venerdì 6 novembre 2009

Photoshop, tutta la storia.

Non fatevi illusioni: praticamente tutto quello che vedete – poster cinematografici, fotografie pubblicitarie, copertine di libri, riviste e dischi, siti web, la confezione dei cereali che mangiate al mattino, le immagini pubblicate su questo blog – è stato sottoposto al trattamento di Photoshop, il più potente mistificatore digitale della realtà.
Da sempre, è il software di riferimento per il fotoritocco, ed è lo strumento informatico che preferisco in assoluto. Le sue potenzialità sono virtualmente infinite. Non c'è niente, restando nell'ambito della grafica bidimensionale non in movimento, che non si possa realizzare con Photoshop.
Che, naturalmente, non è sempre esistito... come non è sempre stato così come lo conosciamo ora.
Per addetti ai lavori e per utenti dell'ultim'ora, eccovene una breve storia.



Photoshop 1
Uscì col marchio Adobe nel febbraio 1990, qualcosa come vent'anni fa... un'era geologica, in informatica. Era dal 1987 che i fratelli Thomas e John Knoll, figli di un fotografo, ci stavano lavorando, riversandoci tutte le loro conoscenze acquisite in camera oscura. La primissima versione venne siglata 0.63, operava solo su scala di grigio, venne sviluppata su Macintosh ed era datata ottobre 1998 e – volete saperlo? – stava tutta quanta su un floppy da 1,44Mb.
Dal momento in cui Adobe acquisisce il lavoro dei fratelli Knoll, passano dieci mesi in cui un team lavora duro per rilasciare la prima versione del software che farà la sua fortuna.


Photoshop 2
La seconda versione di Photoshop, anche questa solo per Macintosh, esce quasi contemporaneamente al System 7, nel giugno 1991. Nel dicembre dello stesso anno viene rilasciato l’aggiornamento alla versione 2.0.1 che apre e salva (anche) nel neo-nato formato JPEG.
Rispetto la versione 1.0, ora Photoshop supporta le multitonalità (duotone, tritone, quadritone), e le immagini CMYK possono essere aperte, salvate, visualizzate e modificate anche in composito. Viene ridefinito il formato grafico nativo Photoshop 2.0 (supportato ancora oggi), fa la sua apparizione la penna per i tracciati vettoriali, sono supportati i filtri e i plug-in di terze parti.


Photoshop 2.5
Sono personalmente affettivamente legato a questa versione, in quanto fu la prima sulla quale il sottoscritto mise le mani, facendosi le ossa faticosamente su un piccolo Macintosh Performa 450, che macinava bit col suo processore a 25MHz e quattro megabyte di RAM spremuti allo spasimo... altri tempi.
Photoshop 2.5 fu la prima versione che girava anche su PC, e richiedeva Windows 3.0.1.
Photoshop 2.5 supportava per la prima volta la modalità (e spazio colore) Lab, compariva il comando Variazioni colore, e la Maschera Veloce, un canale temporaneo per modificare selezioni con il pennello.
Era una versione che supportava pienamente la stampa, e funzionò egregiamente per oltre tre anni senza aggiustamenti di sorta, eccettuato un plug-in gratuito che nel marzo 1994 Adobe rilasciò per accelerare Photoshop 2.5.1 sui Macintosh con processore PowerPC.


Photoshop 3
Così com'era, Photoshop era un software eccezionale e dalle mille possibilità. Ma la versione 2.5 diventò all'improvviso vecchia di cento anni quando Adobe rilasciò, nel settembre 1994, Tiger Mountain, la versione 3... comprensiva di Livelli, oggi scontati, un'autentica rivoluzione ai tempi.
I livelli consentivano di comporre l'immagine come tanti fogli di acetato trasparente sovrapposti, ognuno contenente solo una parte dell'immagine, modificabile e ridimensionabile indipendentemente... per di più offrendo la possibilità di selezionare diverse modalità di fusione coi livelli sottostanti, moltiplicando di fatto all'infinito le possibilità creative.
L'upgrade lanciò definitivamente Photoshop nell'olimpo dei software più utilizzati al mondo facendone de facto lo standard assoluto in questo settore.


Photoshop 4
Con l'introduzione dei livelli, per Photoshop si apriva letteralmente un nuovo universo di possibilità. Quello che ora ci voleva, era la possibilità di avere un benedetto sistema di Annulla Multipli, cioè la possibilità di annullare più che l'ultimo passaggio eseguito. Al costo di una maggiore (parecchio maggiore) richiesta di RAM per funzionare, Photoshop 4 (Big Electric Cat) offriva per la prima volta questa impagabile possibilità.
Un'altra eccellente idea, di quelle tanto semplici ma assolutamente geniali, fu la possibilità di "dissolvere" con un semplice slide qualsiasi filtro venisse applicato sull'immagine.
Una manna per molti (ma non per tutti), fu invece l'introduzione della palette Azioni, che permetteva di registrare qualsiasi serie di operazioni su un'immagine per poi applicarla automaticamente senza intervento umano su tutti i file presenti in una determinata directory scelta dall'utente, fossero pure centinaia o migliaia.
Da sole, queste novità bastavano e avanzavano per giustificare l'aggiornamento... ma Adobe mise una ciliegina sulla torta incorporando la filigrana digitale per tutelare i diritti d'autore e, sotto il piano tecnico, il supporto alle macchine multiprocessore che stavano iniziando a diffondersi nel 1997.


Photoshop 5
Uscito nel maggio 1998 (Strange Cargo), portò con sé il suo bel carico di novità. La pluriacclamata funzione di Annulla Mutiplo introdotta dalla versione 4 fu migliorata con la Palette Storia, che consentiva di ripercorrere la storia delle operazioni svolte e cancellarne alcuni passaggi (e non solo l'ultimo come in Photoshop 4). Fu abbinata allo strumento Storia Pennelli, che faceva più o meno la stessa cosa... ma applicata ai pennelli, possibilità che venne utilizzata da molti artisti della tavoletta grafica per generare effetti spettacolari e realistici.
Vennero introdotti Penna Magnetica e Lazo Magnetico, che avrebbero dovuto aiutare gli utenti a creare scontorni più facilmente... rivelandosi invece del tutto inutilizzabili, creando selezioni invariabilmente da ritoccare e tracciati che definire imprecisi era un eufemismo.
La funzione Testo fu migliorata: si poteva impostare per la prima volta un testo verticale (anche se non conosco nessuno che l'abbia mai fatto), ma soprattutto diventò possibile modificare il testo inserito, visualizzare l'anteprima sul documento, e cambiare stile e carattere mentre si scriveva.
Fu introdotto lo strumento Timbro con Pattern, lo strumento Misura, e divenne possibile creare sfumature angolari e a rombi (anche qui nessuno si strappò i capelli).
Adobe azzardò persino l'introduzione di un rudimentale filtro 3D in cui era possibile introdurre manipolazioni tridimensionali ad una selezione, seppure in una finestra separata. Un buon tentativo.
Photoshop 5 fu la prima versione a supportare i canali a 16 bit, e ad esportare (ed importare) in nuovi formati come EPS da CorelDraw o Illustrator, PDF e Zip.


Photoshop 5.5
Fu l'ultima volta che Adobe introdusse una "mezza versione", passando da una 5 a una 5.5 e non ad una 6... anche se le novità introdotte, probabilmente, lo avrebbero giustificato, comunque ben più che nei passaggi a versioni successive, specie le più recenti.
Adobe si rese conto che il web era la nuova frontiera, e decise di fornire ai designer potenti strumenti di creazione e ottimizzazione delle immagini per la loro pubblicazione su Internet e per l'invio per posta elettronica.
In Photoshop 5.5, rilasciato nel febbraio 1999, era possibile passare a Image Ready (l'applicazione separata di Adobe per il web) e viceversa con un solo clic sulla nuova palette strumenti.
Introdusse lo strumento Gomma Magica, Gomma Sfondo, il Pennello Storia e la funzione Estrai, ideata per scontornare automaticamente soggetti da sempre critici quali i capelli, che, quando funzionava, faceva veri e propri miracoli; quando non funzionava, beh... lasciamo stare.
Ma il vero asso nella manica fu la funzione Salva per il web, che consentiva un controllo totale e micrometrico sul salvataggio ottimizzato delle immagini in Gif, Jpeg, Png8 e Png24... il tutto in un'interfaccia che era un capolavoro di semplicità e funzionalità, mantenuta praticamente invariata fino ad oggi.
Completava il sostanzioso upgrade la funzione Web Photo Gallery e la possibilità di esportare l'immagine e il relativo codice in una pagina HTML. Altri piccoli miglioramenti furono la possibilità di contrassegnare con un colore i livelli e nuove funzioni di anti-aliasing per i caratteri.


Photoshop 6
Rilasciato nel settembre del 2000 (Venus in Furs), integrava al suo interno l'utility Image Ready, fino a quel momento un'applicazione esterna a Photoshop, i cui principali strumenti di ottimizzazione, resize e conversione furono riorganizzate per l'occasione.
Ma la novità con la "N" maiuscola fu la gestione del testo, completamente rivista: non più una finestra separata in cui si scriveva e poi si dava "invio" e il testo appariva sull'immagine, ma un editor degno di questo nome che permetteva di modificare stili e attributi di ogni singola parola direttamente sul documento.
Un altro mondo, lasciatemelo dire.
Una novità arrivata in sordina, ma molto promettente, fu il nuovo filtro Fluidifica, che in molti trovarono somigliante in modo sospetto a Kai's Power Goo, un piccolo software di editing bitmap che a fine anni novanta fece sfracelli di vendite perché permetteva di ottenere caricature dalle fotografie manipolandole come se fossero fatte di argilla morbida... il tutto a un prezzo veramente contenuto.
Adobe non lo ammise mai, ma è opinione comune che acquistò quell'algoritmo dai ragazzi di Meta Tools per implementarlo nel suo Photoshop 6... anche se per impieghi, diciamo, più professionali.

Photoshop 7
Uscita nel 2002, fu la prima versione di Photoshop (in codice Liquid Sky) riscritta per funzionare sotto MacOSX.
Non introduceva sconvolgenti novità, ma comunque si trattò di un'interessante release. Per cominciare, ottenemmo il Pennello Correttivo (con la relativa Toppa Correttiva), che – va detto – funzionava piuttosto bene, ma soprattutto un nuovo motore di pittura col quale personalizzare flusso, dispersione, deformazione e molti altri parametri per ogni singolo pennello, rendendo Photoshop un software infinitamente più flessibile per questo tipo di lavori: niente di paragonabile a Painter, intendiamoci, ma per la maggioranza degli utenti andava più che bene.
Per il resto... il filtro Fluidifica, sempre avido di risorse, fu migliorato, venne inserita una funzione di regolazione automatica del colore per eliminare le dominanti di colore, l'opzione File Browser per gestire le immagini (mortalmente lenta, nessuno la usò) e la possibilità di salvare le configurazioni di tutte le palette desiderate attraverso le impostazioni dello spazio di lavoro.


Photoshop 8
Meglio conosciuto come Photoshop CS (nome in codice Dark Matter), da quando fu inserito in un pacchetto software battezzato da Adobe "Creative Suite".
Niente di rivoluzionario: Photoshop era ormai un software arrivato alla sua piena maturità, ed è opinione del sottoscritto che, a partire da questa versione, tutte le funzionalità aggiunte furono sì interessanti, ma non essenziali... le cosiddette "lucine colorate" che servono a continuare a vendere (perché, lo sapete, bisogna continuare a vendere).
Photoshop 8, uscito nel 2004, offriva la funzione di testo su tracciato mutuata dal fratello Illustrator, una funzione di corrispondenza colore (Match Color), nuovi filtri fotografici tipici delle reflex tradizionali, Photomerge per unire più facilmente più fotografie in una sola (solitamente, panorami).
Tutta roba che sarebbe rientrata benissimo in una "7.5", ma le leggi di marketing sono quelle che sono... in compenso, abbiamo una nuova estetica del programma, che dopo anni e anni abbandona l'iconografia dell'occhio per... delle piume.
Non so davvero a chi sia venuta questa terribile idea, sul serio.


Photoshop 9
Nome in codice Space Monkey, rilasciato nell'aprile 2005, a un anno e mezzo di distanza dal precedente, era una versione completa, stabile ed efficiente. Era incluso nella Creative Suite 2, e oltre qualche fighetteria tecnica come la gestione della memoria su sistemi a 64 bit (ad esempio, i Macintosh G5) e il supporto all'HDRI, introduceva gli utilissimi Oggetti Vettoriali Avanzati, che consentono la manipolazione di oggetti vettoriali senza perdita di qualità fino alla loro definitiva rasterizzazione.
Un uovo di Colombo.
Un'altra feature degna di nota è lo strumento di distorsione Altera, che, pur difficile da controllare, permise per la prima volta distorsioni non lineari prima impossibili da creare con pochi clic.
Fuoco Prospettico, una nuova versione di Camera RAW e l'introduzione dell'utile (ma lentissimo) Adobe Bridge ne completavano la dotazione.


Photoshop 10
Codice: Red Pill, uscì a fine 2006 all'interno della Creative Suite 3, e fu il primo Photoshop a girare nativamente sui Mac con processori Intel. Adobe aveva ben poco da aggiungere, e si concentrò sul rinfrescare l'interfaccia... a mio parere, complicandola inutilmente (non è mai una buona idea confondere le idee ad utenti che per anni hanno usato con profitto una certa configurazione della GUI del loro software più usato, ma certamente ci sarà qualcuno che ha apprezzato le nuove palette).
Includeva Camera Raw 4.0, un nuovo algoritmo per controllare Luminosità e Contrasto, nuove funzioni automatiche per la fusione di livelli, filtri ed effetti non distruttivi e – questa non è male – opzioni extra per rifinire le selezioni operate con la Bacchetta Magica.
Se volete un consiglio, ignorate del tutto questa versione e saltate direttamente alla 11.
Ah... se non altro, sparirono le piume. Deo gratias.


Photoshop 11
Dopo quasi due anni, a fine 2008 viene rilasciato Photoshop CS4, Stonehenge per gli addetti ai lavori. Non è ancora una versione a 64 bit, il lavoro era immane e se ne parlerà (forse) per Photoshop 12, ma in compenso Photoshop 11 sfrutta molto meglio l'accelerazione hardware, anche se per cose di dubbia utilità come l'effetto di inerzia quando ci si sposta sull'immagine.
Per il resto, nessuna rivoluzione. La gestione dei livelli di regolazione è stata un po' migliorata, è stata aggiunta una funzione di Ridimensionamento Dinamico (carina), un nuovo metodo di unione delle immagini sferico piuttosto che cilindrico (utile nella combinazione di foto scattate con grandangolari), e – ci dicono – il motore 3D è stato riscritto da zero. Questo non l'ho mai usato, quindi non so e non posso dirvi nulla in proposito.

Ah, la timeline qui sotto è ingrandibile col solito click, smettetela pure di strizzare gli occhi e avvicinarvi allo schermo.

15 commenti:

Nicla ha detto...

Io ho provato ad usare la 5.5, la 6, la 7 e la CS1 (quindi la 8).

Le altre (la CS2 e la CS3) ho solo provato i 30 giorni FREE che la Adobe metteva a disposizione sul suo sito. :O

Stile pusher! ^____^
Uhuhuh!
I LOVE PSD 4EVER!

Roberta la Dolce ha detto...

Bellissimo ed esauriente post! :-)
Io mi sono avvicinata a Photoshop per ritoccare le fotografie (mie e di altri) con la versione 5.5, e da allora non l'ho più lasciato, forse ho saltato una o due versioni, ma adesso uso il CS3 e mi trovo veramente bene.
E' incredibile pensare che una volta PS non aveva i livelli! Ma come si facevano i fotomontaggi, allora?

BlakInk ha detto...

Senza Photoshop non avrei neanche il lavoro che sto facendo, e forse non mi sarei neanche avvicinato al computer.
Ha una curva d'apprendimento abbastanza ripida, ma una volta afferrati i meccanismi principali (come fare le selezioni, come fondere i livelli) ci fai proprio di tutto, è fantastico, è come giocare con la realtà.
Io lo uso dalla CS, ho comprato manuali e ci ho smanettato fino a notte fonda, non lo uso bene come Cyber o altri artisti, ma si migliora sempre, si scoprono sempre nuove cose, e questa cronistoria è molto istruttiva.

CyberLuke ha detto...

@Nicla: beh, sei quasi una pioniera! ;)
@Roberta: prima dei livelli, c'era un solo modo: copiare ed incollare da un documento all'altro, e fare quello che si poteva fare finché la selezione era "fluttuante", termine caduto in disuso con l'introduzione dei livelli.
A ripensarci, era impensabile lavorare così... eppure...

Matteo ha detto...

Monumentale, agile e interessantissimo post sulla storia del programma che mi ha cambiato la vita. Ricordo quando lo scoprii. Gli amici mi aspettavano in piscina, io invece stavo in casa a ritoccare strade pretestuosamente, togliendo cespugli e mettendo auto e Beatles dove prima c'era altra roba :).
E vennero pure benino. Cominciai con la 5.5, ma raggiunsi la consapevolezza di ciò che stavo facendo con la 7. Concordo che dopo la CS non ci siano state innovazioni clamorose (eccezion fatta forse per il pennello correttivo).
Resta comunque, insieme a Xpress che conobbi però 4 anni prima con la versione 4, il punto di svolta fondamentale della mia vita lavorativa. :)

Maura ha detto...

Uso solo occasionalmente il gigante di Adobe, ed è solo per fare qualche ritocchino sulle foto delle vacanze... roba che non ti farei mai vedere, visti i livelli a cui tu lo usi.
Questa carrellata mi è stata utile, a ogni modo. ;)

Antonella ha detto...

Photoshop 5 ... io c'ero! :P
Mi sono fermata alla CS3, pur provando la CS4 di cui ho trovato un po' fastidiose le animazioni delle finestre. Alcuni rumors dicono sia di prossima uscita la CS5, ma a questo punto, credo, si tratti unicamente di operazioni commerciali.

Taka ha detto...

bah, io continuo tranquillamente ad usare la versione 7, tanto per quello che mi serve basta e avanza (e non pesa come un macigno!)

^_^

Simone ha detto...

Wow, che postone! E in effetti i livelli con le maschere sono una genialata.

Simone

OniceDesign ha detto...

Un post commovente, e sì che Photohop l'ho conosciuto con la versione 5... complimenti Luke, bel lavorone.

Sogno ha detto...

Curiosità: ho in casa un CD di Photoshop Elements 2.0
che è stato tra l'altro il primo photoshop che io abbia mai usato, con cui mi sono abbastanza impratichito nel corso degli anni.
A quale Photoshop dovrebbe corrispondere?

CyberLuke ha detto...

@Sogno: Photoshop Elements 2 mi pare sia del 2004... dovrebbe collocarsi all'incirca all'uscita di Photoshop 8.

Anonimo ha detto...

Io uso GIMP!

Anonimo ha detto...

Grazie davvero per il tuffo nel passato!
Io lo usa dalla versione 2.0 .... sono letteralmente cresciuta con Photoshop!!!

Manuela

erik ha detto...

Lo vedo solo ora, bell'articolo Luke, grazie.

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