venerdì 11 dicembre 2009

[Recensione] Moon


Immaginate di aver passato gli ultimi tre anni a lavorare all'estero, diciamo in Arabia Saudita, e di esservi adattati alla cucina locale e a quello che si poteva ordinare nei ristoranti del posto. 
E che, tra le altre cose, quello che in tutto questo tempo vi è mancato – tanto da sognarvela ad occhi aperti – è una croccante, succulente pizza napoletana, mozzarella e pachino e origano, cotta al punto giusto. 
I tre anni passano e il vostro aeroplano vi riporta in Italia. Non fate in tempo a sbarcare, che vi precipitate da Spizzico all'aeroporto.
Ordinate un trancio di margherita, un bicchiere di coca, vi sedete ad un tavolino di plastica e addentate quella che vi sembra la pizza più buona che abbiate mai mangiato in vita vostra. Chiudete gli occhi, ne assaporate ogni boccone, vi beate della croccantezza, la mozzarella fusa vi si scioglie in bocca, vi sporcate la faccia col pomodoro.
Pizza. 
Non è quella che mangereste all'antica pizzeria Da Michele a Napoli... no, davvero.
Ma dopo tre anni di digiuno, anche un trancio di onesta pizza di Spizzico ci appare un dono del Cielo, talmente buona da fare subito il bis.
Tale rozza metafora alimentare si può applicare tranquillamente a Moon, opera prima di Duncan Jones e che già si sta guadagnando recensioni del calibro una delle opere Sci-Fi più interessanti di questo ultimo decennio e che, affacciandosi in un panorama cinematografico dove la cosa più fantascientifica che abbiamo visto negli ultimi anni è stata l'armatura di Iron Man, sembra possa collocarsi a buon diritto a fianco di 2001: Odissea nello spazio o Solaris.

La mia impressione, tuttavia, è che Moon è un buon trancio di margherita di Spizzico... ma di questi tempi, dove la fantascienza ha dovuto cedere definitivamente il passo a supereroi in tutina, enigmisti seriali, maghetti e vampiri bellocci, per noi appassionati in astinenza è buono come una quattro stagioni servita da Michele in una fresca serata a Napoli.
Non che sia un brutto film, intendiamoci. Nonostante il regista sia un esordiente assoluto, per me le cose buone di Moon prevaricano, e di parecchio, quelle meno buone (qualche lungaggine di troppo e un paio di piccole inconguenze nello script); anzi, a dirla tutta, è una delle migliori pellicole prodotte negli ultimi anni in questo campo. 
Moon è fantascienza vecchia maniera al 100%, ed omaggia (con stile) classici del genere come 2002: la seconda odissea, Alien, Dark Star e Atmosfera zero. Girato con un budget ridotto all’osso, il film si regge tutto sulle spalle di Sam Rockwell, unico e memorabile protagonista, in un ruolo destinato probabilmente a restare il fiore all'occhiello della sua carriera. È incredibile come Rockwell passi tutta la durata della pellicola a parlare o con oggetti inanimati (il computer, un monitor dove riceve i messaggi dalla Terra in differita) o con un duplicato di se stesso aggiunto in postproduzione e, nonostante questo, non sia mai noioso, o stucchevole, o prevedibile.
La sua sola interpretazione vale il prezzo del biglietto.


Il modo in cui Duncan ci racconta la storia di Sam Bell, unico impiegato sulla base lunare in missione triennale che conta i giorni che lo separano dal suo ritorno a casa e alla sua famiglia, è un piacere dimenticato: le atmosfere sono rarefatte, silenziose, sinistre e avvolgenti... aiutato (anche) da una colonna sonora ipnotica, conturbante e drammatica. La sua voce come regista è consapevole, sicura e distinta. E tutte le citazioni di cui sopra sono fatte con garbo ed intelligenza, e già questo non è poco.
Poi sia chiaro, Odissea nello spazio e Solaris sono due cazzo di capolavori e questo è solo un buon film, ma nel suo essere un buon film ha una dignità tutt'altro che trascurabile.
Se potete, non perdetevelo... anche se la sua distribuzione nel nostro Paese è una cosa ridicola, quattordici copie in tutta Italia, tre a Roma e tutte in cinema collocati all'estremo sud della capitale.

14 commenti:

Gloutchov ha detto...

E da amante della Fantascienza, non me lo farò mancare ^_^

Anonimo ha detto...

suvvia, diciamo che Duncan Jones è il filglio di David Bowie, è sicuramente un valore aggiunto!

Christian ha detto...

Con quattordici copie in tutta Italia, di certo non aiutano questo genere... alla fine, uno va a vedere Vacanze a Beverly Hills semplicemente perché lo fanno in tutti i cinema. :(

Leonardo ha detto...

Qualche tempo fa a Venezia c'era Ridley SCott, a presentare l’ennesimo director’s cut di Blade Runner, e ha dichiarato che il cinema di fantascienza è morto.. è ormai come il western, non c’è più niente di nuovo da raccontare, è tutto già visto. Almeno secondo lui, e le due o tre pellicole viste negli ultimi tempi (District 9, Cloverfield, Sunshine) sono veramente pochine e sembrano dargli ragione...

Maura ha detto...

Dico la mia...
Penso che in Italia la fantascienza sia in crisi perché le persone hanno paura della scienza e riescono solo a immaginare un mondo in cui le scoperte scientifiche fanno più male che bene.
Nel campo cinematografico tutto questo è accentuato dal fatto che per poter utilizzare il maggior numero di effetti speciai si creano catastrofi di tutti i tipi (vedi i vari 2012, Armageddon, etc).
Per quanto riguarda i libri... dobbiamo considerare che agli italiani non piace leggere, e se leggono preferiscono i pettegolezzi o libri scritti da persone famose.
Inoltre mi sto rendendo conto che in Italia vi è una scarsa cultura scientifica e non è facile leggere un libro di fantascienza quando non si conoscono le basilari leggi della fisica!! Mi sono resa conto sulla mia pelle che la fantascienza è vista o come un genere per cervelloni o per persone superficiali, che preferiscono leggere storielle di alieni verdi invece di romanzi di altro genere.

VOICEFACE ha detto...

Nonostante le apparenze, non penso che la fantascienza, sia morta... si è semplicemente trasformata.
Riflettendoci sopra, ai tempi di Philip K. Dick e di Isaac Asimov (i miei autori preferiti) i principali argomenti scientifici dai quali si attingeva erano, in larga misura, due:
1) alieni
2) volo spaziale.
La fantascienza purtroppo, per molti profani, vuol dire ancora queste poche cose, o più spesso astronavi stellari e viaggi onirici all'interno della società del futuro.
Quella fantascienza è morta, secondo me, ma ne esiste un'altra che sta affiorando, quella che usa come spunto le nuove frontiere della biologia e della genetica ("Jurassik Park" è stato un best seller mondiale), nonchè dell'elettronica e della cibernetica in generale (il successo di "Matrix" è un altro buon esempio).

CyberLuke ha detto...

@Maura: c'è del vero in quel che dici.
L'analfabetizzazione scientifica è una cosa avvilente... il massimo che possiamo aspettarci è essere abbonati a Focus.
Sono invece – purtroppo – in disaccordo con Voiceface: i due esempi da te riportati sono eccellenti, ma fanno riferimento a un film rispettivamente del 1993 e del 1999.
Basta fare un rapido computo di tutti i film sci-fi usciti negli ultimi dieci anni... e non arrivi a fare la metà di quelli usciti in un solo anno a tuo piacere dal 1950 al 1980.
Che qualcosa sia cambiato, è indubbio.

Uapa ha detto...

I film di fantascienza non mi fanno impazzire in genere... E ora nella mia mente si è insinuato un pensiero che proprio non vuole saperne di andare via...
Voglio la piiizzaaa con la mozzarella che si scioglie in bocca *.*

Anonimo ha detto...

se a ridley scott non sono venute più idee dopo blade runner, problema suo. magari a qualcun altro possono venire.

Anonimo ha detto...

christian, ma tipo non andarci, al cinema? se non ci sono bei film mica te l'ha ordinato il dottore.

Anonimo ha detto...

ahimè, Maura, hai ragione. gusti personali a parte per poter leggere sf "seria" (diciamo da campbell in poi) bisogna:

1. saper leggere (e questo già non diamolo per scontato);

2. avere almeno una mezza culturetta scientifica per capire su cosa si basa il racconto, diciamo da dove si parte, cosa si vuole estendere ecc..

ai non amanti del genere consiglierei "La luna è una severa maestra", di Heinlein, scritto nel 1965 o giù di lì. per quanto l'ambientazione sia spaziale (colonia lunare) in fondo il sostrato teNNologico non è rilevante ai fini della comprensione della storia, che è una specie di riscrittura delle lotte di indipendenza statunitense e ha contenuti applicabili a quasi tutte le forme di indipendentismo o scissionismo.

Giovanni ha detto...

"La luna è una severa maestra" è un CAPOLAVORO ASSOLUTO. È la visione di un PROFETA. In questo libro Heinlein ha preconizzato il FAX, la realtà virtuale, la computergrafica, la digitalizzazione della società e un sacco di altre cose che nel '56 neanche i più scaldati geek riuscivano ad immaginare, ma che oggi diamo per scontate, se non già desuete.
In questo libro l'autore ha travalicato il confine dello scrittore e si è inoltrato nel terreno dei profeti dell'antico testamento (e non esagero). Come Huxley con "Brave new World" o Orwell con "1984" o P.K. Dick con le sue "pecore elettriche" anche Heinlein ha avuto una visione (parziale ma non meno esatta) del futuro che ci attendeva. L'insieme delle percezioni di tutti questi ed altri grandi autori lo vediamo realizzato o realizzarsi in questi giorni.
E naturalmente, oggi come allora, la fantascienza viene bollata come letteratura per poveri di spirito quando invece è vera e propria profezia (almeno quella buona). Ma cosa c'è di meglio che indicare i profeti come visionari da strapazzo invece che ascoltarli? Come ai tempi degli israeliti anche noi abbiamo (avuto) i profeti che ci indicano la destinazione delle strade che imbocchiamo. Ma è meno faticoso non dargli retta e classificarli tra i mentecatti.

Alex McNab ha detto...

OTTIMA recensione, bravo!
è l'ennesima positiva che leggo a proposito di Moon. Visto che tu sei un patito esigente di science fiction, vale più delle altre.
Lo vedrò a brevissimo... purtroppo non al cinema. Perché? Semplice: qui non è nemmeno in programmazione.
Io abito a 10 km da Milano.
FAI TE.

Anonimo ha detto...

Giovanni, tutto vero quello che dici sulla teNNologia prevista da RAH, ma La Luna è una severa maestra, come molte opere di RAH, è valida soprattutto dal punto di vista sociologico (certo, la *sua* sociologia, che tra l'altro si è parecchio evoluta nel corso del tempo).

anche senza le "invenzioni" teNNologiche sarebbe un romanzo significativo.

dobbiamo anche dire che forse più che di anticipazioni si tratta di "convergenze". diciamo, uno ha un sogno, tipo il teletrasporto, e approfittando della finzione narrativa lo dà per scontato. ma non lo inventa, né pone le premesse per la sua realizzazione (come appunto per il teletrasporto in star trek).

tra altre invenzioni di RAH ci sono ad esempio le città mobili, i nastri trasportatori a lunga distanza che sono assolutamente "irreali".

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