domenica 1 febbraio 2009

[RECE] Colui che gli dei vogliono distruggere

Lo dico subito: questo Colui che gli dei vogliono distruggere non è il miglior romanzo di Gianluca Morozzi.
Neanche il peggiore (Accecati dalla luce ruotava troppo attorno al mito Springsteen per essere avvincente), ma inferiore al suo ultimo L'abisso e lontanissimo dal suo capolavoro L'era del porco.
È un romanzo che parte da un presupposto, per la prima volta in un suo romanzo, pseudofantascientifico, quello degli universi paralleli di Fredericbrowniana memoria, e ci presenta Leviatan, un supereroe arrivato su Terra L (una versione alternativa della nostra Terra) in modalità esattamente analoghe a quelle di Superman.
Riconosciamo e ci compiacciamo della citazione, ma di originalità ne fiutiamo davvero poca.
Le vicende narrate sulla nostra Terra, del resto, non fanno che riproporci il personaggio di Kabra, già protagonista del suo (buon) Despero, sul quale probabilmente Morozzi aveva ancora qualcosa da dire, e che faranno la felicità di chi si era affezionato al personaggio e non aveva digerito il poco lieto fine della sua tormentata e non corrisposta love story con Sarah.

Ma Morozzi, che come me è cresciuto a fumetti americani, non riesce ad esimersi, una volta di più, dal rendere i suoi scritti una sorta di crossover e spinoff tra le sue creazioni letterarie, e infila quasi di forza in Colui che gli dei vogliono distruggere anche Elettra, la sciroccata coprotagonista dell'Era del Porco; in un ruolo tanto esteso quanto poco funzionale all'economia della storia.
Storia che, alla fine della fiera, è poco più che un divertissement che è parente stretto di Ritorno al Futuro (immaginate un talentuoso chitarrista che si trova proiettato negli anni cinquanta con un incredibile bagaglio di capolavori musicali già scritti e che nessuno ha ancora mai ascoltato), pasticciato con un supercattivo con le sembianze di David Bowie (anzi: è proprio David Bowie), un alter ego del supereroe buono che è la fotocopia dichiarata del John Cusack di Alta Fedeltà (con tanto di negozio di dischi e commesso rockettaro), più altri personaggi e situazioni che entrano e spariscono di scena come se lo spazio a loro riservato si fosse esaurito all'improvviso.
Insomma... un gran casino.

Detto questo, lo stile del Moroz è sempre piacevole e strappa facilmente il sorriso, ma questo non basta, probabilmente, a giustificare il pasticcio di trecento e passa pagine della sua ultima fatica.
Io tengo le dita incrociate e spero che il suo prossimo romanzo sia qualcosa di più che l'ennesimo riesumare i vari Lajos, Kabra, Betty e l'Orrido (che pure ho amato quasi fossero persone vere) delle sue creazioni più riuscite.

3 commenti:

Angel-A ha detto...

Non ho mai letto nulla di Morozzi... con cosa mi consigli di iniziare? ^_^

CyberLuke ha detto...

Sicuramente L'era del porco...
http://www.ibs.it/code/9788882468361/morozzi-gianluca/era-del-porco
Partii nel 2005 per Barcellona con quel libro nello zaino, e fu un fantastico compagno di viaggio.
Lo trovi anche in economica.

Anonimo ha detto...

Leggiti anche L'abisso e la sua stravagante biografia, L'era del Moroz di Brancaccio (www.zikkuratedizioni.it).

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