giovedì 15 ottobre 2009

La sindrome del commesso.

Ieri sera ero al supermercato, in fila alla cassa, l'ultimo della fila.
Le altre casse avevano già chiuso e sentivo i commessi organizzarsi per la serata, uno propone un cinema e a seguire un pub, una cassiera promette di raggiungere gli amici dopo il cinema, perché prima vuole vedersi con il ragazzo.
Quella della mia cassa invita le colleghe ad un aperitivo in riva al mare.
Io ho la bava alla bocca.
Davanti ai miei occhi c'è la vita, quella vera.
Sul mio biglietto da visita stampato su pregiata carta Splendorgel Lux ci sarà anche scritto "Art Director", che fa ancora effetto su qualche ragazza ma sempre di meno, eppure davanti a quei commessi, là in fila alla cassa con la mia scatola di cornflakes in mano, sono solo un affamato.
Li invidio, invidio la semplicità della loro vita, la freschezza del loro divertimento, la spontaneità e la piacevolezza delle loro espressioni, cose vere che nemmeno sanno di avere.
Mi sembra quando mia nonna mi diceva che è bello essere giovani e che i tempi della scuola sono i migliori, ma che purtroppo lo capisci solo quando li hai superati.
Chissà se le commesse sanno di essere felici, come i bambini che sbuffano andando a scuola.
È in momenti come ieri sera che spero che l'iPhone si metta a urlare,a gridare, è in momenti come questo che ho bisogno di attenzioni, per sentire che ci sono.
Ma l'iPhone resta in silenzio e allora spero di trovare un amico che fa la fila, potrei salutarlo e nella ressa delle parole infilare un confuso "account", "briefing", "layout" e "visual" tanto per darmi un tono e richiamare l'attenzione delle cassiere, infine chiuderei con una frase scenografica "Eh, per questa campagna abbiamo un budget di meno di centomila euro".
Il suono della cassa mi risveglia. Non è successo niente di tutto questo, nessuno sa chi sono, nessuno immagina cosa faccio, e se pure avessi incontrato il mio amico certo le cassiere, dopo un brevissimo picco di attenzione, sarebbero tornate ai loro preparativi per la serata.
Che senso ha fare il pubblicitario se nessuno lo sa, che senso ha fare un lavoro stressante se non ho neppure la soddisfazione di essere invidiato?
E allora ho pensato: quanto sarebbe bello fare il commesso alla Pam.
Se l'avete pensato anche voi almeno una volta, direi che è una sindrome da non sottovalutare.

29 commenti:

mcnab75 ha detto...

Tua nonna aveva ragione da vendere...
A volte anch'io sogno una vita più semplice. Non necessariamente il commesso - mi pare che come orari di lavoro non siano messi bene - ma comunque qualcosa di assai diverso da quello che faccio attualmente.
Ogni tanto a me viene la sindrome del montanaro, e mi immagino in una casetta di montagna, impegnato a pascolare le pecore.
Effettivamente non so se cambierei la mia vita da animale metropolitano, boh.
E comunque credo che i commessi sognino di diventare art director, cantanti, manager, scrittori o qualunque altra cosa tranne... il commesso.
Il mondo gira così...

claudia ha detto...

aspetta un momento...
ti ricordo che tu sei quello che ha cambiato il gestore telefonico nonche' il numero dicendo che l'avresti dato solo a pochi "fortunati"carbonari ! e poi ti aspetti che il tuo I phone si metta a squillare ?

Gloutchov ha detto...

A volte capita anche a me fare riflessioni del genere. E il telefono non suona mai in quei momenti! :/

Andrea Giovannone ha detto...

Cacchio se mi capita, ogni volta che torno a Roma, ogni maledetta domenica dal rientro dal mio paesino, distante neanche un centinaio di km dalla capitale. Il mio pensiero va a tutti quelli che il lunedì mattina si alzano, scendono in piazza tirano su le serrande dei loro negozi, forni, edicole, alimentari (sono sempre di meno, anche nel mio paesino), insomma a quelli che conducono una vita vera all'aria pulita. A quel punto penso, mollo tutto e torno dalle mie parti apro uno studio di grafica e invece di impaginare riviste farò bigliettini da visita ma almeno avrò la mia vita. Poi però un dubbio mi assale: ma dopo dieci anni di questa vita caotica riuscirei davvero a mollare tutto per tornare alle origini?

Dama Arwen ha detto...

A me l'idea di una vita più "semplice" in un luogo meno caotico mi ha sfiorata più e più volte, ma, di certo, non è la cassiera. Ma non xké disprezzo quell'occupazione, ma perché sei sempre in mezzo a un sacco di gente e di casino cmq.

Io credo che non RIMPIANGERò MAI i tempi della scuola, li ho odiati mentre li vivevo, li odio ancora più ora non ho nemmeno un bel ricordo, la scuola ha solo contribuito a formare i lati peggiori del mio carattere. Piuttosto che rifare una superiore andrei a zappare la terra e sono felice almeno di non avere fatto l'università!

Abbraccio di più un'ipotesi come quella dei Mcnab, la sindrome del montanaro...

Mi a invece tristezza una cosa: vedere i commessi che si organizzano per vedersi e stare assieme al post lavoro. Sarà che io ho dei colleghi man on ho amici in ufficio (ed è stato così in ogni ambiente di lavoro). Finite le 8 ore ho bisogno di staccare, di stare sola o vedere altra gente, non voglio rischiare che l'aperitivo si trasformi nell'aperitivo di (lamentela) di lavoro o cose così. Ho lavoratoin un posto dove le mie colleghe andavano in vacanza pure assieme! Ma non hanno altre amiche/ci al difuori da quel mondo??? Che tristezza...

Taka ha detto...

ti dirò, a volte rimpiango si la spensieratezza di quando facevo il magazziniere...

soprattutto quando lavori con tanta gente.
capita di organizzare aperitivi, cene, partite di calcetto coi colleghi.

alla fine è molto più duro fare l'illustratore solitario, dove i tuoi colleghi stanno a centinaia di chilometri da te.

essì, mi divertivo molto di più prima... >_>

Nihil ha detto...

Luca, hai mai visto fight club? Mi ricordi "Il Narratore"... Ti auguro di trovare il tuo personale Tyler Durden.

Cambiare si può, sempre e comunque, noncuranti degli anni che pesano. Penso che se alla tua età arrivi, anche solo per qualche minuto, ad invidiare le cassiere del supermercato vuol dire che dovresti cominciare a riflettere su cosa sia meglio per te.
Io ho 24 anni: se arrivassi a 50 con 1 o 2 bypass, ulcerette varie, divorzi alle spalle e solo come un cane... me ne fregherei del lavoro.
Ed attenzione: si può essere soli anche essendo circondati di gente! Troppo spesso noto che la gente chiama "amico" un semplice conoscente. Alle volte siamo più soli di quanto crediamo.

Hirilaelin ha detto...

Luke, non voglio guastarti il sogno ma, come ben sai, dopo otto mesi di casse all'Ikea, sono stata contenta d'immergermi di nuovo nello stress della redazione.
Certo, c'è negozio e negozio, ma dopo di allora lo stress da "editor" mi sembra più gestibile.

Penso d'aver capito ciò che intendevi con questo post, ma - banalità delle 11:50 - non c'è settore determinante, per fare amicizia sul lavoro e organizzarsi una serata dopo il turno.
La prossima volta che ti senti solo, ti chiamo.
Azz, non sono ancora così telepatica. :)

P.s.: l'osservazione di Claudia non fa una piega, comunque. ;P

Fra ha detto...

Anche secondo me tua nonna aveva ragione! Io molto più che spesso penso non tanto a fare la cassiera alla PAM, ma ad andare a vivere in campagna e farmi un orto (e vendere i prodotti alla fiera del biologico)... Non credo lo farò... mancano i presupposti per l'orto!! TRa cui il mio pollice NERO anziché verde... Ma è un bel pensiero che non mi lascia mai. Ciao!

Luca B ha detto...

andiamo su, l'allegria dei "giovani" è solo quella di non sapere cos'è un affitto o un mutuo.

e mi domando come si faccia a predisporre una serata fuori con amici con lo stipendio di un cassiere che per andare a spendere 30 euro per una pizza deve mettersi dei jeans da 80 euro e prendere un'automobile a rate da duecento euro al mese.

in sostanza: stanno a casa dei genitori e da mangiare glielo fa la mamma.

come faranno a fare tutto ciò e ad essere felici proprio non lo so. se hanno più di 23 anni, intendo.

ovviamente credo che né io né Luca M si faccia una vita materialmente tanto migliore, ma almeno un po' di consapevolezza ce l'abbiamo e quindi possiamo provare a muoverci verso traguardi migliori.

Luca B ha detto...

a parte che non ti ho mai visto mangiare cornflakes... :-)

Simone ha detto...

A me succede spessissimo ma non farei mai cambio.

Essendo avvocato in un'area non proprio metropolitana, anzi provincialotta, passo sempre per quello che accumula ricchezze senza sforzo, ergo l'antitesi del buon Nord-est.

Quando passo per strada con il mio completo e la valigetta, sento gli sguardi sprezzanti di chi si "suda i soldi" calare su di me con astio e fastidio.
Invece non sanno che qualche volta sono io ad invidiarli: loro con il loro salario sicuro, le malattie e ferie pagate, le tredicesime, i premi produzioni, lo staccare alle 18.00 esatte e aperitivi alle 18.45, i fine settimana programmati, le serate senza pensare al giorno dopo ed alle responsabilità che si hanno, l'abbigliamento casual sul luogo d lavoro che tanto nessuno ti nota l'importante è la comodità (e tu in luglio in udienza perchè ci tieni al rigore formale come un pirla e quando si butta l'immondizia niente tuta che se passa un cliente ti guarda torvo).
Loro che ogni sera mentalmente si separano dal lavoro e vivono la loro vita, mentre io alle 21.00 ricevo ancora telefonate di persone che mi domandano un "favore", un consiglio, e poi si lamentano e/o offendono se chiedi quattro soldi per autopudore professionale quando li segui per mesi (successo ieri, perderò un "amico" per un paio di biglietti da cento, ma meglio così).
Gli stessi che a 26 anni si permettono macchinoni e la casa la paga papà che probabilmente è misconosciuto alle Entrate.

Ma l'importante è alzarsi la mattina e sapere che sei al posto giusto, di fronte alla tua scrivania con la coscienza a posto.

L'unico consiglio che ti do è di trovarti un hobby che coinvolga altra gente per avere una valvola di sfogo (guardati le prime 3 puntate della nuova serie di House e capirai).

Uapa ha detto...

Ti capisco...
A me capita quando vedo qualcuno che fa il dog-sitter, un lavoro abbastanza precario e stancante che ho fatto per 10 anni, prima di chiudermi in un ufficio con un lavoro pulitoe sicuro... E spero sempre di tornare a farmi trascinare da qualche cagnolone!
Però non buttarti giù, perché non tutti riescono a vedere queste piccole cose nella vita, nemmeno in quella degli altri.
Molte persone non sanno neppure chi o cosa hanno intorno e non vedono al di là del proprio naso.
Mi pare che tu, per quel po' che posso leggere qui, non lo faccia.
Magari non farà girare la gente al supermercato, magari non sarà una cosa che si nota, ma di sicuro è una dote che hanno (e sanno apprezzare) in pochi... Ma buoni! :-)

CyberLuke ha detto...

Uhm... a pascolare le pecore no, non mi ci vedo.
E magari neanche come commesso alla Pam, ma qualcosa che mi permettesse di staccare mentalmente dal lavoro una volta che ne sono fuori (e sapere quando ne sono fuori sarebbe già una bella, bellissima cosa) credo costituirebbe un miglioramento significativo della qualità della mia vita...
Analogamente a Dama, neanch'io riesco a frequentare i miei colleghi al di fuori dello stretto necessario: quelli riescono a parlare sempre e solo di lavoro, e, giuro, non so come fanno, sul serio.
E comunque, non so com'è all'Ikea, ma in altri posti non ti fanno sentire sulle spalle il peso di tutto il destino di un'azienda se qualcosa non funziona e magari cercano di dirottare ogni responsabilità verso il tuo culo. ;)
Quanto al numero di telefono, è proprio dandolo a quattro gatti (tra cui ci sei tu, cara Claudia ;) ) che cerco di filtrare i rompiballe.
Luca B: la consapevolezza fa vivere meglio? Ni, boh, forse, non so.
Mica sempre. E i cornflakes li mangio da quando sono tornato dal Giappone. Quelli con le ciliegie e i pezzetti di cioccolato fondente. ;)
@Simone: gli hobby ce li ho, e pure troppi per il tempo che posso dedicarvici: è proprio questo il problema. La mia coscienza, eccettuato il fatto che faccio un sacco di robe inutili e che costano una vagonata di soldi, è abbastanza tranquilla, ma non basta.
Dove volevo mettere l'accento, è sulla complicazione forzata delle nostre esistenze, che ai più sembra una cosa "normale" ed addirittura banale, ma non per questo necessaria.
Sto meditando.

Maura ha detto...

Condivido in gran parte i tuoi pensieri: certo, come sottolinea Luca B, sapere cos'è un affitto o un mutuo non giova alla spensieratezza, ma è un pedaggio inevitabile a meno che i tuoi non ti comprino casa (non è il mio caso).
Lavorare nel posto "giusto", forse, è già tra i "traguardi migliori" di cui sempre Luca B parla, ma già avercelo, un lavoro, è dura... sarebbe bello poter scegliere.
I colleghi, poi, ti becchi quelli che trovi, e anche se hai il lavoro migliore del mondo, se ti ritrovi a contatto con degli stronzi h24 è come bersi ogni giorno un cappuccino buonissimo in cui qualcuno ha sputato dentro.

Angel-A ha detto...

A chi lo dici! ^__^ Ho periodicamente l'impulso a buttare all'aria la mia "carriera" (uahahah, risate generali) e mettermi a fare, che so, la pasticcera... alle cinque del mattino nel mio forno, uova, latte, cioccolata, e a mezzogiorno fuori... e magari in un posto dove la gente che incontro per strada mi conosce e mi saluta per nome.
Vabbé, torno al lavoro, và... un bacio

Anonimo ha detto...

l'unica cosa che veramente mi manca, e' riuscire a chiudere la porta dell'ufficio e dimenticarmi del lavoro.
ed e' una cosa che, nel nostro mestiere, e' difficilissimo fare... ci provo eh... ma alla fine mi viene sempre in mente quella cosina per quella bozza, la soluzione per modello da realizzare, l'idea per quella pagina ecc.ecc.

piu' che un mestiere, e' una missione, ecco perche' m'incazzo come una biscia quando si legge (o si percepisce) che per fare 'sto lavoro basta "fotoscio'"...

Larsen

Luca B ha detto...

Simone, se vuoi poter buttare l'immondizia in tuta, mettiti a fare l'informatico.

per il resto è tutto uguale, comprese le chiamate alle 21 e oltre per risolvere problemi, e gente che si offende se non vai pure a casa loro per risolverli.

magari guadagni qualcosa di meno, ma vuoi mettere la soddisfazione di poter girare in bermuda e sandali il fine settimana.

(al lavoro certo no se no il cliente si stranisce, chiaro).

Luca B ha detto...

be', se proprio vuoi semplificarti la vita, o meglio, dare qualche priorità che la semplifica per forza, puoi sempre fare come i nostri genitori e mettere qualche figlio al mondo... :-)

Matteo ha detto...

Posso condividere il sogno utopico di una vita più semplice e possiamo parlarne all'infinito. Ma dietro quella vita più semplice si nascondono spesso stipendi da 800 euro al mese che non consentono di comprare le inutilità di cui ci circondiamo e ancora più spesso insoddisfazioni per non essere riusciti a fare un lavoro gratificante che rendono la quotidianità molto grigia e senza un futuro da poter programmare. Ok, si può benissimo cominciare a rinunciare al superfluo per vivere in modo più sereno? Va bene, facciamolo! Ok, si può mettere da parte l'ambizione per vivere una vita più gratificante nelle piccole cose? Ok, facciamolo. Ma chissà perché tutti lo dicono, tutti agognano il sogno della vita naïf e poi nessuno fa nulla per conquistarla. Forse proprio perché è bella solo come sogno e che se poi vai a scoprire la realtà che c'è dietro, probabilmente non è tanto eccitante strisciare barcode per 8 ore al giorno di fila?

Alex McNab ha detto...

La complicazione forzata delle nostre esistenze. Già.
Però credo che sia un effetto collaterale della (finta?) opulenza in cui viviamo.
Non so se ti ricordi il periodo pre-lavorativo (università, superiori etc). Quali era le tue soddisfazioni? Sicuramente minori di quelle attuali, perchè di soldi ne giravano pochini e magari pure i genitori esercitavano la loro potestà impedendoti di fare questo e quello.
Poi ti si apre il mondo del denaro, dove più ne hai e più cose riesci a fare/acquistare/vedere. Peccato che alcuni lavori chiedano in cambio l'anima. Penso al mio amico consulente finanziario, che ad agosto si può fare due settimane in un cinque stelle extralusso a Dubai, che ha un computer super-potente da 5000 euro, ma che per 340 giorni l'anno si spara orari tipo 9.00-21.00
Sicuramente ha un conto in banca che è il quadruplo del mio. Lo vedo felice? Non lo so...

PS: metti in conto che però è DIFFICILE cambiare, quando ti sei abituato a certi ritmi, a certi ambienti... Prendi anche solo un semplice impiegato di banca, come il sottoscritto, e prova a fargli fare 4 ore di pulizia dei cessi... Non so se ce la farebbe.

Simone ha detto...

Io odiavo la scuola come Dama. Diciamo che la mia vita fa direttamente meno schifo in relazione a quanto mi allontano dalle elementari... tendendo evidentemente all'asintoto felicità = laurea in medicina (o morte... non vorrei aver sbagliato i conti ^^).

Detto questo io invidio te quando scrivi queste cose, perché scrivi meglio di me e di tutti gli altri blogger che seguo e nemmeno vuoi fare lo scrittore.

E pensa che proprio ieri quasi ti chiamavo per proporre un drink, ma era un po' tardi e ho lasciato stare.

Infine, non è la vita a essere complicata, ma gli obiettivi. La felicità è anche sapere quello che stiamo facendo: se ci infognamo in uffici tetri a farci un culo così ma senza uno scopo ben definito, è ovvio che la vita ci sembrerà una merda. Forse non è che non ti piace il tuo lavoro in sé, ma il fatto che non ti sta portando da nessuna parte.

A meno di non vedere lo stipendo a fine mese come lo scopo, e vivere nei ritagli di tempo, come fanno in molti. Io da quando ho iniziato Medicina sono 100 volte più incasinato, ma vivo troppo meglio.

Simone

CyberLuke ha detto...

Beh, mi piace pensare che le mie soddisfazioni non siano legate ai quattrini e a quello che mi ci posso comprare. ;)
9.00/21.00 lo faccio anch'io, ma mi sa che non guadagno come il tuo amico.
Diciamo che se nel mio lavoro fosse concepibile il part time (risate della folla), mi avvicinerei alla felicità.
E manco di poco.

Simone ha detto...

Il "buttare l'immondizia in tuta" è solo uno sciocco esempio: certe professioni comportano una serie di obblighi accessori che chi è esterno non può concepire.
Nel mio caso, in cui l'apparenza (ahimè) conta molto a discapito della competenza, occorre essere vincenti agli occhi del Cliente sempre e comunque (dall'auto all'orologio alla donna agli interessi privati,etc).

Io adoro la figura dell'ingegnere informatico: è esattamente l'antitesi di quanto scritto sopra.
Può andare al lavoro in pigiama e barba incolta, ma allo Sciamano Moderno tutto è concesso, anzi! ;)

Roberta la Dolce ha detto...

Io faccio la fotografa, ma non riesco a viverci... e devo fare altro per far quadrare tutti i conti.
Non voglio lamentarmi della mia vita, ma riesco a simpatizzare con Cyberluke quando auspica un'esistenza più "semplice" e meno stressante, in definitiva.
Lo stress è una componente talmente comune alle nostre vite che ormai la diamo per scontata: è normale essere stressati, è normale continuare a parlare e pensare al lavoro anche quando se ne è fuori, è normale ricevere telefonate di richieste assurde anche dopo le nove di sera.
Il punto è: potrebbe anche non essere così, ma è tutta la nostra società e il nostro modo di vivere (molto occidentale) che ci ha portato a questo.

Matteo ha detto...

Sarò io che non riesco a vederlo, ma per me l'equazione "commesso -> vita semplice" non ha alcun senso. Se passa di qui qualche commesso forse me lo può confermare. O magari smentire.

Hirilaelin ha detto...

"non so com'è all'Ikea, ma in altri posti non ti fanno sentire sulle spalle il peso di tutto il destino di un'azienda se qualcosa non funziona e magari cercano di dirottare ogni responsabilità verso il tuo culo. ;)"

Ma questo parte essere il prezzo dell'avere un minimo - e a volte basta davvero un minimo - di responsabilità sulla carta.
E comunque, certi pesi si sentivano anche all'Ikea, ma puoi sempre provare di persona, se vuoi. ;)

Lì, spesso, mi sentivo chiedere dagli altri commessi cosa ci facessi in cassa, avendo un lavoro "creativo" e non solo un turno... mentre io, come molti qui dentro, sapevo che almeno quel turno, quando finisce, finisce davvero.

Mi pare che, com'è anche giusto che sia, ci si trovi a fantasticare su ciò che non si ha: chi fa un lavoro a catena di montaggio, sogna la creatività; chi fa un lavoro creativo o indipendente, si chiede come sarebbe bello avere una vita "normale", addirittura "banale", a volte.
Ma purtroppo concordo con Roberta, la normalità è il fatto che siamo tutti sotto pressione e stressati, chi più, chi meno, a prescindere da ciò che facciamo per vivere.

Anonimo ha detto...

...una soluzione? "Caos Calmo" a go-go! Deprime e rasserena nello stesso momento.
Credimi.
Io so di cosa si parla!
Andrea Hack

dolceipnotica ha detto...

Volete "la voce della commessa"? ^o^ Eccola!!
Da due anni mi sono "rassegnata" a fare la commessa quando la società per cui facevo da consulente ha chiuso... Mandati in giro più di duecento curricula, i soli ad aprirmi le porte sono stati quelli della boutique dove lavoro ora... la mia laurea non ha contato molto, la mia "bella presenza" e la mia conoscenza dell'inglese per fortuna sì.
Questo x dirvi che conosco entrambi i "mondi"... e hanno i loro pro e i loro contro.
Da consulente gaudagnavo di più, ma effettivamente non staccavo mai e non avevo praticamente orari, o meglio non ne avevo di decenti. Ci ho perso un ragazzo così.
Da commessa, ho dovuto dare un taglio a un sacco di spese e ho rinunciato alla macchina, ma, come dice Hirilaelin, "quando il turno è finito, è finito" e, una volta tirata giù la saracinesca, a tutto penso fuorchè al lavoro... e riesco persino ad organizzarmi decentemente la vita privata! :)
Alla mia "vecchia" vita penso ancora, ma non so se oggi vi tornerei indietro...

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