mercoledì 1 ottobre 2008

Era forte il vecchio Bill


Già, proprio lui.
A me Bill Clinton è sempre stato simpatico.
Mi viene in mente oggi perché ho ritrovato una sua vecchia foto dove si ritrovava con Boris Eltsin al cinquantesimo anniversario dell'Onu e se la ridevano come due amiconi.
Figlio di un commerciate morto prima che lui nascesse e di una madre modesta impiegata che si risposò con un alcolizzato, Bill riuscì, tra borse di studio e colpi di fortuna, a diventare governatore dell’Arkansas poco più che trentenne e presidente degli Stati Uniti d’America a quaranta anni.
Mica male.
Nella sua vita, si sa, una parte fondamentale la giocò Hilary Clinton, prima compagna di studi, poi moglie, poi tradita, poi incazzata, poi clemente, infine primo presidente donna mancato degli Stati Uniti.
Ma resta il fatto che Bill era uno normale, davvero, senza case di proprietà, con i suoi viaggi in macchina per l’America, con le grigliate in giardino organizzate per raccogliere fondi nelle prime campagne elettorali.
E anche la storia della Lewinsky, diciamocelo, dava al personaggio un tocco di umanità, di simpatia.
Pensate: l’uomo più potente del mondo, nella stanza ovale, la vera stanza dei bottoni (con pulsanti di atomiche, scudi spaziali, con telefoni rossi in filo diretto con Mosca) a spassarsela con una stagista bruttina consenziente a suon di rhum e sigari cubani.
Insomma, nessuno sceneggiatore di serie B avrebbe mai imbastito una storiella del genere, eppure la realtà, una volta di più, batté la fantasia due a zero.
Inoltre, nonostante i fatti di costume, bisogna dire che Clinton fu tutto sommato un buon presidente.
Nonostante alcune decisioni pesino negativamente sul suo mandato (dal comportamento nella ex-Jugoslavia ai tentennamenti sul Rwanda, dal Digital Millenium Copyright Act ad un’infatuazione a tratti eccessiva verso un neoliberismo ideologico) è indubbio che Bill ha incarnato per tutti gli Anni Novanta lo spirito di un’America  nuova, moderna, attenta ai diritti civili e sociali, nonché alla tutela delle minoranze.
E scusate se è poco.
Ritengo che Bill avesse aperto una strada, un percorso che poi l’ambientalista suo vice Al Gore avrebbe dovuto imboccare.
Invece nel 2000 – ma questa è un’altra storia- arrivò Bush a scippare in maniera fraudolenta la vittoria ai democratici, mettendo così indietro di parecchi anni le lancette del mondo.
Il congedo di un presidente come Clinton non poteva essere che all’altezza del suo doppio mandato e della sua “modernità”.
È il video President Clinton Last Days in Office che ho scovato su YouTube e che metto qua sotto. E che dimostra la simpatia dell’ex presidente.
Un commiato, naturalmente, che per i nostri politici sarebbe del tutto inconcepibile.

3 commenti:

Larsen ha detto...

bhe' dai, come scordare anche il mitico ultimo giorno di lavoro di bill gates? :D

gli americani sono cosi': puoi essere l'uomo piu' potente, o quello piu' ricco del mondo, ma l'ironia deve sempre essere presente.

non come quei 4 straccioni spocchiosi che ci troviamo qui...

DamaCorp ha detto...

Spero che il suo successore democratico sia Obama.. anche se un po' demagogico e impacchettato come un prodotto di marketing troppo perfetto, secondo me può dare una svolta positiva all'America.

Io purtroppo quando c'era Clinton ero piccino.. :D
Ho iniziato a seguire un po' la scena internazionale solo dalle medie, da quel fatidico 11 settembre.

datzebao ha detto...

Clinton è stato come Kennedy, un presidente pessimo nelle decisioni, ma splendido nell'appeal.
Non ha contribuito neanche con una virgola al miglioramento delle cose globali, ma in compenso aveva carisma e capacità di farsi seguire.
Incarnazione del sogno americano è stato più un simbolo che un politico.

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