giovedì 25 settembre 2008

Perfezione animale

L’altra sera avevo Elvis proprio sulla scrivania.
Non sembrava badare a me, piuttosto guardava qualcosa con blanda attenzione, seduto immobile. Ce l’avevo proprio ad altezza sguardo, e non ho potuto fare a meno di restare colpito dalla semplice perfezione del suo profilo di gatto. Una figura che trasmetteva completezza, serenità e forza.
Non credo che Elvis sia un gatto particolarmente scaltro. Ho rinunciato da tempo ad insegnargli qualsiasi cosa, foss’anche una rudimentale educazione che persino il suo compagno Teppa sembra capire meglio. Ma non mi importa.
Quello che vedo in lui è una figura che a tratti mi scopro addirittura ad invidiare.
Ha un suo mondo, una sua percezione limitata ma pacifica.
È una mente semplice, del tutto priva di malizia.
Ha uno sguardo paragonabile solo a quello di un bambino molto piccolo, aperto con grande curiosità su ogni cosa.
Ha reazioni elementari, ma il suo affetto è genuino.
Quando sono seduto davanti il Mac e mi arriva passeggiando sotto il mento dandomi una piccola testata, mi sento invadere da un affetto senza fine.
Sento che mi vuole bene e che cerca un contatto fisico, forse un po’ di attenzione.
Sono momenti che vorrei arrotolare e chiudere in una bottiglia, perché racchiudono la quintessenza della tranquillità.
Voglio dire, quale urgenza è concepibile osservando un gatto che si lava?
Un gatto si pulisce come se avesse tutto il tempo del mondo.
Al contrario degli esseri umani, quando lo fa, ha già mangiato, quindi non ha fretta di andare da nessuna parte. È meticoloso. La natura gli ha suggerito che è piacevole essere puliti, e non si fa domande, esegue e basta. Vive e basta.
Tra poco si addormenterà, scivolando in un dolce oblio ristoratore. Dicono che i gatti e tutti gli animali con ridotte capacità cerebrali non sognino, e se è così significa che sognare non gli serve. La natura sa quello che fa, e i gatti, che portano anch’essi il suo marchio di fabbrica, sono una delle sue invenzioni più riuscite, anche se, apparentemente, vanno a colmare un posto molto piccolo nell’ecosistema.
A differenza di cani, cavalli, mucche o pecore il gatto non ha praticamente nessuna utilità pratica per l’uomo, ingombrante specie dominante del pianeta (anche se prima di dire “dominante” bisognerebbe chiedere il parere alle termiti, o alle formiche o alle api).
Il gatto non si mangia (il coniglio è più facile da allevare e si riproduce più efficacemente), la sua pelliccia non è pregiata, non dà latte né avorio o grasso.
È troppo piccolo per sfruttare la sua forza per qualsiasi lavoro.
Non c’è verso di insegnargli nulla. La sua memoria è troppo scarsa, o forse è troppo orgoglioso per eseguire qualsiasi comando.
Ma è una delle specie più amate dall’uomo, e qualche motivo ci sarà pure.
Il gatto è la massima espressione della nostra mancanza di logica. Non serve a nulla, ma a noi basta guardarlo. È bellissimo. Ieratico, fiero, possente, anche se dal muso alla coda misura poche decine di centimetri.
Infonde tranquillità. Sentirlo fare le fusa è come accendere un’orchestra personalissima che suona solo per noi. Accarezzarlo dà soddisfazione. Persino guardarlo dormire è rassicurante: se in casa accade anche il più piccolo cambiamento, se c’è anche solo il sospetto di una minaccia, il gatto se ne accorgerà molto prima di noi: quindi, finché sonnecchia, tutto bene.
Giocare con lui è coinvolgente. Il gatto gioca, ma gioca seriamente. Conserva tutte le finezze di un autentico predatore. Sa essere letale, economo nei movimenti, ha un’eleganza assolutamente innata e inscindibile.
Ma è anche troppo piccolo per rappresentare una seria minaccia per un uomo, quindi è abbastanza irragionevole avere paura di un gatto (esistono naturalmente parecchie eccezioni, ma del resto c’è ancor più gente che teme ragni o bisce).
Forse non c’è alcun mistero dietro il gatto, dopotutto. Molta letteratura probabilmente esagera nel mitizzarlo, attribuendogli poteri o consapevolezze che non possiede.
Ciò che ne fa una creatura speciale forse siamo noi, che lo guardiamo invidiosi muoversi scivolando in questo mondo con una grazia che noi non possediamo, vivere il momento con tranquillità ma anche con intensità.
Forse un giorno rinascerò come un gatto, e osserverò i tramonti sdraiato su un tetto godendo delle tegole di cotto ancora calde, leccandomi dalle zampe il sapore di quel pesce buonissimo trovato nel vicolo. Senza farmi domande sul futuro e senza ripensare al passato.
Nella breve, perfetta esistenza di un gatto.

10 commenti:

mAs ha detto...

Un post che fa capire quanto tu ami i gatti, magistralmente descrittivo di sentimenti e punti di vista...

Purtroppo devo dirti che la razza umana non è tutta d'accordo, arrischierei una divisione: metà del mondo li ama, l'altrà metà li odia. Infine una sparuta minoranza è totalmente indifferente.

Io penso solo che sia una questione di carattere, io per esempio trovo che i gatti siano fin troppo "complessi" caratterialmente, non è certamente una colpa per loro, ma a prescindere dalla mia allergia, non penso che sceglierei mai di convivere con uno di loro, proprio perchè il rapporto fra l'uomo e questo animale è quasi sempre di condivisione, come potrebbe essere fra 2 coninquilini, magari un po' più affettuosi della norma.

Sarà il mio carattere e la voglia di apprezzare, ogni tanto, la semplicità "vera", che mi fanno pesare al cane, con la sua amabile stupidità e completa simbiosi con l'uomo, come animale migliore da avere al fianco.

Ma come sempre sono punti di vista.

Larsen ha detto...

quoto mas :D

non c'e' animale piu' opportunista del gatto... e se attira la tua attenzione e' principalmente perche' e' ora di pranzo, o stai facendo troppo rumore e vuole dormire :D

preferisco i cani, con i gatti ci detestiamo cordialmente: se entro in una stanza, lui esce :D

CyberLuke ha detto...

Larsen, c'è un antico detto che recita pressappoco:coloro che odiano i gatti, in una vita precedente erano topi. ;)

Larsen ha detto...

o magari ero un cane.... :P

DAMA ARWEN ha detto...

Ti stra quoto al 10 miliardi per cento.

Hai descritto con parole tue ciò che anche io condivido e penso dei gatti. Solo che io non sono capace di dirlo così ^_^. Grazie!

Non capirò mai come si possa scegliere un altro animale piuttosto che un gatto da avere affianco!

Li adoro. Ma cmq adoro tutti i felini (tranne i leoni).

Nicla ha detto...

io preferisco i BAU ai MIAO (anche perchè ne ho una! ^____^ che mi riempie la vita e non so come farei senza di lei!) comunque amando il 97% degli animali (ad esclusione di molti tipi di insetti) adoooooro anche i gattonzi!!
poi sono così morbidi....e coccolosi...e quando parte il motore delle fusa..prrrrrr....prrrrrrrrrrr.....
tra l'altro il mio primo "cane" è stato un gatto, rosso, di nome Nicla!!! ;-) e ho detto tutto!!

Antonella ha detto...

Bellissimo post. :)

C'è una massima di Victor Hugo che recita:
"Dio ha creato il gatto per dare all'uomo il piacere di accarezzare la tigre".

Alessandra ha detto...

Meravigliose parole utilizzate con maestria per descrivere sentimenti altrettanto meravigliosi.
Condivido ogni tua parola.
Può essere interpretato quasi come un manifesto di tutti coloro che fanno del gatto un compagno di vita a cui dare e da cui ricevere amore.

Uapa ha detto...

I gatti sognano, eccome.
E, parlando da ex infermiera veterinaria, di alcuni gatti si può davvero aver paura... Specie dopo che ti hanno ridotto a brandelli la divisa, solo per auscultargli i battiti cardiaci! :-D
Sono semplicemente spettacolari.
Qualcuno ha detto che se avessero le ali non sarebbero uccelli, ma angeli. E condivido assolutamente.
Ultima consideraione: il gatto non è opportunista. Se non gli darai da mangiare, sarà in grado di procurarselo benissimo da solo. Ancora parlando da ex infermiera veterinaria, vi assicuro che se il gatto ti concede il privilegio di essere amato da lui, è perché ti apprezza davvero. E non c'è verso di piacere per forza a queste piccole tigri: se non gli andrai a genio te lo dimostreranno sinceramente, in ogni modo! :-)

Marco Bango Siena ha detto...

Hai detto tutto quello che si doveva dire sul gatto. Vorrei davvero poterne avere uno intorno.

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