lunedì 27 luglio 2009

Non è un paese per giovani.

Non che qui abbia una visibilità maggiore che non sul sito del Corriere della Sera dove la lettera del mio amico Luca è stata pubblicata nella rubrica di Beppe Severgnini... ma il tema è talmente attuale che volevo proprio condividerla con voi.

L'Italia non è mai stata un paese per giovani
Caro Severgnini,
leggo in una lettera (che condivido) che questo sarebbe un "paese criminalmente organizzato contro i giovani". Vero, ma lo era anche quando ero giovane io, una ventina d'anni fa. La situazione era identica ad oggi, e mi sembra strano che ce ne si accorga solo in un momento di "crisi": benvenuti nel club! Salvo rare eccezioni, per me e i miei coetanei da vent'anni la vita è stata questa: rapporti di lavoro precari e mal pagati, zero possibilità di programmare il proprio futuro. Si sopravvive, certo, ma di sicuro non si può mantenere la successiva generazione di precari, come attualmente stanno facendo i genitori che ancora dispongono di stipendi o pensioni "normali": un genitore precario non potrà mantenere un figlio precario o stagista, e il meccanismo si interromperà. Invece che parlare di "crisi", credo sarebbe meglio analizzare da dove e verso dove si sono spostati i soldi, e grazie a quali meccanismi. Ciò che aspetta i giovani di oggi è esattamente quello che stanno vivendo adesso, solo peggio: energie e ottimismo possono venire meno, e diventa sempre meno dignitoso accettare certe condizioni, tra le quali il vivere alla giornata e non poter programmare il proprio futuro. È da molto che penso all'emigrazione, ma non riesco nemmeno a mettere da parte i soldi necessari. Cordialità.

Luca Boccianti, luca.boccianti@email.it

27 commenti:

Gloutchov ha detto...

Oddio... io credo invece che l'Italia sia un paese labirintico e non un paese per vecchi. Perché lo dico? Basta provare a sfogliare le inserzioni di lavoro. Spessissimo vengono richieste età basse (max 30 anni) e, allo stesso tempo si pretende una esperienza "decennale".
Ora... mi chiedo come una persona con età compresa tra i 20 e i 30 possa avere esperienza decennale in un impiego che richiede una istruzione "superiore". Magari pretendono pure la laurea...
In pratica bisogna essere giovani, magari al primo impiego (così costi poco) ma devi avere già esperienza da vendere... eh! eh!

E così i 40enni che devono cercarsi un lavoro sono tagliati fuori, nonostante magari la loro esperienza e le loro provate capacità. I giovani, dal canto loro, trovano solo lavori precari e/o a progetto. Gli anziani di oggi hanno la pensione. Quelli del futuro se la potranno solo sognare...non avendo modo di versare contributi.
Per comprare casa devi avere un posto fisso... va bé, non vado oltre.

Credo che vent'anni fa l'Italia era parecchio diversa, e quarant'anni fa lo era ancora di più.
Oggi solo i funamboli se la cavano bene, ma non credo sia una questione di età. Le trappole sono disposte ad arte sia per i giovani, sia per i vecchi, sia per chi sta in mezzo.

Matteo ha detto...

Io leverei ogni ulteriore specifica dopo la parola "Paese": l'Italia non è un Paese. Punto. È una congregazione massonica di stampo verticistico in cui il potere si tramanda per discendenza e dove chi non fa parte della "loggia dei potenti" viene tagliato fuori da ogni possiblità. Una condizione similare in altri luoghi porta alla rivoluzione: in Italia no. Porta solo negli esclusi sete di potere, omologazione al sistema, compromessi per arrivare in altro, rospi da ingoiare con gioia.
E così il sistema marcio e vizioso, di cui tutti facciamo parte integrante, si propaga in eterno.

Roby ha detto...

Questa storiella non è mia ma è carina.
Immaginate un pentolone pieno d'acqua fredda nel quale nuota tranquillamente una rana.Il fuoco è acceso sotto la pentola, l'acqua si riscalda pian piano. Presto diventa tiepida. La rana la trova piuttosto gradevole e continua a nuotare. La temperatura sale. Adesso l'acqua è calda. Un po' più di quanto la rana non apprezzi. Si stanca un po', tuttavia non si spaventa. L'acqua adesso è davvero troppo calda.

La rana la trova molto sgradevole, ma si è indebolita, non ha la forza di reagire. Allora sopporta e non fa nulla. Intanto la temperatura sale ancora, fino al momento in cui la rana finisce -semplicemente - morta bollita. Se la stessa rana fosse stata immersa direttamente nell'acqua a 50° avrebbe dato un forte colpo di zampa, sarebbe balzata subito fuori dal pentolone.

CyberLuke ha detto...

Roby, la tua storia mi ha fatto rabbrividire.
Mi chiedo a che temperatura sia ora l'acqua nel pentolone in cui sguazzo.

Maura ha detto...

Guarda caso, la situazione in cui si trovano i giovani in Italia è condivisa con un'altra larghissima fetta della popolazione: le donne. Anche le donne sono state escluse dal potere. Le redini delle istituzioni, delle aziende, dei giornali sono stranamente finite tutte in mano agli uomini. Non che qualcuno le abbia volutamente escluse, non che alcuna legge impedisca alle donne di occupare questi posti, no: semplicemente e silenziosamente, per quei posti sono scelti sempre gli uomini.
E, anche in questo caso come in quello dei "giovani", non manca chi le invoca, chi le utilizza come icone, immagini "interessanti", chi addirittura, aggiungo io, quando si fa una nomina importante proclama che "la prossima volta" per questo posto vedrei bene una donna".
Una bella presa in giro. La verità, come dice Matteo, è che abbiamo una struttura di potere tenacemente antiquata, che esclude i giovani, e le donne, riproducendosi sempre per cooptazione dell'uguale.

Christian ha detto...

Chi ne fa le spese siamo noi trentenni (almeno ,io mi trovo in questa fascia), che oggi abbiamo aspettative ridicole rispetto a quelle delle generazioni precedenti... per non parlare delle garanzie nei confronti dei nostri coetanei europei. Noi lavoraimo il doppio, per ottenere la metà.

CyberLuke ha detto...

È da un pezzo che lo vado dicendo.
Siamo tutti vittime di un'Italietta prigioniera del passato e di un abietto ricatto sociale.
Lo vedo anche nel mio piccolo.
Il carattere precario del lavoro, e la strenua lotta per la conquista di una qualche forma di stabilità, cancellano qualsiasi ipotesi di mobilitazione e di protesta, lasciando in ombra le rivendicazioni dei propri (sacrosanti) diritti.
Chi non ha un contratto forte è costretto a tacere, se non vuole rischiare il posto.
Certo, questo valeva anche per gli operai di un tempo, come per i lavoratori di tutti i tempi. La protesta è sempre stata rischiosa, ma per i precari lo è ancora di più.
C’è l’incubo disoccupazione, ma non solo. Oltre a vivere con la spada di Damocle del licenziamento devono fare i conti l’insopportabile retorica dei sessanta-settantenni potentoni che, da una parte, accusano i giovani di oggi di essere incapaci nell’aprire fronti di critica e lotta, e, dall’altra, si divertono a metterli l’uno contro l’altro e a scatenare un’assurda guerra fra poveri.
Avvilente.

Angel-A ha detto...

Se volete, racconto la mia, di esperienza.
Negli ultimi due anni ho seguito tre stage, in due redazioni abbastanza importanti.
Durante il primo stage del periodo universitario ovviamente ero entusiasta, entravo per le prima volta in una redazione giornalistica vera; anche durante il secondo stage subito dopo l’università ero abbastanza entusiasta, ma anche un pò perplessa perché il rimborso spese era bassissimo e lavoravo moltissimo, e vi posso assicurare che lavoravo come gli altri.
Questo stage si è trasformato in un contratto a progetto. Poi avendo superato l’esame per entrare nella scuola di giornalismo, sono stata costretta a lasciare il lavoro di ufficio stampa e a ritornare sui banchi di scuola. In realtà sentivo di avere un’età e un’esperienza che in altre situazioni mi avrebbero permesso di avere un contratto vero.
Ora mi ritrovo a 29 anni a fare la stagista, e mi sento vecchia. Vi pare normale? :(

amaui ha detto...

Eh!... penso che sia un bel casino.
Io ci sono cascato dentro proprio ora.
Impiegato da dieci anni in un'azienda di 40 dipendenti con mansione e stipendio niente male, a fine Giugno mi sono ritrovato come gli altri miei colleghi senza lavoro perchè l'azienda a chiuso.
Mi sono iscritto a più di 30 agenzie interinali e tutte quante mi hanno assicurato che con il mio profilo non sarebbe stato un problema ricollocarmi velocemente.
Sono ormai passati 6 mesi da quando ho iniziato a cercare e ho avuto solo 3 proposte a dir poco ridicole.
Quindi a 42 anni stò cercando di reinventarmi un lavoro, che mi permetta di continuare a soddisfare le esigenze della famiglia, del mutuo casa, ecc...
Figurati se mi metto a fare delle rivoluzioni.
Sarei solo un Don Chisciotte degli anni 2000.
Quindi l'obbiettivo primario è sopravvivere e fare in modo che mia figlia possa scegliere il suo futuro senza paletti che la frenino a priori.
Spero solo di riuscirci, sarei veramente forte...

Simone ha detto...

Purtroppo per il lavoro in Italia è una tragedia. Se posso (quasi) consolarvi, praticamente tutti i compagni di corso di Ingegneria che ho ri-incontrato negli anni avevano un lavoro almeno decente, si pagavano il mutuo e in linea di massima pur lavorando 30 ore al giorno si possono ritenere indipendenti.

Insomma chi ha fatto determinate scelte alla fine non è rimasto fregato, anche se forse qualche volta si aspettava di più.

Poi dite sempre "in Italia in Italia", ma poi all'estero è sempre meglio? Io ho viaggiato molto, per me Spagna e Francia stanno quasi come noi ma con altri problemi che noi non abbiamo, in Inghilterra se ricordate è successo un casino per via di lavori dati a "immigrati" italiani e forse stanno meglio davvero giusto in Germania. Ma in Germania fa -20 gradi d'inverno e io preferisco essere povero che morto assiderato.

Simone

CyberLuke ha detto...

Non è questione di essere o non essere poveri.
La povertà è solo un effetto collaterale (uno dei più palesi) di una situazione "sbagliata" da qualunque parte la si guardi.
Ed è con questo spauracchio (la paura di perdere il lavoro, e quindi, di scivolare nell'orrenda condizione di "poveri") che hanno addomesticato milioni di persone, rinunciando tacitamente ai più elementari diritti.

Alessandra ha detto...

Lasciamo perdere, questo è un punto dolente per me. Ho lavorato due anni in Italia con un contratto a progetto di tre mesi perchè glielo chiesi in ginocchio (poi non si sa perchè andata via io hanno fatto il contratto praticamente a tutti). Ora sono qui in Inghilterra e da 5 mesi cerco lavoro senza successo. E come lavoro intendo non solo grafica. Qui le straniere trovano solo come camieriere o donne delle pulizie e vengono sfruttate. Lavoro un pò come freelance ma non basta il lavoro e i pagamenti sono molto irregolari. Fortunatamente il mio compagno ha un ottimo lavoro ma siamo stati molto fortunati. Non so più cosa pensare, la cosa mi deprime ogni giorno di più...

claudia ha detto...

io, che giovane ormai non sono piu', mi sono abituata da tempo a non fare progetti, a non pensare al futuro, ma solo al presente.
e per adesso un lavoro c'e'.
sono sola, mi mantengo con il mio lavoro, ma se avessi famiglia e figli sarei terrorizzata all'idea di non poter assicurare un presente decente ai miei figli, figuriamoci un futuro!
l'arma a doppio taglio e' che essendo sola, se perdo il lavoro mi ritrovo, per dirla con un eufemismo, con il culo per terra!
per fortuna sono una cicala ottimista.... :-)

Roberta la Dolce ha detto...

Beh, questa è la mia storia.
Ho iniziato a lavorare come fotografa realizzando foto di still life per una ditta romana ma poi fui stata spostata a un'altro reparto, in virtù del mio diploma e così iniziai a fare la fotografa 'serale': dalle 9.00 alle 18.00 impiegata e dalle 18.00 in poi fotografa.
Un giorno una mia amica mi chiese di farle un book da presentare ad una grossa agenzia di Roma e così mi attrezzai uno studio fotografico semi-ambulante molto artigianale con lenzuola, ventilatori, piantane alogene e pannelli riflettenti fatti in casa, e con tutta questa attrezzatura rudimentale.. tirai fuori il book, che piacque molto e iniziarono ad arrivarmi i lavori, e alle modelle si aggiunsero i negozi e ristoranti che volevano foto per siti, brochures e cataloghi… e così presi il coraggio a due mani… e mi licenziai.
Da allora faccio la fotografa freelance e ogni giorno mi chiedo se abbia fatto bene a prendere quella decisione... non mi sento tutelata da niente e da nessuno, il mio lavoro a volte mi fa chiudere il bilancio in rosso e a volte ho ben più di ciò che mi serve per sopravvivere, ma di certezze per il futuro... nessuna. :-(
E da qui a 10, 20 anni, non so davvero cosa potrebbe cambiare... periodicamente mando le mie foto a riviste e redazioni, qualche volta mi comprano qualcosa, ma di darmi un lavoro stabile... non ci pensa proprio nessuno.

Roby ha detto...

Forse in Italia ci siamo abituati troppo bene e ora siamo qui a lamentarci. Il lavoro, a parte questa crisi, c'è ma nessuno vuole più scendere a compromessi. Non vi dico quante persone, dopo un colloquio, preferiscono rimanere disoccupati piuttosto che lavorare in officina. E io c'ho lavorato, non è così terribile.
Dovremmo prendere tutti un pò di coraggio e fare come Roberta, che ammiro per quello che fa. La vita è un'incertezza, perchè non può esserlo il lavoro?
Tornando al post, credo sia normale che l'Italia sia un paese per vecchi: sono numericamente superiori. E tutti li ritengono vecchi, non maestri.

Alex McNab ha detto...

L'Italia è un paese per vecchi perchè si regge sul binomio gerontocrazie + matriarcato.
I vecchi baroni non si scollano dalla sedia nemmeno a cannonate, sia nelle varie categorie chiuse, che in politica (ora pare che ci sia un ricambio, ma è molto di facciata).
Per contro c'è anche da dire che all'estero il giovane sui 18-20 cerca già di crearsi una propria indipendenza, da noi mammà tende a coccolarci anche fino ai 40. E a volte fa comodo, quindi nemmeno ci si ribella.
Nell'insieme siamo più un paese nordafricano, che non europeo...

Micaela ha detto...

Alex, se la gente sta a casa di mamma e papà fino a 40 anni forse è anche perché una casa costa duecentomila euro e un trentenne non li ha, non riesce neanche a mettere via l'anticipo, e soprattutto, se va in banca a chiedere in mutuo da precario non glielo danno. A dire la verità, non si riesce a prendere manco un appartamento in affitto, senza la busta paga.
C'è poco da meravigliarsi.

Taka ha detto...

dal solito simpaticone qualunquista quale sono, dico che secondo me gli italiani hanno quello che si meritano.


ah se ne ho viste di cose quando lavoravo in fabbrica... -.-

Maura ha detto...

Taka: beh, raccontacene qualcuna.

Luca B ha detto...

Maura,

potrebbe interessarti leggere questo:

http://www.lavoce.info/articoli/-informazione/pagina1001202.html

d'altro canto potrebbe anche interessarti il mio modesto commento alla frase di apertura riguardo le disparità del 20-30% tra stipendi di uomini e donne.

ho chiesto esempi concreti, non ne ho ricevuti. io faccio il programmatore, l'ho fatto come dipendente, collaboratore a progetto, a partita iva. non ho notato alcuna differenza nelle retribuzioni, altrimenti il datore di lavoro direbbe all'uomo: "ti licenzio perché una donna costa meno", e per effetto dei vasi comunicanti o entropia o chiamala come vuoi gli stipendi si livellerebbero comunque.

in tutto il settore pubblico non eisstono differenziazioni di stipendio in base al sesso. nemmeno nei contratti collettivi in uso alle grandi aziende, e anche alle piccole.

anzi, devo dire che a volte essere una donna può favorire: basta essere sufficientemente attraente rispetto al livello del posto, e questo a tutti i livelli. non ti conosco di persona quindi non posso dire, ma chissà se tu e il ministro Carfagna avete davvero pari opportunità.

i rapporti di lavoro in cui potrebbero esistere discriminazioni (e ce ne saranno senz'altro, solo voglio sapere quali sono) semplicemente non sono rapporti di lavoro perché non sono regolamentati a a dovere.

se tu hai fatto un lavoro per il quale sei stata pagata meno solo in quanto donna, oppure un lavoro in cui ti hanno detto "prendiamo lui e non te perché è un uomo" (e non si tratta di scaricatori di frutta al mercato, metronotte, buttafuori ecc.) fammi sapere.

Luca B ha detto...

amaui,

se hai un po' di soldi da parte e ci tieni al futuro di tua figlia, emigra.

punto e basta.

qui chiude tutto, i quarantenni con famiglia a carico non servono più.

semmai i figli di persone con stipendi normali, che possano lavorare quasi gratis. quelli sì, servono.

Luca ha detto...

Roby,

ma perché, ci sono i colloqui per i posti in officina?

o meglio: ci sono i posti in officina?

secondo te in una officina tra un ragazzetto lobotomizzato periferico e uno che magari ha 40 anni e una preparazione elevata, chi prendono? e perché?

e questo anche se il 40enne è disposto a prendere lo stesso stipendio del ragazzetto (ragazzetto che non paga affitto né mangiare per sé e i figli che non ha).

io a suo tempo feci il giardiniere (manovale agricolo) e lo spazzino: lasciai perdere non per il tipo del lavoro, ma perché erano contratti a tempo. o meglio, io non lasciai perdere: scadettero i contratti.

ho fatto un periodo di "prova" per una ditta di cialtroni informatici con sede a Pomezia. 800 euro full time, tutte le mattine montesacro-pomezia, pomezia montesacro. mi avrebbero dovuto insegnare tecnologie nuove, col cavolo. ci ho rimesso soldi. mai più.

mi sono trasferito a lavorare a 400 km da casa mia, sperando che durasse, non è durato, e guadagnavo 1200 euro al mese. in pratica non ci ho rimesso ma quasi.

quindi capisco benissimo chi a certo "colloqui" non ci va: non per il tipo di lavoro, ma per le prospettive che offre.

(già che ci sono, mi è capitato due volte di portare una moto dal concessionario per riparazioni: tariffe orarie di 60 euro, ogni volta grandi attese perché, poveretti, erano sotto organico. bene, gli ho detto, sono un perito tecnico appassionato di moto, mi assumete in prova? secondo te mi hanno preso?).

quanto ai lavori "inventati", certo, onore al merito.

ma possiamo tutti campare di lavori "inventati"? di quanti fotografi c'è bisogno? di quanti di questi lavori c'è bisogno? per ognuno di questi lavori "inventati" c'è bisogno di 100, 1000 persone con stipendi "normali" per comprarne i servizi. se ci mettiamo tutti a fare i fotografi e i siti web la sera a casa, poi con cosa ci paghiamo? tu mi fai una foto e io ti faccio un sito per le tue foto di cui nessun realizzatore di siti avrà bisogno? non so se mi sono spiegato. l'economia di un paese non funziona con l'"inventiva": è solo una frottola retorica per tentare di far sentire in colpa chi non ha l'idea brillante o magari spingerlo all'idea suicida di lasciare il posto fisso.

è vero, qualcuno ci riesce.

ma per ognuno che riesce, quanti cadaveri si incontrano lungo la strada?

(ah, e prova a chiedere un mutuo col lavoro "brillante". ma certo, un mutuo e una casa sono lussi cui non siamo più abituati.

chissà come faceva mio padre, impiegato di medio livello, a mantenere casa, famiglia e un mesetto di vacanze).

Maura ha detto...

Luca B: e a te questo:
http://miojob.repubblica.it/notizie-e-servizi/dossier/dettaglio/pari-opportunit-italia-tra-gli-ultimi-del-mondo-donne-discriminate-sul-lavoro-poche-in-politica/2669593
Dire che abbiamo le stesse opportunità degli uomini, scusa, ma è quantomeno inesatto.

Luca B ha detto...

Maura,

scusami ma l'articolo che citi dice tutto e niente.

io voglio sentirmi dire questo:

- esiste un ccnl che prevede differenze di retribuzione per uomini e donne?

- esiste un qualsiasi posto pubblico, dal bidello (magari diventarlo...) al presidente della repubblica che preveda retribuzioni diverse per uomini e donne?

- se vai a lavorare con un cocopro ti danno meno soldi perché sei una donna? ovvero ne danno più a me perché sono un uomo? ma dove, scusa?

- le parcelle di qualsiasi ordine professionale fanno differenza se il professionista è uomo o donna?

- hai mai sentito qualcuno dire "voto tizio e non caia perché tizio è un uomo"?

(ho invece sentito dire voto caia e non tizio perché è una donna).

in sostanza, hai esempi *concreti*?

non voglio certo dire che le donne in generale non possano avere, a volte e se non sono attraenti e non si sanno gestire, diciamo così, difficoltà sul lavoro.

ma mi fai degli esempi concreti? degli esempi in cui sia stato esplicitamente o implicitamente detto preferiamo tizio a caia in quanto uomo?

grazie.

Licia ha detto...

Esempi concreti di discriminazione uomo/donna? Sono IO. Ho lavorato per più di due anni senza alzare la testa dal computer, senza guardare l'orologio o il calendario e senza chiedere mai perché prendessi meno del receptionist (maschio però eh) pur lavorando come addetto stampa e avendo studiato una decina di anni più di lui. Mi avevano promesso che il successivo rinnovo sarebbe stato a tempo indeterminato...
Sono andata a lavorare con un pancione gemellare durante un'estate torrida, senza prendere un solo giorno di ferie nemmeno per visite mediche (alle 9 ecografia, alle 10 e 30 di corsa al lavoro). Non ho smesso di lavorare nemmeno essendo gravidanza a rischio e ho continuato a tirare incoscientemente la corda finché non mi hanno detto che invece no, ci avevano ripensato, perché "una mamma non può lavorare". La mia ha avuto 4 figli e ha sempre lavorato, chissà come mai non l'hanno cacciata via.
Ah, inutile dirlo, al posto mio oggi c'è seduto un pischello con zero esperienza, ma è MASCHIO.
;-) Cmq, grazie Boccia, ogni contributo a sottolineare la follia in cui stiamo vivendo è sempre ben accetto.

Luca B ha detto...

Licia,

se prendevi meno del receptionist probabilmente era perché il receptionist aveva un contratto di lavoro vero, e tu no.

non certo perché lui era un uomo.

probabilmente l'ambiente dove lavoravi era quello tipico italiano in cui le competenze linguistiche sono considerate un optional inutile. addetto stampa? e a che serve, a mandare i fax?

posso citarti decine di casi tipo il tuo vissuti da uomini, gravidanza a parte, ma in alcuni casi con salute che se ne va.

quindi per quanto mi dispiaccia della tua storia, non è quello che io intendevo. la tua mi sembra più una discriminazione lavoratore stabile vs lavoratore precario che non una discriminazione uomo-donna.

ripeto: mi citi un ccnl che preveda differenze tra uomini e donne?

Licia ha detto...

Luca, il problema è proprio nel fatto che ai maschietti vengono fatti contratti a tempo indeterminato e alle femminucce no. Perché, come mi è stato detto esplicitamente, le donne restano incinte. Non è esplicitato su un ccnl, no, ma di fatto avviene in modo sistematico.