martedì 30 giugno 2015

Quell'ultimo drink.


Ogni tanto mi imbatto in articoli o in siti (spesso consigliati dal famigerato colonnino di destra di Facebook) che hanno la pretesa di darmi dei preziosi consigli su Come Rimorchiare.
Io li leggo sempre, ma non li metto mai in pratica. 
Mi piace pensarmi al di sopra delle parti, anche se sono consapevole che io, un articolo così, non saprei proprio come scriverlo. 
E in quasi tutti questi articoli, si parla del bar. 
O meglio, del rimorchio da bar. 
Anni fa ero a Torino per una mostra, arrivavo da Roma, avevo una fame terribile e un caldo infernale. E allora, uscito dalla mostra, sono andato in cerca di un bar e l'ho trovato: un caldo peggio che fuori e panini immangiabili. 
Però ho incontrato una ragazza con l'aria simpatica che mi ha detto: "Sei riuscito a vederla tutta la mostra?" 
Vi ho detto che faceva un caldo terribile.
Ho ripensato a quegli articoli sul rimorchio e ho ordinato da bere. 
"Un Bacardi Breeze per piacere. All'arancia". 
"Anche per me, grazie". 
Ricordo che la ragazza era convinta che Keith Haring fosse il più grande artista di tutti i tempi. 
"Meglio di Caravaggio?" 
"Boja fàus, meglio di Caravaggio".
Mi raccontò che dipingeva, e viveva a None Torinese.
"Che fai a None Torinese?"
"Faccio l'operaia alla Indesit".
Sono rimasto senza saliva. "Un Bellini per favore".
Insomma, mi ha detto che montava pannelli di comando alle lavatrici per tutto il giorno, poi andava al bar a bere e poi in un garage a dipingere.
"Sono l'Andy Warhol della classe operaia", mi fa, con un sorriso storto. Cazzo. Le ho offerto ancora da bere. "Un bicchiere di vino bianco per favore".
Abbiamo parlato anche di Basquiat, dell'amicizia con Warhol e delle mega-vignette di Roy Lichtenstein. Ne stava riproducendo una su una parete del suo garage.
"Bè, mi piacerebbe vederla una volta finita", azzardo io, un po' brillo, cercando di essere degno dei consigli sul Rimorchio da Bar.
"Spero di riuscire a finirla, perché ho speso tutti i soldi per comprarmi il biglietto per Vasco. E non ho più un soldo per i colori. Comunque l'ho già finita, dentro di me".
Silenzio. "Altre due vodka lemon per cortesia".
Era tardi e faceva sempre più caldo. La tipa si è alzata, mi ha dato un bacio sulla guancia e mi ha detto "Beh, adesso devo proprio andarmene. Ciao".
Avrei voluto dirle qualcosa, magari che le compravo io dei colori nuovi, ma ero già completamente ubriaco.

lunedì 29 giugno 2015

Tornano le hipstamatic.

Da buon snob, le avevo sospese da quando chiunque aveva un iPhone e si era scaricato l'app aveva invaso le bacheche di Facebook e di Instagram con tonnellate di scatti di banalità accuratamente vignettate e filtrate.
Ora che la moda è scemata, tiro fuori dal cassetto quelle che mi erano rimaste.

venerdì 26 giugno 2015

Wired, le copertine perdute.

Wired Italia chiude i battenti.
Mi spiace, anche se da tempo la versione per iPad aveva di gran lunga sorpassato quella cartacea (se avete un amico che ha un iPad e ne ha comprato qualche numero, fatevela mostrare).
Credo non abbia più molto senso, immagino, non pubblicare le copertine che gli avevo proposto giusto tre o quattro mesi fa.

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giovedì 25 giugno 2015

Solo questione di tempo.


Ricorderete il bellissimo quanto poco pratico nuovo Macbook con una sola, micragnosa porta per fare tutto: alimentazione, dischi esterni, chiavette USB, iPhone, altoparlanti, qualsiasi cosa.
Ecco, alla faccia della pulizia estetica dell'oggettino, cosa bisognerà attaccarci per renderlo funzionale come qualunque altra macchina.
E questo è anche carino, eh (se volete supportare il progetto su Kickstarter, andate QUI).

Ad ogni modo, il fatto che il nuovo MacBook abbia un unico connettore tuttofare — oltretutto non Magsafe — è un problema secondario nell’ottica in cui è stato concepito, e, probabilmente, vuole essere percepito.

È un portatile che somiglia più a un iPad con la tastiera, che non richiede di essere attaccato alla presa elettrica durante l’uso. Un portatile con una batteria tale che dovrebbe permetterne l’uso in movimento durante il giorno, e magari rincasare che è rimasta ancora qualche tacca di energia.

Un portatile che, come il primo Air e come tutti i primi esemplari di una generazione, risulta limitato e limitante a molti (e di fatto, lo è).
In altre parole, questo Macbook è un nuovo tentativo di Apple di reimmaginare i computer portatili. E, anche se per alcuni la transizione è fin troppo veloce, la storia recente di Apple è piena di roba e scelte estreme che poi sono diventate consuetudini e standard.
Per cui, io questo non lo capisco e di certo non me lo compro.

Ma magari col prossimo potrei cambiare idea.

mercoledì 24 giugno 2015

2001: Odissea nello spazio e la tipografia.

Due avvisi importanti prima di leggere questo post.
Il primo: è per gli intrippati di 2001: Odissea nello spazio, per i designer o/e per – soprattutto – una combinazione delle due cose.
Il secondo: è tutto nato da una segnalazione di Lorenzo di un monumentale post pubblicato tempo fa su typesetinthefuture.com, dal quale è tratto gran parte del materiale che sto andando ad esporvi. La ricerca è stata talmente estesa e dettagliata che merita di venire riproposta anche qui.
Anzi, se siete dei veri fan e seguaci della Chiesa Del sacro Monolito Nero, dovreste condividerla anche voi.

E ora, lasciatemi ripetere per la milionesima volta: 
questo film è un capolavoro.
Nella visionarietà delle immagini. Nella regia. Nel montaggio. Nella creazione di un futuro che è invecchiato poco o nulla in quasi mezzo secolo. Nella colonna sonora. Nelle soluzioni visive adottate all'epoca. Nella cura dei dettagli e nella visione d'insieme.
Questo post verte su uno degli aspetti meno considerati ma non meno curati in 2001: l'uso dei caratteri e della tipografia.


E iniziamo proprio dai titoli di testa, brevi e sull'immortale tema di Also Sprach Zarathustra: Kubrick sceglie un carattere pulito, semplice, senza grazie: è il Gill Sans, uno dei più classici di tutti i tempi.
I più attenti noteranno che decise di scrivere il numero 2001 con le "O" maiuscole al posto degli zeri. Il perché potrebbe risiedere, ma questa è una mia speculazione personale, sull'ossessione di Kubrick per la figura geometrica del cerchio... mai troppo citata e ripresa come in questo film. 
Il primo atto del film è ambientato prima della comparsa dell'Uomo sulla Terra.
Un periodo indefinito che Kubrick ha voluto poeticamente chiamare L'alba dell'Uomo.
E per sottolineare che non aveva nulla di futuristico, ha impiegato un carattere graziato e – diciamocelo – poco interessante: l'Albertus.
Ma dobbiamo preoccuparcene poco, perché sarà la sua sola apparizione in tutto il film.
Attraverso uno degli stacchi di montaggio più geniali della storia, presto si viene proiettati nel futuro, dove la font che sembra farla da padrone è l'Eurostile, nello specifico nella sua variante Bold Extended.

Nella cabina di pilotaggio dello Shuttle Pan Am (aerolinea, tra l'altro, fallita nel 1991) troviamo un primo assaggio dell'impiego dell'Eurostile Bold Extended sugli schermi consultati dai due piloti, in un' inquietante anticipazione delle schermate dell'interfaccia grafica di HAL 9000, come vedremo più avanti.
L'Eurostile Bold Extended sembra essere una specie di standard nell'anno 2001 immaginato da Kubrick, perché compare anche sui pulsanti a disposizione della receptionist sulla base lunare Clavius.
Alcuni hanno fatto notare di come l'Eurostile possa essere facilmente confuso col Microgramma, un carattere tipografico creato nel 1952 da Aldo Novarese e Alessandro Butti, gli stessi designer dell'Eurostile: in realtà, anche ad un esame attento, le due font sono praticamente indistinguibili.
La cosa che le differenzia realmente è che l'Eurostile, a differenza del Microgramma, comprende anche le lettere minuscole e tutti i segni d'interpunzione.
Ritroviamo l'Eurostile anche in altri contesti, come ad esempio nella schermata del videotelefono che il dottor Floyd usa per chiamare sua figlia sulla Terra, nelle istruzioni del gabinetto a gravità zero o nella mappa che gli astronauti americani consultano prima di recarsi sul sito lunare dove è stato rinvenuto il Monolito, mappa che mescola Eurostile Bold Extended, Futura Medium e qualcosa che sembrerebbe Univers.

Per il secondo (e terzultimo) cartello che vediamo nel film, Kubrick sceglie di impiegare un altro grande classico font privo di grazie: il Futura, un carattere tipografico senza grazie progettato nel 1928 dal tipografo e grafico tedesco Paul Renner.
Tuttavia, la font sembra aver subito qualche modifica: le "punte" della lettera "N" sono state ammorbidite, e la "M" maiuscola sembra essere quella del Gil Sans.
Vai a capire il perché.

Ad ogni modo, il Futura è largamente impiegato a bordo della nave spaziale Discovery: pulsanti, interruttori e diciture e avvertimenti sono – principalmente – scritti con questa font.
Ad esempio, sui pannelli di controllo delle capsule d'ibernazione, dove, tra l'altro, è riportata tutta la sequenza di istruzioni per il risveglio degli astronauti dormienti.
Tanto per rimarcare la maniacalità di Kubrick, un dettaglio come questo (le diciture non vengono inquadrate che per pochi, brevissimi istanti) sono estremamente precise e coerenti, e qualcuno si è preso la briga di ingrandirle e trascriverle:

1. Impostare pulsante Livello per l'attivazione ipotalamo.
2. Attivare stimolazione elettrica dell'ipotalamo per 12 minuti. 
3. Impostare arricchimento del livello di zucchero nel sangue (se è indicato un livello secondario, attivare livello primario (vedi fase 4) per 75 minuti, poi passate al livello secondario per 40 minuti. 
4. Attivare l'arricchimento degli zuccheri nel sangue del soggetto per 110 minuti. 
(...)
7. Attivare pulsante della temperatura per aumentare la frequenza respiratoria. 
8. Attivare il controllo tiroxina a livello 4 per 30 secondi, a livello 6 per 30 secondi, e al livello di 9 per 10 secondi per ristabilire la normale attività endocrina. 
9. Quando il soggetto inizia a rabbrividire, il risveglio sta per avere luogo. Disattivate il monitoraggio del cervello, il connettore-soppressore e la banda termoregolatrice.
10. Subito dopo il risveglio, attivare il vibromassaggiatore per 2 minuti. 
11. Il soggetto ora può alzarsi e affrontare il normale decorso post-ibernazione.

Il carattere usato per il monitoraggio dei segnali vitali degli astronauti ibernati sembra il solito Eurostile Bold Extended, ma potrebbe trattarsi anche di una variante di Univers leggermente esteso.
Eurostile Bold Extended è anche, come abbiamo visto, la font utilizzata dall'interfaccia grafica di HAL 9000: sebbene la maggior parte delle comunicazioni tra HAL e l'equipaggio avvenga in forma verbale, i sistemi di monitoraggio della nave e dello spazio esterno sono tutti sotto il suo controllo e diligentemente riportati sugli schermi quadrati presenti sul ponte della Discovery.

Se siete affascinati dalla grafica minimalista dell'interfaccia di HAL, che proprio alla sua elegante essenzialità deve il fatto di essere arrivata fino ai nostri tempi senza invecchiare, vi consiglio caldamente di installare sul vostro Mac il salvaschermo di The Hal Project, che ne propone due versioni (una basica gratuita e una a pagamento) davvero, davvero ben realizzate.
Proseguendo nella disanima tipografica di 2001, non possiamo che continuare a riscontrare l'estrema coerenza grafica nelle varie diciture di cui è cosparsa la Discovery: il Futura Bold è impiegato, tra gli altri posti, sui portelloni di accesso delle capsule d'attività extraveicolare (Anna, Betty e Clara, anche se nessuno nel film le nomina esplicitamente) e sugli interruttori del tipo switch-off con cui Bowman e Poole si isolano acusticamente all'interno di una delle capsule nel tentativo di non essere uditi da HAL.

Nel frattempo, è arrivato il momento del penultimo cartello: Kubrick ritenne necessario introdurre qualche minuto di schermo nero accompagnato da un pezzo di Ligeti, e per farlo scelse di annunciarlo da un cartello scritto, stavolta, interamente in Gill Sans:
A un dato punto del film, le cose iniziano a collassare.
La paranoia di HAL lo porta a commettere il suo primo omicidio deliberato nello spazio, tagliando il cavo che teneva ancorato il povero Frank Poole alla capsula, assieme la sua fornitura d'ossigeno... e, tanto per stare sicuri, lo investe con la capsula stessa spingendogliela addosso alla massima accelerazione possibile.
Ma è solo l'inizio, perché mentre Bowman si precipita all'esterno per recuperarne il corpo, HAL disattiva i sistemi di sostentamento degli astronauti ibernati, uccidendoli letteralmente nel sonno.
È una sequenza efferata, eppure gelida nella sua totale assenza di movimento.

Lo spettatore non può che seguire la veloce, inconsapevole agonia degli astronauti e la loro morte attraverso le schermate, composte, sembrerebbe, in Univers, una font senza grazie disegnata da Adrian Frutiger nel 1956. E, sì, assomiglia molto ad un Helvetica Condensed, ma chi se ne intende (molto più di me), assicura che questi schermi sono scritti in Univers 67 Bold Condensed.

Bowman riesce a rientrare nella Discovery dalla quale HAL ha provato a sbatterlo fuori a morire, e lo spettatore può notare altre scritte in Futura Bold (Chiusura d'emergenza, ma soprattutto sul pannello avvitato sul portello del centro di memoria logica di HAL).
Una scritta più piccola avverte che l'accesso a questa particolare sezione della nave è consentito solo in caso di emergenze in conformità al regolamento EM 014.


Nella successiva Scena Madre in cui Dave Bowman esegue una sorta di lobotomia digitale estraendo, una per una, le memorie solide di HAL, possiamo notare come queste siano numerate e contrassegnate in Univers 67 Bold Condensed.

Non appena termina il filmato automatico partito alla disattivazione di HAL, compare il quarto e ultimo cartello della pellicola: Giove e oltre l'infinito. 
E, stavolta, è tutto autentico Futura al cento per cento.

Inizia quindi l'ultima parte di 2001, la più visionaria, psichedelica, delirante ma anche più stimolante del film.
Migliaia di parole sono state scritte nel corso dei decenni per cercare di spiegare il viaggio dimensionale di Bowman, il monolite, la stanza bianca e la genesi del bambino stellare... e anch'io avrei da dirne, ma non è questa la sede: nessuna delle sequenze finali contiene più tipografia, quindi possiamo saltare direttamente ai titoli di coda.
Completamente composti in Futura, con le uniche, curiose eccezioni della "M" (in Gill Sans) e della "W"(che non riesco a riconoscere).
E questo, signori, è tutto.

Scrivendone e ripensandoci a mente fredda, 2001 mi è sembrato persino meglio di quando l'ho rivisto l'ultima volta... mi toccherà rivederlo. 

martedì 23 giugno 2015

Elvis e la tempesta.


Elvis è il mio gatto e, a che io ricordi, è il primo gatto veramente tutto mio da sempre.
Elvis è scemo come solo i gatti molto allegri e molto inconsapevoli sanno essere.
Per gran parte del suo tempo, Elvis dorme di un sonno che assomiglia più al coma profondo. Quando è sveglio, Elvis va in cerca di coccole, cibo, prede visibili e invisibili, non necessariamente in quest’ordine.
Elvis apparentemente ha una visione del mondo limitata e butta il suo sguardo superiore e indifferente sulle vicende umane in un modo che spesso lo invidio.

L’origine di Elvis è incerta.
La veterinaria che me l’ha affidato quando era lungo solo quindici centimetri, ha detto che era stato trovato mezzo morto in strada, coperto di sangue e con bocca e lingua spaccate.
Ho cresciuto Elvis come un figlio e l’ho portato con me attraverso cinque traslochi. In ogni casa, si è adattato alla grande e si è trovato i suoi spazi personali.

A guardarlo, sembrerebbe un gatto nibelungo, una variante a pelo lungo del Blu di Russia. I primi soggetti conosciuti in Europa provenivano da Arkhangelsk, in Russia, da cui il nome Gatto di Arkhangelsk, Arcangelo Blu.
È un mistero come un gatto insolito come lui sia finito qui.

Però Elvis non sa di essere di un gatto di razza e quindi non se la tira.

Oggi me ne stavo sprofondato sul divano a leggere, ed Elvis, come tante altre volte, mi ha raggiunto senza alcuna fretta e si è fermato – perfettamente di fronte a me – a fissarmi.
È una cosa che fa spesso.
Ho alzato lo sguardo verso di lui e ho ricambiato il suo sguardo.
Per un minuto.
Per due.
Al terzo minuto, ho perso la battaglia e ho abbassato gli occhi.

Sono rimasto perplesso e anche un po’ inquieto.
Elvis all’improvviso sembrava mortalmente serio e mi fissava con quello sguardo del tutto indecifrabile che è proprio solo dei gatti e di quelli che riescono a vedere che sta arrivando una tempesta molto, molto prima di te.

“Fin qui, tutto bene” mi ha detto il mio gatto, che è pure un appassionato di Kassovitz. Io ho chiuso il libro, ho annuito e sono andato ad aprirgli una scatoletta di tonno.

Poi sono uscito. Quando sono tornato, non è venuto ad accogliermi. Dormiva in un sonno profondo come un coma, ma sono sicuro che mi ha sentito lo stesso.

lunedì 22 giugno 2015

10 favolosi concept art di Jurassic World.


Dietro ogni grande produzione cinematografica, c'è un gigantesco lavoro di concept design.
Prima ancora della CGI, la tradizionale illustrazione è ancora il metodo più diffuso per definire il mood di un film e le soluzioni visive più importanti che renderanno la pellicola qualcosa di speciale.
Jurassic World appartiene di certo a quella categoria di blockbuster senza troppe pretese se non quelle – importantissime – di intrattenere, stupire e farsi ricordare.

Scenografi, designer e architetti sono un piccolo esercito di creativi che hanno messo in piedi l'illusione perfetta di un parco tematico ad alta tecnologia, dove niente è lasciato al caso, dalle insegne dei negozi di souvenir ai veicoli impiegati per il pubblico.

Ora, potete anche essere tra i detrattori di un certo tipo di cinema... ma il lavoro preparatorio per Jurassic World è stato immane e di primissima qualità.
Questi concept art parlano da soli, e guardarli è meglio di qualsiasi trailer (soprattutto quello di JW, che faceva schifo).
Se volete vederli più grandi, cliccateci col tasto destro. Meritano.