martedì 7 luglio 2009

Ritorna lo Squalo. Anzi, no.

A volte ritornano.
Quando fu presentata, nel 1955, sembrava l'auto di Paperinik.
Oltre ad avere un aspetto assolutamente inedito (una silhouette allungata con linee tese all'indietro, coda corta e rastremata, ruote posteriori carenate) e firmato dal designer italiano Flaminio Bertoni, la Citroen DS presentava soluzioni tecniche del tutto innovative per l'epoca... tra le tante, sospensioni idropneumatiche con controllo automatico dell'altezza da terra, servosterzo, freni a disco anteriori (prima auto europea ad adottarli), servofreno e trasmissione semiautomatica, fari orientabili con lo sterzo.
Una follia d'acciaio, nata in un'epoca di ottimismo e di innovazione.
Superato lo sconcerto iniziale da parte del pubblico, la Citroen DS iniziò a vendere, per non fermarsi più. Ne vennero realizzate anche una versione cabriolet e una station wagon.
Restò in produzione per vent'anni (un arco di tempo oggi impensabile per le vetture moderne che conoscono un turn-over di quattro/sei anni).
Nessuna delle Citroen che venne prodotta in seguito ottenne un successo commerciale paragonabile alla DS, eccettuata la 2CV, che conobbe una seconda giovinezza reincarnandosi nella Dyane 6.
Ebbene, a distanza di oltre mezzo secolo, seguendo il trend del Maggiolino, della Mini e della Cinquecento, tempo fa si è ricominciato a parlare di una possibile riedizione della DS: le fotografie potete vederle qui, e sono le uniche che siano mai apparse in rete.
Al progetto non è mai stato dato seguito: non chiedetemi il perché.
Da queste immagini, posso dire che il prototipo non tradiva la filosofia estetica originaria... ma poco di più. Immagino che qualcuno, ai piani alti di Citroen, abbia giudicato rischiosamente retrò il nuovo concept, e si sia orientato per una soluzione più in linea con le tendenze attuali... realizzando qualcosa che – a mio giudizio – nulla ha che vedere con il mitico "Ferro da stiro" o "squalo" come veniva amichevolmente definita la DS.
Pazienza: un'altra occasione perduta.
Così come, nel 2005, non venne dato seguito al restyling della forse ancor più mitica 2 Cavalli... e dire che al al World Automotive Design Competition, un concorso organizzato in Canada, erano uscite fuori almeno due proposte assolutamente degne di nota: eppure, anche quella volta, niente di fatto, silenzio, nulla.
Ci dicono che l'intera industria dell'auto è in crisi... ma se non si punta sull'emotività legata al fascino storico dei modelli più prestigiosi e presenti nella memoria del pubblico, come pensano in Citroen di vendere nuovi modelli?
Persino in Fiat hanno capito questo semplice giochino psicologico, e hanno risanato il bilancio praticamente solo mettendo in commercio una Cinquecento (molto ben) ristilizzata.
Ma io sono un designer e non un imprenditore... quindi, qualcosa continua a sfuggirmi.

12 commenti:

Anonimo ha detto...

bhe' luca, il problema piu' grosso da tener presente, e' che oggi, per una questione di economie di scala, si tende a progettare poche piattaforme condivise su cui declinare una quantita' di modelli.
la parte piu' "cazzuta" nella progettazione di un'auto, e' il telaio.
e' la parte piu' costosa, quella che richiede maggiori costi di sviluppo e di ricerca.
per fare un'esempio: la 500 e' su base panda, la ka nuova idem, la delta e' su base bravo, la nuova alfa che verra' idem.

la squalo e' bellissima, anche il suo restyling, ma avrebbe bisogno di una piattaforma che oggi non esiste in citroen.
l'unica base che vederei adatta come telaio e' quello della mercedes cls... poi pero' ovviamente non sarebbe piu' "in mercato".
idem la 2cv, anche quella proposta era molto bella (le conoscevo gia' tutte e due ;-)) ma al momento non esiste una piattaforma su cui costruirle.

un telaio, al contrario del modello che gli viene costruito sopra, dura per 10 anni e passa...
vedere oggi modelli di quel tipo, senza una pianificazione decennale davanti per la loro piattaforma, e' impensabile, specie in momenti di crisi.

concordo che "chi non risica non rosica", e se avessero un po' piu' di "coraggio" si uscirebbe tutti prima dalla crisi, ma ormai hanno aspettato troppo.
sono troppo particolari come auto per pensare ad usi alternativi dei loro telai, anche per cio' che concerne le altre auto del gruppo psa...

fiat si sta preparando ad uniformare le piattaforme usa-ita, e ci mettera' anni prima di avere una produzione stabile e "collaudata" :D

Larsen

claudia ha detto...

Io,che non ci capisco niente di macchine, questa qui proprio la ADORO! e se non vado errata, usci' qualche anno fa un film che forse si intitolava come la voiture, ma alla francese, giocando sulla sigla DS, che si legge "deèsse" (l'accento non so dove va), cioe' dea, cioe' un culto, cioe' come dice Luke in parole povere... fidelizzazione! ;-))

CyberLuke ha detto...

In effetti, conoscevo l'ottimizzazione produttiva legata ai telai in comune... mi sembra che persino la prima Audi TT venne costruita sul pianale della Golf.
Eppure – ripeto, guarderò il mondo con l'occhio limitato del designer – mi pare che i restyling di vecchie glorie del passato siano quasi invariabilmente successi commerciali, e non puntarci neanche un soldo da parte di chi, come Citroen, ne reca nel suo pedigree almeno un paio, continua a sembrarmi una poltica discutibile.

Maura ha detto...

Che mito la DS... sta su copertine di dischi, nei film di Fantomas (http://www.moviecars.it/citroen_DS_fantomas.php), è la macchina dell'ispettore Ginko, in un video dei Subsonica e persino in "Ritorno al Futuro 2"... direi che come popolarità, se la batte alla pari col Maggiolino.
Peccato non vedere mai in produzione quel bellissimo concept.

Christian ha detto...

Avercene una adesso! Magari cabriolet... un bel colore metallizzato... camminarci a trenta all'ora sul lungomare... sai che acchiappo?? ;-D

Luca B ha detto...

il tentativo di restyling della DS a mio avviso è qualcosa di blasfemo.

la DS era una funzione divenuta forma.

questo restyling (come tutti gli altri) sono l'imitazione di una forma che tenta di divenire funzione.

quando hanno fatto la DS non hanno detto "abbiamo questi pezzi e questi robot industriali, vediamo un po' che ne viene fuori". non hanno neanche detto "abbiamo un'idea originale per un look, chissà se attizza il mercato".

hanno detto: "dobbiamo ottenere una macchina aerodinamica, futurista, comoda ma veloce. poi vedremo che forma daremo alle lamiere".

non so se ci avete mai viaggiato. dietro c'era un divano per tre. davanti, un altro divano per tre. (è omologata a sei posti). le sospensioni sono regolabili. non ho mai viaggiato così bene su nessun'altra macchina.

non è un'automobile che può essere assemblata in catene di montaggio di operai giustamente scazzati o preoccupati del precariato che forse li aspetta. è una di quelle macchine per cui l'assemblaggio industriale non prescinde dall'abilità del singolo. non è una macchina che può essere costruita da aziende i cui manager hanno mantenuto lo stipendio grazie alla cassa integrazione (soldi sottratti alle nostre tasse e mai restituiti). non che la citroen lo fosse, solo per ricordare a cosa deve il suo successo la fiat che ha "rifatto" la 500 e che qwuando dice di essere multinazionale è solo per far paura agli operai italiani con la minaccia di licenziarli e spostare la produzione in posti dove la manodopera costa meno ed è meno protetta.

tornando al restyling, l'hanno appoggiato alla C3. la DS semmai può essere una C5. ma non la devono progettare con la razionalità industriale-bottegara da quattro soldi di adesso. dovrebbero intendere la tecnica come arte e l'industria come architettura.

i bottegai fusionisti di oggi che sfruttano l'effimera moda dei revival anni '70 proprio non ce li vedo.

la DS durerà per sempre.

i revival no.

CyberLuke ha detto...

I restyling, sfortunatamente, vengono fatti per una sola cosa: vendere.
A ben vedere, la filosofia del Maggiolino di Ferdinand Porsche, che gli fu commissionato dal fhurer come "vettura per il popolo", è stata del tutto tradita nella sua edizione del 1998: le linee erano gradevoli, ma l'auto diventò un costoso giocattolone da quaranta milioni dell'epoca, non esattamente una volsk-wagen.
Lo stesso è accaduto con la Mini, e l'anno scorso con la Cinquecento.
Begli esercizi stilistici, ma del tutto asserviti alla vendita di auto trendy.
Quello che mi chiedo io è: a cosa si ispireranno i designer quando finiranno i grandi miti di riferimento silistico? Saranno costretti a inventarsi qualcosa di nuovo che potrà di nuovo passare alla storia?

Luca B ha detto...

potrebbero ispirarsi di nuovo alla funzione ed ottenerne forme altrettanto attraenti (esteticamente o facendo i conti con altre necessità).

potrebbero fare in modo di miminimizzare davvero i costi di produzione, come si è fatto per la la logan, che non ha vetri inutilmente curvi.

potrebbero evitare di fare macchine chiatte sotto (ka, nuova 500...) e inutilmente strette sopra: se hai una base chiatta che occupa spazio tanto vale tenersi quello spazio anche sopra, come ad esempio per la suzuki wagoner, quella che noi conosciamo come opel agila.

ma figurati se una casa produttrice europea avrebbe mai avuto il coraggio di progettarla e produrla: e infatti il modello "nuovo" dell'agila è macchina normale che non ha niente a che fare con l'originale.

il problema dei revival (e di quello degli anni '70 in particolare) è che richiama all'infanzia le generazioni che adesso hanno 35-55 anni, cioè coloro i quali dovrebbero nel pieno dell'operatività e della maturità e che invece preferiscono guardare indietro, in un tempo fatto di finti fricchettoni, rimorchio presunto facile, film di pierino e si potevano commettere, impuniti, cazzate tremende come andare in giro coi pantaloni a vita bassa zampa d'elefante.

li vorrei vedere, loro e i ventenni di adesso, a guidare quella specie di go-kart che era il mini morris 1300, e non il pacchetto markettaro di adesso (fatto dalla bmw...) con i-phone incorporato.

li vorrei vedere a comprarsi una macchina veramente minimale come la vera 500 (no, magari si comprano le minicar da 20mila euro).

li vorrei vedere che chiedono al mercato cose tipo la Tata Nano, a 2mila euro e impianto a gas.

Anonimo ha detto...

io rientro nella casistica di quelli che, si, si comprerebbero la vecchia cooper ;)
oppure una fulvia, o l'alfa spider... e perche' no, una stratos (e' incredibile quanto sia piccola rapportata alle auto di oggi... e' piu' corta della punto!!!)

la vecchia 500 no, ma solo perche' non andava avanti ;) una 595 abarth, o una 695, magari si ;)

Larsen

Taka ha detto...

Mini Cooper classica tutta la vita!
che sogno di macchina... *sbav!*

CyberLuke ha detto...

C'è anche un'altra cosa.
Qualcuno, ad un certo punto, dev'essersi accorto che certe macchine duravano un po' troppo... non ne volevano sapere di tirare le loro cuoia meccaniche, e questo, se era positivo per l'automobilista, era deleterio per l'industria.
E hanno iniziato a sostituire l'acciaio con la latta, la resina con la plastica e, in generale, ad abbassare la vita media di un'automobile.
La chiamarono "obsolescenza programmata", e improntò tutta la produzione industriale dagli anni settanta in avanti... compresa l'industria dell'auto.
Le cose iniziarono a rompersi, e i nostri nonni iniziarono a mugugnare:"Non le fanno più come una volta, eh".
E laddove il proprietario era comunque disposto a spendere pur di mantenere in vita il proprio vecchio catorcio, intervennero i legislatori: con la perfetta scusa che inquinavano, vecchie glorie ancora funzionanti vennero messe in condizione di non nuocere con una leggina.
Ricordate l'avvento della marmitta catalitica, nel 1999?
Sembrava che da allora avremmo avuto cieli puliti, che la marmitta a base di platino avrebbe bruciato per sempre ogni tossico effluvio.
E tutti a ricomprarsi l'auto... ma per poco, perché poi si inventarono gli Euro 1, Euro 2, 3 e 4.
Quello che andava bene ieri non va più bene oggi, e quello che va bene oggi non andrà più bene domani.
L'essenziale è svuotare i piazzali delle case produttrici, offrendo automobili nuove in centinaia di rate e incentivando la rottamazione di quelle vecchie anche se funzionano ancora benissimo.
L'ecologia è l'arma che usano, ci dicono che lo fanno per il nostro bene, come se gliene importasse.

Luca B ha detto...

io ricordo anche che "quando eravamo piccoli" quando uno comprava una macchina andava fiero del fatto che potesse durare 15-20 anni.

e chi andava in giro con una macchina di 15 anni gli dicevano "tu sì che sei un fico e hai scelto la macchina giusta!".

oggi invece sei un fico se la cambi ogni uno-due anni.

se hai una macchina di 5 anni probabilmente sei uno sfigato che si deve accontentare...

il problema è che poi i meccanici, parliamoci chiaro, non capiscono più un cazzo. hanno fatto la fine dei tecnici dei televisori, buoni solo a cambiare tutta una scheda ma che non sanno riparare niente, ammesso di trovarne in buona fede.

perché, ad esempio, certe macchine di meccanica evidentemente più semplice prima le sapevano riparare tutti, e adesso improvvisamente non lo sanno più fare?

perché "non si trovano i pezzi"? ma andiamo...

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