lunedì 31 agosto 2009

[Life in Japan] Gente della metro, tipo 1.

Questo succede anche da noi, ma in Giappone il fenomeno è elevato all'ennesima potenza.
Si verifica nella metropolitana.
Vi mettete in fila ordinatamente con i giapponesi in valigetta e iPod alle orecchie. Arriva il treno, le porte si aprono, entrate, vi sedete, le porte si richiudono, il vagone riparte con un piccolo scossone e in quel momento, quasi avessero attivato un interruttore nascosto, i vostri compagni di viaggio cadono addormentati... quasi fossero vittime di una sorta di narcolessia da viaggio ferroviario che colpisce senza fare distinzioni tra sesso, età o ceto sociale.
Se non fosse per la presenza del passeggero di tipo 2, di cui vi parlerò in uno dei prossimi post, uno si potrebbe anche sentire finito all'improvviso in un film dell'orrore alla The Ring o alla Ju-On, ritrovandosi l'unico sveglio in un vagone di silenziosi dormienti illuminati al neon.
Li ho osservati.
Dormono senza muovere un muscolo, col capo reclinato sul petto, con gli auricolari bianchi nelle orecchie, con la borsa in grembo e con la ventiquattr'ore tra le gambe. Tra una fermata e l’altra, tra Asakusa e Shimbashi anche venticinque minuti. Altrimenti gli otto minuti certificati sul tabellone (e rispettati) tra Ogikubo e Shin-Nakano.
Dolcemente e senza sogni, come in Sonno Profondo della Yoshimoto.
Poi, obbedendo a non so quale meccanismo d'allerta interno, al momento debito ognuno esce dalla sua catalessi personale qualche secondo prima di arrivare alla sua fermata.
Si alzano, con lo sguardo da robot fisso davanti a loro, raccattano borse e sacchetti di carta e infilano la porta.
Impressionanti.

Per molti, ma non per tutti.

Ogni medaglia ha il suo rovescio, lo sapevate? Ok, immagino di sì.
Ora, il nuovo Snow Leopard reca con sé tante belle migliorie (i maligni insinuano che non sia altro che Leopard riveduto e alleggerito, ma passiamo oltre), come l’esecuzione a 64 bit, Grand Central, Open CL e l’accelerazione hardware in QuickTime X di H.264 (termini astrusi che non vi starò a spiegare, perché c'è chi lo sa fare molto meglio di me, come l'amico Leonardo che vi dirà tutto in parole semplici QUI).
Ma il prezzo da pagare non sono certo i 29 euro scritti sul talloncino appiccicato della scatola.
Gran parte di queste caratteristiche dipendono strettamente dall’hardware su cui si va ad installare: ad esempio, sappiamo già che bisogna avere un Mac Intel, ma questo da solo potrebbe non bastare.
È necessario che il Mac abbia un processore a doppio core, il che esclude anche il Mac mini del 2006, quello basato su Core Solo. OpenCL richiede una scheda Nvidia o Ati piuttosto recenti, e l’accelerazione hardware di QuickTime H.264 funziona soltanto coi chipset Nvidia 9400M... tagliando fuori, di fatto, tutte le macchine precedenti al 2008, compresi i più recenti Mac Pro.
Personalmente, avendo da poco acquistato un MacMini di ultima generazione, riesco a beneficiare di tutte le nuove tecnologie di SL, ma parecchi altri utenti rischiano di venire delusi.
Sul blog di Stephen Foskett esiste uno schemino piuttosto interessante, che chiarisce al volo chi potrà permettersi cosa. Mi sono permesso di tradurlo nella nostra lingua e di reimpaginarlo per una rapida consultazione per chiunque ne avesse bisogno o volesse anche solo schiarirsi le idee.
Cliccate, come al solito, per ingrandire.
PS Ma quanto è bello il leopardo delle nevi?

domenica 30 agosto 2009

Ma come può essermi sfuggito?

Scopro con orrore che questo Z-movie è del 2006 ed è fugacemente apparso nelle sale italiane lo scorso anno.
DEVO assolutamente vederlo.

sabato 29 agosto 2009

Growl.

Ho aspettato quasi un anno per installare Leopard (Tiger funzionava troppo bene per convincermi che poteva esserci di meglio), ma stavolta ho voluto seguire la massa e acquistare subito il nuovo nato di casa Apple, complice la strategia di marketing dalla felina aggressività che l'ha messo a disposizione degli utenti di Leopard a un prezzo ridicolo.
Tra oggi e domani lo installo e vi faccio sapere.
PS Intanto, vi posso dire che per la confezione non si sono sprecati: un pieghevole ha sostituito il manualetto cartaceo, gli adesivi ci sono ancora ma niente altro. E, ah sì, è la prima volta che Apple mette un animale sulla copertina di un suo sistema operativo, anche se da MacOS X 10.0 hanno tutti avuto nome di grandi felini.

venerdì 28 agosto 2009

[Life in Japan] Una visita al tempio.

Sì, lo so: gli AppleStore si assomigliano un po' tutti.
Mi resta sempre da vedere il cubo di cristallo sulla Quinta Avenue, ma si direbbe che per realizzarlo abbiano fatto le prove generali con lo store di Tokyo, nel quartiere Ginza.
Vi potrò sembrare di parte, ma è uno degli edifici a scopo commerciale più curati che abbia mai visto. Nell'AppleStore di Ginza, che si sviluppa su cinque piani, sembra di trovarsi dieci anni nel futuro.
Al terzo piano c'è un Internet Café che vi permette di navigare gratuitamente con degli iMac. Contrariamente a quanto pensavo, di Internet café non ne ho visti un granché in giro per la città, di wi-fi libere peggio che a Roma quindi vi consiglio di approfittare di questo.
Se non avete dimestichezza col giapponese, andate in Preferenze di Sistema (dovrete selezionare la quarta voce del menù mela, perché il sistema operativo è in kanji e non si capisce niente), selezionare Internazionale (quarta icona dall'alto) e trascinare "italiano" in cima alla lista, quindi riavviare il Finder o l'intero Mac (terzultima voce del menù Mela).
I commessi si incazzeranno perché dovranno risistemare tutto, ma lo faranno solo quando voi avrete controlalto la vostra posta e vi sarete dileguati.
Se vi farete pellegrinaggio, come ho fatto io, non perdetevi lo straordinario ascensore di vetro e alluminio spazzolato (ultima foto in basso) che non produce il minimo rumore.

giovedì 27 agosto 2009

Quasi me lo scordavo.

Vi è mai capitato di ricordarvi del compleanno di qualcuno solo all'ultimo momento, ma comunque entro la mezzanotte del giorno giusto?
Insomma, non è detto che gli dobbiate fate gli auguri entro le undici di mattina sennò non vale più, giusto?
Beh, io mi sono ricordato solo adesso che esattamente il 27 agosto di un anno fa aprivo questo blog e nei giorni scorsi pensavo di mettere un qualche post a commemorare il trascurabile evento, ma anche se sono le nove di sera passate credo di poterlo ancora fare a buon diritto.
Auguri, quindi al blog e grazie a voi tutti lettori che date un senso alle cazzate che vi scrivo sopra. Cento di questi giorni.

(sotto sotto, speravo di poter scrivere 70.000 come numero di visitatori raggiunti in un anno, ma non ci arrivo e devo accontentarmi dei 69.314 che segna il counter al momento in cui scrivo... cifra comunque assai ragguardevole per un progetto che era nato oziosamente in una sera di fine estate e che oggi raccoglie più di 300 visite al giorno.)

[Life in Japan] La metropolitana. Mito e realtà.

Vedete la scena qua sopra? Impiegati della subway tokyense in guanti bianchi pagati per pressare a forza di braccia i passeggeri nei vagoni per permettere la chiusura delle porte?
Ecco, a noi non è successo.
Ma forse perché era agosto, alcuni uffici e scuole erano chiusi e soprattutto non l'abbiamo mai presa nelle ore di punta (la mattina presto).
La frequenza e l’efficienza della metropolitana di Tokyo sono un qualcosa che le nostre città non possono far altro che sognare: all’ora di punta ci sono treni ogni due minuti e mezzo. I vagoni sono tutti dotati di aria condizionata e di piccoli video posti sopra i finestrini, che durante il tragitto intrattengono i passeggeri con pubblicità o avvisano circa le prossime fermate. 
Durante la nostra permanenza, l'abbiamo usata moltissimo. Le indicazioni sono sempre bilingue e la segnaletica è di una chiarezza esemplare. 
La pulizia, che ve lo dico a fare. Potreste mangiare sul pavimento. Non esiste semplicemente traccia di sporco o cartacce o cicche di sigaretta o qualsiasi altra cosa in terra. È quasi inquietante.
Tutto sembra essere stato fabbricato e montato sottoterra il giorno prima.
In parte lo si deve alla ferrea coscienza civica del tokyense medio, che mai si sognerebbe di gettare roba per terra e meno che mai prendere un pennarello e scrivere "Forza Totti" sulle pareti, e in parte a un efficacissimo servizio di manutenzione e pulizia.
Ho visto con i miei occhi solerti addetti lustrare le biglietterie automatiche e i corrimano delle scale mobili, e spolverare le pareti con appositi spazzoloni telescopici.
Cose che voi umani.

Una raccomandazione: non buttate il vostro biglietto finché non sarete di nuovo all'aria aperta. Vedete i tornelli elettronici qua sopra? Se entrare a sbafo è già difficile, uscire è impossibile: senza reintrodurre il biglietto nei tornelli, non si apre il varco e farete la figura dei deficienti e dei sottosviluppati con i milioni di giapponesi che vi guardano male perché bloccate lo scorrimento del flusso verso le uscite.
Quelle qui sopra sono le biglietterie automatiche. In ogni stazione ci sono tabelle dove è riportato il costo della corsa per raggiungere la destinazione desiderata. Le biglietterie accettano monete e banconote, danno il resto e hanno un pulsante che permette di scegliere la lingua inglese per i messaggi vocali e scritti. Non cercate altre lingue, l'inglese è già un lusso che i giapponesi concedono agli stranieri.

I vagoni si fermano esattamente in prossimità dei segni tracciati sui marciapiedi del binario, e vi si accede facendo ordinatamente la fila. Alcuni di essi, in seguito le proteste dell'utenza femminile che troppo spesso veniva molestata approfittando della calca inverosimile nelle ore di punta, sono riservati esclusivamente alle donne. La mattonella rossa che vedete qui sopra indica dove si fermeranno quei vagoni.
Quella che vedete qui sopra (cliccate per ingrandire) è un tracciato della Marunouchi Line. Noterete che le stazioni, oltre che un nome, hanno un numero progressivo. Ma non è su questo su cui volevo vi soffermaste: sono le cifre sotto il numero della stazione.
Indicano i minuti che impiegherà il treno a portarvi in quella data stazione.
E sono stampati, non su un display. Significa che non sono dati variabili.
Significa che con la metropolitana di Tokyo, potete rimetterci l'orologio.
Significa che da Shinjuku a Ginza, ci impiegherete 13 minuti, sempre e comunque.

mercoledì 26 agosto 2009

Possibile o probabile.


Tra gli innumerevoli oggetti di uso comune che hanno subito un'evoluzione e, in alcuni casi, una profonda trasformazione per mano della tecnologia, uno sembra continuare a sfuggire a qualsiasi cambiamento: i libri, forse perché sono già oggetti perfetti così come sono.
Ne parlai tempo fa QUI.
I libri che acquistiamo e leggiamo oggi sono del tutto identici a quelli di dieci, venti o cinquanta anni fa. 

Ma oggi i tempi sembrano maturi per imprimere una grossa svolta a questo supporto, che potrebbe avvenire prima ancora di quanto non immaginiamo.
Immaginate un libriccino, leggero e poco più ingombrante di un taccuino, che tutti che ci portiamo a spasso come un cellulare.
Possiamo leggerci il giornale scaricandolo da casa o dalle edicole, possiamo leggerci i libri scaricati in libreria senza negarci il piacere di una bella visita alla Feltrinelli gironzolando tra gli scaffali (sfogliandoli come oggi si fa con le schermate di un iPhone), possiamo usarlo come navigatore quando passeggiamo in luoghi che non conosciamo, Possiamo scattarci fotografie e conservarle come in un album, possiamo visualizzarci filmati e presentazioni col bluetooth, telefonare, fare conti, prendere appunti, eccetera eccetera.
Girato tra Parigi e Bruges, questo cortometraggio è un brillante esempio di 'futuro mostrato' e racconta le  vicende di una coppia nell'era del libro digitale, che fa invecchiare in un attimo qualsiasi reader di e-book attualmente sul mercato.
Il cortometraggio è stato realizzato per iniziativa del gruppo Editis e ha come obiettivo principale quello di lanciare una riflessione sulle innovazioni "probabili" del futuro... prossimo e remoto.
Ovviamente Editis non può affermare con certezza che saranno "possibili" o che non ci saranno altri sviluppi, ma intanto apre mirabilmente il dibattito con questi 9 minuti eccezionalmente ben girati e montati.
Dategli un'occhiata.

[Life in Japan] Viaggiare con stile.

A Tokyo ne girano come da noi la Vespa.
Pacchiano, esagerato, rasoterra.
In una parola: splendido.
Insomma, guardatelo: ci si potrebbe viaggiare in tre e stare ancora comodi.
E nel bagagliaio potete ficcarci anche un trolley di quelli che Ryanair non vi farebbe imbarcare in cabina.
È lo Yamaha Maxam 250.
Non importato, ahimé, in Italia.
Non vi ho ancora convinto?
Eccovene allora un altro.
È il Suzuki Gemma 250. La sella con pochissimo dislivello tra pilota e passeggero porterebbe, nelle intenzioni dei progettisti, ad un maggiore feeling tra i due.
Akira darebbe in permuta la sua moto e farebbe anche le rate per averne uno.
E anch'io, se lo vendessero anche qui.
Se vi sembra un mezzo troppo "tranquillo" per un biker duro e puro come sicuramente vi sentite, eccone una versione elaborata da qualche volenteroso. QUI il tuning completo.

martedì 25 agosto 2009

[Life in Japan] Cosa potete comprare.

Ok, è ufficiale: Tokyo ha appena scalzato NYC dal primo posto assoluto dei luoghi dove chiunque abbia un minimo di potere d'acquisto può acquistare praticamente qualsiasi cosa.
Anche e soprattutto quello che non sapeva che esistesse e di cui aveva disperatamente bisogno.
O anche no.
In ordine sparso:
Ciondoli per cellulare
Credo abbiano un nome specifico, e Alessio e Manuela ne hanno anche comperati una manciata, ma io continuo a dimenticarmelo.
Se vi piacciono questi leziosissimi arnesi, Tokyo è il posto che fa per voi. È tutt'altro che difficile imbattersi in negozi con le pareti letteralmente ricoperte. Io sono stato tentato da un piccolo Robocop, ma ho resistito.

Parrucche per cani e gatti
Sì. Lo so. Non ditemelo.
Sono esattamente quello che ho detto.
Perché qualcuno dovrebbe addobbare il proprio animale domestico con questi osceni toupé in colori acidi, è per me un mistero.
Ma se tali pervertiti ricevono in cambio una bella azzannata, è del tutto meritata.

Materiale per party
A visitare gli appositi reparti dei grandi magazzini nipponici, quali Tokyo Hands, sembra che, tutto sommato, ci siamo fatti un'idea sbagliata sulla serietà e la compostezza del popolo giapponese. Qualunque orpello, anche il più ridicolo (soprattutto il più ridicolo) possa venirvi in mente per rendere più colorata la vostra festa di compleanno, qui lo trovate in vendita.
Candeline a forma di personaggi dei cartoni animati? Ci sono.
Tatuaggi temporanei da sfoggiare per una sola serata? A centinaia.
Stampi incredibili per cubetti di ghiaccio? Non potete neanche immaginare.
Costumini e cappelli buffi? Che ne dite di uno a forma di torta alle fragole?

Cibo italiano
Per un occidentale, il cibo giapponese può essere un piacevole diversivo o una continua serie di delusioni. Ma, come in ogni città cosmopolita che si rispetti, i grandi negozi di alimentari hanno sempre un piccolo reparto dedicato al Bel Paese.
Per cui, se non vi infastidisce la cellofanatura sottovuoto e la bizzarra forma ovale, potete mangiare tutta la pizza da microonde che volete. Sì, anche quella con le fette di salame, le olive, e le patatine fritte che vedete nella foto (basta cliccarci sopra per ingrandirla). O, se preferite la pasta, avete a disposizione una serie di condimenti già pronti per riprodurre fedelmente i sapori italiani. 
Nella foto potete ammirare buste di Salsa Bolognese e Aglio e Olio Peperoncini.
Personalmente, avrei pagato di tasca mia per assistere a un giapponese che tirava su spaghetti alla bolognese con le regolamentari bacchette.

Frutta di lusso
Questa non è una leggenda metropolitana: in Giappone, la frutta costa cara.
In alcuni casi, carissima. E come tale, merita packaging e confezioni particolari. Per una confezione regalo da 16 pezzi di mikan (una specie di clementine) spendete circa 40 euro; ancora abbordabili rispetto i manghi, 71 euro la coppia.
I due eleganti grappoli d'uva nella fotografia costavano 5250 yen, poco meno di 40 euro.
Con la stessa cifra vi portate a casa un anguria di piccole dimensioni, ma se volete fare un figurone con gli ospiti non vi resta che acquistare l'anguria cubica, per 15.000 yen, poco più di 100 euro.