mercoledì 18 gennaio 2017

[Cyberluke Awards 2016] - serie TV


Abbiamo appena finito di parlare (in realtà sommariamente e molto parzialmente) del cinema hollywoodiano (ma non solo quello) e cosa si cela (o potrebbe celarsi) dietro alla crisi di idee o, quanto meno, di nuove proposte.
Di buono, c'è che il talento, dove esiste, non ristagna. Si sposta. Cerca nuovi canali di sfogo, nuovi veicoli di espressione, e la gerarchia piramidale che dieci anni fa collocava ancora i prodotti televisivi alla base – e i lungometraggi al vertice, ha da un bel pezzo subìto un rovesciamento: in termini di qualità, cura dei dettagli, orchestrazione dei flussi narrativi, ritmo e ricchezza delle sceneggiature, oggi esistono fior di serie televisive capaci di scippare aura e pubblico a qualsiasi prodotto cinematografico... o quasi.

Attualmente, di serie televisive (di qualità) ce ne sono in giro parecchie, sia che abbiano esordito nel corso del 2016 che altre in corso d'opera, e dedicherò tra pochi giorni un post riassuntivo a quelle che mi hanno colpito di più...  ma, tra le tante, ce n'è una che mi ha sorpreso – e le mie aspettative erano alte – per la sua qualità di scrittura, per i temi che solleva e per la bontà delle sue interpretazioni e di cui aspetto la nuova stagione con trepidazione:

Westworld, stagione Uno (HBO)
10 episodi di 60 minuti

Prodotta dalla HBO (e come ti sbagli?), che ha impiegato una tale quantità di mezzi e di nomi (Jonathan Nolan, Lisa Joy, J.J. Abrams, Anthony Hopkins, Ed Harris e il fu Michael Crichton) che – come diceva Gene Krantz durante la missione Apollo 13 – il fallimento non era contemplato.
La serie prende l'ispirazione dall'omonimo film del 1973 (di cui ho già parlato, e più che bene, in diverse occasioni sul blog)... ma non è che vi sia particolarmente aderente. I meriti della serie stanno tutti, più che in qualche dimostrazione di strabilianti effetti visivi, in una scrittura accurata ed onesta e in un cast di attori davvero sopra la media (basterebbe citare Hopkins, ma sarebbe vincere facile, quindi vi ricordo solo Thandie Newton che si dimostra un'attrice pronta a tutto e dotata di una presenza senza pari). 
Molti miei amici si sono arenati alle prime puntate, e altri non hanno nemmeno provato a vederla perché l'hanno percepita come una serie di fantascienza e basta.
Nulla di più sbagliato.
Westworld va a toccare un ventaglio di tematiche che vanno dalle questioni sull'etica, la morale, il complesso del Creatore, il libero arbitrio e sulla natura della vita stessa, il tutto con fredda e chirurgica lucidità.
Se non l'avete ancora vista, ora potete recuperarla tutta assieme e mettervi in pari.

martedì 17 gennaio 2017

[Cyberluke Awards 2016]: Film


Praticamente inutile, in ultima analisi, sforzarsi di definire il miglior film dell'anno.
Se dovessi cercarlo, per dire, tra uno di quelli che mi sono piaciuti tanto da spingermi a comprarli in blu-ray, dovrei consegnare la medaglia d'oro a Batman v Superman o Zero Theorem, (sì, poco spazio da rimediare nello scaffale, quest'anno) ma sarebbe una vittoria falsata perché — semplicemente — al vecchio Bats sono affezionato e, almeno visivamente, la creatura di Snyder non mi è dispiaciuta per nulla, e quanto a Zero Theorem, nonostante la distribuzione italiana si sia accorta solo ora del gioiellino di Terry Gilliam, è un film ormai vecchio di tre anni.

Altri film mi hanno solleticato quel tanto che è bastato a scaricarli sul mio hard disk e nulla di più, e per tutti gli altri mi è bastata la visione in sala: sto parlando di circa un centinaio di titoli, poca roba se paragonata alla consueta quantità di pellicole che si guadagnano annualmente la distribuzione in sala (circa 1.200 solo nel 2016)... ma abbastanza, può darsi, per farmi un'idea di
a) dove sta andando il cinema e
b) dove sto andando io.

Per rispondere brevemente alla prima questione, mi pare più che evidente che, per l'ennesimo anno di seguito, Hollywood (ma non solo lei) sta giocando di rimessa, facendo scendere in campo (e finanziando, questo è il termine esatto) solo progetti dal rientro sicuro o quasi.
Il che significa (e spiega, se ancora ce ne fosse bisogno) la gran quantità di sequel, remake, reboot, spinoff e soggetti tratti da opere letterarie di successo.

Il resto, che poi è la proverbiale parte del leone, l'hanno fatta, una volta di più, le commedie, a partire da Zalone che si è portato a casa qualcosa come tre volte l'incasso di Episodio VII, ma anche il più raffinato Perfetti Sconosciuti (anche se, a gettare un occhio alle classifiche del box Office di fine anno è un caso isolato)... ma la commedia non è mai stato uno dei miei generi preferiti, quindi per svagarmi, anche quest'anno, ho dovuto sgomitare più degli altri.
Senza riuscire, a conti fatti, ad esaltarmi per un titolo in particolare, il che ci porta dritti al punto B: dove sto andando?


Diciamolo senza troppi giri di parole: ormai, anagraficamente, sto diventando un consumatore spettatore meno interessante per l'industria cinematografica.
Molti miei coetanei hanno famiglie intere a cui badare, più o meno numerose, e andare al cinema, tipo, una o più volte la settimana non rientra più nel loro lifestyle, come diciamo noi pubblicitari... ma non è certo solo una questione di tempo. Anzi.
Sembra banale, e probabilmente lo è, ma invecchiando crescendo si diventa più smaliziati, è quello che ci rapiva e ci faceva viaggiare fino a ieri oggi non ci basta più e ci appare ripetitivo e poco originale... molti sostengono che la qualità generale si sia colpevolmente abbassata, ma io sono più propenso a credere che siamo noi che abbiamo già visto e sperimentato un certo numero di esperienze visive e inizia a sembrarci tutto una replica di qualcos'altro.
Cosa che, per inciso, accade da sempre (ricordate il post sulla catena dei remake?), e non è iniziata certo con quelli della mia generazione: pensate, per dire, a tutti quelli che conoscete che quando è uscito il primo The Matrix non erano neanche nati o portavano il pannolino.
Ecco, Hollywood punta su di loro, e ai venti dollari che gli ballano in tasca per comprarsi il biglietto del nuovo blockbuster e di un bicchiere di Pepsi a cinque dollari il litro: non a me, non a voi (forse) che una volta al mese o poco più riuscite a schiodare dal divano e da Sky e investite due o più ore del vostro tempo per guardarvi qualcosa di nuovo (e quando lo fate, lo fate per Zalone o uno dei suoi epigoni, almeno a giudicare dalle cifre).

Detto ciò, cosa potrei salvare (e magari segnalarvi, nel caso vi fosse sfuggito), di questo 2016?

Parto dalla fine: Rogue One, il primo spin-off ufficiale di Star Wars uscito un mesetto fa, ha pienamente soddisfatto le mie aspettative: un film solido, funzionale, con la giusta dose di fanservice, perfettamente a metà tra un classico war movie e la saga sci-fi più popolare di sempre, visivamente all'altezza e coerentemente inserito nell'universo narrativo di Lucas.
Di Batman v Superman dissi già QUI, e a mente fredda lo giudico l'ambiziosa risposta di DC allo strapotere Marvel-Disney, con alcuni pregi (notevole sotto il punto di vista del concept design e degli effetti visivi) e altrettanti difetti (buchi di sceneggiatura, soluzioni narrative frettolose, minutaggio eccessivo).
Civil War, X-Men: Apocalypse e Doctor Strange mi hanno divertito, ma nulla di più. Cocenti delusioni sono arrivate da Independence Day: Resurgence (fiacco, slegato e, a tratti, involontariamente comico) e Inferno (un James Bond di serie B con coinvolto un Tom Hanks fuori tempo massimo per la parte), tanto da non essersi meritati neanche una recensione.
Ho recuperato in home video un interessante La corrispondenza di Tornatore, che dirige con ineccepibile eleganza formale Jeremy Irons e un'ispirata Olga Kurylenko in una storia d'amore tenuta in vita attraverso i media digitali.
Ho passato un paio d'ore veloci con Spectral, una produzione Netflix che va a braccetto con tutto un certo universo videoludico e film come Predator e Aliens, e ho riso di gusto col reboot di Ghostbusters, resomi più simpatico dall'essere un facile bersaglio per tutti gli haters del pianeta con tempo da buttare via.
Il tanto acclamato Lo chiamavano Jeeg Robot  è un ottimo film, e per lui non mi sono risparmiato le lodi (QUI), ma, anche qui, non me la sento proprio di qualificarlo come il migliore dell'anno.
E quindi, mi appello al film che emozionalmente mi ha colpito di più e di cui, forse proprio per questo, sul blog non ho parlato.


Sully di Clint Eastwood
Proprio quando da un certo autore hai smesso di aspettarti il grande film, specie dopo due giganteschi passi falsi (almeno, per me) come Invictus e J. Edgar, ecco che ti arriva una zampata come Sully.
Una storia presa di peso dalla cronaca che chiunque farebbe fatica a raccontare in più di dieci minuti diventa un film di un'ora e mezza in bilico tra rigore compositivo e coinvolgimento emotivo, sostenuta da un Tom Hanks in stato di grazia e da un montaggio – rigorosamente non lineare – che potrebbe fare tranquillamente scuola per cineasti giovani e meno giovani.
Se l'avete perso, forse fate ancora in tempo a recuperarlo in sala (ed è di quelli che vanno gustati al cinema, nonostante rifugga da qualsiasi facile spettacolarità).

lunedì 16 gennaio 2017

Cyberluke Awards 2016


Vero, quest'anno ve li ho fatti attendere (per i pochi che li aspettavano o che comunque si erano affezionati alla tradizione). E per qualche momento ho pensato di liquidare la cosa con una scrollata di spalle, che di classifiche in questo periodo dell'anno se ne sentono ovunque, da chiunque e di qualunque cosa.
Ma anche se i blog, con tutti i loro meravigliosi contenuti, si trovano ormai da un pezzo nella loro parabola discendente (non ricordo neanche più che anno fosse quando questo viaggiava sugli oltre mille accessi giornalieri) e il grosso del traffico si svolge ormai su Facebook, come quella gallina che gli hanno mozzato la testa ma non se n'è accorta io continuo a correre per l'aia, e vi propongo anche quest'anno i miei Cyberluke Awards, e – a differenza dello scorso anno dove, più diplomaticamente, mi ero limitato a una chiacchierata senza parlare di vincitori veri e propri – stavolta ho cercato di designare dei Number One in ogni categoria.
Rispetto alle edizioni precedenti (che trovate QUI) ho rivisto qualche categoria e ho eliminato qualche premio di interesse relativo. Come avviene dall'edizione passata, i Cyberluke Awards sono divisi in più post, e inizierò a pubblicarli alla spicciolata dopo questa introduzione man mano che li completo.

mercoledì 28 dicembre 2016

Favole Migranti.


Si è appena reso disponibile su Amazon un libro di fiabe, dedicato ai bambini e ragazzi ma anche agli adulti, nato da un progetto condiviso che sostiene le associazioni che tutelano e aiutano i piccoli migranti – spesso non accompagnati – che in questi anni stanno attraversando il Mediterraneo per venire in Europa (quasi tutti in Italia, in realtà).

Potete comprare QUI al prezzo di tre caffè Favole Migranti, e oltre ad averlo subito disponibile sul vostro e-reader, vi sentirete all'istante più buoni perché tutti gli autori coinvolti (compreso me, che ho progettato la copertina partendo da un disegno di GDBee) devolveranno l’intero ricavato alle associazioni di cui sopra.
Vi ho convinti?

lunedì 26 dicembre 2016

Cartoline natalizie, 2016.

Siete ancora in tempo.
Potete appellarvi a un mucchio di scuse (più o meno pietose, ma sempre meglio che niente) per aver trascurato parenti lontani e amicizie semidimenticate al limite della conoscenza occasionale, e metterci una pezza con una qualsiasi di queste cartoline augurali che ho assemblato giusto per voi.

Ce n'è per tutti i gusti: dall'ironica, alla filogiappo, alla glamour, alla squisitamente grafica – per chiudere con la solita, volgare becerata che su questo blog ci sta sempre bene.

Buone feste a tutti, e restate sintonizzati per i consueti Cyberluke Awards di fine anno.

sabato 24 dicembre 2016

È il momento del Presepio 2.0.

È vero, è al limite della blasfemia, ma anche un poco fervente credente come me deve ammetterlo: questo presepio 2.0 ha più di una bella trovata per apparire divertente. I pannelli fotovoltaici sul tetto della capanna, i Magi in segway coi doni acquistati su Amazon, il selfie della Natività con la duck face di Maria e lo smartphone di Giuseppe, il pastorello che condivide la nascita di Gesù con un tablet, la mangiatoia gluten-free e parecchi altri dettagli che strizzano l'occhio al nostro contemporaneo.
Se vi piace da matti, potete acquistarlo QUI... ma ricordate che, per la velocità con cui si evolvono le cose, tra un po' potrebbe diventare obsoleto anche questo.
E allora dovrete aspettare qualche altro anno per consideralo ufficialmente vintage e poter commentare "ricordi di quando ci facevamo i selfie senza il personal drone? Uh uh uh".
Già.

giovedì 22 dicembre 2016

Advertising Christmas, 2016.

Anche quest'anno, ammettetelo: il Natale vi è arrivato addosso che pensavate che era ancora lontano e avevate tutto il tempo per prepararvi e adesso siete in ritardo su tutto.
Succede. E succede tutti gli anni (o quasi).
E, come tutti gli anni o quasi, visto che in questo blog – che non vuole rassegnarsi a schiattare – spesso e volentieri parlo di pubblicità, vado a proporvi la consueta carrellata di annunci pubblicitari a tema natalizio che i creativi di tutto il mondo sono costretti a sfornare se vogliono mantenere il loro posto di lavoro, anche se il più delle volte, e parlo per esperienza diretta, non ne hanno nessuna voglia... anche perché – vedi sopra – pensano sempre "tanto, c'è tempo", e poi bang: è il 24 dicembre.
Ad ogni modo, il primo di questi annunci è il mio preferito.
Gli altri sono dignitosi, ma poco di geniale.
QUI, QUI e QUI, invece, trovate le altre edizioni.