venerdì 13 novembre 2009

iPod generation.

Ho portato l'auto dal carrozziere, il quale, guardandomi attraverso una nuvola di fumo del suo toscano, mi ha detto di non farmi vedere prima di quattro o cinque giorni.
In altre parole, una settimana lavorativa in cui mi sono dovuto arrangiare coi mezzi pubblici.
E in questa – lunga, scomoda settimana – sono rimasto colpito da tutti questi uomini e donne con le cuffiette: chi con gli occhi chiusi, chi molto aperti, chi imperturbabile – sono questi ultimi che mi hanno colpito di più.
Perché sei immobile?
È finita la canzone? L'iPod in realtà è spento?
O sei piuttosto di quel tipo di introversi che si tengono tutto dentro, che non lasciano trapelare nulla?
Ma liberati! Muoviti! Balliamo tutti insieme sul 28 barrato!
Il punto è questo: se con gli altri è facile indovinare cosa stiano ascoltando – anche grazie ad un attento esame dell'abbigliamento, delle scritte sugli zainetti, libri o giornali sottomano – per quelli imperturbabili il problema è di difficile soluzione: Cage? Air? O al contrario Fabri Fibra, magari Lady Gaga? E io in quale categoria ricado? Ho fatto la prova: mi sono messo davanti lo specchio, ho cambiato due o tre cd e ho provato le tre situazioni:
1) sognante
2) ritmico
3) imperturbabile
Ho scelto imperturbabile, sta meglio anche col mio fisico.
Ma ancora qualcosa mi sfuggiva nella fenomenologia dell'ascoltatore di iPod sulla metro, e così per tutta la settimana, ogni mattina alle nove, ho affrontato il quotidiano percorso casa/lavoro/casa in autobus e metropolitana con giornale, biglietto obliterato e con Die Mensch-Maschine dei Kraftwerk nell'iPod, occhi bene aperti nel mio soprassalto antroplogico.
All'inizio nulla appagava la mia sete di conoscenza, poi, all'improvviso, nella mie mente svuotata dalle note dei Kraftwerk è apparsa la risposta: si creavamo sublimi rispondenze, coincidenze ricorrenti, magiche affinità tra quello che ascoltavo e gli accadimenti intorno a me: "Ecco, parte la traccia due e come ogni giorno il ragazzo coi capelli rossi sale a Repubblica... a metà della traccia quattro, quando Ralf Hutter dice: Sie trinkt im Nachtklub immer Sekt, korrekt appare lei, la donna in carriera di Flaminio... traccia sei, quando attaccano i cori sintetici di Die Mensch-Maschine a Ottaviano entra ogni volta nel vagone il suonatore di fisarmonica con il neonato a tracolla preso a noleggio...
Ho capito cosa passa per la testa degli ascoltatori imperturbabili di iPod la mattina sui mezzi pubblici: niente!
Nulla!
Il disco è il metronomo dei loro spostamenti, la misura della città, la tabella oraria dell'anima.
E quando la batteria si scarica – perché le batterie si scaricano – la città torna a essere il concerto stonato di sempre.

11 commenti:

Anonimo ha detto...

sono fondamentalmente un'abitudinario, nel senso che sono geloso delle mie abitudini e le difendo strenuamente... pero' il tuo racconto mi angoscia :D

pensare che, alla fine, tutte le giornate sono uguali, prevedibili ed immutabili e' decisamente pesante.
mi ricorda i tempi di quando andavo a scuola (unico periodo nel quale mi son servito di mezzi pubblici), e in effetti, a seconda di chi trovavo sul tram al mattino, sapevo gia' salendo se sarei arrivato puntuale, oppure se mi sarei dovuto "sorbire" la prima ora al bar... :D

Larsen

Uapa ha detto...

Spettacolo :-D
Anche io so se sono in orario a seconda di chi mi cammina intorno (o più primitivamente di dove cade l'ombra dell'obelisco a Piazza del Popolo)e misuro i passi in base a quello che ascolto (dalla fermata dell'autobus al portone di casa posso ascoltare tutta Go West in pace^^). Però mi piacciono le mie abitudini. Passare ogni giorno lì, dove saluterò ogni giorno quella stessa persona. Mi sa un po' di film Disney, ma mi piace ^^
Però sugli autobus che prendo io non c'è mai abbastanza posto per grattarsi il naso, figuriamoci per ballare :-S
PS: Anche io ho provato a rimanere imperturbabile, ma con scarso successo. Però dopo duri allenamenti sono riuscita a trasformarmi in Chris Lowe per 10 minuti :-P

Io - Ettocecco ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Io - Ettocecco ha detto...

Il nostro lavoro ci costringe ad essere dei perfetti analizzatori, ancor più degli stessi psicologi che facendo questo di professione si succhiano solo le beghe personali della gente rinfrancati dal lauto compenso che viene loro elargito, abili nel fare spallucce al grido di "avanti un altro".

Il nostro lavoro ci costringe ad analizzare la gente in tutto e per tutto e a scovarne le debolezze, a trovarne i punti in comune e "a furia di dai che ti dai" alla fine diventiamo abili analizzatori anche per sport, per divertimento...
Dio solo sa quanto mi piace scoprire, capire la gente... e vedere come gli altri interpretano altri che vedono altri...

Hai fornito un'ottima descrizione della solitudine umana del terzo millennio, non mi rattrista il fatto che non si riesca a capire perché uno muova l'alluce al suono della dance o ruoti le dita con il Pippero, ma il problema è che ogni individuo, a suo modo, si isola dietro una barriera di egoismo al grido di "io mi sento la mia canzone, ecchissene" che per chi, come me, è nato e cresciuto in un paese di campagna è difficile da digerire...

... e anche qui è arrivato l'iPod da un pezzo... ;)

Uapa ha detto...

Per quanto mi riguarda, con un po' di musica nelle orecchie tutto mi sembra meno sciatto di quanto purtroppo vedo e sento senza cuffiette... Però ammetto che sarebbe meglio non avere bisogno di estraniarsi per sentirsi meglio... :-S

Gloutchov ha detto...

Spesso uso i mezzi pubblici e, altrettanto spesso mi muovo a piedi volontariamente (non solo a causa di eventuali guasti tecnici al mezzo meccanico). Mi piace osservare il mondo in mezzo a cui vivo e approfitto sempre per assorbire un poco di vita cittadina (la grigia vita d'ufficio mi spinge a fare queste mattate).

E ovviamente ho sempre il mio iPod touch nel taschino. Se mi dovessi vedere fermo e immobile... beh, non sto ascoltando musica, piuttosto un audiolibro o, addirittura il mio corso di spagnolo (in quel caso, però, quando c'è da fare gli esercizi, mi vedresti parlare da solo!!!).

Alex McNab ha detto...

A me però vedere torme di pendolari imbombolati con gli iPod mi fa sempre venire in mente "L'invasione degli Ultracorpi".
Non so perché ma la prima cosa che mi viene in mente osservandoli è che cercano di creare una bolla in cui non essere disturbarti da niente e soprattutto da nessuno....

Diletta ha detto...

Odio i mezzi pubblici.
Ma il tuo post mi è piaciuto.
Diletta

Angel-A ha detto...

Cyber: avrei proprio voluto vederti... ^__^
Etto: mi riconosco anche nella figura che descrivi di analizzatrice delle persone, ci sono tanti e tali segni che parlano di noi, anche senza che pronunciamo una sola parola...

CyberLuke ha detto...

@Larsen: un filo di angoscia, a fine giornata, iniziava a pervadere anche me. ;)
@Upapa: in effetti, ti fa un po' personaggio alla "Amelie".
@Etto: l'antropologo è una delle cose che dovrò fare nella mia prossima vita. Anzi, in quella dopo ancora, nella prossima voglio riposarmi un po' e fare la rockstar.
@Alex: leggendo il tuo commento, mi è venuta l'idea per un racconto breve. Che però dovresti scrivere tu. ;D
@Diletta: grazie, benvenuta e serendipità.
@Angel-A: sono sicuro che c'è almeno uno come me in ogni città.

Alex McNab ha detto...

@Luca: sicuro che non vuoi scriverlo tu? Secondo me dentro di te si nasconde un potenziale scrittore ;)

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