martedì 7 ottobre 2008

I quattro migliori romanzi di fantascienza mai letti


1) Sfera, di Michael Chricton, 1987.
La storia: Un’equipe di scienziati viene reclutata in una base sottomarina per un incarico top secret. Sommersa nell’oceano da almeno trecento anni, a giudicare dal corallo che la ricopre, è stata rinvenuta nientemeno che un’astronave.
Solo che, quando la squadra vi penetra all’interno, scopre che si tratta di una navicella americana, deserta e proveniente chiaramente dal futuro.
Ma la vera protagonista è la grande sfera di un materiale indefinibile che viene trovata a bordo, refrattaria a qualsiasi analisi umana.
Sfera che sembra del tutto inerte, indecifrabile come una sfinge postmoderna, ma che in realtà ha effetti assolutamente inattesi su tutti gli umani che vi entrano a contatto.

Cos’ha di geniale: gli umani cercano gli alieni dove non ci sono.
I veri alieni siamo noi.
La sfera è solo un potentissimo catalizzatore.
Non vengono spiegate le sue origini, né i suoi scopi.
Non è difficile notare delle analogie col monolito di 2001, dove nulla viene spiegato ma vi è terreno fertile per tutta una serie di interessantissime ipotesi sulla scienza e sulle (supposte) civiltà extraterrestri.
Lo stile di Chricton è asciutto ma piacevole, e pur restando sempre in un ambito parascientifico e di grande verosimiglianza, non annoia mai.
I suoi romanzi sono invariabilmente impregnati di contenuti scientifici, storici e politici. La narrazione è continuamente interrotta (è qui il suo genio, il suo peggior difetto, per altri) per dissertire sui temi che i personaggi stanno affrontando, fantascientifici solo in apparenza e presentati con un approccio proprio dello scienziato, più che del romanziere.
Tra le pagine dei suoi libri è possibile trovare la descrizione del progetto SETI (Sfera), l’uso della teoria del caos e dei modelli non lineari per lo studio di sistemi complessi (Jurassic Park), le teorie micro e macroevolutive di ultima generazione (Mondo Perduto), le tecniche di controllo degli impulsi celebrali attraverso un microcontrollore (Il terminale uomo), le nanotecnologie e le reti distribuite per l’implementazione di relative intelligenze artificiali distribuite (Preda), il concetto di universo e multiverso (Timeline)
L’abilità di Crichton consiste nel prendere queste teorie, dar loro un interpretazione personale ma molto plausibile, e realizzarci sopra un romanzo.



2) Tommyknockers, di Stephen King, 1987.
La storia: Una scrittrice si imbatte in un oggetto sepolto nel bosco.
Mossa dalla curiosità, inizia a scavare e lentamente disseppellisce una gigantesca astronave aliena, rimasta intrappolata milioni di anni prima.
Man mano che il manufatto viene alla luce, sottili cambiamenti iniziano a pervadere la piccola cittadina di Haeven: la nave influisce direttamente sulle capacità psichiche degli esseri umani, come orientandoli al completamento di un misterioso progetto.

Cos’ha di geniale: che (neanche qui) si vedono alieni.
Sono morti, se non estinti, da migliaia di anni, ma la loro mostruosa diversità, unita alla loro tecnologia, riesce a gettare un’influenza nefasta attraverso i secoli sullo sfortunato gruppo di esseri umani, dai quali sembra riuscire ad esaltare il peggio che sonnecchia in ciascuno di loro.
Il male, dopotutto, non muore mai.
Inquietanti e dettagliate le descrizioni del grandissimo King delle meraviglie ma anche degli orrori tecnologici che la nave aliena mette in atto attraverso i suoi nuovi strumenti di carne e ossa.
Azzeccatissime come sempre le caratterizzazioni dei (numerosi) personaggi e realistiche le loro storie collaterali.
Dal corposo (783 pagine) romanzo è stato tratto un mediocre film tv a basso budget, noioso e praticamente inguardabile.


3) Rama II, di Arthur C. Clarke, 1991.
La storia: Forse non è un caso se, neanche stavolta, gli alieni non si vedono.
Rama è un gigantesco oggetto celeste in orbita di avvicinamento alla Terra, di forma sorprendentemente cilindrica, ovviamente artificiale.
Viene organizzata una spedizione per studiare il misterioso nuovo venuto, che si rivela essere un cilindro cavo in rapida rotazione sul proprio asse, sulle cui pareti interne esiste un vero e proprio nuovo mondo.
Una coppia di scienziati riesce a penetrarvi, senza trovarvi all’interno nessuno se non una serie di droni e macchinari automatizzati dallo scopo indefinibile.
Per il resto, Rama è deserto, forse è morto.
Chi erano i suoi abitanti? Perchè lo hanno abbandonato? Ma lo hanno davvero abbandonato? Oppure sono lì, nascosti, intenti ad esaminare i piccoli umani che hanno osato introdursi nel loro mondo?
Cos’ha di geniale: Anche qui, analogie con 2001, peraltro dello stesso autore, in cui gli esseri umani sono quasi oggetto di esperimenti da parte di una civiltà tanto avanzata quanto diversa, tanto diversa da non poter essere neanche manifestata.
Clarke sottolinea come anche le percezioni e le capacità della mente umana abbiano dei limiti, e che quello che riusciamo ad immaginare si rivela quasi immancabilmente differente dalla realtà.



4) Il Pianeta Proibito, di W.J. Stuart.
La storia: Rielaborazione di un racconto di Irvin Block e Allen Adler, a sua volta liberamente ispirato a La tempesta di William Shakespeare; fu pubblicato per la prima volta nel 1956, lo stesso anno di uscita del film.
E, sì, d’accordo, è confermato: le civiltà aliene, meno si vedono e meglio è.
Forse, dopotutto, non possediamo un’immaginazione sufficiente a fornirne una descrizione plausibile.
E il fascino di questo datato romanzo risiede proprio nel manto di mistero che avvolge l’antichissima civiltà Krell, avanzata ed illuminata, e sterminata nel giro di una sola notte.
Il Bellerofonte è in missione di soccorso su Altair-4, dove anni prima è scomparsa una nave terrestre.
Il solo superstite, il dottor Morbius, è uno scienziato che racconta del contatto con una forza misteriosa che ha ucciso tutto l’equipaggio tranne lui e sua figlia.
Morbius ha scoperto le immense vestigia della scomparsa civiltà Krell, di cui si ritiene depositario e custode.
Anche qui, un macchinario misterioso ha influito sulle sue capacità mentali e gli ha permesso, tra l’altro, di costruire un sofisticato automa semisenziente, che è la vera “anima” pura del pianeta, che sarà presto sconvolto da un nuovo manifestarsi della forza distruttiva che stavolta ha per bersaglio il drappello di militari terrestri.

Cos’ha di geniale: il “mostro”, il male, ancora una volta è dentro di noi.
Catalizzato ed amplificato smisuratamente, diventa reale e distruttivo.
E Robbie è l’automa per eccellenza: solo vagamente antropomorfo, servitore potente e con un inattaccabile codice morale che mai gli consentirebbe di danneggiare un essere umano.
Il film è giudicato il migliore film di fantascienza degli anni cinquanta, dalle suggestioni immutate fino ad oggi.

4 commenti:

spasquini ha detto...

Sfera non l'ho letto. A questo punto devo farlo.
Gli altri che hai citato, tutti quanti e concordo con te e con le tue descrizioni.
Ti consiglio però di leggere, e anzi, te lo porto al raduno, un libro molto carino, scritto da un italiano, Massimo Mongai, dal titolo "Memorie di un cuoco d'astronave" e anche un altro dello stesso autore, dove gli alinei si vedono eccome, sono credibili e la storia è fresca e divertente.

Larsen ha detto...

sai che me ne manca uno solo?

3) Rama II

se ho tempo/voglia me lo vado a cercare

CyberLuke ha detto...

Lars, dovresti trovarlo facilmente, anche sulle bancarelle "tutto a un euro".
Tra l'altro, uscì anche il seguito, "I giardini di Rama", che non ho ancora letto.
Sauro, idem per "Sfera". Lo trovi in edizione tascabile a pochi euro.
Aspetto di dare un'occhiata a "Memorie di un cuoco d'astronave". ;)

Nussy ha detto...

Totalmente d'accordo con te, specie per sfera...peccato la versione cinematografica non gli renda giustizia...

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