domenica 18 gennaio 2009

La sindrome del capolavoro

Immaginate che vi venga affidato il seguito della Migliore Storia A Fumetti Raccontata nell'ultimo decennio; o, se è astrarvi troppo, il corrispettivo della vostra professione.
Diciamo che c'è un prodotto di altissimo livello, probabilmente il Migliore Sulla Piazza. Quello che nel giro di pochi anni finirà su tutte le antologie che si rispettino, e che verrà citato e ricordato nei tempi a venire.
E che i suoi autori, per un motivo o per l'altro, non ne cureranno la sua prosecuzione.
E a voi, che siete piuttosto bravini, ma sapete benissimo di non essere a quel livello, viene detto: "Adesso tu devi fare qualcosa di altrettanto buono, se non migliore".
Dopo un attimo di euforia iniziale, suppongo comincereste ad essere un filino nervosi, nevvero?
È quello che dev'essere accaduto a Jeph Loeb e a Joe Madureira, rispettivamente uno sceneggiatore e un disegnatore di fumetti statunitensi al soldo della Marvel (la più grande casa editrice di fumetti americana, se ci fosse bisogno di ricordarlo) che si sono ritrovati la pesantissima eredità di scrivere e disegnare Ultimates 3, il terzo capitolo della (per l'appunto) Migliore Serie a Fumetti mai disegnata dell'ultimo decennio (QUI ne parlai per la prima volta).
Ora, io ne ho letto solo le prime due parti pubblicate in Italia.
E forse, non è sufficiente per esprimere un giudizio compiuto, ma...
...non ci siamo proprio.
Laddove Ultimates 1 e 2 eccelleva per iperrealismo, modernità di approccio e tematiche "adulte", Ultimates 3 riscivola nello stravisto universo superoistico in cui tizi in costumi coloratissimi se le suonano di santa ragione... e poco altro.
Intendiamoci, ciò che ho visto finora è un discreto prodotto, disegnato sopra la media e colorato superbamente.
Ma nemmeno per un breve istante si avvicina alle atmosfere di Millar e Hitch.
Semplicemente, sono due cose diverse.
Diverse come potrebbero esserlo 2001: Odissea nello Spazio e un episodio di Star Wars a vostra scelta.
Star Wars è divertente e sicuramente ben fatto, ma 2001... beh, è un'altro pianeta.
È anche (ma non solo) una questione di stili: guardate le due pagine qui sotto (cliccateci per ingrandire).

La prima è tratta da Ultimates 2, la seconda da Ultimates 3.
Capirete all'istante cosa voglio dire.
Sarà anche una questione di gusti... ma le prime due serie di Ultimates erano qualcosa che si staccava nettamente da tutto il resto della produzione Marvel, e in cuor mio temevo che il miracolo creativo non sarebbe durato a lungo.
Difatti, così è stato.
E ora scusate, vado a mettere i primi ventinove numeri di Ultimates sotto chiave.

2 commenti:

Roberta la Dolce ha detto...

Non leggo molti fumetti di supereroi... anzi, a dire la verità, nessuno... il mio parere pertanto non è molto autorevole, ma da quello che posso notare nelle due pagine che hai postato, è che il primo approccio è abbastanza realistico e rispettoso delle anatomie, mentre il secondo i personaggi sembrano più protagonisti dei cartoni animati, visibilmente stilizzati e quasi caricaturali... anche la colorazione è molto diversa, e immagino che abbia il suo peso.
Probabilmente, il primo esempio funzionerebbe piuttosto bene anche in bianco e nero... mentre il secondo, spogliato del colore perderebbe moltissimo come incisività...
Parere personale, eh! ;-)

CyberLuke ha detto...

Osservazioni corrette, invece... il concetto di "anatomia" è sempre stato piuttosto relativo per un disegnatore di fumetti.
Lo stesso Frank Miller non ha un tratto realistico, ma è straordinariamente efficace (ultimamente ha un po' svaccato ma lasciamo stare).
Apprezzo le stilizzazioni, ma l'approccio realistico di Brian Hitch è straordinario.
Per chi interessi, la coppia Millar-Hitch si è di recente ricomposta sulle pagine dei Fantastici Quattro.
Devo ancora capire dove vogliono andare a parare con la storia, ma i disegni sono, una volta di più, fantastici.

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