mercoledì 30 settembre 2009

Lassù, qualcuno ci guarda.

L'ho trovato non ricordo più dove, lo trovo divertente e ve lo ripropongo (non sono riuscito a trudurlo tutto, mi spiace). Cliccateci sopra per ingrandire.

martedì 29 settembre 2009

È un complotto!



Ieri sera mi è venuto in mente Marco, un mio vecchio amico.
Andavamo al liceo artistico insieme, parlavamo di arte, di musica, di donne, andavamo a disegnare assieme gli angeli a Ponte Sant'Angelo su enormi fogli di carta da spolvero.
Marco aveva capito con vent'anni di anticipo su Naomi Klein che la nostra vita quotidiana è influenzata più dagli oggetti di cui ci circondiamo – che siano la tua macchina o la tua canzone preferita – che non dalla politica, impotente di fronte alle nascenti strategie di marketing globale.
Il mio amico veniva a scuola con la Lambretta di suo padre.
Bianco sporco e rosso amaranto, design funzionalista, sellino sdoppiato duro come un sasso, produzione italiana, da zero a cento in... a cento non ci arrivava.
Suo padre l'aveva vinta nel 1959 alla lotteria della Festa dell'Unità della sezione "Nuova Tuscolana" Galleria Cosmopolis.
Il mio amico la guidava orgoglioso, consapevole del valore politico insito nell'impegnativo gesto di pigiare la pedivella d'accensione della sua motoretta anticapitalista.
Passarono gli anni, i socialisti, tangentopoli, e arrivò Berlusconi. Una sera reincontrai Marco da Bibli, una delle mie librerie preferite, e ci mettemmo a parlare.
Tra le altre cose, mi disse: "Tu hai paura di Berlusconi. Io ho paura di Valeria Marini. E sai perché?" E ha iniziato una lunga spiegazione che io non vi so riassumere ma che grosso modo verteva sul fatto che se una come lei sono anni che fa la finta oca dallo schermo coglionandoti con uno sbattito di ciglia finte ti passa subliminalmente una certa visione del mondo, conformista, sessista e reazionaria.
Io lì per lì non ci ho fatto caso. Mi sono intristito e l'ho salutato dubbioso. Finché ho visto la Marini nello spot della Lambretta – divenuta nel frattempo cinese – scendere da un'auto in panne, salire sul sellino della nuova Lambretta Pato e dire al poveraccio "Vado con lui, perché lui ha Pato".
"Pronto. Sì l'ho vista. Avevi ragione. Marco ma la Lambretta ce l'hai ancora? Vengo da te. No pasarán".

domenica 27 settembre 2009

Il matrimonio del mio migliore amico.

Matteo e Ilana passano dai rispettivi "io" a un più completo "noi", ed è una giornata bellissima.
Matteo mi ha espressamente proibito di pubblicare foto del lietissimo evento, e io rispetto il suo desiderio ma...
...nessuno ha parlato di video.

Ancora auguri, amici miei.

giovedì 24 settembre 2009

Ne ho bisogno.

Considerato che:
- me ne strafrego del digitale terrestre;
- alle partite di calcio (trasmesse in 16:9) preferisco dedicarmi ai lavori forzati socialmente utili;
- che varietà pseudomusicali, quiz a premi, fiction e reality di ogni ordine e grado (trasmessi ancor oggi in larga parte in 4:3) fosse per me potrebbero cessare oggi e per sempre le trasmissioni, questo televisore LCD Philips Cinema 21:9 con diagonale da 56 pollici è da oggi ufficialmente il mio Nuovo Oggetto Del Desiderio.
Ovviamente concepito espressamente per i cinefili, include tutta una serie di tecnologie (come il Perfect Pixel HD, l’Ambilight Spectra, 200 Hz, contrasto 80.000:1, funzione NET TV per consultare internet, risoluzione a 2.560×1.080 pixel, cinque porte HDMI 1.3a, DLNA e Wi-Fi) che francamente, passano in secondo pieno davanti la fantastica possibilità di di riprodurre i film in formato 2.35:1 o 2.40:1, ossia nel loro formato originario e senza bande nere.
Visto alla Fnac.
Un assegno di 3800 euro e sarei un uomo felice.
Si accettano regali.

mercoledì 23 settembre 2009

[RECE] District 9

District 9 di Neill Blomkamp nasce con Alive in Jomberg, un bel corto che partiva dalla felice intuizione di un film non memorabile come Alien Nation filtrato attraverso l'occhio del reporter di guerra, aggiungendo al mix delle trovate prese pari pari da videogiochi (primo tra tutti: Halo 3 di cui Blomkamp ha firmato degli eccellenti corti, che potete trovare QUI).
Tuttavia il taglio documentaristico stile Cloverfield e Rec si consuma nella prima mezz'ora, lasciando spazio a un montaggio più convenzionale per il resto del film... senza che se ne senta troppo la mancanza, a mio giudizio.
Questo rende District 9 un film un po' a metà tra quello da cui deriva e un convenzionale blockbuster senza essere nessuno dei due, non diventando per questo un prodotto scadente... anzi.
A parte l'eccellente prova d'attore di Sharto Copley, il design degli alieni superbamente animati in CGI, le scene d'azione perfettamente coreografate, il montaggio convulso, la pellicola vince sul piano dell'emozione e del coinvolgimento e merita di essere vista anche solo per questi aspetti.
Il secondo livello di lettura di District 9 è una critica piuttosto palese alle forme di razzismo, discriminazione, sfruttamento del "diverso" e via di seguito. E, sotto questo aspetto, il film è più debole, semplicistico, quasi accademico nelle sue figure archetipe, ma non per questo brutto.
A conti fatti, questo District 9 è un film onesto, sia che lo vediate come un fantascientifico, sia che vogliate intenderlo come qualcosa di più complesso, ardito e pretenzioso.

Come imparare ad amare il cosplay, 1

Oggi vi parlerò di nuovo di cosplay.
Immaginate di avere una bella idea nella testa, ma pochi mezzi o poca manualità per confezionare un costume che sia appena migliore di quelli comperati in qualche negozio di articoli carnevaleschi.
Ok, magari non avete tempo e denaro, ma madre natura vi ha dotati di un discreto fisicaccio.
Ecco la soluzione per voi: dipingetevi direttamente addosso il costume del vostro supereroe/supereroina preferito.
Gli artisti Larus and Henny dimostrano in QUESTA galleria come sia possibile fare un'ottima figura sfilando con addosso poco più che un po' di pigmento colorato.
Ora vi lascio, vado a fare un po' di addominali. Parecchi addominali.

martedì 22 settembre 2009

[Life in Japan] Sì, ma quanto mi costi?

Alla fine della fiera, andare/vivere in Giappone quanto costa?
Andare: dipende dal periodo. Si può trovare un biglietto di andata e ritorno per 500 euro più le tasse, viaggiando in bassa stagione. Noi abbiamo pagato circa 900 euro con un volo Alitalia/JAL andando in agosto, e credo che sotto le festività più comuni le tariffe non si discostino troppo.
Un altro luogo comune è che una volta laggiù il costo della vita sia proibitivo.
Ma se penso quello che pago qui a Roma, non mi sembra tanto cara la vita in Giappone... voi riuscite a mangiare con 15 euro a cena in Italia, se prendete qualcosa di diverso da una pizza margherita o un kebab?
La media dei costi per la colazione è di 650 yen, il pranzo può variare dagli 800 ai 1200 yen, a mangiare a strafottersi.
Se volete permettervi qualcosa di più "lussuoso", spenderete per la colazione 1000 yen, il pranzo 1500 yen e 3000 per la cena.
Altrimenti, fate la colazione alla caffeteria o al McDonald's (3 euro), e a pranzate a Yoshinoya dove il piatto tipico costa 4 euro. Una bottiglietta d'acqua minerale al distributore automatico costa 110 yen (80 centesimi), e una di Coca Cola 140 yen.
Probabilmente i trasporti sono la cosa più cara in tutto il viaggio. Biglietti di metropolitana e bus sono cari ma almeno funzionano molto bene e sono sempre in orario.
La benzina è più economica che non da noi. Se prevedete di girare tanto con il treno, esiste un biglietto per stranieri (JR Pass): deve essere comprato in Italia prima di partire e viene convertito in biglietto alla stazione.
Per l'alloggio, gli alberghi di Roma sono altrettanto cari che non quelli di Tokyo od Osaka. Le stanze sono un po' piccole per gli standard europei.
Se volete provare un'esperienza più "antico Giappone", prenotate in un ryokan, le locande tradizionali, ma vi costeranno qualcosa in più, e avrete meno comfort.
Se poi avete un budget particolarmente risicato, ho fatto qualche ricerca per voi.
Intanto, fatevi un giro sulla pagina del sito di Alitalia chiamata Cerca le Occasioni.
L'Alitalia non è una delle migliori compagnie con la quale viaggiare, il personale di bordo non si sa in base a cosa è stato reclutato e si mangia malissimo, ma se normalmente si possono trovare voli per Tokyo a 537 euro, proprio quest'anno Alitalia ha fatto delle promozioni offrendo voli per il Giappone a prezzi stracciati: 363 euro andata e ritorno. Ovviamente, scordatevi di partire in agosto o sotto le festività.
Per dormire a Tokyo ci sono moltissimi ostelli in con prezzi eccezionali come ad esempio quelli chiamati Sakura.
L'alternativa, che potreste prendere in considerazione anche solo per qualche notte per provare l'ebrezza di qualcosa che esiste solo in Giappone, è dormire in un Capsule Hotel. Ce ne sono in tutta la città tra cui il Capsule Inn di Akihabara che costa 4000Yen (circa 30 euro) ed l'Asakusa Capsule nell'omonimo quartiere che costa 3000Yen. Potete dormire quindi anche in zone centrali spendendo tra i 20 e i 30 euro a notte oppure accontentarvi di una minuscola stanzina in un "manga internet kissa" pagando meno che in una sordida pensioncina italiana.Altri suggerimenti per risparmiare quattrini:
• Se mentre siete in giro dovete andare alla toilette lasciate perdere i bagni a pagamento che di tanto in tanto trovate nelle stazioni e usate quelli di un qualsiasi centro commerciale, sempre pulitissimi.
• A Tokyo potete visitare un sacco di luoghi gratuitamente; invece di pagare 1300Yen per andare sulla Tokyo Tower a Roppongi, per vedere il panorama salite gratuitamente all'ultimo piano del Tokyo Metropolitan Government Office a Shinjuku e invece di pagare l'ingresso per il giardino Shinjuku Gyoen andate nel vicino parco di Yoyogi.
Visitate gratuitamente il mercato del pesce di Tokyo (Tsukiji) dove se arrivate intorno alle 6del mattino potete assistere alla folkloristica asta dei tonni per poi fare colazione a base di riso e pesce crudo in uno degli economici kaiten sushi della zona.
Se vi interessano i templi andate ad Asakusa, zona un po' turistica ma dove comunque oltre ad un mercatino potete scattare tutte le fotografie che vorrete ai templi.
• Per fare qualche acquisto senza vendervi un rene, andate nei negozi "100Yen" dove trovate moltissimi oggetti a questo prezzo oppure fate un salto da Donky Houte, un negozio in franchising a Shinjuku vicino al quartiere Kabuki-cho dove si trova di tutto.
Una cartolina costa 100 yen, e potete portarvi a casa un kimono completo di accessori per meno di 7000 yen.
• Ricordate che in Giappone il sistema di trasporti è concepito da rendere impossibile viaggiare sulla metropolitana senza biglietto. Potete risparmiare comperando una Suica, una card ricaricabile, o percorrendo la città a piedi, soluzione che non ve ne farà perdere neanche un metro e gioverà alla vostra linea.

lunedì 21 settembre 2009

Vengo. Non vengo. Ma mi si nota di più se...

Leggo che è entrata nella fase finale di sperimentazione una pillola che promette di "rendere disinvolto e sicuro di chi sé in qualunque contesto chi è colpito da forme di ansia sociale"...  in poche parole, una pillola contro la timidezza.
E stiamo parlando – perdonate il mio riduzionismo – di relazioni pubbliche, rapporto tra i sessi.
Non vi intratterrò in questo post raccontandovi se io sono timido o se faccio finta, e non vi rivelerò neppure il decalogo per vincere la timidezza, e men che meno mi attarderò sulla suddetta pillolina – che tanto non funzionerà perché nessuno avrà mai il coraggio di entrare a chiederla in farmacia: "...Scusi? Vorrei... che ore sono? Ah di già! Grazie... le spiace se rimango un po' qua?... Quanti dentifrici..."
No, io vi dirò invece come fare della timidezza un'arma sociale mortale e definitiva.
Vi spiegherò come creare uno psicoclima artificiale temperato anche nelle situazioni più gelide.
Il segreto, adattando alla situazione una battuta di Nanni Moretti, sta tutto nella differenza tra il timido squallido e il timido creativo.
Vi faccio un esempio, dei più comuni.
Andate a una festa.
Entrate.
Non c'è musica.
Stanno tutti zitti e vi stanno guardando.
Voi avreste voglia di piangere, ma non lo fate.
E così facendo vi trasformate in timidi squallidi. Vi mettete di profilo accanto alla finestra, fumate, vi schiarite continuamente la voce e al limite controllate nevroticamente se vi sono arrivati messaggi al cellulare.
Ed è qui l'errore. 
Se entrate a una festa ed avete voglia di piangere, piangete! Pensate: voi in mezzo una festa di idioti che vi disperate, piangete, ululate addirittura. Si sentiranno tutti immediatamente in colpa, completamente inadeguati, impreparati: in una parola, timidi. A quel punto, voi alzerete gli occhi, gonfi di lacrime, guarderete quei bastardi uno a uno finché non avranno alzato lo sguardo e poi urlerete con quanto fiato avete in gola: "È una festa di merdaaaaaaaaaaaa!"
Ecco: la differenza tra il timido squallido e il timido creativo sta tutta qui: il primo pensa continuamente: "Che cazzo ci faccio io qui. Che cazzo ci faccio io qui. Che cazzo ci faccio io qui". Mentre il timido creativo, al contrario, pensa: "che cazzo ci fate voi qui!"

domenica 20 settembre 2009

[RECE] Watchmen

Bel tentativo.
Se avete letto anche voi Watchmen, graphic novel di quasi quattrocento pagine, forse uno dei pensieri che vi siete fatti chiudendolo è: "Splendido, ma non filmabile".
Credo sia il principale pregio/difetto di un'opera articolata, complessa e visionaria come quella di Moore che – pur apprezzando le scelte estetiche di Snyder (L'Alba dei Morti Viventi e 300) – portata sullo schermo diventa necessariamente verbosa e via via sempre meno capace di gestire le tesi sostenute da una sceneggiatura tanto sofisticata.
Di notevole c'è l'adesione stilistica al fumetto originario: probabilmente una delle riduzioni cinematografiche più fedeli al design dei personaggi e a moltissime delle sequenze disegnate da Dave Gibbons (la scena su Marte è di una bellezza da togliere il fiato, e posso solo rammaricarmi di non essere riuscito a guardarla al cinema), e in secondo luogo il nuovo finale studiato per il film, perfettamente coerente e altrettanto potente che non quello del fumetto, tanto da far dimenticare la sottotrama dei Racconti del Vascello Nero... una delle cose più interessanti della graphic novel originale, assente in una pellicola che sfiora il già pericoloso limite delle tre ore di durata.
Per contro, Snyder non è riuscito a ricreare la sensazione di incombenza, di inevitabilità, di avvicinamento all'olocausto che Moore aveva evocato con elementi grafici, con l'utilizzo di personaggi apparentemente insignificanti, con il racconto di storie quotidiane, con l'onnipresenza dei media e con piccoli elementi subliminali che portano il lettore in uno stato d'ansia crescente fino alla (apparente) catarsi violenta delle ultime pagine.
Nel film di Snyder tutto questo manca: per motivi evidentemente pratici il regista ha eliminato questi dettagli sostituendoli con il suo linguaggio, elegante e di grande solidità visiva, ma il suo linguaggio.
Non ho poi particolarmente apprezzato le superumane doti atletiche che tutti i personaggi sembrano possedere (fatto che snatura un poco una delle trovate della vicenda che vedeva i supereroi alla soglia dell'età pensionabile) e qualche spettacolarizzazione superflua ma comprensibile nell'ottica della vendibilità... ma tutto sommato, come ho detto, bel tentativo.
Resta la curiosità di sapere cosa ne avrebbe tirato fuori Terry Gilliam, che fu il primo a mettersi sul progetto, ma è andata in un altro modo, e in questo universo abbiamo avuto gli Watchmen di Snyder.
Adesso sarebbe bello avere Elektra: Assassin portato sullo schermo da Oliver Stone e The Dark Knight Returns da Ridley Scott... sognare non costa nulla.

sabato 19 settembre 2009

Break to the Future.

Semplicemente geniale.

Dei ragazzi di The Jackal ne avevo già viste, ma questo è fantastico.

venerdì 18 settembre 2009

Storie di grafici, 7 - Alla ricerca del tempo perduto.

È un bel pezzo che non vi racconto qualche bella Storia Di Grafici (controllate i tag), non perché non continuino ad accaderne, anzi... semplicemente, sapete com'è, mi sono preso una piccola pausa.
Ma oggi ne ho una per voi assolutamente tipica, un classico oserei dire.
Scommetto che vi è già capitato di lavorare con scadenze impossibili.
Spesso, però, è tutta colpa degli account: gli account hanno sempre colpa di qualcosa.
Probabilmente è da imputare a loro anche il buco nell'ozono (non immaginate quanta lacca spray usano) e l'estinzione dei dinosauri (ok, la faccenda è ancora allo studio).
Ad ogni modo...
Sono le 9.30 di mattina e il Mac si sta pigramente avviando quando un'account viola la mia privacy (alle 9.30 ??? che fa qui? chi l’'ha fatta entrare?).
"Ho un problema!”
"Benvenuta nel club più grande del mondo...”
"Non fare lo spiritoso!”
"Non era mia intenzione”.
“Ci è appena entrata una gara per [nomeimmensasocietà]".
“Aspetta, aspetta. Fammi indovinare le tue prossime parole”. Socchiudo gli occhi e protendo le mani in avanti con fare teatrale. “Ecco... vedo... vedo... Tu... stai...per dirmi... che vuoi un visual... entro... l’'ora di pranzo”.
“No! Mi serve tra un’'ora!"
(sempre con gli occhi socchiusi) “E ora... vedo... un AD... che dice... attàccati al cazzo...”
“Non puoi farcela tra due ore?”
“Non ci pensare nemmeno. Ho già abbastanza da fare con [elencosenzafinediclienti]".
“Quando me lo puoi fare?”
“Ecco una domanda sensata. Diciamo per stasera, e comunque aspetto un brief sulla mia email”.
“Ma È TROPPO TARDI!!”
“Senti, non puoi entrare qui la mattina con un lavoro nuovo di cui, per inciso, non so assolutamente niente e pretendere di avere un visual sfornato di fresco in un’'ora. Vedi qui cassetti con su scritto visual geniali già pronti?”
L’'account emette un gemito. “È che non vorrei perdere un cliente così importante”.
“Va bene. Allora cerca di guadagnare un pò di tempo col tuo prezioso cliente”.
“E come faccio?”
“Mi prendi in giro? Telefona al tuo referente, raccontagli qualche panzana – che voi account l’'unica cosa che sapete fare è aprire la bocca e dargli fiato – e posticipa la presentazione a stasera”.
“Ma non so se ce la farò...”
“Questo è un problema tuo, se ci pensavi prima di cinguettare ‘okay, tutto ciò che volete’ al tuo cliente non ti mettevi nella posizione di dover elemosinare qualche ora”.
L’'account se ne va a pensare a quale balla può raccontare al suo preziosissimo cliente senza scatenare incubi terrificanti, ed io vado avanti con il lavoro solito.
Circa un quarto d’ora dopo suona il telefono...
Hola, hai qualcosa da farmi vedere?”
“Sei scema? Sei appena uscita di qui. E poi, mi hai mandato il brief?”
“Ehhhhhmmm.... ma certo"”.
Ancora mentre sta parlando, clicco su Invia e ricevi di Entourage. Non c'è niente.
“Stai mentendo”.
“Eerr... guarda, dovresti averlo ora”.
“Come se non sapessi che me lo stai inviando adesso”.
Dopo un’'ora circa le mando un primo visual.
Hellò, non è male, certo che se gliene presentassi un altro paio sarebbe veramente figo!”
“No. Non ho abbastanza tempo”.
“Ma questo è un cliente veramente importante...”
“Allora digli di aspettare un pò e avrà più visual da cui scegliere”.
“Ma tu ci metti troppo tempo”.
“Devo riaprire il mio cassetto ‘visual geniali già pronti’?”
“Hemmm... non si può riciclare qualcosa di già fatto?”
“Eh?”
“Voglio dire... qualcosa che un altro cliente ha scartato ma che potrebbe andar bene per [nomeimmensasocietà]...”
“L'idea è di certo seducente, ma molto poco professionale, tu cosa ne dici?”
“Il fatto è che abbiamo poco tempo”...
“No, tu hai poco tempo, perché non ne hai preso abbastanza. Diciamo che avresti dovuto consultarti con me, prima di promettere cose che non puoi mantenere”.
“Vabbé, ma, che succede ricicliamo un vecchio visual?”
“Che il mio lavoro ne verrà svilito. Che il cliente se ne accorgerà e non ci darà più lavoro. Che [nomeimmensasocietà] subirà un brusco calo d'’immagine. Fallirà e trascinerà con se migliaia di persone e centinaia di società che si reggevano sul suo indotto. Ci saranno ripercussioni sull'economia mondiale. Il caos dilagherà e il mondo così come lo conosciamo avrà fine”.
“Cerco di ottenere altro tempo”.
“...io e te fineremo entrambi sul marciapiede, io a disegnare Madonne e tu a mercificare il tuo corpo per sopravvivere”.
“Ho detto che ora li chiamo”.
“Brava"”.

giovedì 17 settembre 2009

Guarda e impara, 17

Riprendiamo con le vecchie, sane abitudini, proponendovi le Campagne Che Non Vedremo Mai In Italia™, perché troppo avanti per il nostro Paese.
Sì, sono un invidioso, e allora? Ne ho ben donde.
Questa è Bad Food, Bad Dog, una spassosa multisoggetto firmata dalla Prolam Y & R di Santiago del Cile per la Nutri Balance, che produce cibo per cani.
Il principio su cui si basa è molto semplice: il cane è il miglior amico dell'uomo, ma il minimo che l'uomo può fare in cambio è non dargli da mangiare le prime porcherie comperate al discount a cinquanta centesimi al chilo.
Altrimenti?
Beh, Fido potrebbe capire l'antifona e prendersi qualche piccola rivincita...

PS la mia preferita è senza dubbio la seconda.

[Recensione] Ricatto d'amore

Uhm... la faccio breve.
Trascinato quasi inconsapevolmente alla visione di questo Ricatto d'amore, dopo essermelo sciroppato (mai termine è stato più appropriato) almeno voglio mettere in guardia gli incerti, se non coloro che di questo genere (la commedia romantica) ci campano: lasciate stare.
Non c'è traccia di una sola idea originale per tutto il film, sostanzialmente un cumulo di situazioni già viste e prevedibili servite in glassa zuccherata e con la rediviva Sandra Bullock (aveva finito i soldi?) come ciliegina, offerta in una scena "di nudo integrale" fortemente propagandata dai media ma in realtà "addomesticata" e da tv dei ragazzi.
Se volete divertirvi con un soggetto di questo tipo, recuperate l'ottimo Green Card con la MacDowell e Depardieu. Al prezzo di un noleggio, starete più comodi e vi divertirete di più.

PS Per il poco che si vede, va detto che la Bullock si è mantenuta in ottima forma.

mercoledì 16 settembre 2009

Questa sì che è vita.

I Simply Red si sono sciolti. I Simply Red erano in cinque.
Ora, se già in due normalmente è un problema, figuriamoci in cinque.
"Mick hai portato il dentifricio?"
"No, l'ha preso Tony".
"Tony? Ma se Tony ha lasciato il gruppo quindici anni fa!"
"Ah! E chi suona il basso?"
"Ma sono io il bassista testa di cazzo".
"Ah scusa..."
"Mick?"
"Eh?"
"Ce l'hai o no sto cazzo di dentifricio?"
"Ma a che ti serve il dentifricio?"
"Ma tu lascia perdere... ce l'hai o no?"
"No, non ce l'ho il dentifricio".
Ecco, questo problema del dentifricio – che potrebbe sembrare apparentemente banale – in realtà non lo è.
Lasciamo il gruppo ad cinque e torniamo alla coppia da due. Un mio amico ha litigato furiosamente con la fidanzata che lo accusava di spremere il tubetto del dentifricio dalla parte sbagliata, cioè non dal fondo.
Il mio amico sosteneva che non esiste la parte giusta da cui spremerlo, se no non potresti spremerlo da ovunque. Potresti spremerlo solo dal fondo. Il mio amico è chiaramente un empirista.
la sua ragazza diceva che un criterio pragmatico ma anche estetico evidenzia come il tubetto vada spremuto dal fondo, lasciando la parte cicciotta in cima.
Allora il mio amico rispondeva: "Ma come cacchio fai a pensare al tubetto del cazzo con tutto quello che succede?"
Lei diceva: "Ecco arriva l'anima del mondo, l'uomo che pensa ai massimi sistemi".
Lui al mandava affanculo e lei di cuore rispondeva.
Lui, che anche nei momenti difficili era un tizio raffinato, andava di là, metteva su un disco dei Simply Red, chiudeva gli occhi, si sentiva con loro in tournée e li invidiava. "Il tubetto... altro che tubetto... musica, poesia, grandi emozioni, quella sì che è vita".

Fanfrulloni astenersi.

E poi non dite che le ragazze migliori sono già prese.
Stefania è meravigliosamente single, non ha vincoli familiari, mariti nascosti o figli a carico... neanche una tartaruga o un pesce rosso. Non è autistica, schizofrenica, bulimica, anoressica, psicolabile, narcolettica, dissociata (parlando con rispetto delle sopracitate categorie).
Non ha una gamba di legno né – ahimé - tette rifatte.
Sa mettere ben più che due parole in fila e ha una risata contagiosa come quella di una ragazzina.
Se non fossi già preso, magari l'avrei già portata fuori per un drink, ma non è detto che non possiate farlo voi.
Requisito fondamentale: non siate fanfrulloni con lei. Ha già dato, grazie.

martedì 15 settembre 2009

[Life in Japan] Cartoline da Kyoto

Tornare da un posto come il Giappone, dopo un po' inevitabilmente ti fa chiedere se per caso non ti sei sognato tutto.
Specie se porti con te ricordi di luoghi che non sono solo Tokyo (sostanzialmente la versione nipponica di una megalopoli occidentale), ma anche e soprattutto di Kyoto, a tutti gli effetti la culla della civiltà giapponese.
Kyoto fu la capitale del Giappone dal 794 alla fine del 1300, quando visse il suo periodo più florido, sotto la dinastia imperiale. È esattamente in questo periodo che la civiltà giapponese cominciò la sua emancipazione da quella cinese (da cui deriva).
Kyoto è anche l'unica grande città giapponese ad essere stata risparmiata dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, e per questo motivo ha conservato la maggior parte degli edifici storici: templi buddisti, santuari scintoisti, palazzi imperiali e case in legno.
Nessun viaggio in Giappone è completo se non la visitate.
Queste fotografie, selezionate tra le centinaia scattate laggiù, possono aiutare a dare l'idea del luogo straordinario e fuori dal tempo di cui vi parlo.
Bon voyage.

lunedì 14 settembre 2009

iPad.

Tutta la storia QUI.

[RECE] Segnali dal futuro

In realtà, poteva andare peggio.
È un pasticcio di generi, che parte come un horror, diventa fantascientifico e infine mistico-catastrofista, ha un finale epicheggiante ma non epico e addirittura un paio di sottofinali evitabili... ma ai punti strappa la sufficienza.
Alex dice le stesse cose (ma meglio) nella sua recensione.
Detestabili tutti i personaggi, dal primo all'ultimo (l'ennesimo film americano con bambini odiosi nel copione... ormai non commento neanche più), Cage è il replicante di se stesso, ma Proyas dimostra di possedere un certo mestiere e due ore di più che discreto intrattenimento domenicale ci stanno tutte.
Insomma, non è molto ma neanche pochissimo.
Ah... la scena del disastro aereo è quasi migliore di quella finale. Non socchiudete gli occhi.

sabato 12 settembre 2009

Tette. Tette. Tette.


L'idea me l'ha data il collega blogger Simone col suo post.
Il presupposto è che titoli di questo tipo fanno schizzare ai primi posti di qualsiasi motore di ricerca il blog che li include, aumentando esponenzialmente il numero di accessi degli schiavi della ghiandola mammaria (Elio docet) presenti sempre in larghissimo numero nella Rete.
Tentativo patetico, vero? Sono d'accordo con voi.
Ma provare non costa nulla.
E, del resto, è proprio di tette che vado a parlarvi, signori miei.
Il seno è un caso praticamente unico nell'evoluzione: da organo deputato al nutrimento dei figli a forma di stimolazione visiva e richiamo sessuale in meno di quarantamila anni: mica male.
Accadde tutto quando la donna si stufò di camminare carponi e sviluppò la posizione eretta e – già che c'era – si liberò di un sacco di peli superflui (ok, una parte è sopravvissuta fino ad oggi, ma adesso c'è l'epilady) e di colpo quella zona divenne molto, molto importante.
Fu proprio grazie alla nuova visibilità acquisita che il seno accrebbe le sue mere funzioni di dispenser di latte materno.
La forma del seno mette in evidenza proprio i capezzoli, che nel processo evolutivo umano hanno visto una crescita esponenziale delle loro terminazioni nervose, facendone un importante centro di stimolazione e – ovviamente – di richiamo sessuale.



Proprio coi capezzoli ha giocato il Loreffrey Studios, un duo di fotografi newyorchese, (a mio parere non più o meno in gamba di parecchi altri) che di recente ha visto aumentare a dismisura il loro page rank grazie ad una trovata di quelle che mi stimolano, e cioè basata sulla percezione umana.
L'esperimento dei due è stato quello di fotografare una serie di donne, nude dalla vita in su, e poi di rimuovere con pochi, sapienti colpi di Photoshop, i loro capezzoli.
Il progetto si chiama Nipple Non Grata, ed è nato dalla seguente domanda: rimuovendo i capezzoli al computer si può rimuovere anche il rinvio sessuale del dettaglio fisico, e, in ultima analisi, desessualizzare la donna?
Giudicate voi.
Quello che mi colpisce, personalmente, è quanto una minuscola variazione rispetto al "canone" possa essere decisiva nella trasmissione, e ricezione, del messaggio che un corpo vuole comunicare... con particolare riferimento alla donna (ab)usata nella pubblicità.

PS per chi è arrivato qui seguendo la keyword per le allodole, QUI la foto della (splendida) Tera Patrick in apertura. Uncensored, come merita.

venerdì 11 settembre 2009

Just a minute.

Mi piace, mi piace il senso di colpa collettivo che attanaglia gli italiani ogni volta che ricorre la funesta data dell'11 settembre 2001.
Mi piace vedere trasmissioni televisive con nani e ballerine diventare report scarni e tristi sulla tragedia.
Mi piacciono queste conduttrici che per una volta mi guardano senza sorridere, perché un po' mi fa pensare che in realtà si sentano in colpa per quello che fanno tutti gli altri giorni. Io non voglio fare cose che non farei tutti i giorni. Mi piace vedere ignobili show del pomeriggio iniziare con la retorica ipocrita del lutto: venti, trenta, a volte un minuto di veloce e subitanea espiazione, quasi un nuovo modello di commercio delle indulgenze.
Questa moda del minuto di silenzio, in gran voga ovunque. Alla tv. Negli stadi. Nei luoghi di lavoro. Che poi, è veramente un minuto? Chi è il grande cronometrista del lutto collettivo?
Per esempio allo stadio normalmente viene abbreviato: venti secondi, trenta al massimo.
Nei luoghi di lavoro dura effettivamente un minuto, ed è un minuto eterno.
In tv non si sa quanto dura, e non è importante, forse non lo fanno neanche e mettono un fermo immagine.
Tuttavia il pensiero che mi attraversava la mente stamattina guidando verso il lavoro, era questa: cosa pensano tutti, veramente, in quel minuto in cui sono costretti a pensare, guardandosi le punte delle scarpe?
Mi faccio questa domanda dal tempo in cui, in chiesa, guardavo i fedeli tornare al proprio posto dopo la comunione, inginocchiarsi, prendere la testa tra le mani e pensare, in silenzio. Io, sbirciando tra le mani, guardavo a destra e a sinistra e a mia volta pensavo: "Ma a che cazzo stanno pensando?"
Il fatto è che ero troppo timido per spezzare questo tacito accordo, il muro di omertà che vietava a tutti di porsi la domanda scandalosa: "scusa, ma... a che cavolo stai pensando?"
Insomma, non vorrei apparirvi troppo materialista e nemmeno troppo superficiale: il fatto è che forse il pensiero in sé non esiste. Ci sono pensieri, cose a cui pensare.
Ed è per questo che vorrei che tutti, nel minuto di silenzio, a voce alta dicessero quello che stanno pensando in quel momento. Così, oltre che risolvere finalmente il mio trauma infantile, potremmo almeno una volta, per legge, rispondere alla domanda fondamentale: "Scusa, ma a cosa stai pensando?"

giovedì 10 settembre 2009

Molto fumo e poco arrosto.

Consueto report sull'evento Apple di ieri sera al centro Yerba Buena di San Francisco, che ha visto il ritorno sul palco di Steve Jobs, ritornato al lavoro a Cupertino a fine giugno dopo un intervento di trapianto di fegato al quale si era sottoposto in primavera.
Jobs è apparso piuttosto in forma, per il sollievo dei suoi fans e per il titolo borsistico di Apple.
L'evento ha visto – a mio giudizio – un gran spargimento di (coloratissimo) fumo a coprire poca sostanza, ma vediamolo in dettaglio.
Ecco le principali novità: rilascio del software 3.1 per iPhone e iPod Touch. Poca roba, Genius si farà ancora di più i fatti vostri andando a frugare nelle vostre canzoni e nelle vostre applicazioni per suggerirvi di acquistarne di nuovi che – secondo il suo algoritmo – potrebbero interessarvi. Altre migliorie sparse di poco conto (QUI l'elenco completo), ma niente che prolunghi l'assolutamente insufficiente durata della batteria.
L'update è gratuito per iPhone, ma hanno avuto il coraggio di venderlo a quattro euro per i possessori di iPod Touch.

Presentato iTunes 9. Apple sembra credere molto nella sua tecnologia Genius: le librerie inviate dagli utenti sono oltre 27 milioni, per un totale di 54 miliardi di brani. D’ora in poi, tuttavia, c’è Genius Mixes, una specie di dj intelligente, come una stazione radio personale.
Non ho mai attivato Genius, quindi non posso parlarne né bene né male, ma è una funzionalità che non mi attrae minimamente. 
Ci sono miglioramenti nella sincronizzazione (ora si possono sincronizzare solo certi autori o certe tipologie di brani), riorganizzazione visiva delle applicazioni iPhone (mah...), un affare che sfrutta la tecnologia Bonjour chiamato "Condivisione Domestica" attraverso il quale è possibile copiare canzoni e show tv con altri computer a casa, e altri ritocchi estetici nella sezione Store.
iTunes è un altro caso di software "maturo" al quale non sanno più cosa aggiungere: voglio proprio vedere cosa aggiungeranno nella versione 10. 
Resta tuttora inspiegabile l'impossibilità di attivare il Cover Flow nella libreria di un iPod.

Qualche novità sugli iPod Touch: ritocchi del prezzo del modello base (quello da 8GB) verso il basso, 279 euro per il modello da 32GB e l'introduzione di un nuovo taglio da 64GB, perfetto per tutti quelli che lo inzeppano all'inverosimile di film e musica. Assurdo che con tale disponibilità di spazio, il Touch non possa venire utilizzato come supporto di memoria di massa (in poche parole, non viene montato sulla scrivania del vostro computer come fosse un disco rigido o una pen drive) per copiarvi immagini, documenti di testo, pdf, suoni, o qualsiasi altra cosa.
I nuovi iPod Touch non sono stati dotati di fotocamera come molti si aspettavano, ma montano un processore più veloce e possono eseguire tranquillamente Open GL.

Il "vecchio" iPod classic, l'unico rimasto con il caro, vecchio hard disk, resta fortunatamente in listino. Nessun ritocco di prezzo, ma sono tornati i tagli da 160 GB. In due finiture metalliche, nera o argento, a 229 euro. Tutti sembrano già essersi dimenticati del cambio del processore sonoro del 5G con uno di qualità inferiore.

Il peggiore iPod mai messo in commercio, lo Shuffle di quarta generazione, è vivo e vegeto. E adesso è disponibile nei colori di Barbie. Una versione da 2GB a 55 euro e una da 4 a 75, più una "special edition" in acciaio lucido inossidabile a 95 euro, in assoluto l'iPod con il peggiore rapporto memoria/prezzo. Nessuna modifica al macchinoso controller sulle cuffie.

Probabilmente, la novità più succosa è il nuovo iPod Nano, che da oggi beneficia di una videocamera (attenzione, non fotocamera) da 6,2 mm e di un microfono integrato atto alla registrazione di video amatoriali. La videocamera include alcuni effetti video predefiniti, ed è stato aggiunto anche uno speaker per la fruizione immediata dei video appena girati: è più che evidente che il nuovo Nano è orientato verso i giovanissimi, che troveranno irresistibili le nuove funzionalità.
Apple ha aggiunto il podometro integrato con la possibilità di sincronizzazione con il servizio Nike Plus, uno schermo più grande (2,2 pollici) e – udite udite – un ricevitore radio FM... ci sono voluti anni e infinite generazioni di iPod, ma alla fine ce l'hanno fatta. Ora l'iPod include un chip da pochi centesimi che ci permetterà di ascoltare le nostre stazioni radio preferite senza l'utilizzo di accessori aggiuntivi.
Nove i colori disponibili e due i formati: 8GB a 139 euro e 16GB a 169 euro. Veramente un oggettino completo.