giovedì 11 dicembre 2008

Annegati nel nonsenso


Ecco come Dio ha scelto di uccidere tutti i romani: annegati.
Stanotte sono venuti giù ettolitri d'acqua, e una volta tanto non è un'esagerazione.
E, come sempre a Roma, si grida all'alluvione, alla catastrofe, alla calamità naturale.
Noi (anzi, loro) romani proprio non ci si vogliono abituare.
Al nord nessuno fa tutte queste storie e si mette a frignare per un po' di pioggia in più.
Certo, voi mi direte: vallo a dire a quella poveretta annegata come un topo dentro la sua stessa auto.
Il fatto è che, se ammettiamo che la città non è in grado di reggere alla pioggia (e non lo è, chi non è convinto si vada a guardare fotografie e video che da stamattina circolano in abbondanza sulla Rete), quando si supera un certo livello (esistono dozzine di centraline di monitoraggio, pagate dai contribuenti) al sindaco dovrebbe arrivare una telefonata, non importa se sono le quattro, le cinque o le sei del mattino, e lui dovrebbe fare un bel comunicato straordinario alla radio e alla tv (e, se si ricorda che siamo nel 2008, anche su Internet): romani, oggi prendetevi una giornata di ferie pagate. Non uscite di casa, che potrebbe anche dirvi male. Anzi, se vi becchiamo in giro con la macchina vi fermiamo e vi rimandiamo a casa con una multa sul groppone. E ora, scusate, me ne torno a letto.
Invece no, bisogna assolutamente affrontare la collera divina, chiudersi in macchina, raccomandarsi ai propri santi e partire obbedienti verso i rispettivi posti di lavoro: che senza di noi, l'economia, la società civile, la vita stessa collassa, tracolla, scompare per sempre.
Sarebbe ridicolo, se non fosse tragico.
Penso a quella donna, 54 anni, manco una giovinetta, che alle cinque di stamattina è uscita di casa per andare a lavorare nella ditta di pulizie.
Certo, le pulizie degli uffici non possono aspettare. I cestini vanno svuotati, i bagni implorano un passaggio di lisoformio.
Stamattina mi sono affacciato alla finestra e ho contemplato sgomento le file di automobili con gente aggrappata al volante che schiumava: aaargh, devo, devo raggiungere il mio posto di lavoro!
Sembrava un esodo da una città attaccata dagli alieni, invece erano persone convinte che stessero facendo la Cosa Più Giusta, quello che la Società si aspettava da loro, che adempissero alle loro sacre Responsabilità.
Ditemi, in coscienza, se la vostra presenza in ufficio oggi era così indispensabile.
Se siete medici o vigili del fuoco, ovviamente, la questione non si pone.
Ma tutti gli altri... grafici, panettieri, benzinai, impiegati, insegnanti, cassieri, io, voi, milioni di romani...
Se ce ne stavamo a casa a farci un cappuccino caldo davanti la televisione e a finire quel libro che staziona sul comodino da settimane, non era molto, molto meglio per tutti?
Il Buonsenso è morto.
C'è qualcosa di profondamente sbagliato nelle nostre vite.

8 commenti:

Anonimo ha detto...

un'altro buon motivo per essere freelance :D
ieri mi sono svegliato alle 7, ho guardato fuori, mi hanno fatto "ciaociao" 20cm di neve, e me ne sono tornato a dormire.
e oggi, avesse continuato a nevicare, avrei fatto il bis...

mia sorella, dipendente, era gia' in fregola perche' si stava giocando giorni di ferie e voleva andare a tutti i costi in ufficio...

mha...
dal canto mio, col mio lavoro, non salvo la vita a nessuno, se non la mia, quindi posso anche decidere che e' il caso di essere un po' indulgente con me stesso.

larsen :D

Antonella ha detto...

Eh! A chi lo dici!
A Napoli quando piove si aprono più strade che ombrelli! Traffico impazzito, incidenti moltiplicati. Bah. Oggi era decisamente una giornata da tazza di cioccolato caldo & savoiardi, plaid e divano. Ma quanto è bello poltrire quando fuori piove? :P

CyberLuke ha detto...

È bellissimo. :)
Il problema è che ci hanno sempre fatto credere, tutti, che il lavoro è la cosa più imprenscindibile e importante che possa e potrà mai esistere nelle nostre vite: al punto che se ci concediamo una mezza giornata di riposo, la viviamo anche coi sensi di colpa.
Terribile.

Anonimo ha detto...

si, stoca....o! :D
io lavoro per vivere, non vivo per lavorare...
quando ho cio'che reputo sufficiente per vivere, non mi obbligo a lavorare per sport!
anzi :D potessi vivere senza lavorare, ma solo coltivando le mie passioni, magari farei soldi lo stesso, ma con tutt'altro approccio!

la cosa "strana" di questa "dottrina del lavoro", e' che si riassume con una famosa scritta: "il lavoro rende liberi".
una strana similitudine non credi?
nasci, produci, muori.

naaa... c'e' di piu'... :D molto di piu'...
potersi fare una passeggiata alle 3 del pomeriggio, fottendosene delle caselle email che esplodo, del cellulare che vibra (ma non squilla) nella tasca, non ha prezzo!
preferisco rinunciare ad un'auto nuova che sentirmi uno schiavo di me stesso...

larsen

datzebao ha detto...

A me non dispiace affatto lavorare, mi annoierei senza lavoro. Certo, viste le condizioni meteo un giorno di ferie potevamo anche concedercelo, ma insomma... alla fine non è che io abbia patito più di tanto.
Il tono del tuo post (e anche di altri) Luca mi sembra una propaggine diretta e ormai inevitabile della tua visione rassegnata del rapporto società/lavoro vissuto esclusivamente come coercizione. Insomma... ogni scusa è buona per tornare allo stesso tema :D
Sbaglio?

Anonimo ha detto...

dalle nevi torinesi.....
...il mio capo voleva mandare una lettera di ammonizione per i due che non si erano presentati al lavoro causa neve, premettendo che abitano entrambi fuori citta' e che mercoledi' sono caduti circa 30/40 cm. e che ovviamente pochissime strade erano state pulite... no comment!
sigh....
cla

Angel-A ha detto...

Quand'ero più piccolina, la pioggia mi piaceva.
Avevo una mantellina gialla e delle galosce di plastica gialle con cui sfidavo pozzanghere e alluvioni.
Papà mi veniva a prendere a scuola con un gigantesco ombrello e a casa guardavo il temporale dalla finestra tutta rapita dallo spettacolo dei fulmini e lo disegnavo sul mio quaderno.
Oggi...
oggi ho il raffreddore! Eccì!

Link my brain ha detto...

@CyberLuke: capisco ciò che vuoi dire, al di là della pioggia.
Il fatto è che la nostra società è basata sul lavoro.
È impensabile un mondo senza gente che ogni mattina si alza e va a produrre: si fermerebbe tutto, e alla lunga sprofonderemmo nel buio totale.
È altresì vero che abbiamo così poco tempo per noi, e forse fa parte anche questo di un "disegno": credo che a molti non convenga che l'Essere Umano abbia troppo tempo per pensare.
Diventerebbe pericoloso, non trovi? ;)

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