domenica 12 aprile 2009

[RECE] Eresia

Qual è la probabile diagnosi per un romanzo che ci ha mettendo settimane e settimane a farsi leggere, secondo voi?
La più scontata è: non si trattava, in fin dei conti, di un buon romanzo.
E non è mai una bella cosa, scoprirlo... perché, non so per voi, leggere un libro è come accompagnarsi ad un nuovo amico per un po', sceglierselo come compagno di viaggio o di letto o dovunque preferiate portarvelo appresso (i libri sono fantastici anche per questo: occupano poco posto, sono silenziosi, non si scaricano mai e non dovete portarli a fare pipì).
Chi ha la pazienza o la voglia di scrollare questo blog fino in fondo, avrà notato che ho riservato un piccolo spazio per ciò che sto attualmente leggendo (o rileggendo, perché capita anche questo, ed è un tipo di piacere forse meno intenso ma più sicuro).
E che da più di un mese è rimasto inchiodato su Eresia, thriller di Douglas Preston.
Complice forse anche le ultime faticose settimane coincise col mio trasloco, quando raggiungevo il letto la sera afferravo il pesante volume rilegato in brossura, inforcavo gli occhiali da lettura e riprendevo da dove avevo lasciato... in genere, appena dieci o al massimo venti pagine prima.
E questo romanzo ha oltre cinquecento pagine... fatevi i conti.
Nelle mie incursioni in libreria, cerco sempre di farmi sedurre da una nuova lettura, rendendomi disponibile alle suggestioni di un titolo, di un autore, di una copertina.
Quando il mio sguardo è stato catturato dall'unica parola del titolo, stampata su un brillante fungo atomico arancione, ho sollevato il volume e ho scorso la sinossi sul risguardo della copertina.
Un supercomputer costruito per pilotare il più grande acceleratore di particelle del mondo che, una volta acceso, acquista una specie di coscienza e mette in contatto il manipolo di scienziati che lo gestiscono nientemeno che... con Dio in persona.
Strampalato, ma originale, soprattutto considerando l'approccio parascientifico che viene dato al romanzo, conditio sine qua non per mettere assieme una storia che non inizi a fare acqua fin dal primo capitolo.
Apro a caso il romanzo e inizio a leggere... c'è un bel dialogo, interessante e ben scritto, non noioso. Apro di nuovo a caso e scorro il monologo interiore di uno dei personaggi, fluido e abbastanza suggestivo.
Decido quindi di comprarlo e di iniziarlo quella sera stessa.
Peccato che Eresia si riveli un grosso bluff... un mattone infarcito di così tanti personaggi (e così poco delineati psicologicamente) che bisogna prendere appunti per ricordarsi a chi l'autore stia dando la parola.
Una vicenda che viene stiracchiata e diluita per centinaia di pagine senza riuscire ad arrivare ad un dunque o diventare mai veramente appassionante.
Un "colpo di scena" finale che, quando arriva, tanto colpo non è.
Una storiella d'amore collaterale che è funzionale zero al racconto.
È vero che il thriller è un genere a me assai poco congeniale (non sono riuscito ad andare oltre il primo capitolo di Io uccido e il secondo di Romanzo Criminale)... ma la mia sensazione, nettissima, è che Eresia non sia stata altro che una perdita di tempo, un lunghissimo (e alquanto sciatto) preludio ad un colpo di scena da telefilm, poco interessante sotto qualsiasi punto di vista, dal momento che anche come stile Preston di sicuro non eccelle (al pari del suo più noto collega Michael Chricton, autore di numerosi thriller a sfondo tecnologico ma anche divulgatore di classe con solidissime basi scientifiche nonché imbastitore di sceneggiature imbattibile).

8 commenti:

Matteo ha detto...

È bruttissima quella E piccola nel nome "preston"...

Anonimo ha detto...

diffida di qualsiasi libro che abbia il nome dell'autore piu' grande del titolo :D

Larsen

Licia ha detto...

mi hai convinto, non lo compro. Ma Io uccido valeva la pena, secondo me.

Sauro ha detto...

Sono anch'io dell'idea che lasciando "Io uccido" al primo capitolo, ti sei perso qualcosa. A me è parso molto ben scritto ed appassionante, con un colpo di scena finale che lascia veramente basiti.

Dama Arwen ha detto...

"Io Uccido" mi è piaciuto tantissimo (mi ha disgustata invece "Niente di vero tranne gli occhi).

Talvolta abbiamo gusti discordanti... chi lo sa, magari a me potrebbe piacere, magari no.

Dopo aver letto il Silmarillion chredo non avrò mai difficoltà a ricorare i nomi e le relazioni di tutti i personaggi di un romanzo :-D

CyberLuke ha detto...

Il mio problema è che non riesco ad appassionarmi ai thriller.
Semplicemente, non è il mio genere.
Non me ne frega niente di scoprire il colpevole.
Ammazzamenti e omicidi vari mi appassionano come le previsioni del tempo della settimana prima.
Hannibal se faceva il postino per me era uguale.
"Eresia" mi ha fregato perché prometteva di mescolare tecnologia e teologia, ma era solo la ciliegina in cima a un thriller convenzionale e piuttosto sciatto.

Roberta la Dolce ha detto...

Forse dipende anche da come un thriller è scritto: sono d'accordo con te quando dici che lo stile è importante.
Anche la storia più bella, se mal raccontata, diventa noiosa.
Viceversa, ho incontrato dei narratori capaci di catturarti parlando di nulla.
Ma tu, blog a parte, scrivi? :-)

CyberLuke ha detto...

@Roberta: scrivo quassù... non è sufficiente? ;)
Credo che metà di noi abbia il suo "romanzo nel cassetto", ma farsi pubblicare è un'impresa non da poco... chiedi a Simone. ;D
Far promuovere il proprio libro, poi, è ancora più difficile (e costoso).
Se non firmi una rubrica su qualche periodico, o il tuo libro non fa la sua "casuale" comparsa in qualche trasmissione TV, è difficilissimo che il tuo libro emerga tra i tanti.
E se, nonostante tutto, riesci a venire pubblicato, a meno che il tuo libro non venda qualche migliaio di copie, è praticamente impossibile pubblicare una seconda opera.

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