giovedì 5 febbraio 2009

La voce del qualunquista, parte 4

Ritorna la Voce del Qualunquista (QUI, QUI e QUI i post precedenti), siete contenti?
È che certe volte, di fronte certi accadimenti che, nonostante il pluridichiarato embargo volontario del sottoscritto ai telegiornali e ai fogli della cosidetta "informazione" quotidiana, riescono a filtrare fino a me, qualche idea prende inevitabilmente forma nella mia testa.
Mi riferisco, nella fattispecie, alla simpatica genìa salita di recente alla ribalta delle cronache per essersi presa con la forza ciò che la malcapitata di turno non voleva concedere.
O, se preferite, all'ultimo dei vigliacchi concepibile in natura: lo stupratore.
Ora, voi là fuori, rispondetemi con onestà: c'è modo di difendere uno stupratore?
Di giustificarlo anche solo in minima parte?
Di concedergli anche la più minuscola attenuante?
C'è modo di rigirare la frittata, con qualche assurdo contorsionismo degno del più laido degli azzeccagarburgli, sostenendo che "lei se l'è andata a cercare"?
Insomma, è umanamente, ragionevolmente possibile cercare di far passare per qualcos'altro (qualsiasi altra cosa) ridurre volontariamente all'impotenza una persona più debole e abusarne sessualmente?
Se qualcuno di voi ha da rispondermi "sì", mi lasci i suoi contatti, verrò a trovarlo personalmente e discuteremo della cosa. Spero non gli dispiaccia se porterò con me il crick della Renault 5.
Arresti domiciliari?
Avvocato difensore?
Programma di riabilitazione?
Servizi sociali?
Qualche anno di carcere?
Macché, signori legislatori e giudici pietisti, ascoltate me.
Ecco la mia proposta.
Una bella buca scavata nella nuda terra, diciamo quattro metri di profondità per un paio di metri di diametro.
Una solida grata di ferro a chiuderne l'accesso e attraverso la quale gettare ogni tanto (un giorno sì e due no) croste di pane raffermo e bottiglie d'acqua piovana.
Se il detenuto ha bisogno di contatti, gli è concesso fare amicizia con gli scarafaggi.
Ma non temete, non sono privo di pietà.
A intervalli di dieci anni, viene chiesto alla vittima: "Che ne facciamo del tipo, lo tiriamo fuori dal buco?"
Lei ci pensa... guarda fuori dalla finestra... poi dice: "Naaaaah!"

11 commenti:

Roberta la Dolce ha detto...

Sei persino più clemente di quanto non lo sarei io...
...Da un lato, sono lieta di pensare che "là fuori" c'è e ci sarà sempre qualcuno pronto a sostenere l'innocenza degli accusati (esistono anche gli errori giudiziari), ma in casi come questi... beh... per difendere in tribunale certa gente bisogna avere pelo sullo stomaco...

Angel-A ha detto...

Straquoto te e Roberta...
Perchè mi devo sentire cattiva quando penso queste cose?

Dama Arwen ha detto...

Straquoto tutti voi...
Ho sentito parlare, volente o nolente, dei recenti casi di stupro: ma davvero qualche avvocato delal difesa li ha dichiarati innocenti??

Questo lo trovo INAMISSIBILE.
Però è giusto che abbiano un avvocato della difesa che aiuti nel processo a condannarli giustamente. CONDANNARLI, senza attenuanti, arresti domiciliari ecc...
la mia è solo una osservazione sul SISTEMA. Che, - utopia? - non si riveli disumano.

Anche se, in fondo in fondo, mi piacerebbe si potesse farne a meno e lasciare certe persone al linciaggio della folla... sarebbe molto + catartico e appagante per tutti i cittadini che in mille frangenti non vedono mai garantiti i loro diritti.
Con tutti i rischi che questo potrebbe causare, eh...

datzebao ha detto...

È difendibile solo nella misura in cui lo si degradi nella scala evolutiva da essere umano a qualcosa di inferiore. Cosa che tra l'altro ne consentirebbe anche l'abbattimento.

Però, essendo realisti, - in quanto essere umano a tutti gli effetti - non ha scusante alcuna. La punizione dev'essere sempre commisurata al crimine e in un caso come questo (che tra l'altro impone una certa durata, quindi non si può parlare di semplice "raptus") questa dovrebbe essere molto dura. Bene fa Alemanno a chiedere l'equiparazione dello stupro al tentato omicidio.

Simone ha detto...

Io sono esattamente uno di quelli che potrebbe difendere certi soggetti in tribunale, magari d'ufficio.

Premesso che il giuramento da avvocato ti obbliga a tutelare il tuo cliente nel migliore dei modi (come da Costituzione), in questi casi di fronte all'evidenza del fatto si cerca di capire la situazione che non sempre è dicotomica (giusto/sbagliato, bianco/nero).
Davanti a te ci può essere la persona malata che necessita di aiuto specialistico, il soggetto violento che obbedisce solo ai suoi istinti e, in mezzo, mille altre sfumature di grigio.
Alcuni rei hanno bisogno di cure e non di carcere, altri meritano di restare chiusi e lontani dalla società per il bene dei più e per loro stessi.

La miglior difesa diventa quindi trovare la soluzione migliore per il tuo cliente il quale ha DIRITTO ad una pena ragionata e congrua, nell'ottica di un'eventuale rieducazione e reinserimento nella società (sempre Costituzione).
Purtroppo in questi episodi prevale l'emotività ma con la "panza" non si risolve nulla, serve maggiormente un distacco tecnico per capire, affrontare e (si augura) risolvere il problema.

Lo stupro equiparato all'omicidio?

Un ennesimo slogan per guadagnare qualche riga sui giornali o fugaci bagliori di notorietà che lascia il tempo che trova e che generalizza e banalizza fatti complessi.

Basti pensare all'ampissima casistica che ci può essere in merito per capire che una simile semplicistica soluzione è semplicemente assurda.

esempio 1: maestra di scuola liceale che costringe un minorenne ad avere rapporti sessuali completi.
E' stato stupro o c'era parziale consenzienza del minore? O forse minaccia dell'insegnante? O forse c'era un legame affettivo?

esempio 2: padre accusato di aver violentato contronatura la figlia di un anno nell'unica serata in cui non erano presenti la madre, le zie e le nonne.
Negli anni, tramite consulenze e perizie medico/anatomiche, si scopre che l'anziana tata utilizzava un antico rimedio per "sbloccare" la digestione dell'infante, ovvero l'inserzione di una una carota nel retto e, probabilmente, aveva esagerato provocando alcune lacerazioni nel condotto.
Dopo la morte della balia, un'amica della stessa denunciava il fatto e i sensi di colpa della vecchia signora, confermando quindi che il padre era innocente.

Per quanto sopra affermato, riterreste sempre 26/30 anni di galera come un giusto rimedio da applicare con la scure a dei casi come quelli sopra esposti?

L'insegnante meritava di stare in galera o di essere aiutata?
Il padre innocente meritava di essere incarcerato nell'attesa del termine di un processo di quasi 5 anni?

Per me no, e anche la Cassazione in merito afferma che tutti i provvedimenti che toccano la libertà personale vanno ponderati con estrema attenzione.
Per ultimo ricordo che gli avvocati, i PM e i giudici non legiferano, quello lo fanno i politici.

Con immutata stima e simpatia, MacAnatomist.

CyberLuke ha detto...

Sì, la campana dei garantisti l'abbiamo già sentita.
Troppe volte.
Continua a suonarmi pretestuosa e vile.
I casi (limite) che proponi non mi fanno cambiare idea: il 99% di chi si rende colpevole di questa infamia è indifendibile, e , almeno davanti i miei occhi, perde qualsiasi diritto.
Non a quelli delle leggi, sfortunatamente.

datzebao ha detto...

A parte che si è parlato di "Tentato omicidio" e non "omicidio", ed è una bella differenza, le ragioni garantiste su esposte non stanno né in cielo né in terra, almeno per come presentate.

Nel caso 1 l'insegnante è colpevole di stupro. La "parziale consensualità" del minorenne non conta nulla, dato che egli è minorenne, per l'appunto. Con la logica di rispettare il diritto lo cancelliamo? La legge prevede norme ben precise di differenza tra maggiore e minore età. E a questo punto bisogna anche valutare l'età, perché anche qui la legge diversifica sotto i 16 anni o sopra.

Nel caso 2 siamo di fronte a un errore giudiziario. Cosa c'entra con uno stupro conclamato?

È ovvio che vanno ponderati con estrema cautela i termini della denuncia e della condanna, ma una volta che si sia provata la colpevolezza bisogna intervenire con assoluta fermezza e secondo legge.

Simone ha detto...

Carissimo Tazebao, naturalmente non mi sono addentrato nei particolari giuridici per non distrarre dal contenuto del mio post.

La sintesi è che di fronte ad un caso di violenza non si può generalizzare e disseminare l'odio come stanno facendo ora i mass media e i politici (di ogni colore).
Equiparare lo stupro all'omicidio, chiedere a gran forza giudizi meno garantisti ed aizzare le folle con la falsa informazione non risolve la questione e, anzi, produce delle distorsioni che possono punire in modo non appropriato (per esempio il caso dell'insegnante che merita un approfondimento sui legami affettivi eventualmente stabiliti con il minorenne ) oppure colpire un innocente (il secondo caso).
Ogni caso va valutato a sè stante: diversa è la denuncia di violenza a seguito di una fuitina d'amore in cui una parte si ritrae per evitare ripercussioni in famiglia, come differente è lo stupro di gruppo di un soggetto indifeso (da punire in modo pieno ed appropriato).

Il Legislatore, proprio perchè deve valutare la globalità di ogni casistica, non deve mai ragionare con emotività quando stila le leggi ma agire con raziocinio giuridico.
Pertanto, mi fanno pena i proclami che giungono dall'alto che servono a cavalcare le ondate di giustizialismo bieco e sterile.

Per ultimo, mi fa davvero sorridere come alcuni intervenuti sopra abbiano prontamente dato la colpa agli avvocati per la mancanza di giusta pena in Italia: torno a ripetere che i difensori, i PM e i giudici non legiferano e agiscono sempre, per definizione, dentro i Codici.

datzebao ha detto...

Ripeto: non "omicidio" ma "tentato omicidio". Visto che stiamo parlando di rigore giuridico non credo sia una cosa da poco.

Per il resto, che dire... io sto valutando le azioni da intraprendere nel caso di colpa riconosciuta e conclamata di un caso di stupro, secondo i Codici che già sono in vigore. Tutto ciò che viene prima è materia d'altro genere e non sono nemmeno in grado di discuterne a livello di codicilli.

È ovvio che ogni caso è diverso (come giustamente sottolinei), ma la legge mi pare che già preveda vari gradi di responsabilità, di colpa e di pena. E mi pare che ogni processo sia fatto basandosi sul caso in sé. Parlare per casi-limite quindi non serve a niente, se non ad assumere fosche e forse anche non volute tinte giustificazioniste.

Lo stupro, nella sua accezione "pura" (accanimento sessuale su una persona indifesa o ridotta all'impotenza) è da punirsi con una pena molto dura. Perché provoca ripercussioni fisiche e psicologiche molto gravi ed è per questo e non per partigianeria politica o per assecondare i rumori della piazza che sono d'accordo sull'equiparazione al "tentato omicidio".

Per quanto riguarda la posizione degli avvocati, beh, non so come in coscienza uno possa difendere (nel senso di prendere le parti di) uno stupratore, ma sono convinto che sia giusto che ognuno abbia diritto a un equo processo e a poter esternare le sue "motivazioni". Perché se mancasse questo, se fossimo in mano alla folla rabbiosa, mancherebbe la stessa base che ci fa giudicare indegno e colpevole chi si macchia di stupro e la distinzione tra Stato e orda cesserebbe di esistere.
Ovviamente, mi aspetterei che i miei giudici e prima ancora i miei legislatori prendessero seri provvedimenti nel caso di reati di tale gravità.

Angel-A ha detto...

Simone... le tue sono belle chiacchiere... il fatto (lo stupro) resta, e resta per sempre nella mente e nell'animo di chi lo ha subito.
Prova a fare i tuoi discorsi alla vittima...
...vediamo che ti dice...

Hirilaelin ha detto...

Sono assolutamente d'accordo con Luke e con Datzebao: è ovvio che si parla di casi in cui la colpevolezza sia stata ampiamente riconosciuta.

Credo che sia proprio la lentezza della macchina giudiziaria e l'incertezza della pena, a far montare la rabbia popolare, in questo e in altri casi.
Se fossimo sicuri che chi ha commesso un reato vada a scontare la giusta pena, nessuno auspicherebbe il linciaggio di nessuno.

Visto però che troppe volte, ancora oggi, le vittime di violenza sessuale passano per sprovvedute che "se la sono andata a cercare" (cosa che offende sia le donne, sia i tanti uomini perbene che, miracolo!, riescono a tenersi il gingillo nei pantaloni), visto che ciò che subiscono è un trauma che le segnerà a vita... a me, personalmente, non può importare di meno di cosa passi per la testa di chi le ha violentate. Il linciaggio della folla è meno cruento di ciò mi verrebbe in mente di fargli provare.

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