lunedì 24 agosto 2009

[Life in Japan] Cortesie e taxi.


Il popolo giapponese mi ha colpito (ma non sorpreso) per la loro cortesia, in molti casi solo formale e apparente, ma nella maggioranza semplicemente il frutto di un'educazione profondamente diversa dalla nostra.
Per contro, potreste avere delle serie difficoltà a capire il messaggio che vuole trasmettervi un giapponese. L'educazione di cui sopra gli impedisce di essere diretti e li porta ad usare complicati giri di parole per dirvi che non può (o non vuole) esservi d'aiuto.
Le indicazioni stradali ne sono l'esempio più lampante.
Al nostro arrivo a Tokyo, abbiamo iniziato a cercare l'albergo che avevamo prenotato. 
Forse saprete che molte strade in Giappone non hanno nome, e gli edifici non sono numerati consecutivamente ma in base alla data della loro costruzione: l'edificio più antico è il numero uno, il successivo il numero due e così via. Le nostre indicazioni, che abbiamo mostrato a numerosi giapponesi, dicevano "Giappone" (e qui annuivamo, certi almeno di trovarci in Giappone), poi c'era indicata la prefettura, la città, il ku (il sobborgo) e il chome, (il distretto) e infine il bancho (il quartiere). 
Nient'altro. Questo spiega perché sul retro di tutti i biglietti da visita degli hotel ci sia lo schizzo di una mappa con punti di riferimento e i nomi convenzionali di qualche strada, come questo qui sotto.

Nonostante le indicazioni fossero insufficienti per qualsiasi giapponese che non conoscesse l'ubicazione esatta dell'hotel, nessuno ci ha detto chiaramente "Non saprei": sarebbe stato troppo scortese. Tutti hanno letto con estrema attenzione l'indirizzo, annuito con aria solenne, intendendo che la direzione era giusta, ma dopo vari tentativi ci è stato chiaro che non stavamo arrivando da nessuna parte.
Affidarsi a un taxi non è sempre una soluzione.
Molti tassisti usano il navigatore, modelli diversi dai nostri con enormi schermi touch, che possono risalire ad un indirizzo anche attraverso il numero di telefono, ma ci siamo imbattuti anche in tassisti che non riuscivano a portarci dove richiesto ma che non avevano il coraggio di dircelo.
Due parole su questi mezzi.
Intanto, sono numerosissimi. Migliaia, dappertutto e a qualsiasi ora. È impossibile restare senza un taxi a Tokyo, e se siete in gruppo, è un modo economico di rientrare in albergo dopo la mezzanotte, ora in cui chiude la metropolitana.
Alla faccia dell'individualità italiana, quasi tutti i taxi di Tokyo sono delle Toyota Crown Confort, dotati di sportelli posteriori automatici. Piuttosto che investire in pannelli antiproiettile interni come i loro colleghi newyorchesi, i tassisti di Tokyo hanno adottato in massa leziose foderine di pizzo bianco. Sì, come quelle che vostra nonna appoggia sul tavolo della sala da pranzo. Non so davvero come si sia potuta diffondere un'usanza simile.
Neanche gli autisti dei taxi hanno qualcosa a che vedere coi nostri. Spesso indossano un'uniforme, guanti bianchi e berretto che si tolgono cerimoniosamente al momento di farvi scendere. E, ah, sì, non parlano l'inglese.
Vi consiglio di portarvi sempre appresso il biglietto dell'hotel con la sua brava mappina da mostrare al conducente, che annuirà solennemente e vi ci porterà senza fiatare.
Un'ultima cosa. Se fermate un taxi per strada, non fatelo con la mano aperta. Ogni dito che tenete alzato significa le volte che siete disposti a pagare la corsa rispetto la tariffa standard.

17 commenti:

Roberta la Dolce ha detto...

Orpo... le foderine di pizzo sono allucinanti... almeno quanto i coprisedili con le sferette massaggianti nostrane anni settanta o quelle zebrate che si usavano in Germania anni fa...
Ma davvero i tassisti non conoscevano le strade?!? O__o

Simone ha detto...

Diciamo che le foderine di pizzo BIANCO sono sintomo di pulizia, come i guanti dei tassisti o degli addetti negli hotels.

Non esiste Paese al mondo più germofobo dei giapponesi, dove anche un involontario starnuto in pubblico provoca più ribrezzo che una bestemmia detta davanti al Santo Padre.

dactylium ha detto...

Così puntuali e precisi in ogni dettaglio, e poi le strade non hanno un nome identificativo. Non è una contraddizione?

In ogni caso, qualora dovessi recarmi in Giappone, mi conviene prima informarmi bene su usi e costumi più diffusi, altrimenti finirei col farmi arrestare (oltre a pagare la corsa del taxi cinque volte tanto...).

A proposito di starnuti, è in Giappone che è considerata un'autentica scortesia soffiarsi il naso pubblicamente?
Voglio dire, non è un gesto raffinato neppure da noi, però almeno qui non ti guardano con ribrezzo.

Poi sapevo che un biglietto da visita va porto con entrambi le mani, perché mostralo con una sola è segno di noncuranza e quindi di cattiva educazione.
Confermate?

Ciao, dacty

Roberta la Dolce ha detto...

Ok, il bianco è segno di pulizia: immagino che i tassisti di Tokyo la sera ficchino in lavatrice (o meglio, lo fanno fare alle proprie mogli) le foderine usate durante la giornata, e montino quelle pulite fresche di ferro da stiro. :-)
Ma allora come mai in Italia i taxi hanno spesso i sedili in similpelle nera?

Anonimo ha detto...

ue' luca! :D
com'e' passare da un paese civile al nostro? :D

suppongo che sia peggiore l'impatto del ritorno, piuttosto che il tuo arrivo la ;)
a partire dai tassametri fermi se il taxi e' fermo!...

Larsen

CyberLuke ha detto...

Sugli starnuti, non vi so dire. So che è considerato scortese farlo in pubblico, ma essendo lo starnuto un atto involontario, direi che presto o tardi tutti si mostreranno "maleducati" in pubblico.
Una certa percentuale di giapponesi indossa una mascherina antisettica, compresi poliziotti e impiegati agli uffici pubblici, ma non sono in molti.
Gli unici biglietti da visita che mi sono stati dati sono quelli dell'hotel, ma mi sono stati porti con una sola mano. Viceversa, in qualsiasi esercizio commerciale vi verrà dato il resto tenendo le banconote per i due lati corti, molto cerimoniosamente.
@Larsen: sfortunatamente, hai ragione.
Per molti versi, il Giappone sembra avanti di un paio di secoli rispetto il nostro Paese, ma sono tanti i fattori che renderebbero impossibile da noi un lifestyle analogo, primo tra tutti un certo modo di pensare che privilegia quasi sempre il singolo rispetto la comunità.

Leonida ha detto...

Il popolo giapponese è noto per la sua gentilezza, ma più viaggio più mi rendo conto che i più maleducati al mondo siamo noi italiani... nella mia casistica ho trovato solo persone affabili e più o meno disponibili ma sempre attente e partecipi in tutti i posti che ho visitato, mentre al ritorno in patria non faccio che incocciare in antipatici scortesi che a domanda non rispondono o peggio ti mandano a quel paese…sì non siamo proprio tutti così ma davvero la percentuale di stronzi in Italia è preoccupante ed in continua ascesa!

Maura ha detto...

Leonida: dimentichi una variante, quelli che ti guardano le tette prima di qualsiasi altra cosa e continuano a guardartele anche quando gli stai parlando...

Anonimo ha detto...

gia' luca, come dire: l'italia e' un paese bellissimo, peccato che ci siano gli italiani...

Larsen

dactylium ha detto...

@ Cyber: ora che mi ci fai pensare, la cosa relativa ai biglietti da visita forse era legata esclusivamente all'ambito business.
Ciò non toglie che possa aver letto una pura leggenda metropolitana.

@ Maura: perdonami, ma se conosci un solo uomo eterosessuale che non butti l'occhio anche per un solo istante, presentamelo, perché credo sia un soggetto degno di studio. ^^
Scherzi a parte, l'insistenza in effetti posso pensare indisponga.

Ciao, dacty

amaui ha detto...

Ciao Luca,
felice di risentirti.
Pensavo "Vuoi vedere che strappa il biglietto e rimane nell'impero del sol levante magari ammaliato da qualche geischa "
Bentornato a Itaca...
E da quello che vedo ci sarà da divertirsi

Taka ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Taka ha detto...

Dactylium:
quella dello scambio dei biglietti da visita tra sconosciuti nel giappone moderno è/era una pratica comune e necessaria.
perchè il giapponese è una lingua particolare, che cambia tono e modo a seconda del "grado" della persona che si ha davanti.
Per questo e per altri motivi di natura storica-sociale i giapponesi hanno bisogno di scambiarsi i biglietti da visita al primo incontro: perchè non sapendo che persona hanno di fronte non sanno nemmeno come rivolgerglisi e il biglietto da visita elimina questo inconveniente.

E per sicurezza in ogni caso viene parlata in modo piuttosto impersonale.

In genere in tutto questo storicamente gli stranieri, essendo non giapponesi, sono esclusi.
Come sono esentati dall'obbligo formale dell'inchino (anche questo con le sue regole a seconda di chi si inchina a chi >_> ).

dandia ha detto...

Si parla sempre della differenza tra l'occidentale che mette in primo piano l'individuo e l'orientale che privilegia la comunità. Ma quali sono le abitudini sociali giapponesi che ci rivelano questa diversità? Ecco, leggendo i tuoi prossimi post spero di capire meglio risvolti positivi e negativi di questo pensiero comunitario orientale... Bentornato! :)

Simone ha detto...

A proposito di starnuti e altro, ecco tre deliziosi aneddoti.

1. il recarsi a mangiare soba (zuppa di tagliatelle) e pesce fritto in un locale tipico di Tokyo è una esperienza meravigliosa. Peccato che, a causa dei fumi del brodo, dopo tre minuti tutti comincino a tirare su con il naso in maniera rumorosa ed ostentata, concedendo una peculiare colonna sonora al mangiare.
2. ricordo ancora la deliziosa hostess del hotel a 4 stelle che parlava inglese ed aveva una profonda conoscenza degli usi e costumi di noi "barbari" occidentali.
Mentre parlava con me e mia moglie di tour e altro, la poverina si struggeva per la vergogna di avere il naso chiuso (forse a causa dell'aria condizionata a 10°) e, colta da disperazione, scusandosi più volte si è girata e, facendosi piccina in un angolo di una colonna di marmo, si è liberata le vie nasali in modo impercettibile, controllando che nessun orientale la notasse.
3. unica volta in vita mia, ho visto i tassisti di Kyoto SPOLVERARE con il piumino i propri veicoli in attesa fuori dal hotel!!!

Ps: si vede che mi manca il giappone, eh? ;)

Taka ha detto...

Dandia:
vorrei sfatare un mito.
il giapponese (che non è l'orientale) non pensa in maniera comunitaria. E' costretto a comportarsi in un determinato modo da regole sociali che lo ingabbiano sin dall'infanzia.
per certi versi si può dire che in pubblico devi mostrare una certa facciata e comportarti in un certo modo.

personalmente preferisco il mio individualismo. ;)

dactylium ha detto...

@ Taka: grazie delle precisazioni.

Più imparo, più mi rendo conto di non sapere... ^^

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