mercoledì 9 dicembre 2009

All'altro estremo di me.

Vorrei poter dire che sono capace anch'io a produrre della buona grafica minimalista, ma in realtà in una scala ipotetica mi colloco quasi all'altro opposto: la maggior parte delle cose che produco (sto parlando di lavori non commerciali) è piuttosto "barocca", strabordante di livelli di Photoshop contenenti immagini, oggetti, vettori e qualsiasi altro ciarpame esca fuori dalla mia distorta coscienza digitale.
È quindi sempre con una certa invidia che guardo ad artisti come Albert Exergian, che riescono a padroneggiare la difficilissima arte della sintesi: la progettazione basata sul simbolismo è spesso rischiosa e fuorviante, e varia (tra le altre cose) da cultura a cultura. Una delle sue applicazioni più diffuse è la segnaletica stradale (pensate, ad esempio, ad un divieto di svolta, o ad un avviso di strada sdrucciolevole)... ma è anche una delle più potenti a livello di comunicazione.
Exergian è un appassionato di serie televisive, e ne ha fornito la sua personale interpretazione grafica in una serie di 40 splendidi poster in cui ha sintetizzato con pochi, geometrici segni, una caratteristica portante della specifica serie in questione.
Qui sotto ne vedete riprodotti alcuni, ma sono tutti straordinari.
Poi... se proprio vogliamo trovarvi un difetto, la loro comprensione è un po' troppo legata alla conoscenza del telefilm stesso (il vetrino con la goccia di sangue di Dexter, la sagoma ottagonale della Dharma di Lost, e così via), ma del resto da sempre la piena comprensione dell'arte (o anche solo di un simbolo) richiede un minimo di alfabetizzazione (in senso lato) da parte dell'osservatore.
Se vi colpiscono, QUI trovate tutti gli altri.

22 commenti:

Anonimo ha detto...

si, ok luca, e' un bell'esercizio... pero' "w la differenza!".

sai che palle avere tutti i manifesti o locandine cosi'?
una sorta di razionalismo che vedrei bene collocata in un "1984".
ricordiamoci che alla fine siamo tutti "figli" (professionalmente) di toulouse lautrec.

Larsen

Matteo ha detto...

Pur essendo minimal non mi entusiasmano particolarmente, visto che colgono un lato assolutamente superficiale dei vari telefilm (il cerchio di heroes è quello del logo, come pure il corvo di six feet under, o l'esagono dharma di lost). La vera sfida sarebbe riuscire a comunicare qualcosa sul telefilm, cosa che riesce (in parte) con prison break e in misura minore supeercar, sempre troppo legato alla conoscenza del telefilm.

Maura ha detto...

Belli... certo che se non conosci un po' il telefilm (come dici tu) certi manifesti sono parecchio ermetici (la pallina da tennis del Dr. House, in primis...).
Altri sono più riusciti di altri (Prison Break e Knight Rider/Supercar), in altri vedo qualche forzatura e un eccessivo sforzo di decodifica da parte dell'osservatore, ma ad ogni modo un buon esercizio.
(Oddio, per una volta sono QUASI d'accordo con Larsen...)

OniceDesign ha detto...

sono onesto: io amo questo stile, e conoscevo già Exergian.
lo amo così tanto che ho copiato il suo stile in una serie di poster quadrati (ho aggiunto alcuni grandi assenti, tipo A-Team, Manimal, Automan), li ho stampati e mi ci sono rivestito la parete del salotto :D

Lauryn84 ha detto...

"Californication" è di una semplicità disarmante... e anche "Dexter" è un piccolo capolavoro.
Da quello che vedo sul sito di questo tipo, sembra un bravo professionista anche in altri campi.

Yeeshaval ha detto...

"CSI: Las Vegas" me lo stampo gigantesco e me lo appendo.
Minimal pop art pura.

Christian ha detto...

Resta indubbio il buon lavoro ma a mio parere la debolezza di base dell’idea comunicativa non consente ad un estraneo di serie tv di comprenderne il valore.
Infatti la comunicazione visiva è mirata ad un pubblico che ha vasta cultura delle serie tv, e in America ce n’è è tanta.
Ovvio che in Italia, il pubblico fa più difficoltà a distinguere, avendo meno cultura sulla serialità USA. ;)

Chihuahua ha detto...

Non sono d’accordo con chi non apprezza questi manifesti.
Anzitutto non si può semplicemente bollare queste opere dell’ingegno come mero esercizio di stile solo perché scegliereste un simbolo diverso da quello utilizzato dall’Autore per identificare le varie serie tv.
La fruizione dell’arte non funziona così.
Allo stesso modo, la capacità posseduta da quei simboli di comunicare qualcosa dipende, oltre che dalla sensibilità del fruitore, anche dal suo livello culturale.
Se il simbolo non è comprensibile da qualcuno, non è mai colpa del simbolo o di chi lo ha concepito.
Se io cito una frase famosa da un libro la cui contestualizzazione è strettamente dipendente dalla conoscenza di quell’opera, e il mio interlocutore non ha letto quel libro, è forse egli legittimato ad negargli ogni valore letterario?

OniceDesign ha detto...

Quoto Chihuahua.
E non dimentichiamo che non è advertising: l'autore non ha la necessità di passare un messaggio univoco e suscitare universalmente la medesima reazione.
È più che corretto che a cogliere profondamente il messaggio siano solo i veri fruitori delle serie tv: anzi, non è solo corretto, ma è anche piacevole. Dà un senso di appartenenza, di coinvolgimento, di conoscenza quasi esoterica.
Non funzionerebbe mai come poster per pubblicizzare la serie. Ma per illuminare un appassionato, funzionano benissimo.

Licia ha detto...

Tutti particolarmente affascinanti, tranne X files, che ci arrivavo pure io che di grafica non capisco un'acca. Essù, lì un po' di fantasia in più...

Matteo ha detto...

Seguendo il tuo discorso, Chihuaua, io potrei mettere un manifesto nero con un punto al centro e dirti "beh, che sei scemo che non capisci che è una rivisitazione della Pietà di Michelangelo?". Ovviamente estremizzando.
Tra l'altro alcuni questi lavori sono proprio concepiti male. Il vetrino di dexter pare una bandiera del Giappone a primo acchitto. E io non è che sia giapponese, è semplicemente progettato in modo da creare confusione e il messaggio, almeno a me, non arriva. E quando arriva non è così spettacolare.

Roberta la Dolce ha detto...

Io "Dexter" lo trovo spettacolare... ;-)

Io - Ettocecco ha detto...

Fuoriesco un attimo dal coro per non dare un parere grafico, stilistico e comunicativo ai lavori che hai riportato, semmai per rispondere ad altre domande che mi pare di aver letto tra le righe...

A - se tu hai un altro stile non c'è niente di grave. Ogni individuo, grafico, studio, agenzia, AD, artista, etc... ha uno stile preferito, che gli esce meglio, che trova in sintonia con se stesso... ed è giusto che lo approfondisca anche quando ne vede altri che lo affascinano...

B - penso che per realizzare ottime opere minimal occorrano quattro punti fondamentali:
1) avere tantissima autostima e fiducia in se stessi... per poter mettere un simbolo in mezzo ad una pagina e dire: "con questo sono soddisfatto";
2) conoscere benissimo la comunicazione e tutte le regole che vi girano intorno;
3) avere clienti che abbiano molta stima del tuo lavoro e della tua conoscenza per farti passare un lavoro che per loro "lo faceva anche loro figlio con l'Atari"
4) avere culo che i tuoi lavori vengano apprezzati perché solo allora potrai affermare "di avercela fatta"...

in tutti gli altri casi avrai sempre qualcuno che avrà da ridire a differenza di una grafica più complessa ma di più facile impatto...

Ps, il divieto di sosta o di accesso sono belli, funzionali e comprensibili per chi ha fatto scuola guida, ma per chi non l'ha fatta (e anche per alcuni che l'hanno fatta... ndr) sono solo segni incomprensibili...

Alex McNab ha detto...

Troppo minimal per me, non mi entusiasmano per nulla...

Simone ha detto...

Alcune sono belle, altre sembrano più una presa in giro che altro. La migliore per me è quella di Sex and the city, che è un mix tra un bicchiere da cocktail e... uhm... non so che altro. ^^

Simone

Simone ha detto...

Ah, e per la cronaca (visto che ho letto ora la discussione) non avendo mai visto Dexter la copertina con quella storia del vetrino davvero non la capisco!

Simone

OniceDesign ha detto...

@Matteo: se tu fossi il primo ad aver sintetizzato un'intera opera specifica in un singolo tratto, punto o disegno, tanto di cappello! L'arte contemporanea insegna che non è la chiarezza nella comprensione dell'opera a vincere, ma la novità nell'ideazione.

Tuttavia, fuor di polemica, è innegabile che tu abbia fatto un esempio estremo. A chi conosce le serie tv esaminate, i poster di Exergian sono chiarissimi, te l'assicuro. Forse non sarebbe altrettanto per un punto su un manifesto nero con il titolo "Pietà di Michelangelo".

L'abilità è proprio nell'estrapolare un dettaglio quasi insignificante del film, racchiuderlo in pochi tratti inequivocabili e renderlo unico soggetto del campo visivo (accompagnato, non dimentichiamolo, dal nome della serie). La capacità di sintesi di Exergian è innegabile.

Matteo ha detto...

Onice, capisco e apprezzo molto l'arte (per quanto oggi sarebbe più corretto parlare di comunicazione in questi casi) astratta e minimale.
Quello che contesto è che a mio avviso queste opere non sintetizzano bene il concetto che le sottende. Non per forza visto che sono minimal le devo apprezzare, tra l'altro le trovo molto banali, prive di un vero spunto grafico. La traslazione nel minimale è diretta, ricalcata, senza quasi mai un salto logico o intellettuale. È come se io faccio il logo di un'azienda chiamata Apple e ci metto una mela.

Angel-A ha detto...

@Matteo: non a caso, il logo Apple è una mela stilizzata... ^__^
Io trovo notevoli questi manifesti proprio perché non scontati, ovvi: viceversa, sono sottili, e solleticano l'intelletto di chi guarda.

Matteo ha detto...

Evidentemente non mi so spiegare, fa niente. Probabilmente non li apprezzo perché ho una visione diversa delle cose.

Andrea Giovannone ha detto...

Un grande esercizio di stile, non c'è dubbio.

Alessandra ha detto...

Ma sono stupendi! Adoro le grafiche minimaliste.

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