giovedì 23 ottobre 2008

[Recensione] Come Dio Comanda

Dicono che uno dei segreti della vita è prendere sempre il meglio dalle situazioni, non importa quanto esse possano apparire sgradite o negative.
Starsene a letto con la broncopolmonite non è il modo migliore di passare le giornate, ma una volta accettato che oltre che imbottirsi di antibiotici non si può fare, si può approfittare dell’immobilità forzata smaltendo la pila di libri che si accumulano sul comodino dopo ogni visita alla Feltrinelli.
Da poco è uscita l’edizione economica dell’ultimo romanzo di Nicolò Ammaniti, Come Dio Comanda, e l’avevo presa, temendo di riuscire a finire il tomo (quasi cinquecento pagine) non prima di qualche viaggio in treno (posto sublime per leggere) o addirittura di dover arrivare alle vacanze di Natale.
E invece, ecco qua, una bella broncopolmonite tutta per me, un’occasione perfetta.
Iniziato ieri sera e finito poco fa.
Dimenticavo il piacere di iniziare un libro e non essere costretto a fare una sosta ogni venti pagine per dedicarmi a cose come lavorare, andare in posti, comprare cose, ficcare carburanti in cose che mi spostano.
No, una bella storia tutta per me e nessuno (o quasi) che mi interrompe.
(E poi qualcuno si chiede perché ho due gatti che non mi chiedono di smettere di fare ciò che sto facendo per andare al parco.)
Ma dicevo di questo Come Dio Comanda.
Se Ammaniti ha evoluto il suo stile, è diventato più piatto che non in gioielli come Fango o Ti prendo e ti porto via.
Più ordinario.
Sempre uno di classe, sia chiaro.
Ma dopo aver letto anche gli altri suoi romanzi, Come Dio Comanda sembra un po’ una riscrittura di questi, o almeno, un ennesimo affrontare sempre gli stessi temi, situazioni, stilemi.
La storia è solo un pretesto, tirata in ballo appena una mezza dozzina di volte, per raccontare la storia di quattro personaggi costruiti con mano sicura.
Ammaniti ci racconta senza fretta (magari un filo in più avrebbe giovato, visto che il volume poteva essere tranquillamente più snello di un buon centinaio di pagine) il loro universo (degradato), senza perdere un certo ritmo e senza nessuna forzatura, indulgendo un po’ troppo sul luogo comune ma sempre con una certa eleganza.
Un vero peccato che lo spostare impercettibilmente al centro della vicenda un ragazzino lo faccia sembrare noiosamente somigliante ad almeno due due suoi noti, precedenti lavori.
Di ragazzini o bambini con situazioni difficili ci hai già raccontato ampiamente, Nicolò: basta.
L’impressione quando si chiude il volume è che non ci siamo sentiti raccontare una storia, ma quattro, e nonostante le conclusioni di alcune di esse siano piuttosto banali (l’espediente del suicidio per eliminare un personaggio che altro da dire non aveva non si regge più) non posso giudicarlo un brutto lavoro.
Un classico Ammaniti-book, un compitino molto ben eseguito ma senza acuti, sia per quanto riguarda lo stile che l’intreccio.
Insomma: a mio modesto avviso, il premio Strega si spiega un po’ male.
Piccola nota a margine numero uno:
Salvadores si è innamorato anche di questo soggetto, e ne ha già iniziato lo scorso febbraio una riduzione cinematografica.
QUI potete leggere sul casting, sul qulale non sono completamente d’accordo, ma tengo le dita incrociate e spero di non rimpiangere il bravissimo Abatantuono.
Piccola nota a margine numero due:
La copertina è simile in modo alquanto sospetto a quella dell’altro libro che sto finendo (Lo vedete nella colonnina a destra del blog, ma potete vederla anche QUI): evidentemente, quando nel titolo del volume c'è la parola "Dio", automaticamente il grafico di turno cerca negli stock image una bella foto di un fulmine e poi se ne va a casa.

4 commenti:

Larsen ha detto...

si sa, il fulmine fa fine e non impegna :D
conoscendomi mi sarei dato ai videogiochi :D ne ho una marea da finire e non ho mai il tempo di finirli...

DAMA ARWEN ha detto...

Che figata avere così tanto tempo per leggere... :-P ma non ti invidio la broncopolmonite!

Conosco bene il fascino di girellare per le librerie e l'impossibilità di uscirne senza almeno un volume sottobraccio.
Tuttavia ti consiglio gli acquisti su IBS, on line (costano meno e ci sono titoli introvabili) e poi...
NON DAI QUEI COMUNISTI DEL CAVOLO DELLA FELTRINELLI!!! :-P

CyberLuke ha detto...

La parola "comunista" non ha più alcun senso. ;D
I libri sono una delle poche cose che ancora mi piace comprare "dal vivo".
Entrare in libreria è una pausa, una vacanza, un gioco.
Non potrei mai rinunciarvi.

Angel-A ha detto...

Letto anch'io! Quest'estate!! Piaciuto abbastanza, un po' dispersivo, finale moscio, per il resto sono d'accordo con te.
Il mio preferito è "Fango", ma ammetto che "Io non ho paura" non l'ho letto.
Anche a me dalle librerie mi devono cacciare... ;)