confermare in pieno quell'idea: accenni ad un touchpad OLED capace di adattare i pulsanti e relative funzionalità in base all'app aperta o al contesto: batteria scarica, promemoria, non disturbare, errori, mute, blocco carta nella stampante, comandi di riproduzione audio eccetera.

Un'idea carina, che ricorda la tastiera Optimus Tactus mai entrata in commercio di qualche anno fa (tre anni fa apparve poi QUESTA con tecnologia e-ink, ma neanche quella raggiunse mai gli scaffali, per quanto ne so). E il buon vecchio Martin (tra l'altro, designer di prima qualità) deve aver pensato: perché, una volta che hai progettato l'hardware e hai un OS che lo supporta, non estendere il concetto a una tastiera tradizionale?
Insomma, forse i tempi non sono ancora maturi per un dispositivo completamente OLED (per quanto mi riguarda, mi metterei immediatamente in fila per comprarne una), ma per uno ibrido sì.
Quello che vedete in apertura e nei render qui sotto (sempre di Hajek) è il concept di una tastiera Apple che implementa una barra OLED che sostituirebbe l'attuale serie di tasti funzione.

Certo, costerebbe un bel po' di quattrini (l'attuale tastiera wireless costa la spropositata cifra di 119 euro), e la batteria scenderebbe che è una bellezza... ma, ragazzi, guardate che classe.

mercoledì 22 giugno 2016

Idee per riempire quei due metri quadri che vi avanzano in casa.

A tirare le fila, al botteghino Batman v Superman: Dawn of Justice non è andato così bene come si augurava la Warner. O meglio, incassare ha anche incassato, ma il rapporto tra investimento fatto (oltre i quattrini sborsati per produrlo, vanno sommati anche quelli, giganteschi, della promozione pubblicitaria) e guadagno ottenuto sembra scoraggiante... considerato che, a quanto leggevo da qualche altra parte, il punto di pareggio del film era fissato sopra gli 800 milioni di dollari.

Forse proprio per rastrellare più denaro possibile prima che la fiamma del fenomeno si spenga, Hot Toys ha appena annunciato la commercializzazione (ovviamente su licenza Warner) di una serie di statue a grandezza naturale tratte da Batman v Superman:  per cifre non ancora dichiarate (ma di certo a tre zeri), potrete mettervi in salotto Superman, Batman (in versione normale e corazzata), lWonder Woman, il Bat-Segnale e un'intera Batmobile. 
E, ripeto: a grandezza naturale.

Se proprio qualcuno di voi mi ama tantissimo, gli direi di orientarsi sul Bat-segnale.
Con quel look retrò, farebbe un figurone a casa mia.

lunedì 20 giugno 2016

I miei dubbi su Siri su Mac.

Durante la WorldWide Developer Conference di qualche giorno fa, Apple ha presentato una beta di macOS Sierra, che sarà installato su ogni Mac in vendita a partire dal prossimo settembre, e come già accaduto in passato, più che un sistema completamente nuovo è una versione migliorata del precedente.

Comunque, in Apple non si sono lasciati sfuggire di strombazzare la novità più eclatante, cioè l'integrazione di Siri, l'assistente vocale (chiunque l'abbia usato e ha un minimo di onestà non riesce a chiamarlo assistente intelligente) presente già da qualche anno su iOS, ovviamente in una versione appositamente studiata per l'esperienza desktop.
Accessibile dal Dock (di default, è l'icona subito alla destra del Finder), dalla barra dei menu (subito di fianco all’icona di Spotlight) o tramite la combinazione tasto funzione + barra spaziatrice, Siri permette di usare la vostra voce per cercare informazioni, trovare file e inviare messaggi.
(Solo per completezza, ricordo che Cortana, l’assistente di Microsoft, è presente su Windows 10 da ormai due anni e permette ad utenti desktop di avere sempre a portata di mano uno spazio della task bar per inoltrare domande che possono anche essere ricercate su Internet.)

In pratica, cosa potrete chiedere a Siri su mac OS Sierra?
A dispetto dei comunicati pubblicitari, non molto. Sostanzialmente le stesse cose che siete abituati a chiedere su iOS: cercare informazioni su Internet, controllare le previsioni del tempo, creare promemoria, creare una playlist, trovare dei file sul vostro Mac usando dei filtri.
Sfortunatamente, almeno per ora, Siri non è in grado di operare nessuna azione complessa o operazioni che implicano il controllo di elementi hardware o software: in altre parole, non potrete ordinare a Siri di riavviare il vostro Mac, lanciare un'applicazione, creare una cartella. Anche il dannato cestino dovrete continuare a svuotarvelo da soli.

Ho come un dejà vu.

Ora, lasciando da parte per un attimo (ma giusto per un attimo) la necessità impellente per Apple di ampliare enormemente i campi di utilizzo di Siri su Mac (evitando il passo falso di renderla una copia monca dell’assistente con cui la maggior parte di noialtri cazzeggia su iOS), quello che mi chiedo è...

...tutti i possessori di un Mac privo di microfono (e cioè tutti quelli che non hanno un Macbook o un iMac), dovranno comprarsene uno ausiliario (occupando un'altra delle risicate prese USB) e parlarci dentro tutte le volte?

No, perché posso anche capire che Apple continui a non cagarsi di striscio il Mac Mini (l'ha sempre trattato come l'ultima ruota del carro), ma chi ha acquistato un Mac Pro spendendoci i suoi bei tremila euro (non ricevendo alcun aggiornamento dalla data della sua presentazione, nel lontano 2013) potrebbe anche non prenderla tanto bene.

Chiudo con questa scenetta, che avrà pure trent'anni sul groppone ma mi fa ancora ridere di gusto.

sabato 18 giugno 2016

Batman: razza suprema. O di fumetti che non arrivano ad allacciare le scarpe agli originali.

Esattamente trent’anni fa Frank Miller fece uscire il suo Batman: The Dark Knight Returns
Un’opera compiuta, di rottura, straordinariamente matura, che riusciva ad essere in linea con gli anni in cui usciva e allo stesso tempo rispettosa di mezzo secolo di storie a fumetti, linguaggio di cui l’autore americano praticamente riscrisse la grammatica.
Quel fumetto l'ho davvero consumato ed è sopravvissuto alle tante epurazioni avvenute nella mia biblioteca man mano che i miei gusti si evolvevano.

Da una manciata di settimane, è uscita la parte tre, Razza Suprema.
Ora.
Non voglio e non mi piace giungere a conclusioni affrettate, ma temo che (anche) questo secondo sequel del Cavaliere Oscuro non sarà all’altezza delle mie aspettative, aspettative parecchio spaventosamente alte dal momento che la novel originaria è stata una delle punte più alte raggiunte dal fumetto popolare di tutti i tempi (e, a margine ma neanche così tanto, uno dei migliori fumetti che mi sia capitato di leggere).
Per dirlo in altri termini… una di quelle robe che forse faresti meglio a non toccare perché tanto, meglio di così, non ti verrà mai fuori niente.

E infatti, il secondo capitolo, The Dark Knight Strikes Again (datato 2001), ancora mi brucia.
I disegni di Miller deformati a caricature grottesche, i colori un delirio lisergico, la storia un guazzabuglio di vecchie glorie dell’universo DC con cui non sono riuscito ad entrare in empatia neanche per una pagina. Lo lessi e lo rilessi da cima a fondo, cercando di entrare nel nuovo ordine di idee milleriano, ma niente. Non era proprio comparabile al predecessore. In nessun aspetto e neanche con tutta la benevolenza del mondo, e, no, poco o nulla mi tange delle recensioni dotte e gonfie d’approvazione da parte di fumettisti illustri e fumettari assortiti.

Involuzioni di stile.
Quindici anni dividono queste due interpretazioni di Batman da parte del buon vecchio zio Frank. Di certo, la seconda (la vignetta a destra è tratta da The Dark Knight Strikes Again) potrà apparire a molti più moderna. Certo.

Come opera a sé stante The Dark Knight Strikes Again avrebbe potuto – forse – essere anche una cosa di un certo interesse… ma, questo intruglio sguaiato (dove il presunto “messaggio"  di critica di MIller verso una società ancora più corrotta, brutale e senza speranza era fin troppo nascosto nel caos delle immagini e nella logorrea della voce narrante) doveva essere un’ideale prosecuzione di The Dark Knight Returns?
Ma nemmeno per sogno.

Così, completata la miniserie nel 2001 (quattro albetti mensili che ancora conservo chiusi nel cellophane), spensi metaforicamente la luce nella stanza Batman: Il Cavaliere Oscuro, e passai ad altro (L’All Star Batman & Robin del 2008, ad esempio, sempre di Miller con alle matite un immenso Jim Lee, o anche una roba meno nota come Batman: Anno 100 di Paul Pope).

Letture consigliate.
All Star Batman & Robin: eccovi un Batman ritratto come un pericoloso sociopatico, violento e meravigliosamente anarchico. Una cosuccia firmata Miller e illustrata Lee.  Batman Anno 100: è il 2039, e Gotham City è uno stato di polizia dove non esiste più la privacy e tutti conoscono tutti, con una sola anomalia: Batman. Scritto e disegnato da Paul Pope e colorata da José Villarrubia.

Oggi, che ho tra le mani questo terzo – ideale – capitolo di quella storia che rivoluzionò il mondo intero dei comics all’epoca, le mie impressioni non sono pessime come quando chiusi incredulo il primo numero di The Dark Knight Strikes Again… ma di certo non superiori a quelle che mi ha suscitato la lettura di una qualsiasi storia di Batman letta di sfuggita negli ultimi anni.
Sì, oggi ci sono Andy Kubert e Janson Anderson alle matite, e almeno ci siamo risparmiati i pupazzetti ghignanti che Miller sembra disegnare mentre sta al telefono, le tavole richiamano (platealmente) la scansione del primo TDK e anche i colori non sono malaccio… ma, inutile girarci troppo intorno. Manca il genio, manca la follia, l’anarchia, la tensione, la coesione, un’onda portante.
Un capolavoro non lo puoi riscrivere.
Mi rendo conto che a uno come Miller non è che puoi dire di produrre un clone di una delle sue opere di maggior successo per tornare ad ottenere le ovazioni del mondo tutto… ma – ripeto, da quello che ho letto in queste prime due parti – questa è una robetta che, una volta di più, non regge assolutamente il confronto.

Poi, oh, se si ripiglia tanto meglio, torno indietro fino qui e cancello questo post. 
Ma, anche sbirciando le recensioni USA (dove è arrivato, nel frattempo, alla quarta uscita), non scorgo nulla, all’orizzonte, che mi faccia sperare nella Grande Svolta.
E allora?
E allora, resta un’altra speranza: QUESTA.
Da noi, edita a settembre.
Quanta pazienza che ci vuole.

PS Una cosa buona, DKIII ce l'ha data, ad ogni modo. 
DC Comics, molto più attenta che una volta all'impatto mediatico di operazioni come questa, ha fatto uscire la miniserie con decine di variant cover, in modo che ognuno potesse scegliersi quella più consona ai suoi gusti o che qualche impallinato  – e ce ne sono, ve lo garantisco –  se le comprasse tutte. 
QUI potete vederle tutte, io mi limiterò a mostravi le mie preferite: nell'ordine, sono firmate da Sean Gordon Murphy, Bill Sienkiewicz, Dave Johnson, Scott Campbell e Kenneth Rocafort.

venerdì 17 giugno 2016

4 nuovi trucchi per il vostro Mac.


Che poi è tutta roba che ogni tanto mi torna utile, ho trovato in giro come cavarmi d'impaccio e – regolarmente – mi dimentico come ho fatto o dove ho trovato le soluzioni.
Questo mi sembra un posto sicuro dove recuperare queste informazioni, e magari potrà tornare utile anche a voi.

• Come  installare o reinstallare OS X El Capitan, Mavericks o Mountain Lion.
Se vi appare il messaggio d'errore fotografato in apertura mentre provate ad installare (o reinstallare) OS X El Capitan, potrebbe dipendere da quello che Apple chiama "certificato scaduto". 
Ecco come fregare quella gigantesca rompicoglioni che è diventata Apple.
Probabilmente, state cercando di ripristinare OS X con un installer scaricato prima del 14 febbraio 2016 dal Mac App Store. Se avete creato penne USB d'installazione d'emergenza, DVD o tenete da parte un installer per ogni evenienza, quello non andrà più bene, o, meglio, Apple dice che non va più bene.
Se avete bisogno di reinstallare OS X ma non avete, per un motivo qualsiasi, la connessione Internet necessaria a riscaricare tutto (senza contare che Apple non mette più a disposizione gli installer degli OS più vecchi), potete forzare l'installazione cliccando su Annulla, e, poi nell'ordine:
• Lanciate il Terminale.
• Digitate il comando: date 0201010116 e date l'invio.
• Uscite dal terminale, e continuate l'installazione.
In poche parole, avrete impostato il 1° febbraio 2016 come data del vostro Mac, e questo gli basterà per proseguire la vostra installazione senza obiettare alcunché.
A cose fatte, reimpostate la data automatica da Preferenze di Sistema.


• Come forzare l'eliminazione di un file.
Cancellare una cartella o un file dovrebbe essere un'operazione di una banalità assoluta, fin dal primissimo Macintosh. Lo si trascina nel cestino e poi si dà il comando "svuota". Fine. 
Ma esistono rare occasioni in cui appare un messaggio che indica che "il file non può essere spostato nel cestino perché non può essere cancellato". Questa specie di Comma 22 è facilmente risolvibile riavviando il Finder, e Apple ha deciso di nascondere questo vergognoso comando.
C'è più di un modo per farlo, ma il più veloce è cliccare sull'icona del Finder sul Dock tenendo premuto il tasto alt" e selezionare la voce (altrimenti nascosta) Riapri.
Il Finder ci metterà qualche secondo a riavviarsi, ma scommetto che adesso potrete spostare il vostro file nel cestino senza problemi.


• Come vedere lo spazio disponibile sul Mac e altre info.
Da Mountain Lion in poi, qualcuno in Apple deve aver pensato che nascondere la cosidetta "barra di stato" fosse una grande idea. Più o meno come se sulla vostra automobile, facessero sparire il contachilometri e possiate richiamarlo solo premendo una levetta.
Sì, una cazzata. 
La barra di stato è uno strumento utilissimo e per nulla invasivo per avere rapidamente un’idea dello spazio a disposizione sul proprio disco fisso, conoscere la quantità di elementi presenti in una finestra o quanti di questi sono selezionati in quel momento. Se non doveste vederlo più alla base delle vostre finestre, andate nel menù Vista e selezionare Mostra la barra di stato.


• Come visualizzare la libreria Utente
All’interno della cartella Home del vostro Mac, c’è una cartella Libreria (~/Library), accessibile solo da voi, che viene utilizzata per archiviare i file di supporto delle applicazioni.
I file e le cartelle in ~/Library sono generalmente destinate a non essere aperte dall’utente, ma a volte serve farlo... anche se Apple odia che voi lo facciate. Forse avete dovuto cancellare un file delle preferenze corrotto che mandava in crash un’applicazione, o utilizzare un file di log, e prima di Mac OS Lion bastava aprire la cartella Home per accedere alla cartella Libreria.
Troppo facile, deve aver pensato Apple, e l'ha nascosta. È evidente che le sue motivazioni risiedono nel fatto che andare a modificare file di sistema senza sapere cosa si sta facendo può compromettere MacOS, ma diciamo che noi sappiamo cosa vogliamo.
C'è più di un sistema per accedere di nuovo alla cartella Libreria: eccovene tre.
1) Utilizzare “Vai alla cartella”: il comando Vai a cartella, nel menu Vai del Finder. Digitate ~/Library e cliccare su Vai.
2) Tenete premuto Alt e andate sul menu Vai: prima non c'era la voce Libreria, adesso sì.
3) Se ne fate un accesso frequente, potreste trovare comodo aggiungerla nel Dock: una volta aperto la cartella ~/Library nel Finder trascinatene l’icona nella barra del Dock, e lì resterà finché voi non la toglierete.

mercoledì 15 giugno 2016

Brick England.


Nel 1913, nel manifesto futurista ‘L’arte dei rumori’, Luigi Russolo, compositore e inventore di strumenti musicali sperimentali, predisse che l’elettronica e altre tecnologie avrebbero consentito ai musicisti futuristi di sostituire alla limitata varietà dei timbri degl’istrumenti che l’orchestra possiede oggi, l’infinita varietà di timbri dei rumori, riprodotti con appositi meccanismi.
Tra le tante profezie sballate dei futurologi di cui abbonda ogni epoca, quella di Russolo si è dimostrata centrata in pieno.
Ed è esattamente a lui che Jean Michel Jarre dedica il suo nuovo album The Heart of Noise, dove mette assieme gente come – tra gli altri – i Primal Scream, Gary Numan, gli Yello, The Orb, Hans Zimmer e i Pet Shop Boys.
Con risultati alterni, devo dire, ma interessanti.
E io sarò pure di parte... ma il pezzo dei Pet Shop Boys è quello che spacca di più.
Ve l'ho messo qua sotto.
Sentite anche solo i primi trenta secondi e poi ditemi che non ho ragione.
Seconda cosa.
Non ne è stato ancora estratto un singolo, quindi quello che vedete in apertura è solo una mia trovata, che va ad aggiungersi a QUESTE altre.