giovedì 4 dicembre 2008

Spendi, spandi, effendi


È inevitabile: non importa quanto forte si gridi alla crisi economica (e ogni anno c'è qualcuno che grida più forte), regolarmente di questo periodo dell'anno i negozi e i carrelli si riempiono, i registratori di cassa cantano, le carte di credito ronzano, i portafogli si svuotano.
Si chiama shopping.
Lasciamo per un momento da parte quello fatto per il prossimo, e concentriamoci su quello personale.
L'impulso all'acquisto ha radici profonde, e molto spesso travalica il ragionamento.
Ho trovato un interessante intervento di Anthony Clifford Grayling, filosofo inglese contemporaneo: “Il ragionamento che nega la natura oppressiva del consumismo – sostenendo che i consumatori in realtà sono felici, che il consumo è fonte di soddisfazione e dà significato alla vita – è robusto. D’altra parte è difficile resistere all’idea che, se la felicità fosse davvero tutto ciò che conta, potremmo raggiungerla, nella stessa intensità ma in modo rapido ed economico, introducendo negli acquedotti una droga adatta allo scopo. Senza contare che quel ragionamento ignora un’intuizione così familiare da essere stata per molto tempo la quintessenza del cliché, e cioè che tutte le cose che vale davvero la pena avere nella vita, come la generosità, la saggezza e gli affetti umani, non sono in vendita nei centri commerciali”.
E aggiungiamo pure che, bene o male, questo lo sappiamo o lo intuiamo tutti.
Eppure, eccoci tutti qua, sporte di cartone e plastica in mano e bancomat stretto tra i denti, inseguendo (più spesso di quanto non ammettiamo) una sorta di desiderio senza fine.
Perché, secondo voi?
Ci ho riflettuto e mi sono dato questa risposta.
L’uomo è insoddisfatto indipendentemente dal ruolo e dalla posizione che ricopre.
Vorrebbe sempre essere diverso o almeno possedere qualcosa in più o essere differente da come avverte o crede di essere.
L’uomo non si conosce bene, non ha la percezione precisa di chi sia e questa parzialità è all’origine della sua insoddisfazione. Ed è proprio qui che nascono i desideri.
Desideri che andrebbero "controllati", chiedendosi, ad esempio, se quel desiderio che proviamo sia per noi qualcosa di utile. In altre parole, i desideri, prima di portare all’azione per ottenerli e realizzarli, dovrebbero favorire una conoscenza di sé, e inoltre non fondarsi sull’invidia, sul fatto di non avere ciò che invece un altro possiede.
Se uno non si conosce, non può nemmeno valutare il senso di quel desiderio.
E da qui a sostenere che l’invidia non ha mai fine il passo è brevissimo: perché una volta ottenuto ciò che l’altro ha e che ci mancava, ci si accorge di desiderare qualche altra cosa e allora si agisce per averla e si continua così perseguendo sempre qualcosa che non si ha e che una volta avuta, scompare come se non ci fosse affatto, sommersa da quello che non c’è.
E non ci accorgiamo mai di ciò che abbiamo veramente, poiché rimane nascosto a noi stessi sotto le immondizie dell’invidia che concentra l’attenzione e l’azione verso quel quid che manca e che mancherà sempre.
Ecco, da adesso ogni volta che vedo qualche luminescente, levigata puttanata in vetrina correrò a rileggermi queste righe scritte in un momentaneo bagliore di coscienza.

4 commenti:

Antonella ha detto...

C'era una volta un signore di nome Abraham Maslow che teorizzò "La piramide dei Bisogni" secondo la quale esiste una gerarchia di bisogni, necessità, che l'uomo sente di soddisfare a seconda del grado di carenza generato in un determinato momento storico. In ordine di importanza: i bisogni fisiologici, il bisogno di sicurezza e protezione, il bisogno di appartenenza (sociale), il bisogno di stima e al vertice il bisogno di autorealizzazione. Tale suddivisione trova riscontro nell'ambito dei comportamenti di acquisto. In pratica, i consumatori, una volta soddisfatti i propri bisogni di base, rivolgono il proprio interesse verso quei prodotto/servizi che vanno al di la della semplice utilità funzionale. In particolare sono emerse delle nuove tipologie di bisogni che risiedono nella sfera emotiva e inconscia dell'essere umano in quanto tale, prima di essere consumatore. Non è l'atto d'acquisto in sè che genera benefici, ma sono le emozioni percepite a dare valore aggiunto alle merci. In primis il senso di appartenenza ad un gruppo (focus sul mktg tribale) e l'esigenza di realizzare la propria identità e poterla confermare ad ogni atto di acquisto (si parla di consumatore vocazionale). Le tue osservazioni sono più che corrette. L'uomo è continuamente insoddisfatto, persegue la conferma del proprio essere per mezzo degli acquisti. Quelli che erano classificati come bisogni ora sono identificabili come "desideri", specialmente nei nostri anni dove non abbiamo più bisogno di ostentare il nostro status, ma la nostra appartenenza.

p.s. - perdona la prolissità, ma è un argomento che ho studiato e amato parecchio.

:)

CyberLuke ha detto...

Non hai nulla da farti perdonare. ;)
Le tue considerazioni sono interessanti, e ci sarebbe ancora parecchio da dire.

DAMA ARWEN ha detto...

Secondo me è un argomento molto complesso...
Nel nostro secolo, nella nostra società, per quanto si urli alla crisi e alla recessione, una casa, un lavoro e il cibo con cui sfamarci li abbiamo.
Ma siccome, come avete detto voi, il "desiderio" dell'uomo non hai mai fine in ogni campo, si cerca e si desidera sempre qualcosa di nuovo e a veri livelli, anche di superfluo...

Non sempre il senso di appagamento è uguale per ogni desiderio soddisfatto: ci sono "cose" che seppur superflue vengno strausate e quindi la soddisfazione è ancora maggiore. Di contro un acquisto non sfruttato pesa molto di più sulla coscienza.

Almeno, per me funziona così...

Link my brain ha detto...

Alla base dello shopping compulsivo possono esserci depressione o altri disturbi della personalità.
Poi, in questi tempi di crisi, la minore disponibilità può scatenare vere e proprie crisi d'astinenza: nervosismo, aggressività, sbalzi d'umore.
Lo vedo sulla mia stessa famiglia.
E ogni Natale, tremo.
Tremo per la quantità di cose superflue che entrano in casa solo perché "bisogna" acquistare.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...