domenica 9 novembre 2008

[Recensione] Speed Racer

Venerdì sera.
Mi ritrovo quasi per caso da Blockbuster, e a passare in rassegna le uscite delle ultime settimane, ché nell'ultimo anno non è che sia andato così spesso al cinema e sicuramente, tra tanta mondezza, qualcosa di valido me lo sarò perso.
Mi cade lo sguardo su una copertina sgargiante: Speed Racer, dei fratelli Wachowski.
Sì, quelli della trilogia di Matrix e di V for Vendetta.
Il poco che so della loro ultima creatura, che in ogni caso non ha certo sbancato ai botteghini, è che è la trasposizione cinematografica di una serie di vecchi cartoni giapponesi sulle corse automobilistiche (Mach! Go! Go! Go!), con il solito, massiccio impiego di effetti digitali.
Normalmente non investirei due ore della mia vita su un prodotto simile, ma mi dico: i Wachowski hanno già dimostrato di non essere dei semplici mestieranti, ma di avere un certo talento.
L'ho perso al cinema, in effetti non aveva ricevuto tutta 'sta gran promozione, quattro euro al noleggio si può fare.
Torno a casa col mio dischetto a noleggio, sfamo le due belve (in realtà sono quasi tre, da un po'), mi preparo una frugalissima cena e accendo l'home theatre.
Due ore dopo spengo.
La faccio breve.
Un bombardamento di immagini ipercolorate che ti viene voglia di richiamare l'apposita finestra di Photoshop per abbassarne la saturazione eccessiva. Un caleidoscopio digitale impazzito più simile a un videogame che a qualsiasi altra cosa. Un Tron epurato di tutte le sequenze non adrenaliniche e frullato a velocità tripla. Dei personaggi che definire degli stereotipi sarebbe un complimento. Situazioni e dialoghi che più scontati e melensi neanche nel più zuccheroso dei lungometraggi Disney.
Un unico, prolungato sbadiglio digitale prevedibile dalla prima all'ultima sequenza, mascherato da sedici milioni di colori che si agitano e rimescolano di continuo in background cercando di confondere allo spettatore le idee su forma e sostanza.
C'è chi ha parlato di "nuovo cinema": in realtà, di cinema, nella tradizionale accezione del termine, in Speed Racer non è rimasto assolutamente nulla.
La psichedelia digitale evocata dai fratellini prodigio mi ha lasciato freddo come davanti un esperimento visivo eccessivamente lungo, noioso e inconcludente.
Un consiglio?
Lasciate Speed Racer sullo scaffale e noleggiatevi Rollerball.
Quello del 1975, non l'orrido remake di John McTiernan del 2002.
E poi ditemi.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

pensa che noi abbiamo anche cancellato l'uscita del gioco per cellulare :D

larsen

spasquini ha detto...

Boh! Io l'ho visto a casa. Certo che è un'effettone dall'inizio alla fine, ma io vedevo il cartone, da piccolo, e l'ho visto proprio con la mente già impostata a vedere un grosso cartone. I registi han rispettato il cartone, c'è poco da fare. Non è che il soggetto si prestasse a rivisitazioni realistiche o cosa ... insomma ... o no?
Poi, non era una gran storia cmq, visto che c'è il solito trito e ritrito concetto dello sport truccato e della rivincita del puro ed incorrotto eroe.
Su questo tema preferisco di gran lunga i vari film di Bud Spencer sul rugby e sul pugilato ... ricordi?

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