lunedì 20 luglio 2009

My Twilight Zone.

Immaginatevi di restare col cellulare scarico.
Neanche un misero erg rimasto nella batteria per una velocissima telefonata.
E siete in un'altra città, sono passate le dieci di sera e se non volete passare la notte su una panchina della stazione, quella telefonata dovete proprio farla.
All'apparenza, un problema risolvibile.

Sono passate da poco le 22 quando mi trovo alla stazione di Milano centrale e ho appena scoperto che i regionali per Como, dove avrei dovuto passare la notte ospite di Matteo, sono stati soppressi per i danni causati alla linea da una grandinata apocalittica e fuori stagione.
Non sto a chiedermi che razza di grandine può aver danneggiato una linea ferroviaria al punto da renderla completamente inutilizzabile, in pieno luglio poi.
Accetto il fatto.
E vado in cerca di una carta telefonica.
Quegli oggetti del tutto desueti nell'era della telefonia cellulare, che neanche il più malmesso degli extracomunitari possiede pigiata nel portafogli... ma che in questo momento, sono la mia sola possibilità di chiamare Matteo e chiedergli di venirmi in soccorso da qualche parte.

Mi guardo attorno.
Sono nella stazione di Milano centrale, e sono le dieci di sera passate.
Ci saranno dozzine, ma che dico, centinaia di rivendite di carte telefoniche. Edicole, chioschi, tabaccherie... e infatti, ci sono.
Ma tutte chiuse.
Tranne una.
Un faro nella notte.
Entro, pieno di speranza.
Non hanno le carte telefoniche: hanno ogni genere di pacottiglia, miniature del Duomo in vera plastica, caramelle, accendini con le donnine nude stampate sopra, mazzi di carte, scovolini da pipa, carta da regalo di Hello Kitty. Ma niente carte telefoniche.
"Non sa chi ne ha?", chiedo, sgomento.
"Provi l'altra tabaccheria".
"Quale, quella chiusa?"
"Eh, sì, forse è chiusa".

Esco.
Eppure sono a Milano, mi dico: mica nel Burchina Faso.
Una carta telefonica si trova, che diavolo.
Esco dalla stazione. Mi guardo attorno: i soli esercizi commerciali aperti sono ristorantini e pizzerie di infimo ordine, e non vedo ombra di tabaccherie o edicole notturne.
Milano.
Burchina Faso.
Almeno là, c'è un discreto panorama.
Batto un po' di strade là intorno, incrociando facce da galera, papponi e diseredati. Non trovo niente.
Colto da ispirazione improvvisa, rientro nella stazione della metropolitana, il cui progettista della segnaletica dovrebbe essere inchiodato nell'atrio, e cerco di capire quale schifo di linea mi porti al Duomo.
Dopo un paio di false piste, riesco a tornare in zona Duomo, dove ci sono ancora due edicole aperte.
Si sono fatte quasi le undici.
Chiedo una carta telefonica.
"Ma che, quelle per le cabine?" mi chiede stupefatto l'edicolante.
"No, quelle per telefonare a tua sorella e chiedere quanto la fa stasera", vorrei rispondergli ma faccio una smorfia come a dire "tu che pensi?".
L'edicolante non ne ha.
Sempre più convinto di trovarmi in una zona ai Confini della Realtà, riattraverso oiazza del Duomo e tento l'Ultima Edicola Dell'Umanità.
Ne ha.
Ne compro una.

Adesso, ciò che mi serve è un telefono pubblico.
Silenziosamente, senza chiasso, questi oggetti sono spariti dal tessuto urbano. Prima ci andavi a sbattere contro per quanti ce n'erano, adesso se te ne serve uno puoi vagare per quartieri interi senza trovarne uno che è uno.
Ma io sono una vecchia volpe e ne ho notati alcuni nella stazione della metro dalla quale sono sbucato all'aperto.
E volpino come sono, prima che il telefonino morisse di fame, ho trascritto un paio di numeri chiave su un caro, vecchio, pezzo di carta.
Perché, oggi, nel mondo della telefonia eccetera eccetera, nessuno compie più lo sforzo di mandare a mente i numeri di telefono, quando può richiamarli con la semplice pressione di un pulsante.

Ricapitolando: ho una scheda, ho un telefono funzionante, ho un numero da chiamare.
Telefono a Matteo.
Poi a Francesca.
"Lascia stare Como, dormirai a casa dei miei. Devi solo prendere il 12 o il 14 e scendere dopo nove fermate".
Seguo le sue indicazioni e salgo su un tram pieno di coreani e cinesi che mi guardano come fossi una specie di clandestino, per farmi trovare in una misteriosa zona di Milano dove, secondo accordi, sarò recuperato.
Scendo dal tram popolato di immigrati asiatici in un viale deserto. Non ho la minima idea di dove mi trovi.
Aspetto.
E aspetto.
Inizio a dubitare di ogni cosa. Magari ho sbagliato a contare le fermate, penso. 
Magari, nella mia disperazione, ho semplicemente immaginato di parlare con Francesca.
Scorgo nella notte una cabina del telefono, e camminando di buona lena, la raggiungo. A parte una tipa inguainata in un abitino leopardato che passeggia su e giù e mi lancia uno sguardo lascivo, non c'è assolutamente nessuno in giro.
E dire che mezzanotte non è passata poi da molto. Milano? Ma davvero mi trovo a Milano?
il dubbio di essere scivolato ai Confini della realtà mi assale di nuovo.
Mi infilo nella cabina, infilo la scheda telefonica e tiro fuori il mio pezzetto di carta coi preziosi numeri di telefono.
Lo avvicino agli occhi, poi lo allontano.
Il numero è scritto leggerissimamente a matita, piccolo e quasi illeggibile.
A quarantacinque anni suonati, la sera la vista mi cala parecchio e se prima, sotto i potenti neon della stazione della metro, ero riuscito a decifrare le cifre, ora, nella penombra della cabina, non leggo più un accidente.
Non ci posso credere.
Mi affaccio e, a parte la tipa che sta certamente dando un'indicazione stradale appoggiata all'auto che si è fermata accanto a lei, non vedo nessuno che può aiutarmi.
Ok, speriamo che il tizio nell'auto la trovi troppo cara, mi sorprendo a sperare, vedendo sparirmi sotto gli occhi l'unico essere umano in grado di leggere il numero di telefono che può salvarmi la vita.

I due devono trovare un accordo, perché la tipa monta e sgommano via.
L'oscurità si richiude su di me.
Alla fine, due nottambuli passano di lì, e mi sottopongo all'umiliazione di chiedergli di leggermi il dannato numero, che, ripetendolo come un mantra mentre trotterello verso la cabina, digito sulla brutta tastiera di metallo dell'apparecchio anti-vandalo.
Chiamo Francesca: sta arrivando.
È la fine di un dannato incubo metropolitano.

Addendum. Avrei mai detto che un giorno, in età matura, mi sarei addormentato su un letto simile, sovraccoperta giallo acido, lampada a luna e Winnie the Pooh a vegliare sul mio sonno? Eppure, ecco dove ho trascorso la mia notte tra il venerdì e il sabato:
E questi sono solo alcuni tra le dozzine, centinaia di pupazzi che mi hanno fissato coi loro occhietti maligni per tutta la notte.

28 commenti:

Maura ha detto...

Ahahahahah! Ma è meglio di Fuori Orario di Martinscorsesiana memoria...
Non rido di te, sia chiaro, ma della situazione surreale in cui si può finire solo a causa di un cellulare scarico... ste cose dovrebbero farci riflettere... comunque tutto è bene quel che finisce bene... ;)
Ma i pupazzi ti hanno fatto venire gli incubi?

Simone ha detto...

Poteva andare peggio.

Ad esempio, potevi dormire A PAGAMENTO con il mignottone trans...

Meglio Winnie The Pooh.

CyberLuke ha detto...

Certo che poteva andare peggio: potevo chiedere alla tipa di leggermi il numero e quelal me lo poteva dare sbagliato per il solo gusto di farlo e io avrei consumato gli ultimi euro sulla carta telefonica.
Poi, mossa da finta compassione, si sarebbe offerta di ospitarmi da lei/lui.
E mentre rispondevo "non si disturbi, come se avessi accettato", poteva passare una volante della Polizia e trattenermi per accertamenti.

Christian ha detto...

Storia fantastica.
Mi ci stavo appassionando, quasi mi dispiace che abbia avuto un lieto fine. ;)
Piccolo consiglio: quando sei fuori, gira sempre con un telefonino di scorta, magari un vecchio Nokia da 40 euri e lo schermino in bianco e nero ma con la carica che dura quattro giorni.

Anonimo ha detto...

luca... :D divertente, ma manca di praticita' ;)
entrare semplicemente in un bar (e a milano, a qualsiasi ora, ce ne sono di aperti di sicuro, anche se in zona stazione non garantisco sul tipo di frequentatori, e chiedere di fare una telefonata col telefono a scatti? :D

quelli ce li hanno praticamente in ogni bar, e si risolve il problema della scheda telefonica che, in effetti, e' ormai archeologia sociale...

Larsen

Anonimo ha detto...

ahh!!! adesso capisco :D:D

eri con l'icoso vero? :D:D
ti piace la batteria apple eh...? :D

ihihihihi :D

malignamente, Larsen

CyberLuke ha detto...

Telefono a scatti? E ne esistono ancora??
Sarà dal militare che non vedo più uno.
Quanto all'iPhone, hai perfettamente ragione: ci smanetti un po', stai una mezz'ora su Internet, mandi qualche messaggio, fai tre chiamate e la batteria è ai minimi termini.
Accolgo anche il suggerimento di Christian: un nokietto in fondo allo zaino, e passa la paura.
Col senno di poi.

Gloutchov ha detto...

Eh..eh..eh.. sembra un racconto di Alex. Dopo "nevicata" ecco a voi "telefonata!" ^_^

Alex McNab ha detto...

F-A-N-T-A-S-T-I-C-O!
Un racconto bellissimo :)
Peccato che sia più che altro un'esperienza di vita vissuta.
Milano di notte, stazione centrale... zona bazzicata per anni quando ancora non avevo la macchina (la patente sì, ma senza auto sai che utilità!) e mi affidavo al vecchio 00.20 per Torino, che in teorici 15 minuti mi scaricava nella stazione di Rho.
Purtroppo scene come quella descritta da te sono la normalità.
Fatichi a trovare una scheda telefonica... e fatichi a trovare un bagno pubblico (ora li hanno appena rifatti, ma fino a 4-5 anni fa usare i bagni di stazione centrale dopo le 22 voleva dire due cose: A) sei il Punitore, e quindi te ne freghi; B) sei pazzo).

Burkina Faso?
Non so, io l'anno scorso ho visto Tunisi e le facce in giro erano più o meno quelle che incrocio sempre nella Milano da bere...

Angel-A ha detto...

Più volte, io il telefonino l'ho dimenticato a casa... e un paio di volte sono rimasta inguaiata come e peggio di te...non sapevo chi chiamare e come, per di più essendo una ragazza pare che a chiunque tu ti rivolga dopo il tramonto per chiedere qualcosa, sembra che tu voglia abbordarlo... ^__^

Fra ha detto...

:)) Mi sono ammazzata dalle risate con la tua twilight zone!!
Mi viene in mente una volta che io e mio marito eravamo persi in mezzo alle montagne campane, con due cellulari di cui uno scarico di batteria e l'altro senza un euro di credito... lì avevi voglia a cercare le cabine telefoniche!
Il lettino in cui hai dormito mi fa troppa simpatia... pensa che prima di sposarmi il mio non era poi così diverso (avevo 30 anni suonati!).
Ciao!

Anonimo ha detto...

mha qui in paese da me, ogni bar ha il telefono a scatti... basta chiedere...
a torino anche, almeno nei bar non "troppo fighetti" e' ovvio... li ti picchiano se chiedi una cosa del genere ;D, ma intorno alle stazioni in genere qualcosa si trova sempre, non posso pensare che milano sia messa peggio di torino eh!

Larsen

Roby ha detto...

Caspita che avventura! Dalle mie parti le cabine sono diventate rarissime ma ci sono ancora. Giusto un paio di giorni fa, vicino alla stazione, ho visto un signore anziano che ne faceva uso: l'immagine mi ha catapultato indietro di quasi 15 anni.

Simone ha detto...

Bel racconto, ma che vuoi fregarmi il mestiere? Taglierei la parte dei pupazzetti, che per me va un po' fuori tema.

Comunque io sarei andato da uno e gli avrei chiesto "scusa, posso fare una telefonata mettendo la mia scheda nel tuo cellulare?". Peccato che spesso i numeri sono memorizzati nel telefono e non nella scheda.

Simone

Intromat ha detto...

Forse era davvero una zona oscura al confin della realtà... mancano dettagli inquietanti, il mistero si infittisce...
Come mai Luca era in Stazione Centrale quando gli era stato esplicitamente detto di prendere le Ferrovie Nord a Cadorna (che quando non hanno treni fanno andare gli autobus sulla stessa tratta)?
Di chi era il misterioso numero che ha mandato un messaggio per avvisare che stava andando in stazione per cercare un treno?

Dall'altra parte della linea, a 50Km di distanza si era già messa in moto la macchina di ricerca, con chat e telefonate incrociate stavamo ripercorrendo gli spostamente di Luca nel capoluogo lombardo... ma le tracce si arrestavano alle 20:00 poi il buio.

Lo confesso, la strategia adottata era perfida e spietata... se Luca avesse tardato anche solo 5' a trovare la scheda telefonica avrebbe trovato i cellulari spenti... ragazzo fortunato... L'ultima chiamata Como-Milano si era conclusa alle 23:00 con un "boh, non richiama più... avrà preso un albergo, spegniamo i cellulari e ci vediamo domani"

CyberLuke ha detto...

Uh? Cadorna? Non sapevo (o non ricordavo, assai più probabile...).
E se c'erano autobus sostitutivi, perché a Milano Centrale non mi hanno detto niente? Mi ci sarei precipitato.
L'sms l'ho scroccato... ;)

E poi, a Milano spegnete tutti i cellulari a mezzanotte in punto?

Francesco Sternativo ha detto...

ma scusa non potevi entrare in un ristorante e chiedere se potevi fare una telefonata o chiedere ad un passante il cellulare? :D

non sei piú er volpone di una volta me sa hahahahahaha

CyberLuke ha detto...

@Franxcesco: a secco... fatti sentire più spesso!
E comunque ahimé, mi è sempre mancata la faccia di cu*o per fare queste cose.
Anche per scroccare quell'unico messaggino ho dovuto farmi forza. E calcola che non era ancora tramontato il sole. ;)

Maura ha detto...

Scusa, e che c'entra che non era ancora tramontato il sole?...

Francesco Sternativo ha detto...

@maura

te l'ho detto che sta diventando vecchio...ora vaneggia pure ahhaha

CyberLuke ha detto...

@Francesco: ci ho ripensato, non ti far sentire così spesso.
@Maura: hai presente quanto appare più minacciosa la gente dopo il tramonto? ;)
Sto cercando di imparare da Arianna, alla quale tutti sorridono e sono tutti gentili, mentre a me mi guardano sempre con sospetto.

Dama Arwen ha detto...

In centrale non ti hanno detto niente perché le FERROVIE NORD (Cadorna) sono una cosa DIVERSA dalle FS dello stato.

Lo so che eri lì ad aspettare e mi hai ritelefonato, ma io dovevo finire di preparare le cose per sabato e sono arrivata a piedi, mi ci è voluta quella mezz'oretta, nn potevo fare altrimenti! Dai che alla fine ti ho pure dato un posto dove dormire!! Non lamentarti!
^_^

E potevi benissimo scaraventarli sul pavimenti i cuscini pupazzosi presenti sul mio ex-lettino!!

Dama Arwen ha detto...

Ah!
Straquoto Larsen: basta che entri in un qualunque bar e fai una telefonata a pagamento (scatti).
Cpaitato un paio di anni fa.

Cmq trovo assurdo che non vendano + diffusamente le schede telefoniche... in qke cabina della metro puoi ancora chiamare con le monetine...

CyberLuke ha detto...

@Dama: hai dato un letto a un derelitto, pur se circondato di pupazzetti maligni, e di questo il Cielo te ne renderà merito.
Quanto alle monetine, è vero, alcuni telefoni le accettano... ma non hai idea di quanto si sia scaricata in fretta la scheda da cinque euro chiamando dei numeri cellulari.

Licia ha detto...

La colpa è mia. Sono le maledizioni dell'altra settimana quando tentavo di chiamarti e quell'accrocco che ti porti dietro era spento...
Ahahah, devo stare più attenta, ho troppissimo potere.... Cmq immaginarti nel lettino circondato da Winnie the Pooh mi ripaga ampiamente...Facciamo pace? ;-)

LupoBianco ha detto...

mancano dei dettagli...
Quando sei arrivato a Milano?
Quando ti sei accorto che l'iNutile stava morendo?

Non è che per caso sei arrivato a Milano nel primo pomeriggio con il cell già scarico??

narraci tutti i dettagli della realtà prima di arrivare al confine....

erik ha detto...

certo che spupazzi l'icoso, sferrugliando e fotografando feticci pelosi e letti fluorescenti..
si sa che la batteria dell'icoso ha un'autonomia di 24 ore da spento..

mAs ha detto...

ed ecco perchè quando sono uscito dall'agenzia ed ho provato a cercarti il tuo cell era staccato ... mi spiace non essere riuscito a vederti, purtroppo ho passato quel week end in ufficio, ammanettato ad un account ringhiante...