giovedì 23 luglio 2009

Guarda e impara, 15

Alcune categorie merceologiche possono sembrare particolarmente ostiche per i pubblicitari.
Probabilmente, molti di voi riuscirebbero a mettere assieme un soggetto decente per uno spot di un'auto sportiva, o uno scatto accattivante per promuovere un analcolico trendy, ma scommetto che nel cimentarvi con soggetti più "soporiferi" come, che so, pannolini, detersivi o materassi, avreste già qualche difficoltà in più.
Il trucco sta, una volta di più, a ricorrere al famoso pensiero trasversale e seguirlo fino a vedere dove vi porta.
Ecco la soluzione proposta dai tedeschi Goetz Ulmer, Oliver Handlos, Deneke von Weltzien e Oliver Voss quando gli è stata commissionata una campagna pubblicitaria, destinata all'affissione, per la marca di materassi Ziegler.
Per sogni perfetti, recita il claim... e notate che neanche in questo esempio è mostrato il prodotto reclamizzato, puntando piuttosto sulle suggestioni evocate dall'uso del prodotto stesso.
In questo caso, il fotografo Piet Thrular e l'art director Julia Ziegler hanno sublimato il Sogno Perfetto di uomini e donne, rigorosamente splittato in due scatti distinti, concentrando una serie di luoghi comuni in maniera tutto sommato non inelegante.
Immaginate la nostrana Permaflex che esce in Italia con una campagna così? Io no.

17 commenti:

Matteo ha detto...

Sicuramente l'idea è buona e la realizzazione è di prima categoria. Ma quanto ci devo mettere per capire che stiamo parlando di un materasso? Tra un po' bisognerà fare il test del QI prima di guardare le pubblicità...

Anonimo ha detto...

geniali!!!!

matteo, e' il solito discorso (come l'altra volta con le galline per un'auto): se non educhi il pubblico a capire la comunicazione, non potrai mai uscire dal solito "italiota" prodotto, slogan, famiglia felice...

questa in italia non passerebbe mai, almeno, di sicuro la prima (che tra l'altro e' veramente fantastica :D), perche' in una condizione di "stato padre" come ci troviamo, si preoccuperebbero dei ragazzini che chiedono ai genitori: "mamma, cosa sta cercando quella in ginocchio?"...

un mix di bacchettonismo, scarsa ironia (ci prendiamo troppo sul serio), e soprattutto un'assoluta mancanza di fantasia ed immaginazione: o mi dici subito di cosa stai parlando, oppure non mi sforzero' nemmeno di capirlo.

Larsen

Richard The Rough ha detto...

Non capisco una cosa.
Il concept dei "dolci sogni" si capisce palesemente.
E' figo, sexy ai limiti del porno, bella fotografia, eccetera eccetera eccetera.

In Italia non lo passerebbero mai perchè festini del genere sono e devono rimanere privati, la facciata deve rimanere pritana, la Carfagna bla bla bla, il buoncostume, il "Papi" Chulo, eccetera eccetera eccetera.

MA NON CAPISCO UNA COSA.

Se la ditta è di materassi cosa mai c'incastrano una poltrona ed una vasca da bagno???

p.s.
la foto che mi avevi consigliato di "disumanizzare", eccotela:
http://richardtherough.deviantart.com/art/VERSILIA-covers-addiction-129699044

Richard The Rough ha detto...

"Pritana"...
Puritana, scusate.

CyberLuke ha detto...

Sposo la tesi di Larsen... parola per parola.
Naturalmente, un pubblicitario responsabile, non può ignorare il contesto in cui si trova ad operare, e si autoregola di conseguenza.
La comunicazione va necessariamente modulata a seconda della cultura e della morale locale (illuminante, a questo proposito, osservare le campagne pubblicate nei paesi islamici).
Detto questo, educare il pubblico a uno step superiore nella comunicazione pubblicitaria, dovrebbe essere un imperativo per gli addetti ai lavori.
Spesso, manca il coraggio, più che la voglia.

Roberta la Dolce ha detto...

O__o in effetti da noi manco a pensarci una cosa così... uhm... vasca da bagno con oli essenziali, candele, champagne in fresco, e due uomini che si prendono amorevolmente cura di te... eh sì, un sogno mica male!| ;-D

Richard The Rough ha detto...

Ok.
Ma il materasso dov'è?
Potevano realizzare le foto su mega letto a baldacchino con situazioni pressochè identiche, e in quel caso c'era un riferimento al prodotto pubblicizzato.
Se la vedo così il primo collegamento lo faccio con poltrone o divani, o vasche da bagno.
Mica un materasso!

Richard The Rough ha detto...

Anche questa non l'avrebbero mai passata in Italia.
Ma il collegamento al prodotto pubblicizzato c'è.
Eccome!

http://www.youtube.com/watch?v=9_Z-ruHMFd0

CyberLuke ha detto...

@Richard: capisco la tua perplessità.
Ma, come suggerisce Larsen, dovremmo fare tutti un piccolo scatto in avanti alle nostre menti: se non ti mostro quello che vendo, non è detto che tu non possa comunque intuirlo, specialmente se, come nel caso della Ziegler, il suo marchio è noto in Germania e sinonimo di materassi come da noi Permaflex.
Rriconosco che è un'operazione coraggiosa, per la quale il pubblico italiano non è probabilmente ancora "maturo".
Ma se non si inizia mai... ;)

Christian ha detto...

Ah, ecco! Poltrona di pelle sdrucita, partitona in tv, boccalone di birra extralarge, patatine fritte, coppia di puttanone e soprattutto canotta e ciavatte...
Cos'è, il nirvana? :D

Anonimo ha detto...

richard :D senza offesa (non e' mia intenzione, ma non si sa mai, meglio specificare) ma la tua e' la classica reazione da italiano abituato alla famigliola mulino bianco: se non vedo il prodotto che pubblicita' e'???
e cmq e' anche la reazione tipica del cliente italiano: se non faccio vedere il mio prodotto, che faccio pubblicita' a fare?...

e' questo il "balzo evolutivo" a cui aspiro... sia come "produttore" (sarebbe un lavoro infinitamente piu' divertente), sia come "consumatore" (mi piace guardare un 6x3 e sorridere cogliendone il messaggio "nascosto")...

Larsen

dandia ha detto...

Ma se avere coraggio significa lanciare una campagna pubblicitaria che non trasmette con immediatezza il messaggio, chi mai si può permettere di educare il pubblico a proprie spese? Solo chi ha già un marchio terribilmente riconoscibile, immagino. In ogni caso non credo nessun produttore italiano di materassi.

Richard The Rough ha detto...

Mmm, mi dispiace essere apparso così.
Difatti avevo caricato il link della pubblicità della Durex apposta.

http://www.youtube.com/watch?v=9_Z-ruHMFd0

Volevo intendere che è fuorviante per il prodotto non per la campagna ( che mi piace assai).
Il link di sopra "gioca" con il prodotto che publicizza lanciando un messaggio ironico.
Ma il prodotto è in bella vista.
E mi piacque pure lubblicità della macchina del precedente "guarda e impara" con le galline, non sono così "italiota".
E a proposito...
la famiglia del Mulino Bianco è acqua passata, i genitori si sono separati, i figli abitano all'estero e il casolare è diventato una comune hippie.
E i frollini li fanno con gli additivi.
Queli non convenzionali...

Richard The Rough ha detto...

E aridaie scusate per la grammatica scritta di fretta...

CyberLuke ha detto...

@Dandia: l'immediatezza di un messaggio è certamente affidata in gran parte a chi lo lancia.
E va bene.
Ma in una certa misura, anche a chi lo riceve.
Pensa di parlare rivolgendoti a un bambino.
Gli pargli con termini semplici, usando poche forme verbali e concetti che conosce bene.
Lentamente, inizi a introdurre
nuove regole grammaticali, a introdurre delle raffinatezze nel linguaggio... e lui continuerà a capirti, perché lo stai educando.
Penso che il segreto sia tutto qui.

Alessandra ha detto...

Niente da dire...mi inchino e basta. :D Sento molto la mancanza del mio abbonamento ad Archive.

dandia ha detto...

@CyberLuke: capisco che una graduale educazione del pubblico sia possibile. Ma chi ci guadagnerebbe? Ritieni sia veramente un vantaggio, secondo una logica puramente commerciale, avere dei clienti più raffinati e attenti alle sottigliezze? O dei clienti pensanti, che non rispondano all'atavico istinto del voglio-essere-come-loro-quindi-compro? Ci propongono modelli perfetti da imitare in tutte le salse. Basta vedere quello che trasmettono in televisione: non serve nè raffinatezza nè arguzia per seguire la maggior parte dei programmi che ci propinano.
Educare il pubblico... Una pubblicità ardita può essere un inizio, certo. Ma servirebbe un'azione molto più radicale. Una sana dittatura culturale, ecco cosa ci vorrebbe per educare veramente il pubblico.

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