venerdì 12 settembre 2008

Un'occasione perduta

Qualcosa di frivolo, qualcosa di serio.
Mortalmente serio.
I diritti umani sono un argomento che, negli ultimi anni, mi è sempre più a cuore.
E, fortunatamente, la pubblicità, ambiente in cui, bene o male, mi trovo a sguazzare, non li ha mai ignorati.
Quando le campagne riescono a trovare (e comperarsi) spazio sui muri delle nostre città e sulle pagine dei giornali (mai abbastanza spesso), è invariabilmente un pugno nello stomaco.
Ho sempre guardato alla Cina con sgomento.
Un posto dove tante, troppe cose, sembrano essersi fermate a centinaia di anni fa.
Sono ancora granitico nella mia opinione che le Olimpiadi avrebbero dovuto essere boicottate dal mondo intero.
Stadi deserti.
Un segnale potentissimo, che, chissà, qualcosa  avrebbe smosso.
Forse no.
O forse sì.
In ogni caso, la realtà (rieccola, sempre lei, la più cattiva) è che non un atleta ha inscenato un gesto di protesta. Non un attivista è riuscito ad attirare su di se l'attenzione dei media, non uno stato ha boicottato la cerimonia d'apertura. E soprattutto, pochissimi sono stati quelli che hanno deciso di non guardarle, le Olimpiadi. 
Uno ad uno siamo stati attratti chi dal fascino della cerimonia di apertura, chi dal pathos delle gare sportive, chi dalla gioia per le medaglie dei connazionali, chi dai record del mondo battuti, chi dai colori delle bandiere del medagliere olimpico.
Ora il sipario è calato.
L'occasione è sfumata.
Quello che ci resta è questa bellissima campagna di Amnesty International.
Cliccate e ingrandite.
Guardate e riflettete.
(Ci sono altri soggetti oltre questi, in rete. Cercateli.)


9 commenti:

spasquini ha detto...

Bestia che belle! Ma quelle di Amnesty son sempre molto forti!

Ricordi quella sulla pena capitale, in cui le firme di chi voleva abolirla si frapponevano tra chi sparava ed il condannato, rallentando via via la pallottola?
Stupenda anche quella.

Ma questi spot, sono circolati adesso ... lo noto dal claim, in basso a destra ... non prima, ne durante i giochi ... perchè?

spasquini ha detto...

Scusa, non volevo accusare Amnesty, ci mancherebbe, ma mi suona strano ...

CyberLuke ha detto...

"After the olimpyc games, the fight for human rights must go on".
È proprio questo il messaggio: anchedopo che si sono spenti i riflettori su Pechino, la lotta per i Diritti Umani deve continuare.

Cryz ha detto...

Belle veramente!

Nicla ha detto...

I diritti umani sono una cosa importante e in questo mi allineo anche questa campagna post Olimpiadi.
Parla una che non le ha boicottate(ho fatto un post anche sul mio blog su questo argomento).
Ma semplicemente perchè secondo me non dovevano essere assegnate alla Cina già dall'inizio.
Non si può piangere sul latte versato.

Hirilaelin ha detto...

Neanch'io ho voluto boicottare le Olimpiadi, prima di tutto perché sono qualcosa di grande e toccante, sempre, e poi perché - nel caso mio come di milioni di altre persone - sarebbe stato solo un boicottaggio di audience televisiva. E, con quello che m'hanno insegnato sull'audience... Lasciam perdere.

Sono d'accordo però sul fatto che non avrebbero dovuto da principio assegnarle alla Cina, ed è a dir poco squallido che varie delegazioni governative abbiano presenziato alla cerimonia solo per non perdere contratti con la nuova potenza economica.

Meno male che queste campagne di Amnesty escono ora.
Durante i Giochi, ero veramente scettica sul fatto che qualcuno si disturbasse a parlare di Tibet e repressione in Cina, una volta riportati a casa atleti e medaglie.

datzebao ha detto...

La Cina è una potenza economica. Boicottare le olimpiadi e continuare a fare affari sarebbe stato ancora più meschino. Le olimpiadi non avrebbero dovuto essere assegnate alla Cina, ma dal momento che questo è avvenuto, è stato giusto disputarle e seguirle. Non deleghiamo allo sport (che ha sempre fatto tanto, tantissimo nella storia in favore della pace e della verità) responsabilità che non ha. Gli atleti non sono politici, il loro messaggio non è lo "sciopero", ma anzi il gioco. E tramite il gioco la Cina si è messa in luce davanti al mondo. Non si è taciuto sull'infingardaggine del regime e sicuramente almeno un piccolo velo è stato tolto. Ma lì ora sono la politica e l'economia che devono agire.

CyberLuke ha detto...

Non sono d'accordo, almeno non in toto.
Lo sport questa volta, proprio come elemento unificatore di popoli e culture diverse, aveva la grandissima, irripetibile occasione (e quindi, in ultima analisi, responsabilità) di dare un duro colpo al regime.
Ma, parliamoci chiaro, così non è stato perché il rischio che si correva era di far saltare un impianto multimiliardario.
Quindi, che ognuno si assuma le sue, di responsabilità, altrimenti entriamo automaticamente a far parte nel novero di coloro che si trincerano dietro "tanto non sarebbe servito a nulla".

datzebao ha detto...

Secondo me non è così, vediamo il problema da punti di vista differenti. Lo sport ha fatto il suo. È andato lì, e ora tutti parlano di ciò che succede lì. Ora la cosa è alla ribalta della scena mondiale. Ma lo sport non può fare tutto, dopo aver fatto focalizzare l'attenzione, ora tocca a politica e economia andare avanti nel processo. Se fossero stati boicottati i giochi, oggi sapremmo ancora meno di quanto non sappiamo della Cina e delle storture del suo sistema.

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