lunedì 22 settembre 2008

Creature da agenzia pubblicitaria: l'account.


Immancabile in qualsiasi agenzia pubblicitaria o di comunicazione degna di questo nome.
Gli account (ma, molto più spesso, le account, vista l'altissima percentuale femminile in questa professione) sono una sorta di male necessario.
Mi spiego. In genere (diciamo un buon 80% dei casi) il cliente è un ignorante testa di caz*o che non capisce nient'altro che la data in cui incassa il suo stipendio o i dividendi della società.
Non sa praticamente nulla di grafica, design, comunicazione, e manco ne capirebbe se ti ci mettessi a spiegarglielo.
E, del resto, manco gliene fregherebbe niente. 
Spesso, quando mi trovo a parlare con un cliente dopo dieci minuti mi viene voglia di sfancularlo.
Non sempre, eh.
Magari quando mi chiede cose tipo "vorrei una cosa moderna ma tradizionale" oppure "lo vorrei nero ma luminoso".
Quando mi dice cose come "inventati qualcosa"  e poi aggiunge "ma senza spaventare la gente" (e chi sono, mi chiedo, Wes Craven).
Quando mi chiede  la foto della proposta A col logo della proposta B ma coi colori della C e la font della D.
Per questo, Dio (o qualcuno lungimirante quanto Dio) inventò gli account.
Persone di una pazienza certosina, spesso altrettanto ignoranti, ma col delicatissimo compito di mediare le vagonate di puttanate che il cliente tira fuori di bocca, e riportartele "purgate" in una forma a te intelleggibile.
Sono coloro che stanno tra l'incudine e il martello, e per questo sono ben pagate.
Sono coloro che dovrebbero difendere il tuo lavoro e venderlo al meglio, facendo uso della loro dialettica, che dev'essere ovviamente ineccepibile.
Sono coloro che devono far capire al cliente, con al massima diplomazia possibile, che hanno appena detto una piramide di stron*ate e che quello che chiedono è inadeguato, assurdo, ridicolo o semplicemente impossibile.
Sono quelli che dirottano furbescamente il cliente verso la soluzione proposta dal designer, ma facendogli credere che è stata una loro idea, per gratificarli e convincerli in breve tempo.
Ho lavorato in un'agenzia dove il boss era troppo cog*ione e troppo tirchio per pagare un account, col risultato che stavo tutto il tempo con la cornetta del telefono incastrata tra l'orecchio e la spalla a sentire le correzioni/stron*ate del cliente di turno, mentre le operavo in tempo reale perché alla fine della telefonata si aspettava che gli spedissi il pdf corretto.
Con io che stavo lì a spiegargli svogliatamente i perché e i percome di certe mie scelte garfiche, a questo che non capiva un accidente di quanto dicevo.
Tipo:
Cliente: «Questa pagina è troppo vuota..."
Io: «Così ha più respiro".
Cliente: «Respiro?...»
Io: «Già».
Cliente: «Come, respiro?...»
Io: «Vuol dire che non è attufata di roba".
Cliente: «Ah! Ma... comunque è troppo vuota».
Io: «...».
Cliente: «E allora?...»
Io: «Allora cosa?»
Cliente: «Come facciamo?...»
Io: «Ci mettiamo più roba".
Cliente: «Eh, sì.»
Io: «Come vuole».
Cliente: "Ma, non mi proponenete mai niente... che devo fare io il vostro lavoro?"
Ecco.
In questi momenti, se l'agenzia non vuole perdere il cliente appena preso a parolacce dal sottoscritto, ha un bisogno disperato di un'account.
Ma l'account, dicevo, può rivelarsi un personaggio con una sua intrinseca pericolosità.
Ne riparleremo molto presto su questo blog: tenete d'occhio i tag "storie di grafici".

3 commenti:

Larsen ha detto...

uomini e donne marKKETTing... feccia...
in genere piu' ignoranti del cliente, pagati come una donna delle pulizie, svogliati all'inverosimile, con l'incredibile capacita' di sbagliare a pianificare perfino una pausa caffe', figuriamoci una campagna.
sono quelli che ti chiamano disperati al cellulare di venerdi dicendoti che per il lunedi dopo hanno una presentazione importantissimaaaaaa....
sono quelli che quando chiedi il formato per una pubblicazione, ti dicono le misure sempre seguite da un "credo..."...
sono quelli che quando gli dai dei tempi per un qualsiasi lavoro, passano in modalita' "sanremo'67" e cominciano a canticchiare improbabili canzoncine con lo sguardo perso nel vuoto (e talvolta la bava alla bocca...)...

CyberLuke ha detto...

Brutta razza, vero. :D
Ma (certe volte) è ancora peggio trattare col cliente.
Fidati. ;)

mAs ha detto...

in sè non è nè brutta nè bella ... diciamo che in questi hanni ho imparato che l'intelligenza di un account non la decide l'individuo, ma la politica dell'agenzia. Ho visto posti in cui l'account ha potere di vita e di morte, sono posti in cui nessuno di noi vorrebbe lavorare.

Poi vi aggiungo un ingrediente, se non ci siete mai incappati:
alcuni/e account rendono di proposito un cliente ingestibile (e quindi rompicoglioni) perchè in quel modo si rendono necessari all'agenzia.
Ho visto più di una volta un cliente etichettato come "panico" diventare normalissimo dopo un cambio account. E non perchè il nuov ofosse meglio del precedente, semplicemente perchè il precedente era un consulente in PIVA e doveva dimostrare che la sua presenza era necessaria alla gestione di tal cliente ...

... in tutto questo io prendevo modifiche di creatività non dal mio direttore creativo ma dall'account direttamente -.-''

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