lunedì 13 ottobre 2008

[Recensione] The Mist


Qui sopra: la locandina originale...

(e qui la locandina italiana, dove il padre che tiene in braccio il figlio è sparito... perché? Misteri della localizzazione)

D'accordo: la storia delle presenze o delle creature che minacciano un gruppo di persone asserragliate in un supermercato non è nuovissima.
I meccanismi horror su cui The Mist si basa per intrattenere, inquietare e (a tratti) spaventare non sono rivoluzionari, ma non si può negare che il compitino, in questo caso una trasposizione piuttosto fedele di un racconto del 1976 di Stephen King (Nebbia) è svolto più che dignitosamente.
La parte centrale è probabilmente la migliore, dove, una volta di più, notiamo come in situazioni limite tutta la nostra “civiltà” si rivela essere poco più che una sottile patina pronta a saltare via.
Eccellente la prova di Marcia Gay Harden nella parte della fanatica religiosa che sfrutta la paura crescente per spostare gli equilibri “democratici” della comunità dei sopravvissuti mettendo in minoranza chi ha ancora un briciolo di buon senso.
Laddove il racconto di King offriva una conclusione sospesa, Darabont propone un finale esplicito e così cattivo che Hollywood non ci ha certo abituato a vedere.
King le sue cose migliori le ha scritte da un bel pezzo, ormai, ma questo The Mist appartiene ancora al suo periodo d’oro, in cui riusciva a concentrare in poche decine di pagine orrore semplice e genuino.
Probabilmente, The Mist non è efficace come il racconto, ma è certamente meglio di parecchia pacottiglia horror in circolazione.
Io una visione ve la consiglio.
Fatemi sapere.

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