domenica 30 novembre 2008

Incapaci di sbagliare

Kappa (nell'elenco dei blog imperdibili nel colonnino a destra) ha colpito ancora.
Le sue strip tra l'iMac e la "stupida scatola" (un Pc) sono quasi invariabilmente irresistibili.
Recuperatele tutte sul suo blog e passate una domenica pomeriggio distensiva.

Vieni, mio bel gatto

“Vieni, mio bel gatto, sul mio cuore innamorato;
ritira le unghie nelle zampe,
lasciami sprofondare nei tuoi occhi
in cui l'agata si mescola al metallo”.
Charles Baudelaire

“Mi dà sempre un brivido quando osservo un gatto che sta osservando qualcosa che io non riesco a vedere“.
Eleanor Farjeo

“Io non conosco il gatto. So tutto sulla vita e i suoi misteri ma non sono mai riuscito a decifrare il gatto“.
Pablo Neruda

“I gatti sono stati messi al mondo per contraddire il dogma secondo il quale tutte le cose sarebbero state create per servire l'uomo“.
Paul Gray

“Dio ha creato il gatto per procurare all'uomo la gioia di accarezzare la tigre“.
Joseph Mery

sabato 29 novembre 2008

Il padre di tutti i gadget

Dovreste saperlo giù: spesso gli oggetti superflui mi attirano, anche se mantengo verso di essi un atteggiamento critico.
In genere, mi accosto ad essi il più vicino possibile (diciamo fino a toccarli con la punta del naso), li studio ipnotizzato per un po' e poi mi allontano, facendo appello alla mia parte razionale per non precipitarmi alla cassa ad acquistarne uno, se non due.
Solo che l'oggettino che vedo oggi "esibirsi" in una nota catena di elettronica di consumo mi lascia un filo interdetto.
Ho detto "esibirsi" e non "esibito" non a caso.
È prodotto da Sony e gli uomini del marketing lo hanno commercializzato col nome di Rolly.
Se è acceso, è impossibile non notarlo.
Una specie di supplì di plastica bianca che si muove su due ruote, agita degli sportellini come fossero alucce (o minuscole braccia) ed emette luce che cambia continuamente colore. Lo vedo agitarsi a ritmo di musica e mi rendo conto che è proprio il cosino ad emetterla.
Non posso credere che una cosa così piccola suoni così bene, ma è così.
Mi ci avvicino e lo studio come fosse un animaletto bizzarro.
Scopro che è il primo lettore mp3 semovente in grado di associare movimenti e colori alla riproduzione musicale. Può analizzare ogni brano registrato nella sua memoria da due gigabyte con un algoritmo proprietario e creare da zero una coreografia in tempo reale.
In altre parole, Rolly è il fottuto padre di tutti i gadget.
È la risposta del mercato più spiazzante alla crisi imperante in tutto il mondo occidentale che potessi vedere.
Sembra sorriderti con un immenso ghigno di plastica e dirti: "Sì, sono del tutto superfluo, ma eccomi qui: qualcuno mi comprerà, cosa credi?"
Sì, perché il cosino targato Sony costa 399 euro.
Sarebbe un filo troppo caro anche se costasse dieci volte meno.
Eppure eccolo là, danzare come se non ci fosse un domani sulle sue rotelline bianche prive di attrito.
E ha ragione lui, qualcuno se lo comprerà.
Siamo davvero una specie bizzarra.

giovedì 27 novembre 2008

Che bisogna fare...

...per avere il tempo per fare cose come questa?
No, davvero, sono seriamente interessato alla risposta.
Fantastica.
QUI l'immagine finale 1200x750.

mercoledì 26 novembre 2008

Guarda e impara, 9

Nel nostro paese, se non fai vedere grande e grosso il prodotto reclamizzato, ben difficilmente il tuo layout sarà approvato.
È una visione sorpassata e ristretta.
Splendide campagne pubblicitarie, rigorosamente non italiane, dimostrano che è possibile raggiungere effetti dirompenti senza mostrare neanche un centimetro dell'oggetto da pubblicizzare.
E, visto che un'immagine vale più di mille parole, eccovi come esempio questa campagna per la Peugeot 207 realizzata dall'agenzia cilena Euro RSCG.
Il claim recita: Da 0 a 100 in 7,2 secondi. Peugeot 207 RC.
Vi ho convinti?

Senza titolo (per ora)

La photoshoppata di oggi.
Dimensioni originali 1286x1738 pixel.
Ancora senza titolo.
Accetto suggerimenti.

martedì 25 novembre 2008

[RECE] Consigli per le letture.

Factory
di Gianluca Morozzi (storia) e Michele Petrucci (disegni)
Edito da Fernadel.
Euro 12.
Sto aspettando da un bel pezzo il nuovo romanzo di Gianluca Morozzi, vale a dire uno dei più validi scrittori italiani secondo il sottoscritto (non un emergente, ha pubblicato il suo primo romanzo, Despero, gia nel 2001, non proprio giovanissimo, classe 1971, ma dannatamente bravo) ma l'uscita del suo Colui che gli dei vogliono distruggere è slittata dallo scorso ottobre al prossimo gennaio, e così devo "accontentarmi" delle sue collaborazioni con Michele Petrucci con cui aveva già dato vita, un annetto fa, al Vangelo del Coyote, graphic novel che non avevo apprezzato. Ieri la commessa della Feltrinelli alla mia richiesta "È uscito niente del Moroz?" mi ha messo in mano questo volumetto, che si propone come un romanzo a fumetti strutturato come un serial tv, suddiviso in tre volumi che usciranno a cadenza quadrimestrale e che comporranno la "prima stagione" di questa serie.
L'idea non è male, e reca con sé pregi e difetti della struttura dei serial tv. I disegni non mi fanno impazzire (il caricaturale mi piace solo sulle strisce, vedi alla voce: Calvin & Hobbes), e la storia richiama un po' troppo alla mente il plot di The Cube, che forse alcuni di voi ricorderanno (un film di fantascienza del 1997 diretto da Vincenzo Natali ambientato interamente in un cubo-prigione al cui interno sei persone si risvegliano intrappolate senza conoscerne il motivo). Se non l'avete visto, ve ne raccomando caldamente la visione (ne hanno girato anche un buon sequel, Hypercube, e un discreto prequel, Cube Zero.
FactorY per le prime 160 pagine di questo volumetto regge piuttosto bene e mantiene l'atmosfera sinistra e claustrofobica che Morozzi aveva già dimostrato di saper efficacemente descrivere in BlackOut.
Una lettura veloce ma non banale, uno spunto non nuovissimo ma che spinge continuamente a interrogarsi sul dove vogliono andare a parare gli autori: un po' come capita guardando Lost, in un certo senso.
E questo è uno dei pregi.
Il difetto è che, esattamente come Lost, bisogna mettersi l'anima in pace ed attendere le altre uscite quadrimestrali per sapere come procederà e si concluderà la storia.
Quindi, almeno per ora, giudizio sospeso.
Ma di Morozzi mi fido (persino quando ha scritto un libro a sfondo calcistico è riuscito a non anoiarmi) e 12 euro è un costo piuttosto basso per il tipo di edizione.

P-HPC Post-Human Processing Center
di Ausonia
Edito da Bloom.
Euro 19.Non esattamente un fumetto.
Sfogliandolo distrattamente, è impossibile capirci qualcosa.
Post-Human Processing Center utilizza fumetto tradizionale, fotografie ritoccate e immagini digitali per raccontare un'unica storia.
Una storia che a me ha ricordato molto quella di Eternal Sunhine of the Spotless mind, da noi tradotto con l'orrendo titolo di Se mi lasci ti cancello, migliore opera (finora) del visionario Michel Gondry, anche se sostanzialmente diversa.
Anche qui, un ragazzo e una ragazza (che si amano) che si rivolgono a un'impresa che cancellerà i loro ricordi ma che non potrà, nonostante tutto, tenerli lontani.
Le analogie sembrano fermarsi qui, la P-HPC, il nome della ditta a metà tra la fabbrica automatizzata e un laboratorio di genetica ha come scopo la "cosificazione" volontaria degli esseri umani, persone trasformate in oggetti attraverso una serie di operazioni chirurgiche e di un lento, dolce e sistematico lavaggio del cervello.
Il baloon si fa più spesso didascalia, e presto le parole e i pensieri dei protagonisti si fanno asciutto codice binario, ma una triste ineluttabilità nella vicenda permea la storia di uno strano romanticismo fino all'ultima pagina.
Non è facile assemblare e rendere coerenti tanti media diversi senza perdere in attenzione, ma Ausonia (pseudonimo di Francesco Ciampi), ci riesce molto bene.
Splendida l'edizione, stampata interamente a colori su carta di qualità.

New Universal
Scritto da Warren Ellis e disegnato da Salvador Larroca
Edito da Panini Comics.
Euro 12.
Gli americani sono criticabili per un discreto numero di buone ragioni, e per qualche ottima ragione.
Ma su un terreno sono quasi imbattibili: i fumetti.
Immaginate un mondo dove non esistono supereroi con superpoteri: tipo il nostro, ma non esattamente il nostro. C'è qualche piccola differenza: ad esempio, il beatle ucciso è Paul e non John. In questo mondo, a un certo punto nel cielo brilla l'Evento Bianco.
E quando si spegne, quattro persone si ritrovano con dei poteri superumani.
Potrebbe sembrare estremamente banale, se non fosse che alla sceneggiatura c'è un certo Warren Ellis, che, se vi prenderete il disturbo di dare un'occhiata alla sua pagina su Wikipedia, scoprirete che ha un curriculum lungo come la fila che c'è per uscire a cena con Christina Aguilera.
È una storia magnifica e coinvolgente e assolutamente attuale.
Bellissimi anche se un po' statici i disegni di Salvador Larocca, che, influenzato dalla moda per le fisionomie realiste, trasforma tutti i personaggi in attori hollywoodiani: potrete riconoscere, tra gli altri, Josh Holloway (il biondo di Lost), Johnny Depp, Bruce Willis e così via.
Centocinquantadue imperdibili pagine.

E ora, uscite a cercarli.

Se senti una di queste 8 cose... SCAPPA!

Questo post si riallaccia ai due precedenti, e vuole esserne un'integrazione.
Ci siamo divertiti tutti a dileggiare le castronerie ascoltabili da un aspirante designer a un colloquio d'assunzione, ma anche dall'altra parte della barricata non si scherza.
Come scrivevo, non è passato poi troppo da quando ero io a "fare il giro" delle agenzie di comunicazione, e anch'io ho raccolto una discreta serie di frasi che col tempo ho imparato a decodificare.
E sarei molto, molto ingiusto se non mettessi voialtri a parte di queste perle di saggezza acquisita.
Da notare, anche qui, che le seguenti frasi me le sono sentite ripetere ben più che una volta ciascuna.
“Il nostro budget non è alto”.
Ti pagheremo un tozzo di pane e una crosta di formaggio. Se ti pagheremo.
“Per il compenso, poi ci accordiamo”.
Studieremo un modo per non darti nemmeno un soldo.
“Lei ha un suo computer? Può portarlo con sé, all'occorrenza?”
Siamo dei poveracci, e non possiamo permetterci di comprare un computer per il grafico. E anche se potessimo, non abbiamo nessuna intenzione di comprartelo.
“Facciamo qualche giorno di prova, e poi vediamo come va”.
Preparati a un paio di mesi a paga zero, al termine dei quali ti butteremo fuori a calci.
“L'orario di lavoro è elastico”.
Se vuoi, attrezzati con un materassino perché regolarmente ti chiederemo di fare notte in agenzia.
“Lei è automunito?”
All'occorrenza, ti utilizzeremo come fattorino.
“La nostra agenzia cerca di venire incontro alle esigenze del cliente”.
Preparati ad azzerbinarti in maniera assolutamente indecorosa.
“Qui facciamo un lavoro di squadra”.
Non prenderai mai una decisione esecutiva e il tuo parere non conta una beneamata ceppa.

lunedì 24 novembre 2008

10 cose da non dire mai...

...quando andate da qualche AD a far vedere il vostro portfolio:
“Questi son lavori vecchi che non mi piacciono più”
E allora che me li hai portati a fare?
Sì, lo so che sono prevalentemente illustrazioni, ma la pubblicità non mi interessa”.
Gesù salvaci.
“Capisco che il mio lavoro sia diverso dal genere che fate voi, ma pensavo che magari aveste deciso di introdurre qualcosa di meno vecchio e noioso”.
Sciogliete i cani, per favore.
“No, la vostra agenzia non l'ho mai sentita, ma mi sono detto: proviamoci con tutte”.
Almeno è sincero.
“Io però uso Windows”
Noi no.
“No, questi sono layout che ho fatto così... a casa ho della roba meglio”.
E sta bene a casa.
“Ho cambiato il logo della vostra agenzia perché così mi sembra migliore”.
Grazie.
“Pensavo di propormi come art director”.
In effetti ne abbiamo bisogno.
“Qual è la mia postazione?”
In piedi accanto la fotocopiatrice ti andrebbe bene?
“Queste sono le mie condizioni, non accetto altro”.
La richiamiamo noi.

Notare che ognuna di queste frasi me le sono sentite dire tutte almeno un paio di volte.

Posso farle vedere il portfolio? (parte 2)

Torniamo sul discorso “come presentare il portfolio”.
Diamo per scontato che avete organizzato per bene i vostri lavori, che siete convinti della loro qualità e che vogliate mettervi alla prova.
Avete preparato per bene il vostro portfolio, siete riusciti ad ottenere un colloquio presso l'agenzia dei vostri sogni... ora è il momento della verità,
Cosa fare?
Anche in questo caso, è sufficiente che vi comportiate con educazione, senza sommergere di parole il vostro interlocutore, ma neanche consegnargli il portfolio e poi restare nel silenzio più assoluto.
Naturalmente, il vostro lavoro dovrebbe già parlare da solo, ma qualche parola di accompagnamento sarà gradita.
Accompagnamento, non giustificazione.
Non adducete scuse come "questi sono lavori vecchi", "questi li ho fatti quando ero disoccupato", "questi erano belli ma il cane me li ha mangiati"...
Se voi per primi non siete convinti di quel materiale, allora perché lo avete messo nel portfolio?
Se il curatore vi fa delle domande, rispondete efficaciemente ma con sintesi.
Se il curatore sfoglia velocemente il vostro portfolio, non è un buon segno.
Ma non è necessariamente vero il contrario.
Se non vi sembra interessato e vi liquida in cinque minuti, non insistete.
Forse le cose che fate non sono quelle che servono all'agenzia dove vi state proponendo o forse (e questa è l'ipotesi peggiore) i vostri lavori non sono interessanti.
Non lasciatevi abbattere, ma anzi chiedete un consiglio alla persona che vi sta davanti. Nove su dieci non ve la rifiuterà, anzi, si sentirà la coscienza sollevata dall'avervi respinto e può darsi che vi arrivino anche ottimi consigli.
Ma, tornati a casa, non smontate il portfolio da cima a fondo.
Ricordate che quello che non interessa a Walter & Thompson, magari può interessare a Saatchi.
Se non interessa a nessuno... allora forse è il caso di mettere in discussione la bontà o il senso dei lavori che avete proposto, prima di cominciare a dire che siete dei grandi incompresi ed emigrare in Inghilterra o in Olanda.
Se il curatore vi sembra interessato, quasi certamente non vi darà subito una risposta, perché magari ha altri candidati da esaminare, o deve consultarsi con qualcun altro, o semplicemente vuole pensarci su.
Lasciategli un campione del vostro lavoro con sopra scritti i vostri recapiti, informatelo chiaramente della vostra disponibilità e, se ci riuscite, estorcetegli un indirizzo email diretto a cui potete scrivergli per "tenersi in contatto" (frase magica che fa da preludio a una prossima collaborazione).
Non svendetevi, non scodinzolate, ma neanche fate una scena del tipo "Non sapete che occasione avete perso".
In questo mestiere servono il talento, la professionalità, ma pure la tenacia.
Per il resto... in bocca al lupo!
PS Questo post non poteva essere completo senza questo video (in italiano). Se vi piacerà come è piaciuto a me, ringraziate lui.

domenica 23 novembre 2008

Vintage movie graphics

Oggi siamo abituati a rutilanti locandine cinematografiche composte in Photoshop utilizzando fotografie di scena ritoccate e mescolate a elementi realizzati in computergrafica.
Ma solo negli anni settanta, i poster cinematografici erano quasi tutti rigorosamente disegnati e dipinti con tecniche tradizionali, spesso con eccellenti risultati: penso a poster "storici" rimasti nella memoria di tutti, come quelli realizzati (cito a caso) per Arancia Meccanica, Via col Vento, La donna che visse due volte, La Cosa di Carpenter, ma anche Star Wars nel lontano 1977.
Negli anni trenta e quaranta, poi, uscirono autentici capolavori, che definirono un'epoca.
Ora... cosa sarebbe accaduto se blockbuster anni duemila come Batman: Il Cavaliere Oscuro, Spiderman o Terminator (ok, questo era del 1984) fossero usciti in quei ruggenti anni in cui Photoshop non era neanche nell'immaginazione di quei talentuosi illustratori?
Lo ha immaginato l'artista digitale Timothy Lim, con una serie di poster rivisitati in quell'indimenticabile stile.



venerdì 21 novembre 2008

È di nuovo Natale? Nemmeno per idea, rimetti il calendario che va avanti

Non è certo iniziata oggi.
E ogni anno (è un'impressione, non ho le prove ma dall'anno prossimo inizio a segnarmelo sul taccuino) inizia sempre un po' prima.
È passato da poco ottobre, fa ancora un discreto tiepidino, c'è un coreografico turbinare di foglie rugginose, quelle che da piccolo la maestra ti faceva raccogliere e incollare sul quaderno.
Ok, è autunno, l'abbiamo capito. C'è rimasto poco o zero tempo per continuare a fare gli splendidi in t-shirt.
Ma...
Mi guardo in giro e all'improvviso vedo un fiorire di guide scarlatte, agrifogli di plastica, abeti sintetici, buoi e asinelli pressofusi e luminarie intermittenti impazzite.
Mi è sfuggito qualcosa?
Guardo il calendario sull'iPhone: metà novembre.
È presto.
È troppo presto.
Chi mi conosce sa che adoro il Natale: riesco a percepirne l'atmosfera, l'odore, il colore, i suoni.
Anche da lontano, anche da dietro un vetro, anche se chiudo gli occhi.
È una vecchia fissa, la mia.
Posso essere cinico su molte cose, ma non toccatemi il Natale.
Possono provare a smontarmelo in ogni modo: festa consumistica, perduto il significato religioso, isteria da shopping compulsivo e così via.
Niente da fare, non ce la fanno.
Però...
Quando è il momento.
La tradizione lo dice chiaro: dall'8 dicembre, Immacolata Concezione (che quest'anno viene anche di lunedì, o gioia, o gaudio) al 6 gennaio, Epifania.
Prima, non ha nessun senso.
A parte, immagino, per i commercianti, che mai come quest'anno devono passarsela male, se hanno deciso all'unisono di anticipare a quasi due mesi dalla data fatidica il teatrino degli addobbi.
L'altra sera ero in auto e ascoltavo Radio24.
"Si preannuncia un Natale magro sul fronte dei consumi da parte degli italiani. Il Codaconons ha svolto un'indagine per testare la propensione agli acquisti da parte dei consumatori nel periodo delle prossime festività natalizie, e i risultati sono tutt'altro che incoraggianti. Forte tendenza a ridurre gli acquisti, persino quelli alimentari. Questo perché i rincari registrati da inizio 2008 hanno di fatto fortemente impoverito le famiglie, che ridurranno all'osso il budget da dedicare al cenone, all'acquisto di addobbi per la casa e regali vari"...
Vi ricorda qualcosa?
Ma certo, è il notiziario passato nel 2007.
Che è un copia-e-incolla di quello del 2006.
Che è identico a quello del 2005.
Che è preciso sputato a quello del 2004.
Che è...
Vabbé, avete capito.
Ogni anno, la stessa storia. Parola per parola.
Come i notiziari estivi che consigliano di bere molto e di non uscire durante le ore più calde.
Li tengono in un cassetto, secondo me, e quando è il momento li tirano fuori, soffiano via la polvere e li leggono alla radio, alla televisione, li (ri) stampano sui giornali, li declamano nei talk show.
Già, ma quest'anno, a dare un brivido in più, c'è la recessione: potete scommetterci che sarà il leit-motiv dei servizi sulle festività natalizie trasmessi con rassicurante puntualità da Rai e Mediaset.
Come a dire: continuiamo a lagnarci, ma almeno stavolta abbiamo un bel pretesto.
Ma torniamo a bomba.
Sono un tradizionalista, per queste cose, e fino all'8 dicembre camminerò a testa bassa facendo finta di non vedere tutto questo anacronismo intermittente.
Il Natale, voglio godermelo a modo mio.

E se inizio a vedere in giro uno di questi orrori rampicanti, lo abbatto con le mie mani.

mercoledì 19 novembre 2008

Posso fare a meno di tutto, tranne che del superfluo... (Oscar Wilde)

Ormai l'ho capito: se scriveranno un epitaffio sulla mia lapide, non potrà che essere: Qui giace Cyberluke. Di tutto quello che non serviva un cazzo, non s'è mai fatto mancare niente.
Il fatto è che si vedono in giro certe cose.
Ma certe cose.
Fatevi prendere per mano.
Ve ne mostrerò alcune.

Questa brocca. Non vorrete più versare il vino in nessun altro modo. O annaffiare le piante senza stile. Perché non si sa mai chi vi osserva dall'altro balcone.



Qual è il modo più naturale di scoprire se abbiamo la febbre?
Mettere una mano sulla fronte, ovviamente.
È quello che devono aver pensato alla Yanko Design progettando questo termometro.
Semplice ed efficace.


Avete una poesia preferita? O una frase che vi ha sempre colpito? O volete fare una dichiarazione d'amore originale?
Da adesso potete letteralmente materializzarla commissionandola QUI.
Suggerimento: fa molta più scena dopo il tramonto.

Lo ammetto, di chiavette USB dalle forme bizzarre ne abbiamo fin sopra i capelli.
Peccato che quelle sugli scaffali dei negozi nostrani siano sempre le stesse, noiose quanto una puntata di Porta A Porta.
Questa tiene solo 512Mb, ma vi arriverà a casa per la miseria di diciotto dollari.
Ed è simpatica assai.

Tra le tante scemenze, questa una certa utilità ce l'ha, quindi, tecnicamente, non dovrebbe stare qui.
Diciamo che serve ad alleggerirci un po' la coscienza.
Asciugatore da interni in ABS. Quando fuori proprio non vuole smettere di piovere. Trenta miseri dollari. E guardate che design. Cosa aspettate?

Tutto il mondo è a dieta.
Lo saprete già. Metà del mondo per assomigliare ai modelli, l'altra metà perché non ha un tubo da mettere sotto i denti.
Questo oggetto è pensato per la prima metà, dove verosimilmente ci siete anche voi e me.
Un contenitore per alimenti con spazi ben definiti per la tipologia di schifezze che intendete mangiarvi a pranzo: naturalmente, lo spazio più piccolo è per i dolci e i cibi ipercalorici, quello di mezzo per la frutta e la verdura, quello più grande per il riso e il pane.
Insomma, a dieta ma con stile.

Guarda e impara, 8

Campagna affissioni per Playstation portatile Sony.
L'unica cosa che non capisco è: realizzano un poster per ogni location?
Comunque, idea semplice ma efficace.



Save the account

Poveri account, ne parlo sempre male.
Dopotutto, anche loro sono esseri umani.
Quasi tutti.
In fin dei conti, sono loro che devono scontrarsi con l'idiozia e le fisse del cliente.
È uno scontro da cui non escono quasi mai vincitori.
Questo video è dedicato a tutti loro.

martedì 18 novembre 2008

(sof) Fermarsi

Ok, spesso le nostre vite non sono perfette come vorremmo o come ce le mostrano negli spot pubblicitari.
Ma, a ben vedere, possono diventare straordinariamente belle grazie a una o più di queste piccole, banali, magiche cose, alla portata di chiunque di noi.

In ordine rigorosamente sparso.

• Innamorarsi.
• Ridere così forte da sentir male alle mascelle.
• Una doccia calda.
• Nessuno in coda davanti alle casse del supermercato.
• Uno sguardo speciale.
• Ricevere posta.
• Fare un giro in macchina in una stradina bellissima.
• Accendere la radio proprio quando stanno trasmettendo la tua canzone preferita.
• Restare sdraiato a letto ad ascoltare la pioggia che scroscia fuori.
• Trovare un parcheggio libero esattamente dove ti serve.
• Il cappuccino caldo e il cornetto con la marmellata seduto al bar il sabato mattina.
• Una telefonata inattesa di un amico lontano.
• Un lungo bagno di schiuma con la radio accesa a basso volume.
• Una bella chiacchierata.
• Trovare un biglietto da 50 euro nella giacca dello scorso inverno.
• Ridere di te stesso.
• Un acquazzone estivo che rinfresca una giornata torrida.
• Ridere senza ragione.
• Avere qualcuno che ti dice che sei fantastico.
• Trovare la maglia che cercavi in saldo a metà prezzo.
• Ascoltare accidentalmente qualcuno dire qualcosa di carino su di te.
• Svegliarti nel cuore della notte e realizzare che hai ancora qualche ora per dormire.
• Avere qualcuno che gioca coi tuoi capelli.
• Fare un bel sogno.
• I viaggi in macchina con gli amici.
• Incartare i regali sotto l’albero di Natale mangiando pandoro e bevendo un bicchiere di latte.
• Incrociare lo sguardo di una sconosciuta carina.
• Incontrare per strada un vecchio amico e scoprire che alcune cose (buone o cattive) non cambiano mai.
• Fare un regalo ad un amico e poi osservare l’espressione sul suo viso mentre apre il pacchetto e scopre che contiene il regalo che così tanto desiderava.
• Tenerti per mano con qualcuno a cui vuoi bene.

You are in the MatriXP!...

Non ho niente di personale contro Windows, davvero.
Nel 2003 usai per due mesi XP, e stavo per diventare pazzo, ma non voglio infierire.
E comunque, la campagna Apple I am a PC me lo ha fatto diventare quasi simpatico, almeno quanto mi fa apparire odioso quel fighetto che si atteggia a primo della classe (che dovrebbe impersonare un Mac).
Il fatto è che gli OS di Microsoft sono da sempre uno degli oggetti di dileggio preferiti dei soliti simpaticoni che hanno, beati loro, tempo e modo di mettere assieme cose deliziose come questa divertente visione di The Matrix che vi propongo al termine di una (per me) lunga giornata.
Enjoy it.

lunedì 17 novembre 2008

Fatemi uscire

Picchiati senza pietà, in modo sistematico, non per ottenere una confessione ma semplicemente per il gusto sadico di infliggere un dolore.
La recente sentenza in merito i pestaggi alla scuola Diaz e alle torture nel carcere di Bolzaneto è niente di più di ciò che i presenti in aula e i familiari delle vittime hanno urlato con sdegno: vergognosa.
Anzi, io aggiugerei: inquietante.
Nonostante il lavoro del pubblico ministero, la polizia è sfuggita alle proprie responsabilità. La giustizia è stata compromessa. Nessun politico italiano è stato indagato, nonostante ci fossero forti sospetti che la polizia avesse agito con la sicurezza dell’impunità.
Giustizia, una volta di più, non è fatta.
La maggioranza dei poliziotti coinvolti nei fatti della Diaz e di Bolzaneto non ha ricevuto nemmeno un richiamo disciplinare.
Nessuno è stato sospeso, nessuno è stato accusato di torture, alcuni sono stati addirittura promossi.
Cinquantadue giorni dopo l’attacco alla scuola Diaz, 19 uomini hanno usato aerei pieni di passeggeri per attaccare l’America.
Era l’11 settembre del 2001.
Da allora politici (che non si definirebbero mai fascisti) hanno autorizzato intercettazioni a tappeto di telefoni ed email, detenzioni senza processo, tortura sistematica e arresti domiciliari illimitati.
Non sto parlando di un fascismo messo in atto da dittatori con gli stivali neri e la bava alla bocca, ma del pragmatismo di politici dalla faccia pulita.
Il risultato però è molto simile.
Genova ci insegna che quando lo Stato si sente minacciato, la legge può essere sospesa.
Ovunque.
Questo paese non mi piace più.
Sta diventando un luogo dove non voglio più vivere.
Accetto passaggi per un posto dove il concetto di “patria” possa avere di nuovo un senso, per me.

Eye Level

Tempo fa vidi e registrai su Sky un cortometraggio bellissimo.
Si chiamava Eye Level ed è di un certo George Ovashvili, georgiano.
La storia era così.
I protagonisti sono due ragazzi, molto giovani, un ragazzo e uan ragazza.
Lei è seduta su un piccolo treno passeggeri su di una linea ferroviaria a scartamento ridotto, ha un cappellino di lana e un cappotto.
Fuori fa freddo, c'è la neve, e il trenino, quasi un autobus, la porta giù a valle.
A una delle stazioncine dove si ferma il treno, un ragazzo dal marciapiede la vede e si ferma a guardarla attraverso il cristallo del finestrino.
Lei lo guarda.
Non si dicono nulla.

Il trenino riparte e lui, dopo un attimo, lo vediamo inseguirlo.
Corre giù per i campi, taglia per discese e declivi innevati.
Col fiatone, si ferma di nuovo a guardarla alle stazioni successive.
Lei all'inizio non lo fila, ma poi è catturata da quegli incredibili occhi verdi che la fissano senza nulla chiedere, è sorpresa da quel tenero inseguimento.
Forse vorrebbero dirsi qualcosa, ma hanno solo i pochi istanti in cui il treno è fermo al marciapiede, ed è tutto concentrato in quegli sguardi immensi.

È una delle cose più belle e intense che abbia mai visto, e mi rendo conto che la bellezza assoluta è contenuta nella più grande semplicità.
PS Il corto dura 11 minuti, e non riesco a trovarlo in rete in modo da segnalarvelo. Ho trovato solo QUESTO, ma se qualcuno riesce a capire come visualizzarlo, mi dica come ha fatto.
Grazie.