mercoledì 29 ottobre 2008

Al crepuscolo

Non amo particolarmente i racconti rispetto i romanzi lunghi.
E questo, per un solo, banale motivo: se il racconto è bello, soffro nel vederlo esaurirsi nel giro di poche decine di pagine.
Avete presente quei libri che vorreste non finissero mai?
Scommetto che ognuno di voi ne ha almeno uno nello scaffale.
Quando siete arrivati all'ultima pagina, vi sarete sentiti esclusi da un mondo suggestivo e irraggiungibile.
Se invece il racconto è brutto, a differenza di un romanzo non ho il tempo di accorgermene e mollarlo lì.
Aspetto speranzoso fino all'ultimo che decolli, che mi stupisca, e quando non succede ho l'impressione di essere stato truffato.
È difficile che mi imbatta in una raccolta di racconti veramente riuscita.
Il racconto deve possedere una sua potenza per reggersi in piedi, deve avere un'idea bruciante.
Non ha i mezzi di un romanzo per tirarsela, girarci attorno, perdersi in storie collaterali.
O l'idea c'è, o non c'è.
Stephen King è il solo autore che riesca, a mio parere, ad assemblare raccolte di racconti quasi tutti bellissimi.
Sempre a mio modesto parere, King poteva ritirarsi a vita privata già dai tempi di Desperation.
King ha scritto degli autentici capolavori. E non un paio, azzeccati per caso, ma una sfilza.
Cito a caso: Tommyknockers, l'Incendiaria, Pat Sematary, Misery, Christine, Cose Preziose.
Tutti geniali.
Asciutti.
Ha il dono di rendere credibile l'incredibile.
King merita il successo planetario che ha, anche se, ripeto, negli ultimi anni più di un suo scritto ha fatto seriamente pensare me (e milioni di lettori) che la sua vena fosse ormai esaurita.
Ripetizioni di vecchi temi, soggetti fiacchi, finali a tirar via.
Ora, è uscita la sua nuova raccolta di racconti.
Al crepuscolo.
Non l'ho ancora comprato, ma è in cima alla mia want list. 
Willa, Torno a prenderti, Il sogno di Harvey, Area di sosta, Cyclette, Le cose che hanno lasciato indietro, Pomeriggio del diploma, N., Il gatto del diavolo, Il New York Times in offerta speciale, Muto, Ayana, Alle strette.
Ogni titolo è una promessa oscura, un brivido.
Appena l'ho letto, vi dirò nel dettaglio.
E, sì, d'accordo, la copertina non è un granché, ma nel suo caso immagino basti il suo nome a renderla sufficientemente evocativa.

5 commenti:

Angel-A ha detto...

Da piccola avevo letto "Insonnia"... inutile dire che poi non ero più riuscita a dormire, immedesimandomi nel protagonista.
Stephen King è un grande!
Grazie della segnalazione, credo proprio che lo comprerò... ma accetto regali. ;)

CyberLuke ha detto...

Insomnia ha una prima parte fantastica.
Centinaia di pagine dove nonci viene raccontato altro che di un tizio che, progressivamente, dorme sempre di meno.
Solo King poteva non annoiare con un incipit del genere.
La conclusione del romanzo, beh, non è una delle più felici.
Peccato.

spasquini ha detto...

Ho sempre letto con piacere i libri di King, fino a che non iniziai "Il gioco di Gerald" ... non sono riuscito ad andare oltre i primi capitoli ... illeggibile (per me).

Da allora non ho più aperto un suo libro, e forse è una mia colpa ... ma ho perso fiducia ...

Fra ha detto...

Io adoro SK e ho letto quasi tutti i libri che ha scritto e la penso come te sui racconti e i libri che vorresti non finissero mai... alla fine lo hai letto al crepuscolo? ciao

CyberLuke ha detto...

@Fra: purtroppo Crepuscolo segue il trend negativo delle cose di King degli ultimi anni:idee sempre più deboli, sempre meno sprazzi, inevitabili ripetizioni di temi già ampiamente sviscerati in passato.
Due o tre cose buone ci sono, ma non giustificano l'acquisto. Aspetta che compaia su qualche bancarella a un terzo del suo prezzo, e poi acquistalo.

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