martedì 30 giugno 2009

Guarda e impara, 14

La campagna che vi segnalo oggi è una multisoggetto della brasiliana DDB e propaganda uno Zoo Safari che si può eseguire direttamente a bordo della propria auto.
Il segreto di questa campagna, come quello di molte altre campagne di successo, è la sua semplicità e l'humor su cui punta per arrivare a destinazione.
La comunicazione visiva è talmente efficace da non richiedere head, subhaed, payoff o altro... oltre che un uso veramente contenuto di Photoshop.
Funziona, punto.
Notare che l'uso delle campagne "multisoggetto", quasi sconosciute nel nostro Paese (eccettuata qualche campagna fashion) all'estero è molto diffusa, anche in questo senso avremmo molto da imparare ma lasciamo stare, non voglio attaccare LaSolitaVecchiaLagna™...

Non avete più scuse.

Avete presente quelle cose tristissime tipo le donne che vanno da qualche parte "taccate" a dovere ma che dentro la borsa tengono delle ballerine o delle ciabattine infradito da indossare quando non ce la fanno più? Sono finiti quei giorni, basta con questi sotterfugi senza classe!
Possono non inspirarvi genialità queste decolté che, alla semplice pressione di un pulsante, si trasformano in un più pratico paio di scarpe bassissime, anzi, rasoterra, quando la funzionalità diventa più importante dell'estetica?
Secondo me no!
Sheila's Heel è stata ideata da una compagnia assicuratrice automobilistica per sole donne, dopo aver constatato che almeno il 10% delle donne inglesi ha avuto un incidente perché la scarpa è scivolata dal pedale o ci si è incastrata... lodevole intento, ma mi è bastato rifletterci su tre minuti per scoprire un mondo di possibili applicazioni.

lunedì 29 giugno 2009

[Top Five] 5 terribili scherzi da fare a chi usa un Mac.

Il Mac è un compagno di lavoro insostituibile, al quale parecchi finiscono anche con l'affezionarsi (tranquilli, è una sindrome piuttosto comune e poco pericolosa)... ma può anche trasformarsi in qualcosa che può farvi letteralmente perdere la testa.
Le macchine non hanno malizia e non vi giocherebbero mai un brutto scherzo... ma i vostri colleghi umani sì.
Ricordandomi di un vecchio articolo del grande Scott Kelby, uno dei più grandi divulgatori viventi in materia di Macintosh, ho compilato per voi una Top Five degli scherzi più pestilenziali che possiate tirare a quel vostro collega che tifa per una squadra rivale alla vostra o quell'altra che pesa venti chili meno di voi e vi guarda sempre con aria altezzosa.
Sono raccolti in ordine di fastidio crescente.
Guardatevi attorno e fatene buon uso.

Il caso dell'hard disk scomparso.
Vi sedete davanti il vostro Mac, e iniziate a lavorare. Quando, all'improvviso, vi rendete conto che qualcosa non quadra. Manca qualcosa. Guardate meglio: forse si è solo spostato inavvertitamente. Fate ordine sulla scrivania, ma niente: l'hard disk non c'è più. Prima di razionalizzare, la vittima spesso perde il controllo dei propri nervi.
Come fare: Finder > Preferenze > Generale. Nella sezione Mostra, disattivate Dischi rigidi.

Avvi inspiegabili.
Ecco lo scenario. La vittima fa doppio clic su un'immagine che normalmente apre con Photoshop ed ecco che parte Graphic Converter (o Firefox, o Anteprima, o altro ancora). Oppure, fa doppio clic su un file eps e questo gli viene aperto con Anteprima o Texedit sotto forma di una serie infinita di codice inintellegibile. O un file texedit o word che viene aperto con Safari. Non c'è limite.
Dopo pochi tentativi, sarà preso dall'impulso di afferrare il computer e scagliarlo contro il muro.
Come fare: selezionate un file. Premete Comando+I. Nella finestra Info fate clic sul menù a tendina Apri Con, e selezionate un'applicazione diversa da quella impostata dall'utente. Prima di richiudere la finestra Info, ricordatevi di fare clic sul pulsante Modifica Tutto.

Un altro tempo.
Questo scherzo può far infuriare sul serio qualcuno... oltre che fargli perdere i clienti e causare furibondi litigi con amici e fidanzate/i.
In sostanza, tutte le email che la vittima invia a qualcuno (un cliente, la fidanzata, etc) finiscono in fondo, molto in fondo all'elenco degli arrivi del destinatario... facendogli pensare che la vittima non gli abbia mai inviato l'email.
Come fare: Menù Mela > Preferenze di Sistema > Data & Ora. Disattivate la casella Imposta automaticamente Data & Ora e poi semplicemente mettete il calendario un anno indietro.

Impazzire di Beep? Si può.
Immaginate che ogni volta che premete il tasto Maiuscole, Alt, Comando o Control sentiste un fastidioso suono di macchina per scrivere e che icone giganti apparissero sulla scrivania: sarebbe irritante. Molto irritante.
la vostra vittima potrà fare solo due cose: 1) abituarsi a quella rottura di scatole o 2) reinstallare il sistema.
Come fare: Menù Mela > Preferenze di Sistema > Accesso Universale. Fate clic sul pulsante Tastiera e attiva Tasti Singoli.

Un dock molto affollato.
Fa tutti, questo scherzo è il più cattivo. Riservatelo per chi se lo merita veramente, perché rimettere le cose a posto richiede molto tempo.
Come fare: trovate una cartella con molti elementi dentro: cinquanta è il miniimo, cento va un po' meglio. Dentro la cartella Utente > Libreria > Preferences, solo per fare un esempio, dovreste trovare ben più che un centinaio di piccoli file. Selezionateli tutti (Comando+A) e trascinateli sulla parte destra del dock. Ripetete l'operazione con quante cartelle volete, finché il Dock non è inzeppato di centinaia se non migliaia di elementi... che, oltre a ridurlo a dimensioni minime, richiede che, per liberarsene, non c'è altro modo che trascinarli fuori uno ad uno. Probabilmente si fa prima a reinstallare il sistema.

domenica 28 giugno 2009

Non perdetevelo.

Per chi non lo sa già (c'ero anch'io fino a ieri): Coraline è un lungometraggio d'animazione realizzato con la tecnica della stop-motion e basato su un racconto scritto nel 2002 da Neil Gaiman ed illustrato da Dave McKean, due tra i massimi calibri viventi rispettivamente nei loro ambiti... e se non sapete di chi parlo, fate ammenda, informatevi e poi tornate da queste parti.
Probabilmente vi dirà di più il fatto che il regista, Henry Selick, è lo stesso che diresse nel 1993 l'indimenticabile Nightmare Before Christmas (di cui Tim Burton ne fu ideatore e produttore, ma non regista come in parecchi erroneamente ricordano).
E c'è poco da fare: quando in un dato progetto vengono coinvolti nomi come quelli che vi ho appena fatto, è assai difficile che ne esca fuori qualcosa lontano da un piccolo capolavoro... anche se non apprezzate troppo il genere (come me, che nutro una bizzarra idiosincrasia verso i film d'animazione).
Coraline è magia pura, una grande fiaba per adulti (anche se sono certo incontrerà fortuna pure tra i giovanissimi) suggestiva e sinistra, colorata e oscura... assolutamente imperdibile.
A me ha ricordato per più di un motivo Labyrinth, film del 1986 interpretato da una giovanissima Jennifer Connelly e da un David Bowie in gran spolvero nel ruolo del re degli gnomi di un mondo parallelo, ma è un collegamento mio... addirittura il fatto che Coraline sia proiettato in 3D in parecchie sale è un surplus che poco aggiunge a un'opera già perfettamente compiuta e godibile bidimensionalmente.

venerdì 26 giugno 2009

Tra i guru.

Il seminario è iniziato stamattina.
E ho scoperto ho un sacco di cose fighe sull'uso delle curve in Photoshop che manco sospettavo.
Marianna Santoni è veramente in gamba e, nonostante stia sempre a tremila, sa spiegare anche molto bene.
Domani si parla di Fluidifica.
Potrei farmene uno la settimana, di questi upgrade.

Di diplomini come questo stile Club di Topolino, invece, uno me ne basta e avanza.
Ps divertitemi a localizzarmi nella foto di gruppo.

Magari non vi è mai stato troppo simpatico...

...ma anche se non fosse stato "il re del pop" come recitava un po' pomposamente il suo titolo, oggi il mondo ha perso uno dei più grandi artisti della musica moderna.
Cercate di ricordarlo non per la sua controversa vita privata, della quale possiamo discutere solo fino a un certo punto (per non parlare di tutto quello che ha fatto sulla sua pellaccia e che ha pagato in prima persona fino all'ultimo centesimo), ma per i capolavori che ha consegnato alla storia della musica.
Per il disco più venduto in assoluto (settecentocinquanta milioni di copie di Thriller significheranno pur qualcosa).
Per il suo duetto con Paul McCartney.
Per le infinite iniziative benefiche di cui si è fatto promotore. Per il miglior videoclip di tutti i tempi.
Per aver inventato il moonwalk.
Per un film che è un capolavoro del kitsch-pop tuttora imbattuto.
Per aver interpretato capitan Eo in un cortometraggio 3D per la Disney.
Per aver scritto con Lionel Richie Usa for Africa. Per Billie Jean, Beat It, Earth Song, Man in the Mirror, Black or White, Bad, Smooth Criminal, Heartbreak Hotel.
Per avermi fatto ballare fino allo scorso sabato.
Non ho certezza di dove si trovi in questo momento, ma credo che ora Michael potrà finalmente coronare uno dei suoi sogni: coreografare il più incredibile balletto di zombie che si sia mai visto.
Per soli trapassati.

giovedì 25 giugno 2009

Addio, Farrah...


...eri la più bella delle tre.

C'è un messaggino per te.

Da tempo, saltuariamente e senza alcun preavviso, accade un fatto increscioso che rischia di mettere a repentaglio le mie già fragili relazioni sociali: gli SMS arrivano con anarchico ritardo.
L'altra sera a cena ho scritto a un mio amico: vai in fumetteria?
Il mattino dopo ho trovato: sì, al Forbidden Planet. e tu?
Ho risposto. Anch'io, dovrei essere là per mezzogiorno.
Quando ho ricevuto il messaggio eravamo già tornati alle rispettive case.
Ma questo è niente. Ci sono storie – e io ne conosco qualcuna – che saprebbero tirare fuori anche dal più mite di noi un feroce grido di protesta.
Tempo: una sera di circa un anno fa e precisamente alle 19.47 sul telefonino del mio amico Maurizio appare il seguente messaggino: ke fai, cucciolotto? (numero non in rubrica)
Maurizio si affanna e scopre che è il numero di Laura, raramente in città. E risponde: quello che fai tu, cucciolotta (perdonate le violenze che Maurizio ha inferto alla lingua italiana...).
Dopo un quarto d'ora Maurizio non ha ancora ricevuto uno straccio di risposta.
E si interroga: Sono stato astruso? circolare? banale?
E riprova. Alle 20.12 della stessa sera invia il seguente, timido ma perentorio SMS: vengo lì da te?
A cui segue un sinistro silenzio.
Maurizio cade in preda al panico: "Sono stato sfacciato, troppo diretto, un animale, ecco, sono la solita bestia...", e digita forsennatamente il seguente SMS: ...o preferisci andare fuori a cena?
Sono le 20.15.
Più di tre ore dopo, alle 23.35 Maurizio capisce che ha sbagliato qualcosa e scivola in una scurissima depressione. Chiede se può restare da me, che ha paura che nel tragitto da casa mia a casa sua c'è una zona d'ombra e potrebbe non ricevere il messaggino di risposta.
Gli dico "accomodati", e dopo un po' me ne vado a letto.
Maurizio non dorme, guarda repliche di telefilm su Fox tutta la notte e all'alba scrive una poesia che legge ai miei gatti, esattamente alle 7.44 durante il loro pasto mattutino.
Alle 08.31 eravamo seduti al bar vicino casa mia in attesa che ci portassero cappuccini e cornetti, quando il suo telefonino ha emesso un assordante bi-biip.
Era lei. Laura.
Laconica, scriveva: Sono le 7 di mattina coglione perché mi svegli con questi messaggi incomprensibili? Fanculo
Quella mattina, ho mangiato anche il suo cornetto che Maurizio non ha neanche toccato.

mercoledì 24 giugno 2009

Se non lei, non vedo proprio chi...

...potrebbe "citare" meglio Marylin Monroe?
PS lo so, sono di parte, ma pensate se Christina Aguilera non avesse "quel" paragone ingombrante.

Io comunque c'ho il ragazzo!

Se ricordate bene, una delle cose intriganti dei programmi peer-to-peer (è inutile che fate quelle facce, tutti ne avete almeno uno) è la possibilità di vedere che canzoni ci sono nel computer di chi sta in rete in quel momento... che è un po' come entrare di nascosto a casa di uno mai visto prima e sbirciare la sua collezione di dischi.
La seconda cosa intrigante è la funzione di messaggeria istantanea che consente di scambiarsi messaggi con le persone dalle quali in quel momento stai scaricando una canzone.
Ovviamente, non ho saputo resistere né all'una né all'altra.
Così ho cominciato a rompere i coglioni scientificamente a tutti quelli che mi downloadavano le canzoni.
"Ma ti piace sul serio?" "Non trovi che sia un po' moscia come canzone?" "Lo sai che diavolo ti stai scaricando oppure ti sei sparato un cannone?"
È bellissimo, è come se uno andasse davanti a Ricordi o la Fnac, si mettesse in piedi su un seggiolino e cominciasse a fare un pippone a tutti i ragazzini che escono con i loro dischi di Britney Spears e Giusy Ferreri nella bustina. "Ravvedetevi! Fate penitenza! Convertitevi!"
Devo confessare che quando ho scoperto la funzione istant messaging ho subito caricato sul mio Mac le canzoni più orribili che ho trovato.
Le canzoni di Sanremo per esempio. Ogni sera mi metto lì davanti al Mac e aspetto che qualcuno abbocchi all'amo.
Quando parte il download di La Forza mia, zac!, parto con la filippica.
Per adesso, sono riuscito a far desistere una ragazzina di Latina dallo scaricare la canzone di Giusy Ferreri. In cambio le ho dato un remix di Nobukazu Takemura. Rarissimo.
Quando ti intrufoli nei PC della gente coi messaggini istantanei c'è sempre un'ambiguità di fondo.
Fa un po' chat, e sulle chat – vuoi o non vuoi – si finisce col parlare di sesso e magari la conversazione prende una piega strana.
L'altro giorno tra le mie canzoni civetta ho scaricato il pezzo che si sente nei titoli di coda di Zoolander, Relax dei Frankie Goes To Hollywood, reinterpretato in chiave nu-metal dai Powerman 5000. Una vera coattata. La sera ho acceso il Mac e mi sono appostato come un condor. Una tale – Alita, mi pare _ ha cominciato il download di Relax e io non ho resistito a fare il rompicoglioni.
Cyberluke: Lo sai che sta nella colonna sonora di Zoolander?
Alita: sì l'ho sentita oggi a Radio Dee Jay
Cyberluke: Ma Zoolander l'hai visto? Ti è piaciuto?
Alita: sì ma non mi ricordavo il titolo della canzone
Cyberluke: Bè, a ogni modo è una cover dei Frankies Goes To Hollywood. Ma se ti piacciono le colonne sonore e magari i film 'de paura', devi ascoltare i Goblin. Profondo Rosso, Phenomena e Io non ho sonno!
Qui è successo l'imprevedibile.
Alita: Li ascolterò di sicuro. Io comunque ho il ragazzo e sto andando a letto.
E che c'entra?... Vi sembra che io stessi cercando di rimorchiarla? A me no.
Cyberluke: e allora?
Alita: allora non mi va di restare a chattare fino a tardi
Cyberluke: non è mica quello che ho detto.
Alita: be' tu hai detto che non hai sonno e io ti dico che invece ne ho e comunque sono fidanzata
Cyberluke: Io non ho sonno è il titolo di un film.
Silenzio.
Cyberluke: Allora ciao.
Alita ha lasciato la chat.

martedì 23 giugno 2009

The Art of Terminator Salvation

Per quanto il film sia un'insalvabile porcheria, il volume The Art of Terminator Salvation è un'imperdibile raccolta di bozzetti preparatori, disegni, storyboard e dettagliatissimi layout utilizzati per la realizzazione del quarto, infelice seguito di Terminator (QUI la mia feroce disamina) .
A sfogliare questo lussuoso ma per nulla costoso volume (lo trovate su una qualsiasi libreria on-line italiana per una trentina di euro spedizione compresa), non ci si crede che ne sia venuto fuori un film talmente dimenticabile.
Mi è appena arrivato nella sua scatola di cartone, ed esaminandolo non so se essere esaltato (dagli splendidi disegni) o rattristato (dal pessimo uso che ne è stato fatto).

Vodafone Pack? No, Vodafone Pacco

Vi risparmierò le ulteriori scempiaggini che sono stato costretto ad ascoltare da tutti gli individui stipendiati da Vodafone con cui ho avuto a che fare oggi.
La cosa più sconcertante è l'impreparazione di tali soggetti, che non sono più che venditori, pagati, per l'appunto, per vendere più contratti e promozioni possibili... già il fatto che Vodafone non metta in contatto i suoi clienti con un vero supporto tecnico ma usi i ragazzi del suo call center per riferirgli ciò che gli hanno raccontato, la dice lunga.
Per la cronaca, la sostituzione della SIM card con una nuova di pacca non ha sortito alcun miglioramento: l'iPhone non si collega a Internet, punto e basta. Vodafone non sa perché, o lo sa e non lo dice, o non gli importa.
L'essenziale è avermi venduto un mese di connessione a 12 euro, ma saranno gli ultimi soldi che Vodafone vedrà da me , in quanto da stamattina sono un cliente TIM, operatore di sicuro non migliore per altri versi, ma che mi ha fornito una connessione funzionante nel giro di pochissime ore... alla faccia di tutti quelli che – sparando nel buio – iniziavano a dirmi: "È il tuo iPhone che è rotto, chiama il supporto Apple, comprane un altro, spediscilo in California, etc etc".
Per chi sta pensando che il mio sia un problema isolato, sono spiacente di deluderlo.
Documentandomi su vari forum ho scoperto di non essere l’unico ad avere questo problema... anzi si presenta in tutta Italia e solo con Vodafone (con altri operatori la copertura/fornitura di rete funziona perfettamente con iPhone).
Di seguito diversi link a vari forum in cui si è discusso di questo problema:

http://lab.vodafone.it/forum/viewtopic.php?f=17&t=3865&sid=053f5a3404efab86e8c2fc33f2235612

http://lab.vodafone.it/forum/viewtopic.php?f=17&t=4286&sid=053f5a3404efab86e8c2fc33f2235612

http://lab.vodafone.it/forum/viewtopic.php?f=17&t=4398&sid=053f5a3404efab86e8c2fc33f2235612

http://lab.vodafone.it/forum/viewtopic.php?f=17&t=4754&sid=053f5a3404efab86e8c2fc33f2235612

http://www.hwupgrade.it/forum/showthread.php?t=1903435

http://www.iphoneitalia.com/iphone-vodafone-e-i-problemi-di-connessione-22028.html

http://www.spaziocellulare.com/ispazio/2009/03/12/problemi-di-connessione-con-la-vodafone-pack-proviamo-a-far-chiarezza/

Naturalmente, da oggi, per la prima volta dopo 12 anni con Vodafone, ho anche un nuovo numero e – contestualmente – sto inviando email per notificare la variazione ad amici e conoscenti... almeno quelli che non rientrano nella categoria "scassapalle" e che, disgraziatamente, non saranno aggiornati. 
Un'ultima cosa... se su Google provate a digitare Vodafone Pack non..., escono oltre 195.000 risultati con Vodafone pack non funziona e quasi ottomila con Vodafone pack non si connette.
Qualcosina vorrà dire, che ne dite?

lunedì 22 giugno 2009

Vediamo come va a finire...

Eccovi una storia come mille altre di disservizio.
Sabato mi reco in nel punto Vodafone One presso il centro commerciale Roma Est, dove il più svogliato dei commessi del mondo mi attiva (secondo lui) un banalissimo Vodafone Packper navigare su Internet con il mio iPhone, al costo di tre euro la settimana. Prende in mano il mio iPhone (attenti, perché questo è un passaggio cruciale), naviga nei menù fino ad arrivare al codice IMEI necessario per l'attivazione, chiede il mio numero e poi mi informa che sarà attivo tra breve.
Ringrazio, riprendo il mio iPhone e me ne vado.
Stamattina, lunedì, non funziona ancora niente.
Una prima chiamata al 190 mi fa scoprire che lo sveglissimo commesso Vodafone ha attivato un pack per il Blackberry.
E, visto che le parole "iPhone" e "Blackberry" non si assomigliano neanche un po' e, soprattutto, il tipo ha avuto in mano il mio iPhone che neanche da lontano e socchiudendo gli occhi sarebbe possibile confondere con lo smartphone concorrente, non mi spiego come questo abbia potuto sbagliarsi.
Ma – pazienza, mi dico – tutti possono sbagliarsi.
Ciò che rende grande una persona quanto una grossa azienda, è la volonta e la capacità di rimediare ai propri errori: almeno, così la penso io.
Al momento in cui scrivo, ho fatto altre tre telefonate al Servizio Clienti Vodafone, naturalmente parlando sempre con persone diverse alle quali ho dovuto rispiegare tutta la faccenda, con tono sempre più seccato.
Ora navigo?
No.
Il più disponibile dei miei interlocutori, tal Lorenzo, mi invia addirittura un SMS dove mi chiede se il servizio ora funziona correttamente.
Gli rispondo che no, non funziona.
Lorenzo mi risponde?
No.
Visto che sembra un normalissimo numero di telefono, lo richiamo, ma la voce registrata mi informa che è un numero inesistente. Così rilancio con un altro SMS, al quale Lorenzo risponde che è un numero contattabile solo tramite SMS, e che effettuerà un controllo col reparto tecnico prima di ricontattarmi. In altre parole: le faremo sapere.
Passano le ore, e non mi muove una paglia.
A un certo punto, arriva un nuovo SMS da Vodafone, che laconicamente mi informa che Non è stato possibile attivare Mobile Internet per Vodafone perché non compatibile con le offerte commerciali già attive su questo numero.
Mi trattengo dallo scagliare il prezioso oggettino contro il muro, e ricontatto immediatamente il 190.
Stavolta, dopo Katia, Andrea e Lorenzo, mi risponde Marco, che commenta: "Strano".
Sono a tanto così da passare al vostro concorrente principale, lo informo.
Non so se intimorito dalla mia minaccia o meno, Marco cerca di attivare manualmente il Vodafone Pack (me lo immagino mentre dal suo terminale digita forsennatamente comandi cercando di contrastare le direttive supreme del Supercomputer Cattivo di Vodafone, nella mia fantasia identico al Master Control Program di Tron), e giura e spergiura che entro le 15 si farà vivo con me dandomi "novità".
Stay tuned.

Aggiornamento N°1. Mi arriva un sms che mi conferma che il servizio è stato attivato.
Ora navigo?
No.
Richiamo il 190, e rispiego tutta l'odissea alla tipa di turno, che si assenta un paio di minuti per le verifiche del caso. Quindi, ricompare: "Ora è tutto a posto, mancava l'attivazione dell'APN".
Non chiedo neanche cosa sia l'APN. Non devo e non voglio saperlo. Mi chiede di attendere una quindicina di minuti, e dovrei essere in grado di navigare.
Vedremo.
Stay tuned.

Aggiornamento n°2. I quindici minuti sono passati da un bel pezzo.
Ora navigo?
No.
Ormai sono un dannato mastino. Richiamo il 190. Sarebbe bello essere ricollegati a uno degli operatori già incontrati oggi, ma il Caso stavolta mi dà Mario.
Mario resetta tutto un'altra volta, e mi chiede di aspettare il messaggio di conferma che il servizio è stato attivato. Potrei andare avanti così all'infinito, mi dico, con operatori gentilissimi e ignari che digitano senza scopo e senza fine comandi sui loro terminali.
Se entro oggi pomeriggio non navigo come una scheggia, userò la mia SIM Vodafone per tirar via i resti del pranzo dai miei molari e passerò a TIM, di cui ho già una scheda nel cassetto da tempo... e sarà anche la volta buona che casso definitivamente questo numero, in possesso di già troppi rompicoglioni.
Stay tuned.

Aggiornamento n°3. Come promesso, arriva l'sms di conferma.
Ora navigo?
No.
Richiamo. Ho una sensazione persistente di deja vu.
Stavolta l'operatrice, ancora più gentile delle altre, mi dice: "eh, ci credo che non si collega. Vedo qui sul mio terminale una X rossa".
Rabbrividisco. Cos'è una X rossa?
"Ora ci penso io, non si preoccupi"...
Avessi un euro per ogni volta che ho sentito questa frase.
Ora devo aspettare di nuovo un'ora... meglio due.
Dopo di che, mi assicura, potrò navigare.
Vedremo.
Stay tuned.

Aggiornamento n°4. Dopo ore e ore, e una decina di telefonate, non ho ancora il servizio per cui mi sono già stati scalati i soldi dal credito Vodafone.
Sto andando a un punto Vodafone One, con la schiuma alla bocca.
Stay tuned.

Aggiornamento n°5. Sono stato a un centro Vodafone One, dove un'impiegata, simpatica quanto una multa sotto il tergicristallo, prima vuole sapere se è da loro che ho attivato il servizio (come se contasse qualcosa), poi se è da loro che ho comprato l'iPhone (vedi sopra), poi si rassegna davanti la mia faccia di pietra, a fare le verifiche del caso. Prende in mano il mio iPhone e capisco subito che non ha la minima idea di dove mettere le mani. Fa un paio di telefonate, chiede aiuto a un collega che è felicissimo di dover badare ad un'altra cliente che non sa come ricaricare il suo cellulare.
E tutto ciò che riesce a fare per me è riattivare, per la terza o quarta volta oggi (ho perso il conto) il Vodafone Pack sul mio numero.
Riattivare a parole, intendiamoci.
Perché mi arriva, dopo un po', l'sms di VF che dice È attivo sul suo numero VF pack per iPhone per navigare bla bla.
Ora navigo?
No.

Aggiornamento n°6. Una volta a casa, mi metto tranquillo e riprendo a chiamare il servizio clienti a intervalli di dieci minuti. Colleziono sempre nuove risposte. Un tipo con l'accento del sud e dalla voce annoiatissima mi chiede: "Ma lei ha configurato il telefono?"
Io faccio il finto tonto. "Che significa configurare?"
Quello annaspa: "beh... significa... ehmmmm... che il telefono deve ricevere una, ehm, configurazione".
Io (sadico): "Cos'è una configurazione?"
"Ehhhhhmmmm.... vuol dire che deve inserire alcuni dati"...
Bugia bella e buona... l'utente non deve inserire assolutamente nulla. Ma voglio dargli altra corda: "Dati? Bene: me li dia, li inserisco subito".
Quello: "Ehhhhmmmm.... facciamo che le mando un messaggio di configurazione... lei dovrà solo salvarlo".
"Sì, vabbé. Grazie tante".
Riattacco (naturalmente non arriva alcun messaggio di configurazione) e richiamo immediatamente il 190. La nuova arrivata mi consiglia, nell'ordine di:
- settare in automatico l'operatore
- cancellare la cronologia di safari
- cancellare i cookies (opzione non presente).
Ora navigo?
No.
La tipa scrive una nota accanto il mio numero: consultare il supporto tecnico (come a dire, che per tutto il giorno ho parlato con dei perfetti ignoranti in materia).
Così, riattacco e richiamo.
È la volta di Angelo, a cui ripeto meccanicamente la storiella, facendogli notare, alla fine, che, se si degna di leggere sul suo schermo, c'è una nota che dice di sentire che dice un tecnico. Uno vero.
Resto in attesa cinque minuti, durante i quali, usando la mano libera, sistemo la spesa in frigo.
Eccolo che riappare: "Allora, ho sentito il tecnico..."
"Sono tutt'orecchi".
"La sola cosa rimasta da fare è provare un'altra SIM Vodafone nel suo iPhone".
"Io non ho un'altra SIM Vodafone".
"Ehhhmmmmm... però domattina, può andare in un negozio Vodafone One, prenderne una nuova, inserirla nel suo iPhone e vedere se funziona".
"E se non funziona?"
"Beh, deve cambiare l'iPhone".
Cambiare l'iPhone. Mi trattengo da non sghignazzargli in faccia e dirgli che faccio mille volte prima a entrare in un negozio TIM e fare tutto con loro.
Ma voglio tentare la strada della nuova SIM... così, tanto per non lasciare nulla d'intentato.
Vi sto appassionando?
Domani saprete.
Stay tuned.

Se il mondo non ti piace, cambialo.


Ancora per la serie "copertine alternative".
A sinistra, grande, la mia, a destra, piccola, quella effettivamente in commercio.
Non starò manco a chiedervi quale preferite.


domenica 21 giugno 2009

Tre copertine.

Nel caso qualcuno se lo fosse mai chiesto: progettare copertine di romanzi non rende più che scriverli. Anzi.
Simone Maria Navarra, lo Scrittore più Emergente che conosco, potrà raccontarvi senza troppi giri di parole (ok, con parecchi giri di parole) quanto è penosa la situazione editoriale in Italia (ma non solo)... almeno quanto io potrei tediarvi con quanto sia sottovalutato e sottopagato il lavoro dei designer (i loghi Italia.it e Magic Italy, costati zilioni di euro per fare di noi la barzelletta nell'ambiente del design all'estero, non contano).
Ne consegue che, non sempre ma assai spesso, le cose più divertenti finiamo col farle per noi stessi... e questo pomeriggio, cogliendo al volo l'ispirazione del momento, ripensando alle copertine homemade viste l'altra sera alla presentazione dell'ultima fatica letteraria di Simone, ho avviato Photoshop e ho fatto queste tre... che sarà libero di usarle a suo piacimento, se incontreranno i suoi favori.
Che poi, gli editori si riservano il diritto di cambiarle (se non addirittura i titoli), è un'altra triste realtà, ma questo non è il luogo adatto per discuterne.
Vado a cena.

sabato 20 giugno 2009

Oggi mi sento un altro.

Gamma. Un'altra gran figata di sceneggiato televisivo vecchia maniera.
Se proprio non volete spendere i venti euro che costa il doppio DVD, rimediatelo in qualche altro modo (io non vi ho detto niente)... ne vale la pena.
Immaginate un futuro prossimo dove, in casi estremi, sarà possibile salvare la vita a una persona con gravi danni cerebrali grazie a un trapianto del cervello.
Un bel backup dei vostri ricordi da riversare nel nuovo cervello, e potrete iniziare una nuova vita.
Auguratevi solo che il donatore sia una persona perbene, altrimenti potreste cominciare a sentirvi... beh, letteralmente, un'altra persona.
Ad ogni modo, buttate l'orrenda copertina messa assieme dal grafico della Fabbri Editori in venti minuti di svogliato e sottopagato impiegatizio lavoro, e scaricatevi la mia.
Qui sotto, invece, la sigla originale dello sceneggiato, incredibilmente evocativa, firmata dal nostro Enrico Simonetti.
Per veri nostalgici.

venerdì 19 giugno 2009

Ma fatemi il piacere.

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera:
In economia, un cartello è un accordo tra più produttori indipendenti di un bene o un servizio per porre in esse delle misure che tendono a limitare la concorrenza sul proprio mercato, impegnandosi a fissarne alcuni parametri quali le condizioni di vendita, il livello dei prezzi, l'entità della produzione, le zone di distribuzione, ecc.
(...)
La teoria microeconomica mostra l'interesse a colludere e che le imprese che si accordano sul prezzo ottengono tutte un profitto maggiore di quello che avrebbero facendosi concorrenza.


Non so a voi, ma a me, che i due principali operatori di telefonia mobile in Italia (in teoria concorrenti su un libero mercato) mettano in vendita da oggi il nuovo iPhone esattamente agli stessi prezzi da delinquenti, mi legittima a pensare che i due Amministratori delegati una telefonatina prima, in amicizia, se la siano fatta.
Poi, sarò io a pensar male, eh...
ma per favore.

PS Mi piace pensare che il cartello lo potrebbero benissimo fare anche i consumatori, lasciando migliaia di iPhone nuovi di zecca invenduti negli store. Ma, chissà perché, mi sembra un'ipotesi molto poco realistica.

Io Scrivo: la presentazione

La presentazione di Io Scrivo, Manuale di sopravvivenza creativa per scrittori emergenti, avvenuta ieri alla galleria Vista a due passi dal Colosseo, è andata piuttosto bene.

Io Scrivo è davvero un oggetto antidepressivo (felice definizione coniata dalla brava relatrice di cui ora mi sfugge il nome), ben confezionato e curato con attenzione; una volta di più, ne consiglio a tutti la lettura... anche se non è nei vostri progetti intraprendere tale perigliosa carriera.

Personalmente, ho finalmente dato un volto a Simone che è realmente la persona ricca di autoironia che traspare dal suo blog, ho toccato con mano gli altri suoi Romanzi Mai Pubblicati che mi sono ripromesso di ricopertinare quando finalmente un editore scoprirà il suo talento e farà di lui uno scrittore a cui Faletti andrà a chiedere l'autografo e mi sono brevemente intrattenuto con gli altri estimatori del lavoro di Simone (composto in larga parte di ragazze, cosa che avrà senz'altro nutrito il suo ego).

Insomma, una buona esperienza e un prodotto da premiare.

giovedì 18 giugno 2009

C'è di peggio che non esistere.

Ho comprato una iTunes Card nuova di zecca, e mi si è spalancato un intero mondo di download legale. Dice: ci hai messo tutto questo tempo? E non ti bastavano muli, torrenti vari e compagnia? No, non è questo. Il fatto è che adesso, grazie alla mia iTunes Card nuova e soprattutto grazie all'iTunes Music Store posso ascoltare in anteprima trenta secondi di praticamente qualsiasi canzone voglia e quando ne ho voglia prima ancora di deciderne l'acquisto e fare click sul pulsantino di download.
E questo mi ha permesso di chiarire uno dei misteri che mi porto dietro fin dalla mia adolescenza.
Ovvero: i dischi recensiti dalle riviste musicali specializzate nel genere più bistrattato al mondo, e cioè l'elettronica, come De:bug e The Wire esistono veramente?
Cioè all'inizio ero curioso di sapere che cazzo di musica suonassero certe band electro industrial svedesi di cui De:bug diceva meraviglie. Andavo da Giulio, proprietario del mio negozietto di dischi preferito (si chiamava Robot e stava incastrato tra largo Argentina e via del Plebiscito) e chiedevo: "Ce l'hai il disco dei Vas Deferens Organization?"
E Giulio mi rispondeva sempre: "deve arrivare" oppure: "È finito".
Strano.
Col tempo ha iniziato a sorgermi il sospetto che quei dischi proprio non esistessero, e che ci fosse un complotto tra quelli di De:Bug e Giulio di Robot per prendersi gioco dei polli come me.
Alla fine sono passato a un sano atteggiamento cinico. I Vas Deferens Organization non esistono. E comunque chissenefrega.
Finché non è arrivata Internet, e dopo un po', l'iTunes Store, e dopo averli cercati invano per altre vie (sapete cosa intendo), armato della mia nuova iTunes card l'altra sera li ho cercati nel gigantesco negozio virtuale di Apple.
C'erano.
Ho cliccato sul preascolto di tutti e gli undici pezzi disponibili per il download a 99 centesimi l'uno.
E subito dopo ho pensato che inserire quest'opzione potrebbe essere fatale all'iTunes Music Store.
Perché vi posso assicurare – l'ho scoperto l'altra sera – che i Van Deferens Organisation facevano veramente cagare.

mercoledì 17 giugno 2009

Il potere delle Cose.

Ho scoperto, QUI, che da un po' di tempo in alcune città sono nati degli alberghi per le cose.
Insomma, grandi depositi a disposizione di tutti.
Se devi lasciare casa tua e momentaneamente non sai dove mettere i mobili, da oggi puoi affittare un box di pochi metri quadri – due, cinque, dicei, chennesò – e parcheggiare il divano e librerie.
Un efficiente sistema di sicurezza attivo 24 ore su 24 garantisce dai furti e promette riservatezza.
Naturalmente la cosa vale, ed è più interessante, anche se hai la casa piccola, e non sai dove piazzare una collezione di vinili che non ascolti più da un pezzo ma liberartene ti piange il cuore; o i quaderni delle elementari, lo scatolone con tutte le tue vecchie agende del liceo e molte altre stronzate sentimentali. Certo, ma insomma: senza sentimento che vita è?
Stavo pensando che la stessa possibilità potrebbe applicarsi a cose più importanti.
Per esempio, le ex ragazze. Perché ogni volta che una storia finisce e ne comincia una nuova, sapete com'è, spunta sempre fuori la fotografia al mare o il libro dei testi dei Dire Straits con dedica – Natale '92, From here to eternity, Andreina. Che tenerezza.
E poi da un cassetto, da un armadio, da un angolo scuro, ecco comparire una maglietta, la bustina coi petali di rosa mummificati, un'audiocassetta con una compilation registrata apposta, e un paio di mutandine rosa come quelle della canzone di Battisti. Sì, pulite... che vi credete.
In quel momento, di fronte al ritrovamento di tali reperti, io non vorrei essere nei vostri panni, perché ci sono già passato e so cosa vuol dire.
Richiesta di spiegazioni.
Primo rabbuiamento del volto di lei.
Altre spiegazioni, questa volta non richieste.
Scenata di gelosia.
Tentativo di discussione sull'essenza dell'amore.
Muso per una settimana, e così via.
Perciò, ho deciso: stasera rovisterò tutta la casa, raggrupperò diligentemente le cose appartenute alle mie ex ragazze, farò una scatola per ogni ex e la porterò all'albergo delle cose.
Rita: quattro mesi insieme, box piccolo.
Francesca: un anno bruciato in fretta, box piccolo.
Susanna: tre estenuanti anni insieme, box grande.
Metterò i loro nomi sulla porta dei box e quando mi sentirò solo le andrò a trovare.
Le cose.
Passerò un po' di tempo nell'albergo delle cose, mi sentirò anch'io una cosa tra le cose.
E sarò ancora più solo.

martedì 16 giugno 2009

Gli androidi sognano pecore elettriche?

Può anche darsi.
Voli fantascientifici a parte, l'impatto che un androide antropomorfo potrebbe avere sulla nostra società, sulla nostra psicologia e sulla nostra cultura è solo in parte prevedibile.
E moltissimo dipenderà dal loro livello di intelligenza percepito, più che da quello reale.
Perché, come scrissi tempo fa, lo sviluppo dell'intelligenza artificiale è parecchio più indietro rispetto quello della robotica.
Già oggi possiamo produrre un androide antropomorfo con movenze simili ad un essere umano, e che simuli una risposta intelligente agli stimoli esterni (ad esempio, una conversazione con un essere umano)... ma non disponiamo dell'intelligenza necessaria a farne più che un costoso giocattolo da luna park.
Già, naturalmente ci sono dei costi.
Che vanno giustificati solo di fronte un'effettiva necessità.
Come a dire: c'è veramente bisogno di androidi intelligenti? Tutti i robot esistenti sono macchine estremamente specializzate (cioè molto brave a fare una sola, determinata cosa), costruite per svolgere incarichi pesanti, ripetitivi, pericolosi o di precisione.
Dare coscienza ad un robot lo renderebbe probabilmente più flessibile nei suoi impieghi, ma solleverebbe un gran numero di altri problemi (dimenticando per un attimo l'enorme complessità di "dare una coscienza" ad una macchina)... il primo dei quali potrebbe verosimilmente essere l'insorgere nell'uomo del cosiddetto complesso di Frankenstein, ovvero la paura atavica che la creatura si ribelli al creatore; che il "figlio" si traformi in "mostro".
Dietro questa paura c'è molta letteratura di genere, naturalmente, e scarso o nullo fondamento scientifico.
Ma l'irrazionalità è una componente potentissima della psiche umana, e condiziona le nostre scelte più di quanto noi stessi normalmente ammettiamo.
Anche se disporre di creature artificiali intelligenti potrebbe arrecarci indiscutibili vantaggi, non si può sottovalutare la risposta emotiva negativa che avrebbero su una parte di noi; il che ne potrebbe decretare il fallimento, commercialmente parlando... ricordate tutta la faccenda dell'Uncanny Valley?
Dopo tutto, si tratta sempre di oggetti molto costosi, e se non si intravederà una concreta possibilità di recuperare gli investimenti, è altamente probabile che gli androidi intelligenti non verranno mai messi in produzione, con buona pace di chi teme di venire assassinato nel suo letto dal suo robot-servitore.
Forse è una strada che l'uomo non imboccherà mai.
Per paura, per pregiudizio, per mancanza di vera necessità, o semplicemente perché non riuscirà mai a creare qualcosa che si possa definire "intelligente".
E gli androidi resteranno per sempre solo patrimonio della nostra mitologia, assieme i vampiri, i licantropi, gli zombie e il mostro di Frankestein.
Non proprio una gran bella compagnia.

lunedì 15 giugno 2009

Lost in Berlusconi

Prendete gli sceneggiatori e i creatori di Lost.
Radunateli attorno un tavolo. E, dopo la proiezione del filmato d'orientamento di prammatica, apostrofateli:
"Voi che avete tirato avanti per sei stagioni riuscendo a spiegare le cazzate più assurde, tirate fuori una storia che spieghi tutta la faccenda di Noemi". 
Non vedevo l'ora che cessasse il black out mediatico per poterlo postare.
E non sarò mai abbastanza grato a Luca B. per la segnalazione.

Donne che hanno turbato la mia adolescenza.


Barbara Bouchet
Nata nella Cecoslovacchia occupata dal Terzo Reich, si trasferì negli Stati Uniti fin dalla prima infanzia. Da ragazzino la vidi sulla copertina di Playboy e me ne innamorai all'istante.
Anche parecchi altri, se è solo per questo.
Riuscì a scrollarsi di dosso il pedigree di attrice della prima generazione della commedia sexy italiana riciclandosi nel fitness lanciando una serie di libri e videocassette di aerobica. Splendida anche a cinquant'anni in tutina da ginnastica.

Kate Bush
Vabbè, dai. Non ci sarebbe neanche bisogno di spiegarla. Ma ve la ricordate nel video di Babooskha?


Corinne Clery
Protagonista del terribile Histoire D'O, quasi certamente uno dei peggiori film di tutti i tempi, dove quando era molto vestita aveva addosso un collarino e lo smalto per le unghie. Devo aggiungere altro? È anche una magnifica dottoressa Doufor in 007: Moonraker.


Amanda Pays
La adoravo sin dai tempi del pilot di Max Headroom. Per quanto mi riguarda, quella corsa in tacchi alti sotto la pioggia l'hanno consegnata alla leggenda. Su Leviathan è meravigliosa dopodiché è sparita per sempre dagli schermi.


Lilli Carati
Lo so: alla fine è scivolata nel porno. Ma Lilli (all'anagrafe Ileana Caravati) aveva una bellezza e un'eleganza di lineamenti che sembrava farla galleggiare sopra il mare di schifezze a basso costo in cui si è trovata a fare da protagonista tra gli anni settanta e gli anni ottanta.
E poi all'epoca il silicone serviva solo come impermeabilizzante e i lifting se li permetteva solamente Liz Taylor.

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Phoebe Cates
Guardandola in altri film, non sembra più eccitante di una qualsiasi ragazzina disneyana che ti fa voglia di offrirle un gelato al pistacchio e di riaccompagnarla a casa per le otto. Eppure, adoro questa donna sin dai tempi di Paradise e, sostanzialmente, è la ragione per cui ho ascoltato più e più volte il 45 giri con la title track da lei cantata. Ognuno ha le sue perversioni.