venerdì 11 settembre 2009

Just a minute.

Mi piace, mi piace il senso di colpa collettivo che attanaglia gli italiani ogni volta che ricorre la funesta data dell'11 settembre 2001.
Mi piace vedere trasmissioni televisive con nani e ballerine diventare report scarni e tristi sulla tragedia.
Mi piacciono queste conduttrici che per una volta mi guardano senza sorridere, perché un po' mi fa pensare che in realtà si sentano in colpa per quello che fanno tutti gli altri giorni. Io non voglio fare cose che non farei tutti i giorni. Mi piace vedere ignobili show del pomeriggio iniziare con la retorica ipocrita del lutto: venti, trenta, a volte un minuto di veloce e subitanea espiazione, quasi un nuovo modello di commercio delle indulgenze.
Questa moda del minuto di silenzio, in gran voga ovunque. Alla tv. Negli stadi. Nei luoghi di lavoro. Che poi, è veramente un minuto? Chi è il grande cronometrista del lutto collettivo?
Per esempio allo stadio normalmente viene abbreviato: venti secondi, trenta al massimo.
Nei luoghi di lavoro dura effettivamente un minuto, ed è un minuto eterno.
In tv non si sa quanto dura, e non è importante, forse non lo fanno neanche e mettono un fermo immagine.
Tuttavia il pensiero che mi attraversava la mente stamattina guidando verso il lavoro, era questa: cosa pensano tutti, veramente, in quel minuto in cui sono costretti a pensare, guardandosi le punte delle scarpe?
Mi faccio questa domanda dal tempo in cui, in chiesa, guardavo i fedeli tornare al proprio posto dopo la comunione, inginocchiarsi, prendere la testa tra le mani e pensare, in silenzio. Io, sbirciando tra le mani, guardavo a destra e a sinistra e a mia volta pensavo: "Ma a che cazzo stanno pensando?"
Il fatto è che ero troppo timido per spezzare questo tacito accordo, il muro di omertà che vietava a tutti di porsi la domanda scandalosa: "scusa, ma... a che cavolo stai pensando?"
Insomma, non vorrei apparirvi troppo materialista e nemmeno troppo superficiale: il fatto è che forse il pensiero in sé non esiste. Ci sono pensieri, cose a cui pensare.
Ed è per questo che vorrei che tutti, nel minuto di silenzio, a voce alta dicessero quello che stanno pensando in quel momento. Così, oltre che risolvere finalmente il mio trauma infantile, potremmo almeno una volta, per legge, rispondere alla domanda fondamentale: "Scusa, ma a cosa stai pensando?"

21 commenti:

Anonimo ha detto...

:) ocio luca che la mia risposta standard a quella domanda e':"ai cazzi miei"... :D

Larsen

Maura ha detto...

Mi hai ricordato quella vecchia canzone di Alice, "A cosa pensano".
Certe volte me lo chiedo anch'io, e non solo durante i minuti di silenzio "imposti", ma anche in momenti più banali, come in attesa dell'autobus, fermi al semaforo rosso, in coda alla posta.
Certe volte vorrei saper leggere nel pensiero, tante altre no, assolutamente no.

Matteo ha detto...

A me pare che di gente che ci dice cosa pensa in modo del tutto gratuito ce ne sia fin troppa.

Probabilmente i minuti di silenzio sono abbastanza retorici, soprattutto allo stadio dove uno non aspetta altro che cominci la partita per sfogare i suoi bassi istinti.

Però vi prego, non sostituitemi il minuto di silenzio col minuto dell"ognunodicaciòcheglipassaperlatesta" perché non lo sopporterei mai!
Ci sono cose, moltissime cose, che è bene che ognuno tenga per sé ed io sarò sempre grato a chi ha scisso il pensiero dalla parola.

Con ciò, taccio.

Gloutchov ha detto...

Il vuoto. Il minuto di silenzio, solitamente, io lo passo non pensando. Il minuto si espande a dismisura e, non so, mi sembra di dare veramente qualcosa a chi non c'è più, con quel momento di assenza lungo un minuto.

Angel-A ha detto...

Quanto è vero. Certe volte, il silenzio è proprio d'oro.
Innumerevoli le volte che ho pensato "Ma costui non poteva pensare prima di dare fiato alla bocca?"
Un mio amico diceva che se si dovessero dire solo cose intelligenti, il mondo diventerebbe di colpo un posto molto più silenzioso.
Vabbe', banalità del mattino.
Non riesco neanche a dire qualcosa di decente x questo 11 settembre... giornataccia.

Angel-A ha detto...

Ah, dimenticavo, bella la tua cartolina...

Simone ha detto...

Come ha già detto qualcuno, il bello del silenzio è proprio che la gente per un attimo non dice cosa pensa.

Simone

Roberta la Dolce ha detto...

Quello che detesto io è il periodico, inevitabile: "Cosa stavi facendo quando hai saputo".
E anch'io taccio.

Fra ha detto...

La cartolina è davvero bella (se si può usare questo termine sapendo cosa è accaduto).
I minuti di silenzio, i ricordi "forzati"... mi sembrano ipocriti. Di tutte le tragedie uno dovrebbe ricordarsene sempre e non solo in occasione degli anniversari, mi sembra invece che molta gente se ne sbatta allegramente tutto l'anno e indossi per gli anniversari la maschera del silenzio.
Ciao

Fra ha detto...

Ah... dimenticavo... Quella domanda in chiesa me la facevo sempre anche io!! :)) (La risposta non l'ho mai saputa, mai avuto il coraggio di chiedere!!)

Taka ha detto...

pensieri zozzi in genere...
o cose stupide che così comincia a partirmi la ridarella che è dura da trattenere... -.-

Il padrino ha detto...

In genere se la causa è qualcosa in cui credo faccio un paio di preghiere.

Alex McNab ha detto...

Massima stima per questo bellissimo post.
Parlare di morte e di dolore solo per pochi minuti, in occasione delle ricorrenze?
E' una cosa che mi ripugna. Sia che si tratti di tragedie mondiali o personali.
Il senso di perdita c'è in tutti di noi, ma è veramente idiota ricordarlo di tanto in tanto, come scadenza di un calendario, tra un reality, una notte bianca e un aperitivo con gli amici.
Stamattina un tizio che conosco mi ha mandato un SMS con scritto "accendiamo una candela in ricordo dell'11 settembre". Ho faticato a non mandarlo affanculo.
E' la tipica persona che conosce a malapena il mondo in cui vive, e che non ha mai approfondito i motivi e le conseguenze di quella tragedia.
A questo punto la sua candela ha la valenza di una pisciata nell'oceano.
E scusa se sono irriverente.
Bel post, te lo dico ancora.

Licia ha detto...

Ottima idea questo post. E se ci fai caso, pochi hanno risposto alla domanda, il che la rende ancora più interessante. Io in chiesa, le rare volte che vado, prego. Parlo a tu per tu con il Capufficio e ringrazio per le cose che vanno dritte e lo copro di contumelie per quelle che vanno storte.
Lo stesso faccio nei minuti di silenzio, attimi sì creati con retorica spesso superficiale, ma preziosi in un mondo in cui tutti parlano, parlano e non fanno altro che parlare. Non la trovo una cattiva idea a volte trovare un alibi qualsiasi per darci tempo di stare zitti e ascoltare il silenzio, guardarci intorno e stimolare anche la curiosità di cosa avviene nella mente degli altri, di cui di solito non ci cale, nemmeno se siano vivi o meno.

iamnoise ha detto...

il bello è che qua, in america, ormai non se l'incula più nessuno, se non qualche notizia in un angolo su qualche giornale...

dandia ha detto...

Costringere gli altri a pensare, anche se solo per un minuto, è una presuntuosa illusione. Vuoi la mia risposta alla tua domanda fondamentale? I nostri pensieri sono l'espressione di quello che siamo e di ciò che ci sta a cuore in quel momento. Tutti i pensieri imposti sono retorici e superficiali, perchè non sentiti. Insomma ognuno pensa "ai cazzi suoi", come dice Larsen. Oggi ho avuto tanti di quei casini che non mi è neanche passato per la testa l'11 Settembre. Dovrei sentirmi in colpa? Il mio minuto di silenzio non avrebbe salvato una briciola di quello che è andato perduto nel 2001. Ma non mi avrebbe neanche dispensato dal dovere morale di non dimenticare mai. Se poi oggi per un minuto le tv interrompono le loro pantomime, beh... Approfittiamo di questa boccata d'aria che ci concedono.

Roby ha detto...

Secondo me tutti pensano: 'a cosa dovrò pensare?'.
Per l'11/09... Dai, basta! Ok le vittime e il valore intrinseco dell'attentato, però ci sono stragi che nessuno ci racconta. Il filo-americanismo italiano è vergognoso.

Anonimo ha detto...

o bhe', ce le "stracciano" ancora con la strage di bologna...
ma non mi pare ci sia un limite dopo il quale i ricordi scadono...

l'11/9 non e' stato un'attacco all'america, ma a tutto il sistema occidentale, ecco perche' ci tocca tutti senza fare i filoamericani.
ecco perche' pochi si ricordano gli attentati di londra, o in spagna... perche' non furono cosi' simbolici come il "centro di tutto".

per quanto a molti non piaccia quest'idea, far finta che non sia cosi' non cambia le cose.

e lottare anche oggi, dopo 8 anni, con una marea di imbecilli cospirazionisti, e' stata la ciliegina sulla torta... ogni anno le solite menate, che confluiscono in genere (una volta messi alle corde) in un bush = berlusconi.

ridicolo e preoccupante.

Larsen

Taka ha detto...

condivido il pensiero di Alex McNab: per me il minuto di silenzio è una minchiata colossale.

durante quel minuto impostomi da qualcun altro mi vien da pensare a tutto fuorchè al motivo per cui si è chiesto quel minuto.

se proprio si deve istituzionalizzare sta cosa del minuto, proporrei il minuto di applausi, che di sicuro verrà più sponteneo a una marea di persone ;)

Nihil ha detto...

silenzio = rispetto
questo è il "sillogismo" che salta per primo alla mia testa. E che stride e stona incredibilmente alle mie orecchie. Il silenzio ultimamente fa troppe vittime per essere visto di buon occhio.

Sicuramente ci sono metodi migliori per farsi un clistere alla coscienza che un minuto di silenzio. Inoltre, il minuto di silenzio è coattamente imposto: se non lo rispetti, vuol dire che non rispetti il dolore, "la ggente", il mondo, sei un tipo I.S.I. : insensibile, superficiale ed immaturo.
Personalmente durante il minuto di silenzio penso alla lista della spesa.

Davide Mana ha detto...

Io l'undici di settembre di tutti gli anni, dal 1973, penso ad una cosa sola - che è il compleanno di mio fratello, e devo passare a prendere la torta che ho prenotato ieri.

L'undici settembre del 2001, io il crollo delle Torri Gemelle l'ho visto in su una TV in una pasticceria.
Surreale.