martedì 31 marzo 2009

Iconizzami, 2

È un bel pezzo che non segnalo bei pack di icone.
Molte persone non ne usano di personalizzate, affidandosi per il riconoscimento delle cartelle, al loro nome... cosa che, personalmente, trovo meno rapida (il riconoscimento di un'immagine è più veloce della lettura di una riga di testo) e anche più monotona.
Oggi vi segnalo tre pack che si distinguono per la loro sobria eleganza, e sebbene due di loro si chiamino iVista, si adattano perfettamente anche al MacOS.
Vi ricordo che, qualora desideraste crearne di vostre o personalizzarne di esistenti, potete farlo agevolmente usando Photoshop e Img2icns, minuscolo ma prezioso software in grado di esportare le vostre immagini in formato PNG o ICNS.
Se utilizzate Windows, vi consiglio Icon Phile, scaricabile da QUI.
Questi formati consentono infatti di realizzare icone con fondi trasparenti, riflessi, ombre sfumate, parti traslucide.

iVista, di Gakuseisean. Potete scaricarlo da QUI.

Radium, sempre di Gakuseisean. Download da QUI.

iVista2, scaricabile da QUI.

lunedì 30 marzo 2009

Riflessi (Valex & Cyberluke strikes again)

Vi ho già parlato di Valex, illustratrice digitale con cui abbiamo già realizzato a quattro mani un paio di cosette a mio parere niente male.
Qualche giorno fa noto sul suo blog un suo work in progress e mi dico: "caspita, questo è un lavoro per Valex e CyberLuke!" e sono corso a mettere la tutina e a chiederle se le andava di rimettere su il vecchio team-up.
Valex non si è tirata indietro e mi ha uploadato un'immensa immagine da oltre un gigabyte sulla quale si era presa, diciamo, una pausa di riflessione, e ho iniziato a metterci le mani... col risultato che vedete qua sopra, e QUI più grande.
Valex, da brava artista qual è, non si è detta ancora soddisfatta, ha ringraziato e si è rimessa al lavoro, percorrendo una strada direi diametralmente opposta alla mia... che mi auguro vedrete presto anche voi.
Update: ecco qui sotto la versione di Valex. Come altrimenti non poteva essere. ;)

Era ora che qualcuno lo facesse...

Prendete un ufficiale alle comunicazioni iracheno, promosso ben presto alla divisione di intelligence della Guardia Repubblicana di Saddam: un interrogatore e un torturatore professionista ma anche un uomo profondamente lacerato all'interno da contraddizioni morali ed etiche.
Ora prendete il volto bello e intenso dell'attore inglese Naveen Andrews, aggiungete una canottiera e un paio di pantaloni militari e otterrete Sayid Jarrah, in assoluto il personaggio più figo di Lost.
E, voglio dire, nell'ultima puntata spara in pieno petto a Benjamin Linus... era ora che qualcuno lo facesse.
E il fatto che gli abbia sparato nel passato, quando Ben era ancora solo un ragazzino, è del tutto irrilevante.
Adesso voglio vedere come gli autori gestiranno l'inevitabile catena di paradossi temporali.
PS A proposito di Lost.
Adocchiato ieri il volumetto La filosofia di Lost, di Regazzoni Simone. "Perché l’Isola non dà risposte, non possiede la verità. Piuttosto, ne incarna l’enigma".
Presto in pole position sul mio comodino.

Vuoti a rendere

Avete mai provato a mettere d'accordo più di due persone sul film da vedere in un sabato pomeriggio grigio piombo che dovrebbe essere di primavera ma di primavera non è manco per il cacchio?
Ari: “Andiamo al cinema”.
Alessio: “Niente villa Pamphili a giocare a rubabandiera, dunque”.
Io: “Considerato il tempo schifoso, che abbiamo tutti e quattro superato abbondantemente i trent'anni e personalmente anche i quaranta, che ho sempre detestato quel gioco di merda, direi di no”.
Alessio: “Va bene. Andiamo a vedere Gran Torino, che mi sembra una gran figata”.
Io: “L'ho già visto, Gran Torino”.
Manuela: “E quando l'hai visto? E con chi?”
Io: “La settimana scorsa. Ed ero da solo”.
Manuela: “Da solo? Non ti...”
Io: “No, non mi infastidisce andare al cinema da solo”.
Manuela: “E non ti...”
Io: “No, non mi mette tristezza andare al cinema da solo. Vogliamo parlare del film di oggi?”
Alessio: “Cosa proponi?”
Io: “Voglio vedere Watchmen”.
Alessio: “Watchmen l'abbiamo già visto io e Manuela”.
Io: “Occheppalle. Arianna, qualche idea?”
Ari: “Ci sarebbe il nuovo Miyazaki”.
Io: “Ah, sì... il mio MiniPony o roba così, giusto?”
Ari: “Ponyo sulla scogliera”.
Io: “Ma non l'hai visto qualche giorno fa?”
Ari: “Beh... se proprio non ci mettiamo d'accordo su altro, lo rivedrei volentieri”.
Io: “Ma io no. Anzi, l'ho scampata la prima volta, non ci cascherò certo oggi”.
Alessio: “E allora?”
Ari: “Che ne dite dei Mostri oggi?”
(in coro): “Manco scannati”.
Manuela: “E allora?”
Io: “Non so. Lo trovate invedibile La verità è che non gli piaci abbastanza?”
Alessio: “Eh, un tantino”.
Io: “Va bene, non posso darvi neanche torto. E The International?”
Manuela: “Cos'è?”
io: “Un film con Clive Owen... sullo strapotere di una banca senza scrupoli”.
(in coro): “Occheppalleee”.
Io: “Mi arrendo. Che c'è rimasto?”
Arianna punta il dito su una minuscola locandina riprodotta su una Nottola: “Guarda, fanno ancora Vuoti a rendere”.
Io: “Ma l'abbiamo visto il mese scorso”.
Ari: “Bè, non lo rivedresti volentieri?”
io: “Uhmmmm.... in effetti, non era affatto male. Beh... se non abbiamo alternative, può anche andare”.
E così torniamo (io e Ari) e andiamo (Alessio e Manuela) a vedere Vuoti a rendere.
Che, naturalmente, vi consiglio... commedia cecoslovacca (premio del pubblico e per la migliore sceneggiatura al Karlovy Vary International Film Festival 2007 e miglior incasso di sempre nella storia della Repubblica Ceca) sulla terza età... che detta così potrebbe sembrare la cosa con meno appeal immaginabile, ma in realtà è un film di un garbo, di uno spirito e di una delicatezza unici. Un gioiellino sepolto dalla spazzatura hollywoodiana.
Anzi, facciamo così. Andate a vederlo e, se non vi piace, mandatemi una scansione del biglietto e vi rimborserò di tasca mia.

venerdì 27 marzo 2009

Solo gli stolti non cambiano mai idea

Lo sapete già, rarissimamente mi avventuro nel territorio minato della politica, né voglio fare di questo blog un palcoscenico per gridare al mondo le mie idee in questo senso, anche perché probabilmente verrei sommerso dal coro degli "esticazzi".
Però...
...c'è una categoria di persone che non riesco a non ammirare, e sono quelli che, in seguito ad un percorso di qualche tipo, arrivano a cambiare le loro convinzioni (anche drasticamente) e non ne fanno mistero... ma anzi lo dichiarano apertamente, anche quando questi dietrofront possono costare cari in termini di popolarità.
Molti di voi avranno intuito che sto parlando del nostro attuale presidente della camera che, giusto l'altro ieri, ha affermato di aver cambiato idea rispetto il 1994 quando definì Mussolini 'il più grande statista del secolo'... attirandosi addosso immediatamente il fuoco dei giornalisti ai quali ha elegantemente risposto che "la risposta sia in quello che ho fatto in questi anni, altrimenti sarei schizofrenico", il fuoco dei nostalgici di destra che gridano al tradimento ideologico e il fuoco della sinistra che non gli crede perché è tutta una finta.
Insomma, Fini ha scelto di prendere una certa strada e di inimicarsi una gran parte del suo (ex?) elettorato, senza alcuna garanzia che questa mossa possa fargli guadagnare punti "dall'altra parte della barricata" o spianargli la strada al Quirinale, come teorizzano alcuni... l'ha detto e basta, ed è solo l'ultima tappa di un percorso – sotto gli occhi di tutti – in cui ha preso inesorabilmente le distanze da una destra attuale quanto un tubetto di brillantina Linetti. O da un poster con ripetuto Vinceremo come un mantra.

La solitudine, quant'è brutta

Scommetto che anche a voi è successo, almeno una volta, di fissare il telefono sperando che si mettesse a squillare e arrivasse quella telefonata che tanto aspettavate.Corsivo
O, in tempi più recenti, che il vostro cellulare facesse bip-bip (o woooing, o splash, o ehi, coglione, hai un messaggio nuovo) e arrivasse un sms che vi svoltasse la giornata (o la serata).
Ebbene, la progettista americana Fiona Carswell ha pensato a voi (noi) tutti ideando una serie di adesivi con finti sms da attaccare sul display del vostro iPhone... una completa serie che gratifichi il vostro ego e vi autoilluda di non essere delle complete nullità.
Per la serie: quant'è brutta, la solitudine.

PS Trovate gli altri bizzarri concept di Fiona Carswell QUI.
PPS La versione italianizzata degli adesivi è mia. Ne avrei di migliori di quelli proposti da Fiona, ma per stavolta mi sono limitato a tradurre. ;)

giovedì 26 marzo 2009

Frammenti di antico design

Incredibile a dirsi, ma c'è stata un'epoca in cui i computer non esistevano.
Anni bui, in cui gli esseri umani dovevano farsi un mazzo così per fare un sacco di cose che adesso con i calcolatori moderni si smazzano in una frazione di quel tempo.
Poi, che i suddetti esseri umani lavorino esattamente lo stesso numero di ore anche se hanno a disposizione computer superveloci che – in teoria – dovrebbero permettergli di chiudere bottega almeno quattro ore prima, è un paradosso che qualcuno dovrebbe proprio spiegarmi, ma per ora rimandiamo.
Quando non c'era il computer, disegnavo a mano... e avevo la fissa del car design.
Ho speso metà degli anni ottanta chino su enormi fogli 50x70 a disegnare, colorare e rifinire i miei prototipi in scala 1:10, cercando di immaginare le automobili del futuro, e l'altra metà ad andare in giro a fare l'idiota per i locali trendy di Roma vestito di nero e a sentire gli Art of Noise nell'autoradio.
Arrivai a presentare i miei disegni a qualche grosso studio di design nell'area di Torino, ma non si concretizzò mai nulla... arrivarono gli anni novanta, iniziai a lavorare in pubblicità e i disegni finirono in una cartellina sopra l'armadio.
Ripescarli ora è come aprire una finestra su quegli anni, in cui qualsiasi cosa, anche disegnare la Mercedes del 2000 senza uno straccio di computer o di CAD, sembrava possibile.
Sono riuscito a ficcare nello scanner alcuni di quei disegni... che, tutto sommato, non erano neanche malaccio.
Ma quando ideai quella cosa assurda che sembrava una moto che andava indossata, non so proprio a cosa stessi pensando.

mercoledì 25 marzo 2009

Una faccia da copertina

Intermezzo pubblicitario.
Oggi è in edicola Computer Arts n°127, mensile di progettazione grafica, arte e design.
Se il pastrocchio digitale in copertina vi appare vagamente familiare, è perché è mio.
Compratelo.
Sostenetemi.
Amatemi.
O, al più, chiedete all'edicolante di farvene una fotocopia.

martedì 24 marzo 2009

"I neri, però, c'hanno il ritmo nel sangue"!

Normalmente, detesto i luoghi comuni.
Sono un sintomo di scarso o nullo lavorìo cerebrale e poca voglia di costruirsi un'opinione propria da trasmettere al mondo.
Mi parte lo sbadiglio prima ancora che quello abbia finito la sua frase che poi non è la sua ma di qualcun altro, ascoltata così tante volte da essere irrimediabilmente stantìa.
Quando, poi, li sento usare in radio, televisione, giornali o comunque da chiunque ha la pretesa di fare comunicazione, mi si drizzano i capelli sulla testa.
E penso: "Cazzo, anche qui. Ma non è possibile che usino ancora questi sotterfugi verbali per svoltare un discorso... o no?"
Ma...
...quando li vedo raccolti in massa, cambio completamente idea.
Li trovo irrestibili.
Fantastici.
Come...

Il notariato è una casta chiusa
Se ti dai da fare il lavoro si trova
Fare il medico non deve essere un lavoro ma una missione!
Non esiste più il lavoro fisso
Gli statali non lavorano
I veri artigiani non esistono più !
Il lavoro nobilita l'uomo
I computer portano via il lavoro all'uomo
Ma lo Stato Italiano, dov'e'? Cosa fa?
Pertini è stato il miglior presidente
I politici sono d’accordo solo quando devono aumentarsi lo stipendio
È sempre più difficile fare il genitore
Al giorno d'oggi ci sono piu' divorzi che matrimoni
Oggi vanno tutti di fretta
Una volta c'era più solidarietà, più comunicabilità
Per sposarvi dovete lavorare tutti e due
I supermercati hanno ucciso il piccolo commercio
Se hai le qualità prima o poi emergi
È tutto un magna magna!
I concorsi sono tutti truccati
Con il computer ormai si fa tutto
Il mattone è sempre un buon investimento
La donna e' preda, l'uomo cacciatore
Gli uomini non cercano una donna, cercano una mamma
...e dicono che poi le violentano... vanno in giro con certe minigonne!
Le donne maturano prima degli uomini
La musica heavy metal (o qualsiasi altro genere) e' rumore e basta
Sanremo era meglio l'anno scorso!
Le canzoni si assomigliano tutte
La musica di prima era musica
Il disco in vinile ha un suono più caldo
La techno non è musica!
Sanremo e’ truccato
L'amore non ha eta'
Ogni lasciata è persa
Se non ti ama non ti merita
L'amore con la "A" maiuscola non esiste più
L'amore non ha età
Prima o poi l'amore arriva
L'importante è essere belli dentro
Quando è amore vero ti batte il cuore
Il cane è piu fedele del gatto
Il gatto si affeziona alla casa e non al padrone
Il cane lo vorrei, ma ci vuole il giardino
Il cane è come una persona
Il cane è il miglior amico dell'uomo
Una volta la verdura aveva un altro sapore
Il pane di una volta aveva tutto un altro sapore
Non ci sono più i sapori di una volta
Del maiale non si butta via niente
In Inghilterra il cibo fa schifo!
Bisogna bere almeno due litri d'acqua al giorno
Per dimagrire bisogna alzarsi da tavola con appetito
La colazione è il pasto più importante
Oggigiorno non sai più quello che ti mangi
...non c'è niente da fare, come si mangia in Italia...
Come si mangia a casa propria non si mangia da nessuna parte
Pensa ai bambini del terzo mondo che muoiono di fame
Per sapere com'è la fame dovevi vivere in tempo di guerra
Quando è ora di mangiare son tutti pronti
Una volta i cibi erano più sani
Tanto, in pancia si mischia tutto
Dove si fermano i camionisti è li che si mangia bene

E, naturalmente...
I neri c'hanno il ritmo nel sangue!!

Aprir bocca e dare fiato

Kappa colpisce ancora.
Mi piace quando punge sul serio.
E comunque resto convinto che se tutti fossimo multati per ogni cazzata che diciamo, il mondo diventerebbe un posto molto, molto silenzioso.

sabato 21 marzo 2009

Ma allora le so mettere due parole in fila...

Preso nel periodo di superlavoro, mi ero a malapena accorto che la mia agenzia ha organizzato, in tandem con un'importante fondazione romana di cui ora mi sfugge il nome, un corso di formazione professionale per coloro che sono interessati a lavorare nel magico mondo degli eventi.
E giusto ieri sera mi ricordano che stamattina avrei dovuto tenere il mio intervento: progettazione grafica e creatività, che detta così potrebbe voler dire tutto e niente.
E niente era più o meno quello che mi ero preparato... così, quando stamattina mi sono seduto davanti la mia piccola platea di aspiranti pubblicitari e ho acceso il mio portatile sforzandomi di apparire professionale e sicuro di me, ho improvvisato.
Scoprendo che, nascosto da qualche parte dentro di me, esiste una specie di pilota automatico che riesce a guidarmi nella nebbia e portarmi a casa indenne... attingendo a chissà quale database mentale messo assieme in anni di faticosa carriera (?) e a fare anche una discreta figura.
PS So che nelle foto non sembro particolarmente coinvolto... ma è stata un'esperienza divertente, sul serio.

venerdì 20 marzo 2009

Siamo una specie malata... probabilmente.

Pensi alla spietata selezione di “Padre Marketing”.
Una volta esistevano sessanta varietà di mele: oggi ne sono rimaste tre (la golden, la verde e la rossa).
Una volta i polli ci mettevano tre mesi a diventare adulti; oggi dall’uovo al pollo venduto in iper­mercato passano solo 42 giorni e in condizioni atroci (25 be­stie per metro quadrato, nutrite ad antibiotici e ansiolitici).
Fi­no agli anni settanta si distinguevano dieci gusti diversi di ca­membert normanni; oggi al massimo tre (per via della norma­lizzazione del latte “pastorizzato”).
Non è opera tua, ma que­sto è il tuo mondo. Nella Coca-Cola (10 miliardi di franchi di budget pubblicitario nel 1997) non si mette più coca, ma ci sono acido fosforico e acido citrico per farla sembrare disse­tante e creare un’assuefazione artificiale.
Le mucche da latte sono alimentate con foraggio insilato (che fermenta e provo­ca cirrosi) e antibiotici. Gli antibiotici creano ceppi batterici resistenti, che sopravvivono poi nella carne venduta (per non parlare delle farine animali, causa dell’encefalopatia spon­giforme bovina, su cui è inutile dilungarsi, visto che ormai riempie le pagine di tutti i giornali). Il latte di queste stesse vac­che contiene sempre più diossine, dovute alla contaminazio­ne dell’erba brucata.
Anche ai pesci d’allevamento vengono fatte mangiare farine di pesce (nocive per loro quanto le fari­ne di carne per i bovini) e antibiotici... In inverno le fragole transgeniche non gelano più grazie a un gene prelevato da un pesce dei mari freddi. Le manipolazioni genetiche introduco­no pollo nella patata, scorpione nel cotone, criceto nel tabacco, tabacco nella lattuga, uomo nel pomodoro.
Intanto un numero crescente di trentenni si ammala di can­cro del rene, dell’utero, del seno, dell’ano, della tiroide, dell’intestino, dei testicoli e i medici non sanno perché.
Nei bam­bini si sono osservati un aumento delle leucemie, una recrudescenza dei tumori cerebrali, epidemie di bronchioliti recidi­ve nelle metropoli...
Secondo il professor Luc Montagnier, la diffusione dell’Aids sarebbe dovuta non solo alla trasmissione del virus dell’Hiv (da lui scoperto), ma anche a una serie di concause “legate alla nostra civiltà”, tra le quali ha menzionato “l’inquinamento” e “l’alimentazione”, che indebolirebbero le nostre difese immunitarie. Ogni anno la qualità dello sperma peggiora: la fertilità umana è minacciata.

Questa civiltà, basata sui falsi desideri da te creati, è destinata a morire.

Dove lavori tu circolano molte informazioni: così scopri, per caso, che esistono lavatrici indistruttibili che nessun produtto­re vuole lanciare sul mercato; che un tizio ha inventato una calza che non si smaglia e una grande marca di collant gli ha com­prato il brevetto per distruggerlo; che anche il pneumatico antiforo resta nei cassetti (a prezzo di migliaia di incidenti morta­li ogni anno); che la lobby petrolifera fa tutto quanto in suo po­tere per ritardare la diffusione dell’automobile elettrica (con un aumento del tasso di anidride carbonica nell’atmosfera e con­seguente riscaldamento del pianeta, il cosiddetto “effetto ser­ra”, probabile causa di numerose catastrofi naturali previste da qui al 2050: uragani, scioglimento della calotta polare, innalza­mento del livello del mare, cancri della pelle, maree nere); che il dentifricio è un prodotto inutile perché la pulizia dentaria di­pende esclusivamente dalla spazzolatura, mentre la pasta serve solo a rinfrescare l’alito; che i detersivi per lavastoviglie si equi­valgono tutti, tanto è la macchina che fa il lavaggio; che i compact disc si rigano quanto i vinili; che la carta stagnola è più con­taminata dell’amianto; che la formula delle creme solari è ri­masta invariata dal dopoguerra, nonostante la recrudescenza dei melanomi maligni (le creme solari proteggono dagli Uvb, ma non dai nocivi Uva); che le campagne pubblicitarie della Nestlé per rifilare latte in polvere ai neonati del Terzo Mondo hanno provocato milioni di morti (perché i genitori mescola­vano il prodotto con acqua non potabile).

Quello che avete appena letto è uno dei capitoli più accattivanti di Euro 13,89, o Lire 26.900 come si intitolava in Italia quando uscì nel 2001 a firma di Frédéric Beigbeder.
Beigbeder è un ex pubblicitario che ha messo molto di se stesso in questo romanzo... romanzo con molti difetti, primo tra tutti la storiella risibile e un po' scontata che gli serve da pretesto per raccontare il mondo della pubblicità, in maniera caustica ma anche, come avete letto, intrigante.
Beigbeder vorrebbe compiere un atto di denuncia, ma gli riesce solo in parte... l'operazione è palesemente furbetta e autocompiaciuta un po' ovunque tra le 248 pagine del romanzo, ma è una lettura che chiunque si accosta (o già appartiene) al mondo della pubblicità potrà facilmente apprezzare.
Abbastanza consigliato... ripeto, se siete interessati all'argomento. Altrimenti, ripiegate sul suo migliore Windows on the world, di cui parlai (bene) QUI.
Buon weekend, e non dimenticate le buone letture... tanto, piove.

giovedì 19 marzo 2009

Storie di grafici, 6 - Non sono stato io, è stato lui

Arrivo in studio abbastanza presto (si fa per dire), mi siedo davanti al Mac e comincio a controllare la posta elettronica e la situazione in generale.
Alle 10.05, ancora prima di essermi potuto sorbire il cappuccino mattutino, arriva l’account A.
Account A: “Ehmmmm... bisognerebbe fare delle modifiche al layout di nomeclientevergognosamentegrande”.
Io:”...e?...”
Account A: “Ehmmm... so che l’aveva fatto Gianluca, ma oggi non c’è...”
Io: “...e?...”
Account A: “Ehmmmmm... mi domandavo se non potessi farle tu...”
Io: “E perché dovrei?”
Account A: “Ehmmmmm... perché sappiamo che sei bravo...”
Io: “...e?...”
Account A: “Ehmmm... e perché in questo momento sei l’unico che può farci rispettare la scadenza.”
Io: (sospirando) “Mandami ‘ste modifiche, appena ho tempo le farò.”
Account A: “Ehmmmmm... veramente bisognava farle ieri...”
Io: (poco impressionato) “Se siete sopravvissuti fino a stamattina, immagino che sopravviverete ancora un po’.”
L’account se ne va non del tutto soddisfatta, ma se n’è appena andata che ne arriva un’altro, che chiamerò, nel rispetto della privacy, Account B.
Account B: (sventolando un fascio di fogli) “Ho bisogno che mi ristampi queste label con un carattere più grande, queste non si leggono bene”.
Io: (stendo la mano)
Account B: (mi dà le label)
Io: (senza parlare getto le label nel cestino)
Account B: (mi osserva esterefatto)
Io: “La lezione di oggi è: ‘sei un mio collega non il mio capo’. Fuori dai piedi.”
Account B: (esce senza proferire una parola)
Ritorna l’Account A.
Account A: “Ti ho mandato una mail...”
Io: “Ma per quale perverso motivo ogni volta che mi mandi un’email poi ti alzi dalla tua sedia e ti prendi il disturbo di farti il corridoio, entrare nella mia stanza e dirmi che mi hai mandato un’email, esponendoti ai miei peraltro giustificatissimi maltrattamenti verbali?”
Account A: “Ma... volevo solo essere sicura che...”
Io: “L’ho ricevuta. L’ho ricevuta. Ecco qua, Entourage ha fatto “ding” prima ancora che tu alzassi il culo dalla tua sedia.”
Account A: (ansiosa) “Vabbè... quanto ci metti?”
Io: “Quanto ci devo mettere. Fuori dalle balle, quando ho finito ti chiamo.”
Dopo un paio d’ore, ho fatto tutte le correzioni, ingrandito qua, rimpicciolito là, ritoccato qua, aggiunto là, tolto qua. Dò uno squillo ad Account A che controlli se va tutto bene.
Dopo un po’ arriva Account A.
Account A: “C’è qualche cosa che non va...”
Io:”Definisci ‘qualcosa che non va’.”
Account A: “Bè, per esempio questo testo contiene dei refusi che mi sembra di ricordare di avere già corretto...
Io: “Non l’ho letto. Ho solo copiato e incollato il file che mi hai mandato. (all’improvviso, sospettoso) Non è che mi hai mandato un vecchio file?”
Account A: (imbarazzata): “Beh... non lo so per certo...”
Io: “Come fai a dire che non lo sai per certo?”
Account A: “Ehmmmmm.... dunque...”
Io: “Non hai una pidocchiosa cronologia dei file che nomeclientevergognosamentegrande ti ha mandato?”
Account A: “non credo...”
Io: “Fammi capire... questa ca**o di brochure ci avete messo quattro mesi a svilupparla, con un fuori-budget e un fuori-tempo secco di un mese, e non c’è modo di risalire ad un fetentissimo file di testo corretto?”
Account A: “non era mio il cliente, era di Account C.”
Io: “E lei dov’è?”
Account A: “Ehmmmm... si sta occupando di un altro cliente.”
Io: “Forse è meglio che prima si occupi di questo, no?”
Account A: (sollevata al pensiero di poter scaricare la patata) “Vado a chiamarla.”
Dopo un po’, arrivano tutte e due.
Account C: “Qual è il problema?”
Io: “Domandalo a lei.”
Account A: “Secondo me, questo è un vecchio testo.”
Account C: “Vedo.”
Account A: “Non credi?”
Le due account guardano me.
Io: “Perché guardate me?”
Account C: “Beh, vorremmo la tua opinione”.
Io: “La mia opinione è questa brochure, che per inciso avrebbe dovuto essere finita già prima di Natale, è un ammasso di testo e tabelle senza nessuna coerenza grafica e priva di scopo. Le account dovrebbero essere sterilizzate per impedirne la riproduzione e il capo progetto eliminato fisicamente.”
Account C: “Veramente al cliente è piaciuta molto”.
Io: “Notoriamente i clienti sono privi di qualsivoglia gusto estetico, esattamente come gli esseri umani nascono privi di branchie.”
Account A: “Restiamo in tema... possiamo riavere il testo nuovo?”
Io: “Certo che no. Ci ho salvato sopra, dando per scontato che tu sapessi cosa stessi facendo quando mi hai mandato stamattina quel file di correzioni”.
Account A: “Cosa comporta?”
Io: “Solo una gran rottura di balle per me, a condizione che Account C abbia conservato il file di testo corretto da qualche parte “.
Account C: (con espressione corrucciata) “Non so con certezza...”
Io: “Ma non sei tu il capo progetto di ‘sta roba?”
Account C: “Sì, ma non ricordo tutti i dettagli...”
Account A: “Vabbé, se ne te occupi tu...” (si dilegua in un nanosecondo)
Account C: “Uhmmmmm... non potremmo controllare sulla posta elettronica di Gianluca?”
Io: “No.”
Account C: “E perché no?”
Io: “Vuoi un motivo? Te ne dò tre. Uno, non è compito mio ravanare tra le centinaia di email che Gianluca notoriamente non archivia in nessun modo e non butta mai niente, catene di sant’Antonio e offerte di Viagra in stock comprese. Due, l’account dell’email di Gianluca è protetto da password e io non conosco la password, e mi sembra anche logico, se no che cacchio di password sarebbe. Tre, Gianluca è in ferie e a quanto ne so, ha spento il cellulare.”
Account C: (visibilmente sofferente) “E allora che facciamo?”
Io: “Dico che il capo progetto sei tu. Tu sei il capo. Prendi una decisione.”
Account C: “È che non vorrei fare una figura del ca**o con nomeclientevergognosamentegrande.”
Io: “Mi stai forse per dire che la Tua Grande Decisione è telefonare a nomeclientevergognosamentegrande e implorare che ci rimandino il file di correzioni ammettendo così che non sappiamo fare il nostro lavoro e pregiudicandoci così commesse future? È questo che stai per dirmi?”
Account C: (sofferente al pensiero che ciò che sto paventando è la pura verità) “Beh... potrei dire che (account A) si è persa per sbaglio il file”...
Io: “Caspita, ottima politica! ‘Non sono stato io, è stato lui’. Sei nata per fare questo lavoro.”
Account C: “Senti, io... vado a parlare con (Account A).”
Io: “Come vuoi. Ma non vi venisse in mente, a voi due vipere, di stabilire di comune accordo che la colpa è dell’ufficio grafico, perché lo verrei a sapere e un attimo dopo sarei nella stanza di (nomeboss) a rovesciare una tonnellata di letame su di voi”.
Account C: (mi guarda come se le avessi letto nel pensiero) “Macché, figurati, ora penseremo a qualcosa”.
Io: “Sarebbe la prima volta in vita vostra”.
L’Account non mi risponde e se ne va ticchettando.
Esito della giornata: la brochure, la cui pubblicazione immediata sembrava questione di vita o di morte, è rimasta ferma un’ altra settimana. Anche dopo che Gianluca è tornato fresco fresco dalle ferie.
In compenso, le account A e B mi evitano ancora più di prima. Almeno questo.

mercoledì 18 marzo 2009

Ma a chi è venuto in mente...

...di fare un film su Yattaman?
Sono senza parole.
Adesso voglio un film su Goldrake, Calimero e il Vil Coyote.

PS A chi interessi: il colpevole è Takashi Miike, che è riuscito nel colpaccio di sbancare i botteghini (11 milioni di dollari nei primi dieci giorni di programmazione nei cinema giapponesi). So che si stanno già firmando petizioni per vederlo distribuito anche in Italia.
PPS Se vi piace la locandina trash-fetish in apertura, QUI la trovate bella grande. Contenti voi.

Meglio tardi che mai...

Ieri sera è stato presentato iPhone OS 3.0, la nuova versione del sistema operativo installato sugli iPhone.
È un aggiornamento rilevante, che include centinaia di miglioramenti, moltissimi dei quali attesi fin dalla primissima release del melafonino.
Per quanto mi riguarda, ecco quelli che aspettavo con più impazienza:

• funzione copia e incolla, anche da contenuti web e sms, con fuzione “shake to undo” per rifare la selezione. Funzione di copia/incolla per foto multiple da inviare tramite mail (fino adesso era possibile inviare una sola foto alla volta).
Taglia, copia ed incolla saranno disponibili all'interno di ogni applicazione da un menu a comparsa che si attiva con un semplice doppio "touch". Allelujah, ce l'hanno fatta.

• Migliorata la gestione degli SMS. Adesso si possono cancellare anche SMS specifici senza eliminare l'intero "storico" dei messaggini con una detrminata persona (incredibile che fino ad oggi non si potesse farlo...).
Gli SMS ora si possono inoltrare.
È arrivato anche il supporto agli MMS, del quale non poteva fregarmi di meno, ma se non altro potrò visualizzare quei due o tre all'anno che mi arrivano.

• Possibilità di registrare memo vocali. E quanto ci voleva?

• Visualizzazione tastiera in modalità panoramica per tutte le applicazioni native di iPhone, in primis per la composizione degli SMS. Ora si respira.

Per il resto... una quantità di altre innovazioni di cui al sottoscritto poco importa ma che molti altri troveranno preziosi come l'acqua nel deserto, come l'implementazione di Spotlight.
Per contro, ancora nessun supporto a Flash, Bluetooth ancora troppo blindato e registrazione video ancora solo tramite applicazioni di terze parti.
La comunità Apple esulta, dimenticandosi (gli Apple-Users hanno, sovente, la memoria corta o comunque selettiva) che le funzioni sopraelencate erano prerogativa di qualsiasi cellulare di cinque anni fa.
A ogni modo... evviva.

martedì 17 marzo 2009

Il cimitero delle grafiche perdute, parte 2

Ancora per la serie: idee & grafiche che non hanno mai visto la luce.
Sviluppai questo progetto per Ford Italia, in occasione del lancio della Focus Cabriolet.
Una serata "trendy" (ok, potrete lapidarmi più tardi per aver usato questa parola) a base di musica lounge, cocktail gratis e qualche modella pagata per sorridere in tacchi alti appoggiata alle automobili.
Quello che vedete in alto è l'invito alla serata, e in basso il gadget che sarebbe stato distribuito, una compilation di musica lounge griffata Ford.
Tutta la grafica è stata realizzata con Adobe Illustrator, programma che detesto amabilmente ma, da quando Adobe ha ammazzato FreeHand in silenzio con un cuscino, è la sola alternativa professionale per creare della grafica vettoriale di qualità.
L'evento non si svolse mai... non ricordo neanche il perché.

Dall'Ikea a Gran Torino

Sono al banco servizio clienti Ikea ad aspettare che il tipo in salopette blu-gialla mi consegni la dannata minuteria per riassemblare il mio tavolo Ronald (piano di cristallo e gambe in alluminio disegnato da Tord Björklund) quando questo, serafico, mi dice: "Mi dispiace, non ne abbiamo più. Ma possiamo spedirgliele in una decina di giorni".
Immagino che arrivino direttamente dalla Svezia, mugugno tra me e me.
E, con le pive nel sacco, mi trascino fuori dal nordico iperstore mobiliare, trovandomi davanti il multisala ammiccante di locandine cinematografiche.
In tasca ho una tessera prepagata (grazie, Ari), e decido di annegare la mia delusione in una delle proposte della serata, optando per Gran Torino, ultima fatica di Clint Eastwood.
La faccio molto breve...
Clint ha stile e ha un suo marchio di fabbrica, e anche questo Gran Torino non è malaccio, ma ho la sensazione che emerga più per il livello basso dell'attuale cinema americano che per effettivi meriti suoi.
Il film mastica più di un tema difficile (il razzismo, la solitudine, la violenza, la guerra, l'immigrazione), e i dialoghi sono molto ben scritti e, in parecchie occasioni, assolutamente divertenti.
Diciamo che più che sullo svolgimento della vicenda, tutto sommato prevedibile, la pellicola vive dello sviluppo dei rapporti tra i protagonisti... e qui, tanto di cappello.
Bella prova, ma non al livello di Million Dollar Baby.
Sufficienza piena, IMHO.

lunedì 16 marzo 2009

La legge? Sono io

Leggo da qualche parte, non senza sorpresa, che stanno per iniziare le riprese di un nuovo film sul Giudice Dredd... ma scommetto che pochi di voi sanno di chi o di cosa sto parlando.
Judge Dredd (in originale) è un fumetto creato alla fine degli anni settanta da John Wagner e Carlos Ezquerra pubblicato sulla rivista inglese 2000 AD.
Le vicende si svolgono a MegaCity, una città futuristica iperviolenta dove, per mantenere l'ordine, la risposta ultima della società è stata l'istituzione di un ordine di giudici di strada in cui è stato accentrato il potere di poliziotti, magistrati, giuria e persino boia... potendo quindi arrestare, giudicare e, nel caso, giustiziare i criminali direttamente sul posto.
Potrebbe essere una risposta valida anche nel nostro paese di lungaggini e farraginosità burocratiche che hanno tolto ogni credibilità alla nostra magistratura, ma per stavolta lasciamo stare la politica.
Il protagonista della serie è il giudice Dredd, l'incarnazione stessa della legge: imparziale ed incorruttibile, è del tutto privo di elasticità e fa dell'applicazione scrupolosa dei codici la sua sola ragione di vita.
Judge Dredd non ha mai sfondato nel nostro paese, mentre ha conosciuto una gran popolarità oltreoceano oltre che, naturalmente, in terra natìa, grazie anche a qualche riuscito crossover con Lobo e Batman (da non perdere il primo, superbamente disegnato da un Simon Bisley in stato di grazia).
Ebbene, nel 1995, molto prima che esplodesse il trend dei film tratti dai fumetti, venne prodotto un film sulle vicende del Giudice Dredd, che uscì nel nostro paese con l'immancabile, italiota e inutile sottotitolo Dredd: la legge sono io e il nome a caratteri cubitali sul cartellone di Sylvester Stallone.
Naturalmente, la critica non aspetta altro che esca un film con/di Sylvester Stallone per scagliarvisi addosso e spolparlo vivo.
Dredd non fece eccezione, all'epoca, venendo bollato come un inutile fumettone tutto azione e zero elaborazione mentale... facendo finta di "dimenticare" che di film tratto da fumetto si trattava, per di più incentrato su una figura che ha la sua forza nell'essere volutamente intagliata con l'accetta e priva – apparentemente – di qualsivoglia spessore psicologico.

La verità è che Stallone era perfetto per quel ruolo.
Sembra che il fumetto sia tratto dal film e non viceversa.
E aggiungo che:
• le scenografie avrebbero meritato l'oscar. Dovunque si posasse l'occhio dello spettatore, non c'era un singolo dettaglio che non apparisse "pensato" e perfettamente coerente col fumetto. Architetture, insegne, display, targhe, veicoli, matte... Raramente in un film di fantascienza ho ravvisato una tale cura del particolare.
• il robot ABC aveva un design e delle movenze eccezionali. Niente CGI ma un modello in scala 1:1 motorizzato dal realismo impressionante.
• I costumi erano straordinari. Molto fedeli a quelli del fumetto, ma rivisitati da Gianni Versace in persona, non proprio l'ultimo degli sprovveduti in materia sartoriale, diciamo.
• Machine Man, sebbebe abbia una parte di appena una decina di minuti e i suoi dialoghi sembrano scritti da un ragazzino di sette anni, sembra uscire direttamente dalle pagine del fumetto.
• La corsa sulle moto volanti si mangia in insalata quella de Il Ritorno dello Jedi.
• Lo score musicale era firmato da Alan Silvestri, e apparteneva a quegli anni perduti in cui i compositori tiravano fuori ancora temi epici e memorabili. O qualcuno di voi rammenta il tema di Iron Man o di Capitan America? ecco, appunto.
Diane Lane, nel ruolo di una delle Giudici, è bellissima.
Poi, per il resto... va bene, la storia è quella che è.
Uno svolgimento rutilante e prevedibile, con i dialoghi che vi aspettereste in una produzione di questo tipo (e non vi aspettate né Shakespeare né Altman, giusto?), la solita dose di esplosioni, inseguimenti, scazzottate e nessun colpo di scena manco a cercarlo d'impegno.
Francamente, non ho idea che taglio sarà dato alla nuova versione cinematografica di Dredd... ma credo che qualsiasi cosa troppo diversa dalla pellicola di Cannon snaturerebbe il fumetto d'origine.
Qui sotto, i cinque minuti d'apertura del film: visto che tanto non ve lo andrete a rivedere ma forse vedrete quello nuovo, vi basteranno questi a capire di cosa si tratta.
Ma Sly non lo batte nessuno, in questo ruolo.
Non c'è storia.

[Cose mie] Palatlantico

Qualcuno mi ha fatto notare che spesso parlo, sparlo e starparlo della grafica altrui e me ne mostro poca della mia.
Il motivo è da ricercarsi soprattutto nel fatto che questo non è un blog professionale... per quello c'è il mio sito, in perenne stato di lavorazione (ma, giuro, sarà completo tra meno di un mese*).
Nel frattempo, però, vi propongo una delle mie ultime cose, la brochure ufficiale del Palatlantico di Roma (ex Palacisalfa).
Formato 21x29,7, Quark XPress 7.3 per l'impaginazione, Illustrator per la creazione del logo e Photoshop per il fotoritocco.*Sì, certo, e magari mi deciderò anche a iscrivermi in palestra.

venerdì 13 marzo 2009

Un piano semplice

Questa maglietta è geniale.
Si accettano regali.

Il cimitero delle grafiche perdute

Esisterà un luogo o un non-luogo dove vanno a finire tutti i progetti abortiti?
Le canzoni mai incise, i quadri mai finiti, i romanzi mai pubblicati o, nel mio caso, le grafiche mai realizzate?
A volte, mi piace pensarlo.
Stavo lavorando ad una brochure istituzionale per ENI, quando dall'alto è arrivato lo stop: ferma tutto, c'è un intoppo... diciamo di tipo politico.
Peccato, non mi dispiaceva affatto come stava venendo.
Vabbé... diamogli quindici minuti di notorietà sul blog prima di farla sparire definitivamente nel limbo dei progetti abortiti.

Storie di grafici, 5 - Quanto viene la brochure, al chilo?

La trascrizione di questa telefonata è rigorosamente vera.
I nomi sono stati modificati per salvaguardare la reputazione dell’account.

Arrivo in studio, già di cattivo umore per il traffico impossibile e per il cappuccino che scottava come piombo fuso. Lory mi dice: “Ti ha cercato Gianna, dice se la richiami”.
“Huh? Gianna?”
“Gianna, da Milano”.
“Uhmmm. Grazie”. Faccio finta di sapere chi diavolo è Gianna, e mi siedo alla scrivania. Faccio passare qualche minuto tattico, poi chiamo Lory:
“Ehmmm, non trovo più il suo numero, me lo ridai? Grazie”.
Chiamo questa Gianna.
“Ehiiii! Luca, ciaoooo!”
“Huh... ciao. Ci conosciamo così bene, io e te?”
“Ci siamo visti a dicembre, lavoro per nomedellamiaditta Milano”.
“Ah. Ciao. Che posso fare per te, ehm, Gianna?”
“Abbiamo bisogno di un preventivo per una brochure”.
“Uhmmm... non mi occupo di queste cose, veramente. Io sono un progettista, più che altro”.
“Sì, ma sei tu che la fai, no?”
“Sì, ma...”
“Allora saprai quanto ci costerà!”
“Non esattamente... al massimo, ti posso stimare un costo di progettazione. I costi tipografici sono un'altra storia”.
“E chi li sa?”
“Ad esempio, una tipografia”.
“E allora?”
“Allora cosa??”
“Quanto mi costerà?”
Dio bono. “Non ne ho la più pallida idea. Come ti ho già detto, posso preventivarti solo un costo per la progettazione”.
“Ok.”
Silenzio.
“Gianna? Sei lì?”
“Sì, dimmi pure!”
“Dirti cosa?”
“Quanto costerà?”
“Ma cosa???”
“La brochure!!!”
“Che diavolo ne so? Dammi qualche dettaglio”.
“Del tipo?”
Alzo gli occhi al cielo. “Del tipo, il formato”.
“Beh... è larga... uhmmm... non so...”
“Come, non sai?”
“Non ho un righello, ora”.
“Cosa stai misurando, di grazia?”
“La brochure dell'anno scorso”.
“Capito. Beh, è come un foglio A4, o cosa?”
“Aqquattro?”
“Sì, A4. È così o più piccola? O più grande?”
“Cos'è aqquattro?”
Dio, dammi la forza. “È un formato standard che... lasciamo stare. È grande più o meno come un foglio per fotocopie?”
“Ah... quasi uguale, direi. Forse un pò più bassa”.
“Ok. Va bene. Va bene. E di quante pagine la vuoi?”
“Uhm... un attimo. Beh, a destra del punto metallico ci sono tre pagine”.
“Deduco che la vuoi di sei pagine”.
“Già. Allora, me lo puoi mandare un bozzetto?”
“Calma. Testo e immagini?”
“Cosa?”
Gesù, salvaci. “Il testo. Ce l'avete, un testo??”
“Beh... penso di sì”.
“Come, pensi??? Cosa vuoi che ci scriviamo, la lista della mia spesa? Se vuoi un bozzetto, come lo chiami tu, devo avere un'idea di quanto testo ci vogliono”.
“Ah”.
“E le immagini?”
“Quali immagini?”
“Avete fotografie, loghi, grafici, disegni da inserire?”
“Credo di sì”.
“Credo anch'io. Cosa c'era nella vecchia brochure? Foto? Grafici?”
“Che differenza c'è?”
“Come che differenza? Una foto è una foto. Hai presente quando sei all'addio al nubilato della tua migliore amica, sei ubriaca come una zucchina, ti scattano una foto mentre balli sul tavolo e il giorno dopo sei su Facebook? Quella è una foto. Un grafico invece è una serie di barrette colorate con dei numeri sotto”.
“Ah... allora tutti e due”.
“Lo immaginavo. Beh, mi servono. Mandameli”.
“Ti spedisco la vecchia brochure?”
“Mica vorrai che scansioni la loro vecchia brochure???”
Scansiono?”
Conto fino a dieci. “Sì, vuol dire... lascia stare. Mi servono le immagini in elettronico. Via email vanno bene”.
“Ma io non ho niente”.
“Ricapitoliamo. Niente immagini, niente testo, niente formato. Giusto?”
“Sì, ma...”
“E allora come cavolo faccio a farti un maledetto layout???”
“Scusa. È evidente che hai ragione”.
“A volte, detesto avere ragione”.
“Mi informo e ti faccio sapere”.
“Forse è meglio”.
“Ciao, e grazie comunque”.
“Di niente”.

giovedì 12 marzo 2009

La regina dà, la regina toglie

Apple ha da poco rilasciato la quarta versione del suo popolare browser Internet, Safari.
Pareri raccolti qua e là e più prosaici benchmark dimostrano che Safari 4 è un autentico missile nel caricare le pagine web, stracciando i rivali Firefox 3 (quattro volte più veloce) e Opera 9.6 (sette volte più veloce).
E, fin qui, appalusi.
Ma da un po' ogni nuovo prodotto Apple, hardware o software che sia, se con una mano dà, con l'altra toglie.
Per citare le modifiche più fastidiose: la familiare barra di progressione azzurra che segnalava all'utente il caricamento della pagina è scomparsa senza troppi complimenti, e la navigazione a tag (pannelli) è stata spostata sopra la barra degli indirizzi... così, giusto per farci fare più strada col mouse e spaesare un po' l'utente (non vedo altre spiegazioni).
Ed ora, la buona notizia.
Con delle semplici stringe da Terminale (una piccola, semisconosciuta applicazione nascosta in Applicazioni>Utility) si possono abilitare le vecchie preferenze e disabilitare le nuove.

1) per abilitare la barra di progressione azzurra bisogna digitare due stringe (una per rigo e dopo bisogna premere Invio):
defaults write com.apple.Safari DebugSafari4IncludeToolbarRedesign -bool NO

defaults write com.apple.Safari DebugSafari4LoadProgressStyle -bool NO

2)per abilitare la navigazione a tab di Safari 3:
defaults write com.apple.Safari DebugSafari4TabBarIsOnTop -bool NO

Safari va riavviato dopo aver digitato le stringhe.

PS Se doveste cambiare idea, digitate nuovamente la stringa utilizzata sostituendo NO con YES
PPS Queste e altre stringhe da dare in pasto a Terminale le trovate QUI. Se poi preferite che Safari parli la nostra lingua, seguite QUESTE istruzioni.
PPPS La ragazza in apertura serviva solo ad alleggerire il terzo post in una giornata a contenuto nerd.

E, tanto per concludere...

Questo post si riallaccia al mio precedente.
Se pensate che due post in un giorno sullo stesso argomento siano troppi, beh, probabilmente avete ragione.
Il fatto è che resto veramente perplesso davanti oggetti così palesemente mal progettati... parlo del telecomando integrato sugli auricolari in dotazione al nuovo iPod Shuffle.
Su Spider-Mac.com fanno un semplice parallelo tra la cara, vecchia ghiera cliccabile del vecchio Shuffle e il nuovo, criptico dispositivo.
Il primo, basta un'occhiata per capire come funziona: i pulsanti sono contrassegnati da simboli inequivocabili, a indicare Play e Pausa. È anche il pulsante più grande ed è facile da azionare. Il polpastrello ci si adatta perfettamente.
Lungo la circonferenza della piccola ghiera cliccabile, abbiamo traccia avanti e traccia indietro: impossibile sbagliarsi, anche perché sono collocati in posizioni diametralmente opposte.
Un chiaro esempio di come la forma rispecchi la funzione.
In ultimo, i comandi per abbassare o alzare il volume: anche qui, coerentemente, l'incremento è nella parte alta, e il decremento nella bassa.
Ed ora, ecco il grafico pubblicato da Apple (potete trovarlo anche QUI):
Il fatto stesso che Apple abbia pubblicato questo schema evidenzia quanto la gestione del nuovo Shuffle sia più complicata: come si potrebbero capire i controlli senza questo grafico? Le uniche indicazioni sono il "+" e il "-" per la regolazione del volume.
Nessuna indicazione di come mettere in pausa o avviare la riproduzione della musica. 
Nessuna indicazione per passare al brano precedente o successivo.
Per passare alla traccia successiva bisogna fare doppio click al centro... e con un triplo click si passa alla traccia precedente.
Triplo click... ma a chi è venuta in mente un'idea simile?
Assolutamente ridicolo.

Nient is mègl che uan?

Quello che vedete nella foto qua sopra non è un nuovo modello di accendino alimentato a corrente alternata anziché a gas.
È il nuovo iPod Shuffle presentato da Apple ieri pomeriggio, e, lasciando perdere per un attimo le considerazioni estetiche (può piacere o non piacere, anche se a mio giudizio è uno degli oggetti più anonimi e privi di personalità mai prodotti a Cupertino), rappresenta un passo indietro nell'usabilità e un nuovo esempio (negativo) dell'atteggiamento che Apple assume nei confronti dell'utente e, in definitiva, dei suoi stessi clienti che le permettono di sopravvivere (e, anzi, chiudere i bilanci con un discreto attivo).
Perché dico questo?
Guardatelo: pulito, liscio... e senza controlli.
Come diceva quel vecchio claim pubblicitario? La potenza è nulla senza controllo.
I controlli (play-pausa-traccia avanti-traccia indietro-volume) sono stati integrati su un piccolo telecomando sul filo della cuffia.
Una soluzione che molti troveranno comodissima... ma che preclude, di fatto, l'uso a qualsiasi altra cuffia vogliate impiegare per l'ascolto, preclude il collegamento a un ingresso ausiliario di un'autoradio, preclude il collegamento a un qualsiasi sistema di casse esterne.
Perché sul minuscolo case del nuovo Shuffle, non ci sono più i controlli, spazzati via da qualcuno che crede che per fare del buon design minimalista sia sufficiente togliere roba.
E quello che mi fa storcere, al punto da dedicarci un post apposito, non è neanche il cattivo design (perché di questo si tratta) del nuovo Shuffle.
Il punto, una volta di più, è: Apple non dà la possibilità di scegliere.
Ti dà una cosa e ti dice: questa è meglio: usa questa.
Oppure te ne toglie una e ti dice: questa non ti serve. Non la userai mai più e vivrai felice.
Posso fare tutti gli esempi che volete, in primis il balletto delle connessioni video: chi ricorda la comodissima ADC, acronimo di Apple Display Connector, che portava al monitor segnale e alimentazione?
La ADC è sparita da un giorno all'altro, senza spiegazioni, rendendo inutilizzabile un'intera generazione di (ottimi e splendidi) monitor concepiti per lavorare con Macintosh.
Un più recente e ancor più clamoroso esempio: gli schermi glossy.
Se voglio comprare un monitor Apple, posso comprarlo solo lucido.
Apple ti dice: questo è meglio: usa questo.
Ma veramente Apple sa sempre cosa è meglio per me?
Navigo tra i forum di MacUser, e rabbrividisco leggendo di quanti siano là ad inventarsi di tutto pur di appoggiare le scelte di Apple... e mi chiedo: come è possibile difendere la scelta di non dare una scelta?

PS questo è il primo iPod Shuffle
Fu presentato l'11 gennaio 2005 per aggredire il mercato dei player mp3 con memorie flash, meno capienti ma più economiche dell'hard disk montato su tutti gli iPod dell'epoca. 
I suoi controlli erano stati ridotti all’essenziale, e le tracce potevano essere riprodotte secondo una playlist impostata su iTunes o random.
Ai tempi, Jobs raccontò che non avere il display era meglio che averlo... e grazie alle sue straordinarie capacità di affabulatore (che qualcuno ha battezzato Il Campo Di Distorsione Della Realtà Di Jobs) ci riuscì alla grande, visto che, complice anche il prezzo basso, lo Shuffle andò a ruba.
Ma, considerato il tipo di prodotto, poteva anche starci… e poi, guardatelo.
Almeno quel cosino aveva personalità da vendere.
Il nuovo accendino... pardon, iPod Shuffle è solo un anonimo pezzetto di alluminio. 
Peccato.