mercoledì 2 dicembre 2009

Retrodesign (again).

È risaputo: quando la fantasia (o il coraggio) scarseggia, si recuperano miti, mode e stilemi del passato, in alcuni casi attualizzandoli, in altri ricalcandoli pedissequamente.
Accade da sempre. Basti pensare all'architettura neoclassica, che – dopo l'ubriacatura di barocco e rococò – riprese ideali e apparato formale di quelli romani e greci.
Pensate alla moda, che periodicamente ripropone hit pescate dalle decadi passate sulle quali aveva sputato fino a ieri.
Pensate al re-design della Cinquecento, della Mini, del Maggiolino.
Pensate al logo della Fiat, riedizione pedissequa di quello del 1932.
E ora pensate alla grafica degli anni sessanta: geometrica, essenziale, mirabilmente (almeno in parecchi casi) stilizzata. Probabilmente, niente più delle copertine dei Penguin books incarnava questo stile.
I Penguin Books, nati circa settant'anni fa, sono i libri tascabili più famosi del mondo. Diedero per la prima volta al grande pubblico la migliore narrativa, i migliori scritti biografici e i thriller più avvincenti a un prezzo contenuto.
Le copertine erano invariabilmente austere e geometriche, immediatamente identificabili e sinonimo di garanzia culturale: queste qui sotto sono solo degli esempi, se usate "penguin books cover" come keywords, ne vedrete molte di più.
Di recente ho parlato della grafica, spesso frettolosa e poco evocativa, delle attuali copertine dei libri. Ebbene, qualche designer volenteroso si è divertito a recuperare lo stile dei Penguin Books riadattandoli ad alcuni titoli moderni, soprattutto riduzioni letterarie di film (esisteva una collana dei Penguin Books chiamata I can read movies)... semplici esercizi di stile, ma tutti di gran classe, secondo me.
QUI trovate tutti gli altri. Galleria di Spacesick.
Naturalmente, è un gioco che si può applicare anche ad altre branche della grafica, in primis quella delle copertine dei dischi... qui sotto alcuni esempi di album moderni rivisti in chiave "Penguin Books". Questi da Littepixel (QUI la galleria completa).

11 commenti:

Matteo Poropat ha detto...

Spettacolari... quelle dei film poi, come quella di Highlander, sottilmente ironiche e quindi ancora più gradevoli.

Ma secondo te il discorso sulle copertine moderne vale solo per quelle italiane o anche estere? Perché io ho sempre visto un abisso tra i due mondi, che forse si è ristretto negli ultimi anni. Però per quel poco di copertine straniere che vedo mi sembra sempre siano ideate in modo diverso (che non vuol dire necessariamente migliore) da quelle per il mercato italiano.

Matteo ha detto...

Splendide, mi piace tantissimo faceoff :)

Posso dire stando all'estero che le copertine qui (frequento librerie inglesi e svedesi) sono di tutt'altro livello rispetto all'Italia. Certo poi le cose banali o kitsch ci sono ovunque...

Maura ha detto...

Le trovo veramente mirabili, specie le prime, riescono ad esprimere molto con pochi segni, cogliendo l'essenza dei contenuti.
Le copertine dei cd, pur utilizzando una grafica contemporanea resa artificialmente vintage, acquistano in fascino, secondo me.
Certo è che gli anni sessanta non hanno partorito solo belle cose, eh... ;) c'era un sacco di roba kitsch da fare spavento!

CyberLuke ha detto...

@Matteo Poropat: l'abisso c'è, eccome.
Qualche post più giù, troverai un link al book archive... vale più di tante parole.

@Matteo: il kitsch ha anche un suo valore, intendiamoci. Non sono mica così snob. ;) Ma quando è la regola e non l'eccezione, diventa pesante.

@Maura: concordo.

Christian ha detto...

Sti tizi sono dei geni!

Andrea Giovannone ha detto...

Sono lavori di un certo livello non c'è dubbio. Bel post.

Angel-A ha detto...

Beh, l'idea utilizzata per rappresentare "Wargames" è semplicemente geniale... anche "Faceoff" è fantastica. ^__^
Belli anche i CD.

Lory88*__* ha detto...

Veramente belli.

Aurora ha detto...

Credo di avere visto qualcosa del genere, però applicata alle serie TV... è possibile?

CyberLuke ha detto...

@Aurora: stay tuned.

Io - Ettocecco ha detto...

L'arte di saper copiare e trasformare è una delle più difficili.

A volte si pensa che richiamare un genere o una moda sia un atto semplice, furbesco, truffaldino per far con poca fatica ciò che altri hanno fatto con sudore e, perché no, un modo per cadere sempre in piedi... In realtà non è affatto così, perché se da un lato copiare è una cosa abbastanza semplice per chi ha una certa conoscenza dei mezzi, dall'altro è difficilissimo dare quella forza tipica di un'originale a qualcosa di già visto o sentito... e che tante volte potrebbe risultare banale.

Questi esempi in parte ci riescono... Bel post Luke... sono quelli che preferisco ;)

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