martedì 25 agosto 2009

Recensioni estive.

12 ore di aereo, per di più col sole alle spalle che ti insegue e un fuso orario che continua a slittare all'indietro, possono essere lunghe da trascorrere.
Le compagnie aeree lo sanno e per evitare che i passeggeri inizino a sciamare nervosamente per i corridoi dell'aereo iniziando a chiedere alle hostess di sbirciare nella cabina di pilotaggio o ad azzuffarsi tra loro per un sedile troppo inclinato o una porzione di macedonia più grande, hanno incastonato un piccolo schermo televisivo nello schienale di ogni passeggero, dandogli la possibilità di ammazzare il tempo scegliendo tra una selezione di una dozzina di pellicole della scorsa stagione cinematografica.
Così, visto che era tutto compreso nel prezzo del biglietto, ho impiegato parte del volo visionando, nell'ordine:

– Il curioso caso di Benjamin Button. Snobbato quando uscì al cinema, ho deciso che senza fretta si poteva concedergli una visione.
La prima cosa che mi sento di dire è che un montaggio più snello avrebbe sicuramente giovato: 166 minuti di proiezione non sono pochi, anche per un regista elegante e raffinato come David Fincher.
La storia ha un sapore favolistico, i numerosi personaggi di contorno sono tutti sapientemente tratteggiati, la storia d'amore tra Pitt e la Blanchett è persino credibile nella sua ingenuità, le ambientazioni sono invariabilmente accurate e gli effetti visivi, beh, che ve lo dico a fare.
Eppure, nella colossale e articolata macchina mangiaoscar, qualcosa stride. 
La battuta da salvare: D: Mi amerai ancora quando avrò le rughe?
B: E tu mi amerai ancora quando avrò l'acne?

– Die Hard 4: vivere o morire. Un perfetto esempio di ciò che è diventato il blockbuster hollywoodiano d'azione (nel bene e nel male). Trama che è solo un collante da poco per una serie di brutte e tamarre scene d'azione in cui Bruce Willis/John McLane sembra più il personaggio di un videogioco con delle battute scontate ficcate a forza in bocca,e come bonus una serie di deus ex machina informatici dello stampo di Codice Swordfish (quindi, del tutto improbabili) ad attualizzare il tutto.
Il personaggio della figlia di McLane, poi, è sbagliato fin dall'inizio. Non credo ci sia un solo spettatore che abbia desiderato che l'odiosa ragazzetta arrivasse viva alla fine del film. Divertente, al contrario, il ruolo dell'hacker affidato a Kevin Smith.
La battuta da salvare: Ragazzo, frugati nei pantaloni e vedi di trovarci un paio di palle perché ti serviranno presto!

– Prima o poi me lo sposo. Povera Drew Barrymore: un visino da ragazzina ed eccola condannata sine die a questi ruoli da commedia leggera come un bicchiere di Uliveto.
Non c'è neanche bisogno di vedere il film, basta leggere i due nomi sul cartellone (la Barrymore e Adam Sandler) per sapere che i due finiranno felicemente sull'altare... ma del resto, di commediola da aereoplano stiamo parlando, quindi tutto ok. Il film dà quello che promette, ed è persino gradevole nel suo prevedibile svolgimento inframezzato da una serie di hit anni ottanta, periodo in cui è ambientata la vicenda (e ancora mi chiedo perché si è scelta questa collocazione, non essendo assolutamente funzionale alla storia in alcun modo). Le varianti sono uno Steve Buscemi in una piccola parte e un cameo di Billy Idol come guest star.
La battuta da salvare: Cerca di sposarti prima che ti si allarghino i fianchi e ti crescano i baffi, visto che questa è una della caratteristiche della madre di tuo padre: sembra Magnum P.I., se la guardi bene.

– Mar Nero. Dico subito che sul più bello il pilota ha annunciato la discesa verso Roma Fiumicino, e ha interrotto la trasmissione di tutti i film di bordo, rendendo monca la mia esperienza e quindi il mio giudizio... che comunque, almeno fino al quarantesimo minuto è rimasto piuttosto buono.
Sostanzialmente, il film si basa su un meccanismo sfruttatissimo (vedi anche: Shakespeare con la sua Bisbetica Domata): due personalità diversissime all'inizio in conflitto che gradualmente si avvicinano, nella fattispecie una vedova affidata a una giovane badante rumena.
Minimalismo narrativo e qualche incertezza nell'uso della macchina da presa per un'opera prima che, naturalmente, è passata inosservata ai botteghini.
Magari me lo noleggio.
La battuta da salvare: È meglio fare una cosa e pentirsi che non fare nulla e pentirsi uguale.

Poi, naturalmente, avevo il conforto della carta stampata. Sapevo che, tra un tempio scintoista e un megastore di Akihabara avrei avuto pochissimo o zero tempo per leggere qualcosa che non fosse la piantina della metropolitana, e mi sono attrezzato con un paio di letture da aereo poco impegnative.

Max Pezzali, Per Prendersi una vita, romanzo
Baldini Castoldi Dalai, 2008, 219 pagine

Chi mi conosce un po' sa che da sempre non riesco a non guardare con incondizionata simpatia qualunque cosa faccia il Pezzali nazionale, così, quando ho trovato in offerta sugli scaffali della Mondadori il primo romanzo firmato da Max 883 Pezzali (il precedente, Stessa Storia, Stesso Posto, Stesso Bar era una specie di biografia degli 883 ed era tutt'altro che disprezzabile) l'ho infilato nel carrello delle "letture estive".
Per Prendersi una vita è, in linea teorica, è una sorta di romanzo "di formazione".
La storia è ambientata negli anni ottanta, e racconta di quattro amici che dopo aver finito la scuola decidono di partire per Londra per il concerto di Joe Strummer, ex leader dei Clash. Partono in quattro e torneranno in tre.
Per chi pensa che possa essere di parte per i motivi citati in apertura, ho subito una cosa da dire con l'animo sereno di chi non ha interesse ad appoggiare alcun autore per soli motivi di "simpatia": lo stile di scrittura di Max non è davvero niente di che. A livello di un discreto esordiente con a disposizione un word processor e un paio di mesi di tempo libero, ma proprio nulla di più.
La storiella abbastanza banale scivola via senza intoppi ma anche senza sprazzi.
Poi, sì... se uno come Salvadores mettesse le mani sul soggetto e infilasse, che so, un Pierfrancesco Favino, un Sergio Rubini e un paio di nomi del genere nel cast potrebbe tirarne fuori una copia sbiadita di Marrakech Express, che già di per sé non è che sia 'sta perla della cinematografia italiana, ma presumibilmente il nome di Pezzali già scremerà la maggior parte dei lettori papabili, quindi va bene anche così.
Per quanto mi riguarda, è stato un discreto oggetto d'intrattenimento nella trasvolata trascontinentale, ma per quelli che vogliono leggere della buona roba consiglio di rivolgersi altrove.

Paolo Hewitt , Acida è la notte, romanzo
Arcana fiction, 2002, 156 pagine

Paolo Hewitt è un mod 50enne vera istituzione nel campo della musica e delle sottoculture giovanili inglesi. Dalla sua penna sono nati interessanti volumi quali Come ho resuscitato il brit rock. Alan McGee e la storia della Creation Records, Fuori di testa: le avventure degli Oasis, Mods: l'anima e lo stile e questo Acida è la notte, che va ad annoverarsi tra i romanzi anziché i saggi e le biografie musicali.
È la dimostrazione, per inciso, di come le doti di un autore possano nobilitare un soggetto tutto sommato banale quale la vita, discesa agli inferi e resurrezione di un dj house nella Londra in quell'attimo cruciale che fu il tramonto dell'epoca thatcheriana e l'alba di nuove forme di espressività (ed edonismo) appena un attimo dopo che il ciclone punk aveva appena azzerato l'universo sottoculturale.
Hewitt sembra continuamente sapere con esattezza di cosa sta parlando (romanzando, ovviamente) e il libro che ne esce è uno spaccato preciso di fine millennio, una macchina del tempo tarata esattamente su venti anni fa, schietto e asciutto come non ne leggevo da tempo... il suo unico difetto è di essere troppo breve, ma non si può avere tutto.
Il mio consiglio è di reperirlo, mettere su Pump Up The Volume dei MARRS (meglio se è un vecchio 12" su un SL-1200), sistemarsi in poltrona e leggerlo.

9 commenti:

Christian ha detto...

A me i primi due Die Hard sono piaciuti moltissimo, il terzo aveva un po' meno carisma ma era comunque spassosissimo. Sapere che il quarto è una cacatina e vedere un 80enne che fa l'eroe mi spezza il cuore.
Gli altri due neanche ho visto, ma Adam Sandler mi piace e assieme a Ben Stiller è ormai il number one della commedia americana, quattro risate ci stanno sempre bene!
Le mie letture estive si sono ridotte a un paio di capitoli dell'ultimo Faletti, niente di che...

Maura ha detto...

Solo per curiosità: quali erano le altre scelte proposte dalla compagnia aerea?
No, perché io non avrei guardato nessuno dei tre che hai citato... "Mar Nero" magari mi incuriosiva.
E poi... purtroppo non ho simpatia neanche per i libri scritti da cantanti o altri artisti (o presunti tali) del mondo dello spettacolo, sarà un mio pregiudizio, boh, e comunque trovo ingiusto che sfruttino la loro visibilità in altri campi per togliere spazio a tanti scrittori esordienti magari più capaci. ;)
Io ho iniziato e finito "Estasi culinarie" di Muriel Barbery (buono), "Firmino" di Sam Savage (gioiellino) e ho attaccato "Il matematico indiano" di
David Leavitt (promettente).

Marcus ha detto...

Io appoggio Maura che “pensa male” quando legge di qualche personaggio molto noto che decide di pubblicare un libro. Non perché penso a priori che sia una cavolata quanto perché non sopporto il fatto che “se hai un nome” non devi fare la gavetta come tutti gli altri. In giro ci sono un sacco di autori emergenti che scrivono molto meglio di certi personaggi famosi ma loro non hanno un nome per cui “stanno sotto”. Se i tanti libri di persone famose usciti in Italia in questi ultimi anni fossero stati inviati alle case editrici seguendo il normale iter, magari utilizzando uno pseudonimo, quanti sarebbero stati cestinati? Sarei curioso di saperlo…

Angel-A ha detto...

Ho appena iniziato "La ragazza fantasma" di Sophie Kinsella, e lei è brava come sempre, anche se un po' si ripete.
Quest'estate mi sono fatta un pò di Ammaniti, De Carlo e il bellissimo romanzo a fumetti "Persepolis" di Marjane Satrapi, che consiglio a tutti! ^__^
Al cinema non ho visto nulla, ma ho recuperato a noleggio "Donnie Darko" (da brivido), "Two Lovers" e "Gran Torino". Secondo me la satgione cinematografica è stata parecchio moscia, spero di rifarmi quest'inverno!
PS ma chi sarà che farà le "compilation" per gli aerei? In base a che?

Anna ha detto...

Una volta proiettavano un solo film sullo schermo principale, ti infilavi le cuffie, e ti dovevi beccare quello... direi che le cose sono cambiate in meglio!
Ricordo un viaggio a San Francisco dove proiettarono "A spasso con Daisy", ero piccolina e mi addormentai di botto, con le cuffie troppo grandi x la mia testa! :D
Adesso se posso in viaggio mi porto sempre il portatile con uno o due dvd "di sopravvivenza"... ;)

CyberLuke ha detto...

@Maura: oltre i tre citati, davano The International (che avevo già visto), Gran Torino (idem), The Millionaire (che non volevo vedere su uno schermino minuscolo da 9 pollici, La Matassa (che ho abbandonato dopo dieci minuti), più qualcun altro che ora non ricordo più.
Non so chi faccia le selezioni e in base a quale criterio, ma una cosa devo rimarcare: Die Hard era tagliato vergognosamente come neanche farebbero se lo mandassero in un asilo nido.

Roberta la Dolce ha detto...

Ehm... Die Hard 4 io ci sono andata al cinema a vederlo... ma va detto che sono una fan di Bruce Willis... ;-)
In aereo in genere mi addormento come un sasso e mi risveglio solo dopo che siamo atterrati e sento i clac-clac delle cinture che si slacciano...

Piro ha detto...

Volevo solo far notare lo "splendido" comic sans nella copertina di Paolo Hewitt...
@_@

Ops, quasi dimenticavo i complimenti per la trasmissiòne...

Bel blog!
Ciao!

Anonimo ha detto...

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