mercoledì 7 gennaio 2009

A different point of view

Il segreto della vita è questo: vedere le cose da differenti punti di vista.
O, almeno, è uno dei segreti.
Per farlo, spesso si ha bisogno di aiuto dall'esterno.
Ryuta Naruse è un giapponese che vive in Italia dal 2004.
Ci ha osservati in silenzio per un bel po', come si osserverebbe una bizzarra specie animale, poi deve aver pensato: "Cazzo, ma ti ci tiro fuori un libro su questi qua".
Italia più Giappone diviso due=? è una lettura veloce (poco più di cento pagine) istruttiva e divertente su ciò che pensiamo di conoscere come le nostre tasche: noi stessi e il nostro Paese.
Per scoprire, come dicevo, un nuovo, diverso punto di vista.
Naruse racconta di come si è dovuto abituare (in ordine sparso) a:
- treni che arrivano in ritardo o a un binario diverso a quello scritto negli orari
-macchine automatiche per bevande, fototessere, lavanderia e biglietti ferroviari che non danno il resto
- colloqui di lavoro dove non servono giacca e cravatta
- display nelle stazioni che prevedono lo spazio per il ritardo del treno (in Giappone i treni non arrivano MAI in ritardo)
- sconosciuti che iniziano a parlare tra loro nello scompartimento del treno
- ciclisti che per strada non hanno diritti
-  automobilisti che suonano il clacson ad auto di scuola guida
- viaggiatori che preferiscono fare la fila a uno sportello invece di servirsi della biglietteria automatica
- controllori che salgono sulla metropolitana o sull'autobus per verificare se hai comprato il biglietto
- città come Reggio Emilia, Modena e Bologna, separate da soli 2o minuti di treno le une dalle altre dove parlano 3 dialetti diversi
E molto altro ancora.
Il volumetto, diviso in decine di microcapitoli lunghi dalle due alle tre pagine, racconta nei minimi dettagli parecchie usanze tipiche nell'attuale Giappone, tracciando continuamente un paragone con quanto avviene invece in Italia: un viaggio organizzato, una serata in discoteca, assentarsi al lavoro, ubriacarsi, abbronzarsi, riscaldare casa, sono cose completamente diverse nel paese del Sol Levante.
Completamente.
Vivamente consigliato.
Per la miseria di dieci euro.
QUI il blog di Naruse, che  vi dirà anche dove trovare il suo libro (in vendita anche in alcuni ristoranti giapponesi di Milano, io l'ho trovato in una fumetteria di Roma).

6 commenti:

DAMA ARWEN ha detto...

Naturalmente quel liro deve essere MIO!
Che le usanze, nel bene e nel male, tra Italia e Giappone siano COMPLETAMENTE diverse, l'ho imparato a mie spese in anni di lettura di Manga e Anime.

Hai detto: - sconosciuti che iniziano a parlare tra loro nello scompartimento del treno

Son curiosa di sapere cosa c'è scritto a riguardo...
Nel '95 mi sono sparata il viaggio in ES da Milano a Napoli. E accanto a me c'era una famiglia giapponese (padre, madre e figlio) in vacanza nel nostro paese. Ho voluto attaccare bottone, parlando in inglese con loro. Chidendogli un po' di cose, rivelando loro la mia passione x anime e manga e il ascino x il loro mondo così diverso.
Per assurdo era molto più otaku il padre e con lui parlai molto. Il figlio era tutto preso dai videogames x ingannare il tmepo del viaggio... Erano stati stupiti e cordiali. Con l'aiuto del dizionario, trafelatissimi, mi diedero la loro mail nonché contatto msn, e mi dissero, se mai fossi andata in Giappone, di contattarli in caso di bisogno. Erano di una cittadina non troppo grande... Che bel ricordo che ho di quel viaggio.

Taka ha detto...

ci credo, i giapponesi tra di loro non si parlano...
sono così intrappolati da una lingua e da un sistema sociale e culturale così ristretto, che attaccare bottone in un bar con qualcuno che non conoscono diventa una cosa quasi impossibile.

con gli stranieri è diverso, perchè non fanno parte del sistema.

CyberLuke ha detto...

Nei treni giapponesi si trovano raramente gli scompartimenti: di solito mettono i sedili come nella metropolitana italiana. È raro parlare con sconosciuti.
Invece in quelli italiani mettono sempre i sedili "faccia a faccia" come se si volesse incentivare la conversazione con le persone che si hanno di fronte.
Naruse la vede come una buona occasione per allenare l'arte del parlare con tanti tipi di persone. ;)

Angel-A ha detto...

ANCH'IO ci voglio andare in Giappone... vado matta x il sushi, un kimono ce l'ho già e mi piace Kurosawa...
Dici che basta? ^_^

Luca ha detto...

be', dopo aver letto questo post (e il simpatico blog dell'autore) io il libro l'ho ordinato... :-)

Anonimo ha detto...

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