martedì 17 novembre 2009

[RECE] Battiato - Inneres Auge (2009)

Premessa: appartengo alla schiera dei fan di Battiato degli anni ottanta da quando, anche io come molti altri, tornato a casa con nella mia brava busta di plastica quadrata il vinile de La Voce Del Padrone, decisi di ricostruirne la carriera artistica andando a caccia dei suoi lavori precedenti, rintracciando Patriots e L'Era del Cinghiale Bianco, trovandoli una miniera di spunti coraggiosi ed originali, tanto da farli divenire per anni una sorta di colonna sonora personale.
Naturalmente, continuai a seguirlo anche negli anni successivi... finché non ebbi come l'impressione di aver cominciato a riascoltare sempre lo stesso disco, e, complice anche la sua iperproduzione (quasi un disco l'anno negli ultimi vent'anni di carriera), cominciai a farmi l'opinione che il suo "messaggio" si stesse ormai annacquando e che, conquistato un posto nella musica leggera italiana tale da poter fare o dire qualsiasi cosa, stesse campando di rendita da un pezzo, clonando se stesso fino alla noia o reinterpretando vecchi pezzi altrui (operazione questa che, se condotta con astuzia, produce sempre i suoi bei frutti).
Quando lo sentii duettare, poi, con gli Eiffel 65, alzai un sopracciglio: come c'era finito, proprio lui, in una di quelle "canzonette" che dileggiava ai tempi di Patriots?
Autoironia o scaltrezza commerciale?
Comunque fosse, per me la faccenda era semplice: potevo smettere di ascoltarlo, e così feci, più o meno dai tempi di Ferro Battuto, ultimo album che comprai, lasciando lui e il suo pubblico a divertirsi con i tre volumi di Fleurs, un altro disco dal vivo, due risibili nuovi album in studio (Dieci Stratagemmi e Il Vuoto) e una manciata di raccolte con il tormentone La Cura sparato come Traccia Uno.

Tuttavia ho drizzato le orecchie quando ho ascoltato nelle scorse settimane Inneres Auge, il nuovo singolo che precedeva l'omonimo album uscito proprio ieri.
Niente di veramente inedito per Battiato, intendiamoci, un giro di pianoforte, una cassa in quattro quarti e un accompagnamento orchestrale su un testo fin troppo esplicitamente critico rispetto una classe politica ladra e cialtrona, che sembrava studiato apposta per far parlare di sé.
Ho comunque accolto l'uscita di questo Inneres Auge - Il tutto è più della somma delle sue parti con una certa curiosità. Mi chiedevo in che direzione il cantautore siciliano si volesse muovere: se sarebbe tornato a quando costruiva opere ambiziose e coerenti come L'Arca di Noé che contraddistinguevano le sue produzioni tra gli anni ottanta e gli anni novanta o se volesse gettare la sua maschera un po' da intellettuale snob che giocava a dire e non dire esprimendosi per citazioni senza mai mordere veramente.
La verità è che, purtroppo, non ha fatto nessuna delle due cose.

Inneres Auge è un singolo travestito da album e sembra cercare di racimolare un minutaggio decente per poterlo spacciare come tale... e infatti, il display del cd si ferma a 32 minuti e 7 secondi, e ci arriva raschiando il fondo del barile.
Ci arriva infilandoci dentro sei pezzi già pubblicati in altri suoi vecchi album, riarrangiati e ricantati senza eccessivo impegno, ci arriva interpretando una cover di Fabrizio De André, e ci arriva con tre soli inediti, la già citata title track e due pezzi onestamente non memorabili.
In questa sola intervista, il vecchio Franco era molto più caustico e sottile che non in tutte le dieci risibili tracce contenute in questa specie di EP gonfiato a forza... e me ne rammarico.
In sostanza, questo disco non esalta, non gratifica, non aggiunge e non toglie nulla alla storia di Battiato e di sicuro nemmeno a quella di quelli che lo ascolteranno.
Trascurabile.

12 commenti:

Angel-A ha detto...

Seguo il maestro da anni e anni, il primo album che acquistai fu "Orizzonti Perduti" e lo ascoltai fin quasi a consumarlo.
Concordo con te che certe volte avrebbe fatto meglio a far aspettare i suoi fans un anno di più e di uscire con un disco più "pensato" anziché due un po' leggerini di contenuti, ma nel complesso direi che si è sempre tenuto su un buon livello qualitativo. ^__^
Di questo nuovo "Inneres Auge" temevo un po' quello che dici, e cioè che fosse più un mix tra nuove interpretazioni e una raccolta di pezzi già apparsi altrove che non un album completamente nuovo.
Beh... pazienza.

Christian ha detto...

Ho sentito solo il singolo, un filo populista IMHO ma accattivante... c'è anche da dire che parlare male dei nostri politici è come sparare sulla Croce Rossa oramai... :D

Io - Ettocecco ha detto...

Cazzo! Quando dallo studio ho intravisto il tema del tuo post non potendolo leggere, mi sono detto: "in pausa pranzo scrivo ciò che realmente penso su Battiato e su tutti quei fantomatici maestri di stile che, diventati tali, si nascondono dietro ad una maschera e ad un cliché che li fa sembrare la monotona caricatura di se stessi"...

Non sento un ritornello con accordi diversi dai tempi di Cerco un centro di gravità permanente... tutti uguali... sempre paroline difficili buttate alla bene meglio per darsi delle arie, basi moderne finto pop per ridarsi della arie... Insomma, mentre ai tempi era realmente un passo avanti, ora si potrebbe dire che è rimasto un passo indietro... e bada bene che se mi incazzo nello scrivere certe critiche è perché in lui ci credevo...

Poi leggo il tuo post e mi accorgo che hai scritto esattamente ciò che volevo scrivere, ma l'hai fatto meglio, come solo tu sai fare, per cui... quoto... e mi rammarico per il fatto che è sempre così: chi ha i denti non ha il pane e chi ha il pane non ha i denti...

FabC ha detto...

Non l'ho ascoltato ancora tutto, però, se dovessi giudicarlo solo dal singolo (e non da tutto l'album, come hai fatto tu) lo trovo molto riuscito musicalmente; leggero, elegante, non e' chiuso cupo ed ermetico come altri lavori a cui potrebbe essere accostato (Ermeneutica, Apparenza e realtà ...). Anche le ritmiche elettroniche, che a volte mi annoiavano, mi sembrano efficaci e giuste.Ci sono degli 'echi' ma il pezzo resta comunque originale e nuovo. Mi mette allegria. Un pezzo così lo aspettavo da anni!

Roberta la Dolce ha detto...

Mah, non so... il singolo mi piace, ma sotto intravedo una grande presa in giro.
Prende in giro quelli che acquisteranno tutto il CD, che è fatto di pezzi interessanti (ma che dubito potranno portare sorprendenti novità) e di
pezzi un po' debolucci e già pubblicati anni fa, come fai notare tu.
Si prende da giro da solo; Fiorello l'ha vampirizzato con le sue imitazioni, lui qui ha vampirizzato il Fiorello che imita Battiato. Basta ascoltare 'non ci siamo capiti', 'pagare gli extra a dei rincoglioniti', 'e... ci vuole pazienza'. Sembrano estratti da VivaRadioDue!
Credo che Battiato sta giocando con quel lato pop del suo argomentare (che più volte si è manifestato anche da Fazio) una specie di Rap-Battiato che inzia con 'api affamate di petali' e termina con un insulto ben assestato.
Prende in giro i recensori musicali che riportano un Battiato 'Indignato','Furente','Accorato'... Ed invece forse sì, lo è stato indignato, ma poi ha ascoltato Corelli. Ora si diverte a raccontarlo e a finanziarci il prossimo film!
Prende un po' in giro quelli che credono che questo pezzo 'lotti' grillisticamente per la loro causa, ed invece lotta per la causa riportata poche righe sopra.
Prende in giro coloro che da anni cercano di omologarlo ad un pensiero di destra che in italia non esiste.
Non può esistere perchè il concetto di 'pensiero' e quella roba mal digerita e pretestuosa che dobbiamo a sopportare non sono compatibili. Tutti gli artisti, intellettuali in Italia sarebbero di sinistra. A parte Battiato, alcuni pensano. Chissà, può darsi. Ma comunque non è un cretino.
Forse è dedicato a questi ultimi quel piano ritmato, un po' marcetta un po' da 'comiche' che si sente all'inzio di questo geniale ed adorabile pezzo!

AIR ha detto...

Dieci stratagemmi e Il vuoto sono due album favolosi, peccato per chi se li è persi. Tutta la produzione di Franco Battiato è ottima e mai uguale a se stessa, al di là del fatto che ogni artista ha un suo stile che lo differenzia.

Non condivido il misero commento sul nuovo album, ogni canzone è un capolavoro.
Inneres auge è un segnale d'allarme per il popolo bue che si appiattisce nell'incapacità di giudicare il mondo in cui vive.
Cosa significa che è "troppo esplicitamente critico"?
Tre righe sotto leggo che Battiato "gioca a dire e non dire e non morde mai veramente".
Mi pare che le idee siano parecchio caotiche.

CyberLuke ha detto...

E io non condivido il tuo.
Che ti devo dire? Io Inneres Auge lo ritengo un disco poco onesto, con tre soli pezzi inediti e sette riempitivi, e non credo proprio che passerà alla storia come il miglior Battiato. Poi, c'è sempre chi grida al capolavoro. Fai pure.

Elena di Troia 09 ha detto...

Brutta cosa, i fanatismi...

VOICEFACE ha detto...

mettiamola all'inglese...Battiato ha fatto una raccolta di b-sides e di rarities e ce l'ha venduta, a noi stupidi fan che lo idolatriamo, al prezzo di un nuovo cd. E' chiaramente una mossa sporca in se e mi addolora scriverlo. Per il resto, fosse stata venduta ad un prezzo più onesto e presentata per quello che è, la raccolta presenta anche degli bei spunti, a partire da Inneres Auge, la bellissima stage door e la stupenda rivisitazione di Un'altra vita.

Roby ha detto...

Premesso che come te sono un fan di Battiato anni '80, ma l'ho scoperto con L'Imboscata, sono sempre perlpesso nell'acquistare/ascoltare i suoi lavori. Questo è perchè alcuni anni fa lessi che Battiato iniziò a cantare non per passione ma per puri scopi economici. Fu lui stesso a dire che provò a pubblicare un album perchè all'epoca lo facevano cani e porci. Credo che album come L'ombrello e la macchina da cucire siano stati solo esperimenti per vedere quanti fedeli aveva ancora. E forse con questo album ci sta riprovando.

Matteo ha detto...

Il miglior album di Battiato a mio avviso è Pollution, poi s'è sorretto con La voce del Padrone et similia. È stato un grande, ma la sua produzione ultima mi pare molto, molto annacquata a livello di contenuti e di incisività. Per non parlare che si sta Degregorizzando nella metrica...
Inneres Auge era un tentativo di fare ciò che De André fece in maniera inarrivabile già 20 anni fa con "La domenica delle salme". Ma De André era graffiante, cattivo, incisivo, non guardava in faccia a nessuno e diceva, diceva tanto. Battiato si associa ad una certa fazione politica (come testimoniato nell'intervista) e dice delle ovvietà ragionevoli, ma non apporta nulla di nuovo al panorama musicale italiano. Peccato, sta facendo un po' la fine di Vasco. Ma si sa, non tutti si chiamano Fabrizio De André...

Stefano ha detto...

Ciao, sono contento di leggere questa recensione: mi fa pensare di non essere il solo ad avere delle riserve su questa operazione battiatana... Ho scritto anch'io qualcosa al riguardo e da me si sono scatenati i "sacerdoti del culto"...

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