giovedì 8 gennaio 2009

Boing, boom, tschack


Pensate al più grande gruppo pop della musica moderna, e probabilmente vi verranno in mente i Beatles.
Ora, pensate ai Beatles e quasi certamente vi verranno in mente due nomi sugli altri: Paul McCartney e John Lennon.
E a ragione, perché, senza nulla togliere al compianto Harrison e al pur talentuoso Starr, McCartney e Lennon erano e sono di altra statura, musicalmente parlando.
E badate che lo dice uno che apprezza sì i Beatles, ma non li mette neanche tra i suoi primi dieci gruppi preferiti (cosa che non mi impedisce di avere sul mio iPod una nutrita selezione del quartetto di Liverpool, a ogni modo).
Lennon e McCartney erano due autentici geni, e assieme composero e scrissero un'incredibile quantità di musica capace di attraversare tre generazioni senza perdere un'unghia della propria modernità.
Una cosa che è riuscita a pochissimi, a ben vedere.
Assieme erano una macchina da guerra, ma anche quando si divisero e ognuno proseguì a lavorare sui propri progetti, non erano secondi a nessuno.
Ora, i Beatles stanno ai Kraftwerk come Lennon e McCartney stanno a Ralf Hutter e Florian Schneider: questi ultimi due, nel 1970 fondarono per l'appunto i Kraftwerk, il più importante e influente gruppo di musica elettronica che possa mai venirvi in mente.
Hutter e Schneider erano i Lennon e McCartney dei Kraftwerk.
Semplicemente geniali, fuori dagli schemi, innovatori, visionari.
Nel panorama artistico tedesco massacrato dalla Seconda Guerra Mondiale e dagli americanismi d'importazione, questi due giovanotti reinventarono la musica... attaccando la spina.
Letteralmente.
Nella loro line-up non c'erano chitarre o basso, ma percussioni elettroniche, sequencer e sintetizzatori, spesso assemblati in casa, su progetti personali che Korg e Sennheiser avrebbero acquistato da loro anni più tardi.
Come tutti i pionieri, furono guardati (e ascoltati) con sconcerto e disapprovazione.
E, mentre in Europa e ovunque dilagava il rock con le sue storiche formazioni (Led Zeppelin e Deep Purple in testa), i Kraftwerk tenevano la testa bassa sulle loro tastiere e tiravano dritti per il loro percorso musicale, senza concedere una sola nota al pop commerciale di facile incassi.
Se McCartney e Lennon erano una macchina da guerra, Ralf Hutter e Florian Schneider erano due computer.
Di quelli che macinano teraflop al secondo.
Geni.
Scontrosi, anti-divi, mai generosi con la stampa.
Passavano quasi tutto il loro tempo rintanati nel loro studio ad allineare forme d'onda oppure a pedalare in bicicletta.
Se li recuperate in qualche vecchio video a suonare dal vivo davanti migliaia di persone, li vedrete quasi completamente immobili e mortalmente seri con lo sguardo fisso sugli strumenti.
Come se fossero soli nel loro studio sotterraneo.
Unici.
Scrivo tutto questo, perché è di ieri la notizia ufficiale dell'abbandono di Florian Schneider (classe 1947) dalla line-up dei Kraftwerk, dopo quarant'anni di permanenza.
Come nel loro consueto stile, neanche una parola sui motivi che l'hanno spinto a sganciarsi dalla storica band, in cui l'ultimo membro originario resta Ralf Hutter.
Secondo un'intervista con il New Zealand Herald dello scorso settembre, Schneider ha trascorso gli ultimi anni di lavoro su altri progetti; "cose tecniche", si è limitato a dire.
Per me, è un altro pezzetto di Storia della Musica che si stacca: se lo guardate in QUESTA foto, Schneider sembra un pensionato bergamasco seduto all'osteria a farsi il suo grappino serale. Nessuno direbbe che è uno dei Padri Fondatori di tutta la musica elettronica.
Eppure, è proprio così.
Ci mancherai, Florian. ;)

PS Boing Boom Tschack è una traslitterazione fonetica di una drum machine, che i Kraftwerk usarono per aprire il loro album Electric Cafe. La voce (campionata) è riconoscibile come quella di Florian Schneider.
PPS QUI una pagina piuttosto ben fatta che vi toglierà le curiosità principali sulla band.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

la tua cultura mi lascia sempre sorpreso, complimenti per l'articolo, molto interessante. ma ho un appunto.

nei Beatles, la figura di harrison era mooolto importante, buona parte degli arrangiamenti erano suoi, senza contare le chitarre, innovative al massimo per quel periodo! (ricordo che il solista era lui e non lennon)

quindi onore al merito di lennon e mc cartney, ma harrison...

Ivan

jurik ha detto...

si bella cultura elettronica..visto 2 concerti, sono favolosi...
E John Foxx...beh beh..

w i mensch machine!

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