domenica 25 settembre 2016

Il ritorno delle GIF animate (Max Headroom edition).

Se non avete conosciuto o non avete amato Max Headroom, la vostra adolescenza dev'essere stata ben triste.
Oggi è poco più che uno scherzo, un fake che voleva sembrare CGI ma che CGI non lo era.
Adesso, la potenza del vostro smartphone basterebbe e avanzerebbe per generarne uno, ma sul finire degli anni ottanta era fantascienza punto.
E, tra i tanti reboot remake ripescaggi di quell'era, quanto ce lo vedreste uno del nostro Max?
Anche un episodio della prossima stagione di Black Mirror andrebbe bene.

martedì 20 settembre 2016

Milioni di immagini. Possibilità infinite.

Getty Images è una delle più grandi banche immagini del pianeta, e questa campagna multisoggetto dell'agenzia pubblicitaria brasiliana AlmapBBDO (ricordo, per i non addetti ai lavori, che una campagna multisoggetto non è che una campagna pubblicitaria che reclamizza lo stesso prodotto – o lo stesso servizio – in situazioni o con testimonial diversi) lo ricorda al mondo intero con l'headline Milioni di immagini, possibilità infinte ma soprattutto con una serie di fotomontaggi ottenuti con fotografie di repertorio acquistabili su Getty Images.
Divertente, semplice e che va al sodo.
Insomma, perfetta.
Anche il video è uno spasso.

mercoledì 14 settembre 2016

[recensione] HAPPYish.


Happyish mi ha incuriosito un pomeriggio d'agosto cittadino mentre lavoravo a qualcosa di non troppo utile al Mac. Mi ci hanno tirato dentro due o tre battute abbastanza riuscite, sarcastiche ma argute, e, naturalmente, il contesto pubblicitario in cui si muove il protagonista – un contesto nel quale, bene o male, in acque profonde o solo in piccole pozze stagnanti, ho sguazzato negli ultimi anni portando la pagnotta a casa.
E trovo strano che nessuno abbia mai realizzato una comedy o una serie TV su un mondo così assurdo e foriero di spunti antropologici, sociali, psicologici, drammatici — ma anche comici — come quello della pubblicità.
Voi direte: abbello, te sei perso solo sette stagioni di Mad Men.
Ma a Mad Men, in realtà, mi ci ero approcciato, e con le migliori intenzioni, un paio d'anni fa, scaricandomi tutta la season One. Per abbandonarla dopo una manciata di episodi, annoiato a morte dalle ennesime vicende personali del protagonista e, devo dirlo, dal contesto anni cinquanta troppo distante dall'oggi.


E, sì, sarà interessante e anche divertente intravedere le differenze e i contrasti, notare quello che è cambiato e quello che è rimasto esattamente identico anche dopo cinquant'anni, ma è un giochino di caccia al dettaglio che mi ha stufato prestissimo, e inoltre mi sono reso conto che stavo lì ad aspettare scorci di "vita in agenzia" tra una scappatella coniugale e una conversazione del protagonista su argomenti personali di cui non mi fregava assolutamente niente.

Poi non so se la serie aggiustava il tiro, ma a quanto ho sentito dire pare fosse una serie apprezzata proprio per il focus sui dilemmi esistenziali dei protagonisti ai quali il contesto pubblicitario faceva solo da sfondo, e rifletto che, in una certa misura, è anche ciò che accade in Happyish, con la differenza che qui c'è molto, molto più divertito cinismo, quantità industriali di sarcasmo feroce, molte più parolacce (probabilmente più di quante ne servano) e un contesto assolutamente attuale, che azzera il distacco con lo spettatore e lo rende giocoforza più partecipe e coinvolto che non in vicende diventate storia già mezzo secolo fa.
(Almeno, questo è l'effetto che fa a me, so che Mad Men ha uno zoccolo durissimo di estimatori che considererà bestemmie ed eresie queste mie considerazioni, esattamente come io farei verso chi snobba le prime tre stagioni di Lost.)
Ma, torniamo un attimo ad Happyish.


Il protagonista, Thomas Payne, ha il volto interessante di Steve Coogan – non bello come quello di John Hamm ma sufficientemente "tragico" per il suo pensare col suo cervello in un ambiente che punta invece a lavare quello altrui, per la sua tendenza a mettere in discussione i precetti con cui funziona la società che lui stesso, come direttore creativo dell'agenzia per cui lavora ha contribuito a creare, e, soprattutto, per la sua strenua — e questo costituisce il vero fil rouge dei dieci episodi che compongono la serie — ricerca della felicità, ben diversa da quella fittizia e momentanea promessa dalle campagne pubblicitarie messe in piedi attorno un tavolo durante le assurde riunioni che costituiscono, almeno per quanto mi riguarda, i punti più godibili dello show, autentico scorcio su una società — la nostra — pilotata, instradata e anestetizzata da centinaia di falsi miti creati per tenerla assieme, farla funzionare e, perché no, cavarcene fuori qualche miliardo di dollari.
Immagino, poi, che una serie incentrata sulle "sole" dinamiche d'agenzia non sarebbe stata tanto digeribile dalla massa, quanto (forse) dai soli addetti ai lavori, e comunque, anche così, Happyish non è riuscita a guadagnarsi il semaforo verde per una nuova stagione.

Ci restano così questi solitari dieci episodi, forse non memorabili presi singolarmente, ma tutti con almeno qualche sequenza e qualche dialogo (o monologo, espediente utilizzato spesso nel corso della serie attraverso la voce di Tom fuori campo) straordinario: tutte, ma proprio tutte le riunioni alla MGT (l'agenzia pubblicitaria per cui lavora il protagonista) sono eccezionali, surreali, allucinanti, rese più godibili da un'esasperazione appena accentuata di quelle reali (e potete credermi, visto che negli anni ho preso parte a centinaia di briefing durante i quali a volte non riuscivo a credere alle mie orecchie) e valgono da sole la visione di un'intera puntata (tarate su un minutaggio veloce che va dai venti ai ventisette minuti).

Anche i comprimari sono azzeccati, e fotografano con precisione i ruoli all'interno di una qualsiasi agenzia di comunicazione: la coppia creativa che spaccia aria fritta usando ogni sorta di iperbole modaiola, il boss che capisce che i tempi stanno cambiando ma il nuovo corso gli sembra peggiore del vecchio, il regista primadonna che a una cert'ora molla tutto e se ne va per i cazzi suoi, la segretaria che si sforza di tradurre in linguaggio universale le follie e le rimostranze dei suoi capi e così via.

Insomma, una miniserie con una dignità propria, con un proprio tema portante e che, in qualche maniera, spicca su molte altre perché anche se effettivamente non ha niente di nuovissimo da dire (la ricerca della felicità è un tema un pelo trito, riconoscerete) e le meccaniche narrative interne non introducono nulla di inedito, Happyis era esattamente quello che ci voleva per accendere una luce su un mondo che così tanta rilevanza ha sulle nostre vite quotidiane e che contiene, potenzialmente, tanti di quegli spunti esplosivi che sembra strano nessuno ci abbia pensato finora (e, ripeto, per Mad Men valgano le mie considerazioni iniziali).

Peccato sia morta qui, ma almeno ha beneficato di un finale sensato, coerente e non sfilacciato.

martedì 13 settembre 2016

La mia breve, pessima esperienza con Windows Phone 10.


Riassumerò in breve la mia esperienza con Windows Phone 10: inutile.
Windows 10 non serve a niente.
Non modifica l'esperienza utente in maniera significativa ma in compenso in quel poco che fa la peggiora.
Se cercate su Google, troverete un mucchio di articoli che elencano le novità rispetto la 8.1 (a proposito, Microsoft, che fine ha fatto la 9? 10 suonava meglio?), ma di fatto, il vostro smartphone non diventerà un oggetto migliore e più versatile. Anzi. Il mio (un Nokia Lumia 735 con un processore Quad Core Snapdragon 400 a 1.2 GHz e 1 GB di Ram), si è rallentato. In tutto. 
E, sì, come direbbe Zerocalcare potevo anche trovarlo scritto su graziarcazzo.com: sistemi operativi moderni richiedono notoriamente più risorse, e il vostro device, magari vecchio di un paio d'anni, potrebbe manifestare qualche calo di performance. Di certo, non diventa più veloce, neanche con le applicazioni riscritte appositamente per il 10.

Se credete alle mie parole, bene. Là fuori è pieno di recensioni che dicono che si comporta "abbastanza" bene sulla maggior parte dei vecchi device e concludono consigliando l'upgrade, ma io, che un po' ad andare controcorrente mi piace e quando poi sento di aver ragione la faccio diventare quasi una crociata, vi dico l'opposto: tenetevi Windows 8.1.
È stabile, più elegante a vedersi, reattivo e senza tutte quelle complicazioni inutili (dozzine di complicazioni inutili) di cui hanno inzeppato Windows 10.

Molte app ora si comportano in modo diverso, ad esempio adottando un hamburger menù in luogo delle opzioni disponibili scorrendo il dito a destra e sinistra nella parte alta dello schermo: perché cambiare completamente direzione dopo aver abituato milioni di utenti a interagire in un certo modo con le app? Non è un vero peggioramento... ma di certo non è un miglioramento. Allora, cos'è? Un cambiamento di quelli messi per far vedere che è stato cambiato qualcosa?
Ho adottato anni fa Windows Phone e l'ho sempre difeso in un mondo di iPhonedipendenti e di seguaci di Android per via della sua immediatezza, reattività ed eleganza. Era già quasi perfetto così (ho scritto: quasi).
Windows 10 poteva peggiorarlo più facilmente di quanto potesse migliorarlo, e difatti così è stato. 
Tutte le App, anche le più basiche come quella Telefono, sono diventate meno immediate da usare.
I messaggi Skype e gli sms per Windows 10 sono la stessa cosa, quando non è affatto così, generando confusione nell'utente.
Il campo di ricerca nel menù impostazioni non trova una cippa di cazzo.
Cortana ha beneficiato di una nuova voce, più sgarzolina ma è diventata più stupida e richiede un sacco di conferme che prima non voleva: di fatto, è diventata quasi inservibile. Tra le altre cose, le è stata tolta la possibilità di cercare app, impostazioni, email, messaggi e contatti e non può più aprire app attraverso comandi vocali.
Il lettore musicale è progettato da un idiota.
Il calendario ha perso il riconoscimento dei luoghi per gli appuntamenti.
Le gesture per cancellare alcuni elementi sono state cambiate, spazzando via anni di abitudini senza un vero perché.

Persino consultare l'email è diventato più macchinoso (bisogna prima selezionare quale casella si vuole consultare, quella di default con l'indirizzo Microsoft è sempre vuota e si rischia di non trovare nessuna notifica se arrivano email altrove).
L'archiviazione delle immagini e dei file ora avviene dentro cartelle difficilissime da rintracciare (mi sono spedito una suoneria che il telefono ha salvato dentro una directory che non sono stato più in grado di ritrovare).
Le tile dei contatti sono diventate rotonde, e sulla schermata d'avvio dove è tutto quadrato fanno un effetto di merda.
L'app per le foto ci mette una vita per avviarsi e anche a scattare una fotografia.
Edge, il browser che sostituisce Explorer, è una delle cose venute peggio: è lento, non mantiene in memoria le ultime ricerche, confonde e scambia di continuo I motori di ricerca e spesso la tastiera virtuale sparisce e non c'è verso di farla riapparire..
L'App Market è un'altro passo falso. Il campo di ricerca non trova la roba (difettuccio grave, direi, per qualcosa che dovrebbe trovare la roba), la ricerca degli upgrade ci mette un secolo (mentre su Windows 8.1 era istantanea), non si può verificare la data dell’ultimo upgrade e non si riceve nessuna notifica se lo si è ricevuto automaticamente.
Altre App che Microsoft ha dichiarato avere aggiornato per funzionare in maniera ottimale su Windows 10 come Facebook o Messenger sono di una lentezza sconvolgente.

Questi sono solo alcuni tra i difetti che ho notato nelle prime settimane d'uso... di certo ad alcuni mi ci potrei abituare (ma non vedo perché), altri saranno mali di gioventù (forse le App devono subire una reale ottimizzazione e non quell'imbroglio che sono adesso), ma sapete che c'è? Che la vita è troppo breve per perderla appresso complicazioni superflue. Quindi, cari voi che leggendo state preparando il vostro colossale "così impari ad abbandonare l'iPhone", sappiate questo: almeno Microsoft ha avuto la correttezza di non blindare il firmware dei suoi vecchi sistemi operativi come fa — slealmente, non trovo parola migliore — Apple, e permette a tutti gli insoddisfatti di Windows 10 di tornare sui loro passi e reinstallare il buon vecchio 8.1. 
Non ho dovuto neanche faticare troppo per sapere come fare (QUI uno dei tanti link che possono esservi utili nel caso vogliate sfanculare anche voi il grosso, grasso, nuovo arrivato), ma quasi contemporaneamente, ho scoperto che è un'operazione che posso compiere solo da un PC Windows. Per me, che sono marchiato Apple fino alla cima dei capelli, l'unica è stata elemosinare un paio d'ore dal Pc di un amico... ma alla fine, è filato tutto liscio e mi sono ritrovato di nuovo in mano un terminale funzionante.

Delusioni personali a parte, mi pare ovvio che Microsoft ha bisogno di una nuova strategia se vuole ritagliarsi un posto nel mercato mobile (ha fatto chiaramente capire che i Lumia, le cui vendite sono crollate a picco, sono un cadavere che cammina, anche se continueranno ad essere supportati), e per ora Windows 10 sembra solo un ammucchio di roba che cerca disperatamente di funzionare.
Secondo alcuni, Microsoft punta tutto sul Surface Phone, lo smartphone che potrebbe arrivare la prossima primavera insieme a Redstone 2 e che dovrebbe rappresentare il vero anello di congiunzione con Windows 10, grazie alla possibilità di eseguire app Win32... sempre che per quella data trovi un'utenza ancora interessata.

lunedì 12 settembre 2016

E invece abbiamo avuto il Jet Black.


L'Apple Watch Edition (di listino tra i diecimila e i diciassettemila dollari) è un modello con cassa in oro – ma senza alcuna funzionalità aggiuntiva rispetto i modelli standard e sport – che venne presentato un paio d'anni fa assieme tutti gli altri Apple Watch. Nel prezzo dello smartwatch più costoso del mondo era incluso un case personalizzato che fungeva anche da dock di ricarica, e l'assistenza personale al momento della consegna in un Apple Store.
Quando fu lanciato Apple cercò di costruirci attorno un'aura di esclusività, facendo in modo che venisse fotografato al polso di Beyoncé e Karl Lagerfled... ma oggi si può ufficialmente annoverare tra i (pochi, invero) insuccessi commerciali di Apple degli ultimi tempi, visto che giusto l'altro giorno, senza clamori o comunicati di alcun tipo, l’Apple Watch Edition è sparito dallo store, sostituito da un nuovo modello in ceramica, venduto a 1.249 dollari (1.469 euro da noi).
Se l'Apple Watch Edition era nato come oggetto di marketing per sfondare nel mercato del lusso, dunque, ha fallito.
Chi si domandava (tipo me) se Apple avesse previsto una possibilità di upgrade e come avrebbe funzionato (ad esempio, portando lo smartwatch in un Apple Store e riavendolo indietro con l'elettronica aggiornata mantenendo cassa e cinturino scelti all'origine) ha avuto la risposta: non c'è nessun upgrade.

D'altra parte se siete dell'opinione, sempre come me, che quello che faceva l'Apple Watch fino a ieri va benissimo anche oggi (io non lo avrei mai comprato, ad ogni modo, e per QUESTE ragioni), non dovreste preoccuparvi più di tanto per chi ha sganciato tutti quei soldi per un oggetto che solo in apparenza oggi è diventato obsoleto.

Vorrei concentrarmi un secondo, invece, sul case in ceramica di quello che oggi è l'Apple Watch più costoso in vendita: leggero e molto resistente, la nuova cassa in ceramica è dichiarata quattro volte più dura dell’acciaio inossidabile, e la sua finitura perlata è del tutto a prova di graffi.
Questo, sul sito Apple, è il procedimento impiegato per fabbricarla:

Il che sembra una cosa molto figa, molto tech, e soprattutto, duratura, resistente e bella a vedersi.
Ora, la domanda è... perché Apple non ha realizzato il suo nuovo iPhone 7 (o almeno una versione di esso) proprio in questa straordinaria e indistruttibile ceramica piuttosto che menarla con quella ridicola finitura Jet Black (tanto delicata che, per prevenire class action, ha introdotto una clausola in corpo minuscolo sul suo sito che, sostanzialmente suona come si graffia solo a guardarlo, mettici una cover appena lo tiri fuori dalla scatola)?

venerdì 9 settembre 2016

Tutto l'evento Apple, in meno di due minuti.


Non approvo nè giustifico la tendenza ad accelerare i ritmi di (praticamente) ogni cosa nelle nostre vite sempre più multitasking.
Ma se proprio avete i minuti contati, la sintesi qua sotto (1 minuto e 58 secondi) dell'appena trascorso Evento Apple d'autunno è furbamente montata e vi racconterà tutto quello che vi serve sapere per fare la figura di quelli bene informati e sempre sul pezzo.

mercoledì 7 settembre 2016

iPhone 7.


Più o meno i rumors ci avevano azzeccato in tutto (non abbiamo avuto l'USB-C, ma era anche la feature in cui credevo meno): sparizione del jack audio, doppia fotocamera, auricolari senza fili eccetera.
Specifiche tecniche disponibili sul sito Apple.
Per il resto, poco da aggiungere: chi lo ritiene un must have sta già pensando a cosa rinunciare, fosse pure la pizza domenicale per i prossimi sei mesi, per portarselo a casa il giorno stesso dell'uscita... chi no continuerà la sua prossima vita col suo "vecchio" smartphone in tasca.
Scegliete voi a che fazione appartenere.


PS I nuovi auricolari Airpods senza fili sono belli e — idealmente — mi libererebbero dalla schiavitù dei cavetti che si annodano come se vivessero di vita propria. Ma, ne sono certo, me ne perderei almeno uno prima di fine giornata, e smadonnerei come un camionista friulano per giorni prima di rassegnarmi a comprarne (a caro prezzo) un nuovo paio (e, no, non potete ricomprare solo uno degli Airpods, ma la coppia e tutto il battery pack). Forse dovrei assicurarli a dei cordini che... Uhm, no, niente.