sabato 31 ottobre 2009

La killer application.

Se questa nuova applicazione per iPhone non convincerà i pochi che non ne hanno ancora uno a comprarlo, allora non so proprio cosa.

venerdì 30 ottobre 2009

Loco for Loka.

Sarà che la comunicazione utilizzata da Donna Loka si è sempre distinta per le belle immagini di ancor più belle modelle, sarà per lo stile vagamente Lachapelliano, o sarà perché le donnine legate mi hanno sempre intrigato un sacco, ma quando in auto incrocio il 6x3 con la loro nuova campagna rischio sempre il tamponamento.Il loro sito è piuttosto ben fatto, se escludiamo i tempi di caricamento biblici e le musichine irritanti, e potete trovarci anche le vecchie campagne... ma questa è certamente la migliore.

Quel totalizzatore nascosto.

C’è chi dice che nel mondo dell’amore vige una sola regola: rendere la donna felice.
Fai qualcosa che le piace e prendi punti.
Fai qualcosa che non le piace e i punti sono sottratti.
E purtroppo, non si prendono punti per fare qualcosa che lei si aspetta.
Ecco la guida, così come mi è stata inoltrata.

Compiti semplici
Fai il letto = +1
Fai il letto ma ti dimentichi di aggiungere i cuscini decorativi = 0
Butti la coperta sulle lenzuola sfatte = –1
Lasci l’asse del WC alzata = –5
Cambi la carta igienica quando è finita = 0
Quando la carta igienica è finita ricorri ai Kleenex = –1
Quando i Kleenex sono finiti sgattaioli lentamente nell’altro bagno = –2
Esci per comprarle assorbenti super–freschi super–leggeri con le ali = +5
Ma torni con la birra = –5
Controlli un rumore sospetto di notte = 0
Controlli un rumore sospetto di notte e non è niente = 0
Controlli un rumore sospetto di notte ed è qualcuno = +5
Lo colpisci ripetutamente con il ferro da stiro = +10
È suo padre = –15

Relazioni sociali
Stai al suo fianco per tutta la festa = 0
Stai al suo fianco per un po’, poi la lasci per andare a chiacchierare con un compagno di bevute del liceo = –2
Il compagno di liceo si chiama Pamela = –4
Pamela è una ballerina = –6
Pamela ha il seno rifatto = –8
Mentre girovagate per la festa, tu tieni la mano della tua compagna e la guardi in viso con tenerezza = +1
Mentre girovagate per la festa, la presenti come “la vecchia palla al piede” e le dai una pacca sul sedere = –5
Quando lei indica una donna molto bella e ti chiede se la trovi attraente, tu dici: “Sì, ma niente confronto a te!” = +1
Quando la tua compagna indica una donna molto bella e ti chiede se la trovi attraente, tu dici: “Sì, ma a letto fa schifo!” = –6
Quella donna è sua sorella = –90
Bevi un solo drink = 0
Bevi un po’ di drink e balli il tango con un barboncino = –4
Bevi molti drink, ricordandoti vagamente che qualcuno ti ha preso le impronte digitali = –18

Sabato pomeriggio
Andate al supermercato insieme = +3
Andate al supermercato insieme, la lasci all’entrata e poi parcheggi la macchina = +4
Andate al supermercato insieme, la lasci all’entrata e poi vai al bar = –2
Passi la giornata all'Ikea e fai finta che la cosa ti piaccia = +3
Passi la giornata all'Ikea e ti addormenti su un mobile componibile = 0
Passi la giornata in un ipermercato comprando all’ingrosso = +3
Acquisti soprattutto patatine e birra = –6
Affronti un grande progetto per la casa, come riverniciare la camera da letto = +15
O rifinire i pavimenti = +16
O rifare l’impianto elettrico = +17
O aggiungere un secondo piano = +18
O installare un canestro per una palla di gomma sul cestino del bagno = –6
L’ultima proposta ti fa impazzire di divertimento = –15
Vai a trovare i suoi genitori = 0
Vai a trovare i suoi genitori e parli con loro = +3
Vai a trovare i suoi genitori e fissi immonbile la televisione = –3
La televisione è spenta = –6
Passi il pomeriggio guardando calcio in mutande = –6
E non sono le tue mutande = –15

Il suo compleanno
La porti fuori a cena = 0
La porti fuori a cena e non è un pub = +1
Vabbè, è un pub = –2
È un pub, è la serata “mangia-tutto-quel-che puoi” e in tasca hai la radiolina per sapere il risultato della partita = –10
La porti in un ristorante intimo e caro, chiami un chitarrista, ti alzi e canti = +4
Se stoni = +2
Se non sei malaccio = +5
Ti alzi e canti una canzone di Al Bano e sei avvolto da applausi scroscianti = –2
Le fai un regalo = 0
Le fai un regalo ed è un piccolo elettrodomestico = –10
Le fai un regalo e non è un piccolo elettrodomestico = +1
Le fai un regalo e non sono cioccolatini = +2
Le fai un regalo che pagherai a rate per mesi = +30
Aspetti l’ultimo minuto e le compri un regalo il giorno stesso = –10
Lo fai con la sua carta di credito = –30
Qualsiasi cosa tu abbia comprato è due taglie troppo grande = –40

Una serata con gli amici
Esci con un amico = –5
L’amico è felicemente sposato = –4
È spaventosamente single = –7
Guida un’auto sportiva = –10
Bevi qualche birra = –11
Rientri in ritardo di un’ora = –12
Rientri in ritardo di un’ora e non hai telefonato = –20
Rientri alle 4 del mattino = –30
Rientri alle 4 del mattino puzzando di alcol e sigaro = –40
Non indossi le mutande = –50
Ma quello è un tatuaggio? = –200

La sua serata fuori
Stai a casa mentre lei esce con una collega noiosa = +5
Esce con i suoi colleghi noiosi e rientra tardi = +10
Tu l’aspetti alzato = +15
Esce, rientra tardi, ubriaca e tu la metti a letto = +20
Una serata a casa
Guardate la TV insieme = 0
Tu hai noleggiato un film = +2
Tu hai noleggiato un film ed è Il paziente inglese = +3
È Il paziente inglese e tu stai sveglio per tutto il film = +5
È Il paziente inglese e tu ti addormenti = –1
È Il paziente inglese e tu ti addormenti e sbavi = –3

Una sua serata fuori insieme
La porti a vedere un film = +2
La porti a vedere un film che le piace = +4
La porti a vedere un film che tu odi = +6
La porti a vedere un film che ti piace = –2
Si intitola Il poliziotto della morte 3 = –5
Si vedono robot che fanno sesso = –9
Hai mentito e le hai detto che era un film straniero sugli orfani = –15

Fiori
Le compri dei fiori solo quando devi = 0
Le compri dei fiori come sopresa, solo per il piacere di farlo = +20
Le regali fiori selvatici che hai colto tu stesso = +30
Le viene il raffreddore da allergia = –25

Soldi
Spendi molti soldi in qualcosa di poco pratico = –5
Qualcosa che lei non può usare = –10
Come un modellino motorizzato di aeroplano = –20
E lei ha avuto un piccolo elettrodomestico per il suo compleanno = –40

Al volante
Durante una gita sbagli strada = –4
Durante una gita sbagli strada e ti perdi = –10
Ti perdi in una brutta parte della città = –15
Ti perdi in una brutta parte della città e incontri gli abitanti = –25
Li conosci = –60

La domanda con la ‘D’ maiuscola

Ti chiede: “Ti sembro grassa?” = –5 [N.d.r.: le domande delicate iniziano sempre con un deficit]
Esiti a risponderle = –10
Rispondi: “Dove?” = –35
Rispondi: “Più grassa di cosa?” = –60

Comunicazione
Quando vuole parlare, tu ascolti, per più di mezz’ora = +5
Ascolti per più di mezz’ora senza spostare lo sguardo verso la televisione = +10
Capisce che questo succede perché ti sei addormentato = –20

giovedì 29 ottobre 2009

E Dio (stufo) creò il Mac.

C'è sempre qualcuno che pensa di essere romantico o – peggio ancora – vintage, quando rimpiange "i bei vecchi tempi" quando non c'erano i computer (almeno, non uno in ogni casa) e "si faceva tutto a mano".
Ho qualcosa da dire a costoro: non sempre fare le cose a mano è meglio.
Ve lo dice un idiota che ha sborsato decine e decine di migliaia di lire (allora, c'erano quelle) per quei dannati fogli di caratteri trasferibili, brevetto della Letraset risalente agli anni sessanta, e che ha lanciato alcune delle imprecazioni più colorite della sua vita a) cercando di usarli componendo brevi titoli sforzandosi di non farli sembrare allineati da un ubriaco e senza spezzare le aste più sottili e b) quando, sul più bello (solitamente alle 19.30, momento in cui ogni cartoleria della città tirava giù le saracinesche) finiva la letterina che serviva per completare la scritta, ed era costretto a ricorrere a sotterfugi pietosi, quali capovolgere una "V" e aggiungere un trattino col pennarello per ottenere una "A", o usare una "Q" e poi grattare via con la lametta la zampa di troppo per racimolare una "O", o ancora taroccare una "F" per rimediare una "E" e via ingegnandosi.
Odiavo a tal punto quel sistema preistorico che qualche dio, lassù, dovette stufarsi di essere chiamato continuamente in causa dal sottoscritto, e nel 1984 creò il Macintosh, con una riserva infinita di "A", "O" ed "E" disponibili alla semplice pressione di un tasto... tutte perfettamente integre ed allineate.
Ditemi se non sembra un'invenzione divina, un Dono del Cielo.
Era un sogno, non potevo crederci.
Trasferii immediatamente tutti i fogliacci di trasferibili che possedevo (ed erano un bel po', potete credermi) in bagno, per scoprire che non valevano niente neanche per pulirsi il deretano, e mi misi alla cinghia per risparmiare abbastanza da comprare uno di quegli scatoloni beige pieni zeppi di lettere elettroniche.
Insomma, l'altra notte ho avuto un incubo terribile.
Ero alla tastiera del mio Mac, e stavo scrivendo col mio word processor un importante documento. Avevo quasi finito, potevo consegnare il lavoro quando all'improvviso mi si apriva una finestra d'errore: Hai finito le lettere disponibili.
Mi sono svegliato tremante, ho acceso il Mac e ho cominciato a digitare all'impazzata vocali a caso: AAAAAAAAUUUUEEEEOOOOIIIIIIIIII.
Il Mac non ha fatto commenti e ha eseguito in perfetto silenzio.
Rassicurato, ho spento tutto e sono tornato a letto.
Prima, però, ho salvato il mio file pieno di tante belle vocali.

mercoledì 28 ottobre 2009

Non si è mai troppo vecchi per certe cose...

Anche se – almeno per ora – ho appeso il mantello al chiodo, tanti altri ultramaggiorenni continuano a divertirsi con costumi e mascherate varie (per i più distratti, sto parlando di cosplay).
In più occasioni ho rimarcato come in Italia tanta buona volontà non sia sempre accompagnata da un'accuratezza nel riprodurre i personaggi del caso, ma visto che – ufficialmente – il fine è farsi quattro risate, immagino non abbia senso andare troppo per il sottile.
Chi fa sul serio, invece, sono i tipi di Gotham Public Works, un sito di fan dedicato al mondo di Batman, costituito da un esercito di bravissimi cosplayers (QUI le loro gallery) che da tempo ha annunciato l'uscita di un lungometraggio indipendente che coinvolge Batman, Batgirl, il Joker, la Cacciatrice, Il Cappellaio Matto, Catwoman, il Pinguino, Harley Quinn e Due Facce.
Non starò troppo a tirarla: il teaser (qui sotto) sembra promettere sfracelli (costumi, makeup, fotografia e regia sono parecchie spanne sopra il consueto livello delle produzioni amatoriali) ma Batman Forsaken, questo il titolo, è da oltre due anni in produzione senza che ci sia ancora un accenno di data di uscita.
Inutile dire che, quando e qualora decidessero di metterlo infine in circolazione, sarò là in prima fila... ma, ragazzi, non facciamoci notte, eh.

martedì 27 ottobre 2009

Il solito vecchio trucco.

Lo sapevate che da Blockbuster stanno facendo gli sconti?
Visto che hanno prezzi da banditi, e la gente comincia a girargli al largo, i furbastri hanno capito l'antifona, e sono ricorsi al vecchio trucco delle Offerte Speciali. Noleggiare un film costa sempre 4,95 euro (non hanno nemmeno la faccia di scrivere cinque euro), ma adesso se ne noleggiate due spendete solo otto euro, se ne noleggiate tre dieci, e così via.
Insomma... il solito vecchio trucco del "prendi tre, paghi due" che porta il consumatore poco accorto a comprare il doppio di quanto avrebbe normalmente acquistato.
E io, vi sembro un consumatore accorto?
Ovvio che no, vista l'offerta mi sono brillati gli occhi e ho subito noleggiato tre film a dieci euro. Sì, lo so, non dite nulla. Zitti.

Eagle Eye, di D.J. caruso, 2008

Carino.
Ma vale giusto il prezzo del noleggio.
Il regista sembra aver mescolato Nemico Pubblico dove Will Smith e Gene Hackman mostravano usi e abusi della tecnologia per violare la privacy dell'individuo, The Net, dove veniva posto l'accento sull'onnipresenza occulta (e potenzialmente malevola) dei computer in ogni aspetto delle nostre vite, Terminator dove un'Intelligenza Artificiale governativa decideva che l'uomo spesso è un impaccio da togliere di mezzo, e persino Wargames, dove il solito supercomputer della Difesa iniziava a fare di testa sua per il bene della grande nazione americana.
Ci piazza il protagonista di Trasnformers che quanto ad espressività è inferiore ai suoi comprimari di metallo trasformista, Michelle Monaghan bella ma male assortita, più due altri bei nomi di hollywood quali Billy Bob Thornton e Rosario Dawson nel ruolo degli inseguitori.
Il film parte e monta inanellando una serie di scene d'azione anche ben girate, ma quando arriva al clou della vicenda il regista si mostra incapace di tirare le fila e dare un colpo di coda degno delle aspettative (oltre che delle risorse impegnate fino a quel momento), scadendo nel più standard dei finali standard di genere.
Peccato, perché poteva essere l'occasione buona per mettere all'indice un certo tipo di politica di azzeramento della privacy messa in atto in nome di una generica "sicurezza nazionale"... in definitiva, il vero prezzo che tutti noi stiamo pagando dopo l'undici settembre.
Se invece lo prendete come puro intrattenimento da divano e popcorn, Eagle Eye riserva le sue soddisfazioni. Produzione Steven Spielberg.

Passato Prossimo, di Maria Sole Tognazzi, 2003

Periodicamente, qualcuno si cimenta nella difficilissima impresa di rievocare le suggestioni e le malinconie de Il Grande Freddo, e regolarmente tira fuori un prodotto assolutamente evitabile.
Quest'opera prima di Maria Sole Tognazzi, che arriva alla regia dopo svariati film in veste di assistente o di aiuto, dopo spot e videoclip, non ha solo il difetto di essere pretenzioso (l'ambizione porta anche a buoni risultati) ma, è in termini molto semplici, brutto.
Il fatto è che la Tognazzi non sembra avere la minima consapevolezza del linguaggio e degli strumenti cinematografici che ha a disposizione.
Sorvolando sull'antipatia di tutti i protagonisti, nessuno escluso (neppure lo Yorkshire che condivide il suo nome con quello del suo veterinario), l'impressione che ho avuto è che dietro la macchina da presa ci sia una persona a cui manca ancora il mestiere, che non sa dove mettersi, che non riesca a mettere assieme un campo e un controcampo, a far capire quando si scivola in un flashback e quando se ne esce, a sottolineare un'emozione con l'impiego di un primo piano, a imprimere un ritmo e soprattutto a coordinare un cast non proprio di esordienti (tra gli altri, la Cortellesi, Claudio Santamaria e Pierfrancesco Favino) in un unico film e non in una serie di siparietti che i dialoghi (che magari vorrebbero essere di stampo verista e risultano solo scialbi e banalotti) non riescono a nobilitare.
Bocciata anche la colonna sonora (che poteva, se usata bene, dare almeno lei una connotazione nostalgica al film).
In poche parole, siamo lontanissimi dal modello citato in apertura, ma anche da Compagni di Scuola (che, pur proponendosi come una commedia, ha il grande merito di avere un cast perfettamente orchestrato).
Da risparmiarvi il noleggio e – secondo me – anche il passaggio televisivo occasionale.

Duplicity di Tony Gilroy, 2009

Beh... dal regista di Michael Clayton mi aspettavo qualcosa di più.
Sempre in bilico tra commedia e spy-thriller, la Owen e l'equina Roberts mettono in scena un film gradevole ma non eccelso, un compitino molto ben scritto ma privo di sprazzi, a tratti ripetitivo e con alcune lungaggini che non giovano alla scorrevolezza, già minata dal montaggio studiato con numerosi flashback che costringono lo spettatore a un continuo "reset" di quanto hanno appena visto.
Intendiamoci, è fatto tutto con un certo mestiere, e ci sono almeno un paio di sequenze molto intriganti, ma puntare tutto (o quasi tutto) sulle schermaglie verbali ed espressive tra Clive Owen e la Roberts inficia quello che poteva essere una pellicola all'altezza del miglior Ocean's Eleven.

lunedì 26 ottobre 2009

I perché del terzo tipo.

Periodicamente mi ritrovo a riflettere sull'inclinazione umana a chiedersi il perché, a passare giorni, serate intere, millenni addirittura a cercare il senso delle cose, proprio come dicevano tutti gli incipit dei temi delle medie: l'uomo, fin dalle origini si è chiesto perché, dando così inizio – è vero – al progresso ma anche a una sofferenza senza fine.
Perché ci sono diversi tipi di perché, sostanzialmente due.
Vi faccio un esempio di un perché vantaggioso: perché questa cosa rotola e io non devo andare da nessuna parte?
Una buona domanda, ancorché approssimativa, comunque migliore di questa: perché dopo una giornata di caccia quando torno in caverna lei fa subito la smorfiosa e non mi fa leggere in santa pace la pietra incisa con i risultati delle corse dei dinosauri?
Il fatto è che fra i due tipi di perché – che chiameremo il primo evolutivo e il secondo esistenzial-filosofico – corre una differenza: il primo tipo è un'impresa collettiva, il secondo un dramma solitario.
Ma c'è un terzo tipo, molto pericoloso, di perché: ed è il perché di coppia.
Solitamente il perché di coppia nasconde un secondo fine.
Quando lei vi chiede "Ma perché hai preso l'insalata già confezionata e non quella fresca?", voi giustamente siete un po' spaventati, non sapete che fare e alla fine le dite semplicemente: "Quanto sei carina oggi..."
E se lei insiste: "Sì, ma io ti sto chiedendo perché hai preso l'insalata preconfezionata?", voi fate finta che sia un perché del primo tipo e ditele: "Dura di più. L'insalata confezionata dura di più".

sabato 24 ottobre 2009

Due modi per fuggire l'umana miseria.

Sapete come la penso, avere un gatto in casa è un privilegio.
Averne due, spesso è come avere uno schermo televisivo perennemente sintonizzato su uno di quei programmi apparentemente banali, ma dai quali non riuscite a staccare gli occhi.
Del resto, anche Albert Schweitzer lo diceva: ci sono due modi per fuggire l'umana miseria: suonare l'organo e osservare i giochi dei gatti.
Dei due che allietano la mia esistenza, Elvis è quello mai cresciuto, e che, molto probabilmente, non crescerà mai. Ha sempre voglia di giocare. Sempre.
Dice male a Teppa, che, esattamente come accade tra gli umani, ha tutt'altra indole rispetto il suo compagno d'appartamento. Basta osservarlo cinque minuti, e tutto il suo essere gattesco trasmette l'essenziale messaggio: non rompetemi le palle.
Ma per Elvis non c'è verso: sei lì, ti tocca giocare con me.
E i loro siparietti di combattimento sono da popcorn.
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giovedì 22 ottobre 2009

[TUTORIAL] Vector girl

Quando ho visto il designer Bill Labus illustrare questo tutorial di Photoshop, mi è venuta immediatamente voglia di provarci... anche perché è un effetto che volevo ricreare da tempo, e solo ora inizia ad essere vagamente abusato.
In buona sostanza, si tratta di creare l'impressione che un corpo solido (una persona, un oggetto) sia interamente composto di forme vettoriali. Per ottenere questo effetto, ho usato maschere di ritaglio e mappe di spostamento, due funzioni non esattamente basiche, ma comunque alla portata di tutti.

Fase 1
Per iniziare, create un nuovo documento di dimensioni a piacere, riempitelo di nero pieno e quindi incollatevi sopra l'immagine che avete deciso di trattare. Nel mio caso, ho usato una bella fotografia dell'ancor più bella Victoria Beckham. Scontornatela con gli strumenti che più preferite (suggerisco sempre l'uso dei tracciati Beziér convertiti in selezione), ed eliminate lo sfondo intorno il soggetto principale.

Fase 2
Duplicate il livello del viso, e desaturatelo completamente: potete usare la scorciatoia di tastiera Shift/Control/U. Quindi andate su Filtro> Sfocatura > Sfocatura con lente.
Applicate una sfocatura morbida, senza esagerare. Diciamo che devono sparire tutti i dettagli superficiali del viso.
A questo punto, salvate il documento con un nome diverso, accertandovi che il livello che avete appena sfocato sia in cima tutti gli altri. Salvatelo in formato Photoshop e mettetelo via: questa diventerà la vostra mappa di spostamento, che userete più tardi.

Fase 3
Ora abbiamo bisogno di qualche bella forma vettoriale, che andranno a combinarsi per formare il volto di Victoria (o qualsiasi altra immagine abbiate scelto). Io ho usato alcune forme acquistate su iStock, ma se ne avete di vostre fate pure. Inutile dirvi che saranno proprio queste forme a definire la vostra composizione.

Fase 4
Questo è un passaggio cruciale. Dovete posizionare le forme che avete scelto sul viso di Victoria, ruotandole e ridimensionandole come credete, ma non a caso... io sono stato attento a sistemarle in modo che ci fosse un certo "affollamento" nella parte anteriore del viso, dove mi interessava vi fosse più dettaglio, e andando ad alleggerirsi verso la nuca.
È importante non esagerare con il numero di forme che userete. Se ne metterete molte, l'aspetto sarà più complesso e intricato, ma quasi tutta l'immagine originale resterà visibile... mentre scorgere lo sfondo nero attraverso le aeree lasciate libere tra le forme è il segreto per rendere efficace questo tipo di immagine.

Fase 5
Ora selezionate la forma vettoriale più in alto sulla palette Livelli, andate su Filtro> Distorsione > Muovi. Riempite i campi come nello screenshot qui sopra, con selezionati i radio button Allunga e adatta e Ripeti pixel del bordo.
Quando farete clic su OK, si aprirà una finestra di dialogo che vi chiederà di selezionare il file che volete usare come mappa di spostamento.

Selezionate il file che avete salvato in precedenza in formato Photoshop, e cliccate su Apri.
In breve, le mappe di spostamento prendono un oggetto (nel nostro caso la forma vettoriale), e utilizzando un altro file di immagine (la mappa di spostamento) lo deformano adattandolo alla mappa: per farlo, utilizza i colori della mappa, allargandolo sui pixel più chiari e stringendolo su quelli più scuri, simulando in questo modo una mappatura 3D su un'immagine 2D: questo è il motivo per cui abbiamo desaturato l'immagine. La mappatura utilizza solo gradazioni di grigio (luce e ombra). Abbiamo anche sfocato l'immagine perché la mappatura, molto accurata, se avesse seguito ogni più piccola texture sul volto di Victoria sarebbe risultata mossa e seghettata.

Fase 6
Ora che avete applicato la Mappa di Spostamento su tutte le forme vettoriali, dovete duplicare il livello originale di Victoria tante volte quante le forme che avete usato.
Collocate ogni copia del livello sotto le rispettive forme vettoriali, con una copia in cima alla palette Livelli. Quando avete finito, la vostra palette Livelli dovrà avere un aspetto simile a quello nello screenshot qui sopra: un alternarsi di immagini e forma vettoriale.

Fase 7
Ora vanno create le maschere di ritaglio, che trasferiranno l'immagine di Victoria nelle forme vettoriali. Per ogni copia del suo viso, utilizzate il tasto destro del mouse per selezionare la voce di menù Crea maschera di ritaglio. Non vedrete alcun cambiamento visibile, ma è del tutto normale. Ci vuole ancora un minuto o due. Avrete conferma che la maschera è stata creata vedendo comparire nella palette una piccola freccia rivolta verso il basso e la forma vettoriale nel livello sottostante sottolineata.

Fase 8
Ora che avete effettuato tutte le maschere di ritaglio, dovreste iniziare a vedere qualcosa di simile all'immagine qui sopra. A questo punto, selezionate la forma vettoriale più in alto nella palette Livelli ed aggiungete un effetto di livello.Create un'ombra esterna, usando l'angolo che vi sembra più appropriato. Io ho utilizzato 75° e le impostazioni di 10, 10 e 20 pixel rispettivamente per Distanza, Estensione e Dimensione.
Questi valori variano a seconda della dimensione dell'immagine.
Quando siete soddisfatti, selezionate Copia Stile Livello e applicatelo su tutte le altre forme vettoriali, sempre usando il tasto destro del mouse sul nome del livello.

Fase 9
A questo punto, è fatta. Il volto di Victoria sembrerà composto unicamente da forme vettoriali che la definiscono con una certa tridimensionalità. Io ho aggiunto una sfumatura radiale nell'angolo in alto a destra, in modo che corrispondesse con l'ombreggiatura generale.
Ho eseguito qualche ritocco intorno gli occhi, ho aumento il contrasto e aggiunto del testo, fino ad ottenere il risultato che vedete in apertura del post.
Questa tecnica può essere applicata a qualsiasi immagine... la chiave per farla apparire convincente è la corrispondenza degli oggetti vettoriali alla forma e ai contorni dell'immagine di partenza, e curare il "flusso" che la avvolgono.

Quanto sei creativo?

Molti credono che gli spot pubblicitari rispecchino la vita reale, perché devono creare identificazione: solo così il consumatore – teorizzano – potrà riconoscersi in ciò che vede e acquistare ciò che vendi.
La realtà, signori, è un'altra.
Spesso gli spot e le immagini pubblicitarie mostrano i sogni e le ansie dei creativi che ci sono dietro. Capita così che la tipica famiglia pubblicitaria sia l'ologramma della famiglia creativa, non certo di quella italiana. Infatti solo una famiglia creativa scrive sulla tovaglia, mangia per terra, veste trendy anche a tavola, e poi trova il tempo per apparecchiare con le candele, scrivere poesie sul muro e guarnire cestini etnici, ma non per cucinare (viva i surgelati).
I creativi, dicevo. Ancora oggi mi chiedo come mai centinaia di ragazzi e ragazze di tutte le età e formazioni culturali, pur di lavorare in pubblicità e fregiarsi del titolo generico di "creativi" rinuncerebbero ad avere una vita propria.
Bene, per tutti costoro, gli aspiranti creativi, quelli che pensano che entrare in pubblicità è come entrare nel mondo dello spettacolo dalla finestra anziché dalla porta, quelli pronti a trasferirsi in un'altra città, magari Roma o Milano, perdere le amicizie i contatti, affrontare spese e sacrifici per lavorare dove ora sono io, ho pronto un piccolo test.

Scegliete una risposta senza rifletterci troppo:
- Per una serata alternativa indossi:
a) tunica indiana, collanine di plastica e New Balance
b) tuta da operaio e accessori griffatissimi
c) spezzato misto: camicia di seta D&G e pantaloni pigiama Oviesse
d) t-shirt e jeans, chiavi appese al collo, occhiali da sole
-Per una cena con amici preferisci:
a) pizzeria
b) insalateria
c) giapponese
d) un aperitivo
-Per una cena con colleghi preferisci:
a) trattoria
b) buffet in ufficio
c) ristorante
d) sushi bar
-Per rilassarti:
a) ascolti musica classica
b) fai un'ora di spinning in palestra
c) segui un corso di yoga
d) leggi un autore sconosciuto
-Il tuo hobby preferito è:
a) collezionare dischi in vinile
b) fare le candele
c) dormire
d) non avere hobby
- Nel rapporto di coppia sei:
a) dolce e sensibile
b) lunatico e insofferente
c) presente, ma non troppo
d) quale rapporto?
- Quale di queste cause sposeresti?
a) fame nel ondo
b) inquinamento
c) deforestazione/desertificazione
d) non chiedermi di impegnarmi
- Politicamente ti senti di più:
a) di sinistra
b) di sinistra
c) di sinistra
d) di sinistra
- La tua frase cinematografica preferita è:
a) domani è un altro giorno
b) ho visto cose che voi umani
c) che la forza sia con te
d) 'o famo strano?

Se avete dato più risposte "d", allora siete già degli ottimi creativi... almeno, all'apparenza.
Infatti l'identikit del perfetto creativo vuole che costui si vesta in modo alternativo quando tutti si vestono normale e normale quando tutti si vestono alternativi, senza però rinunciare ad un tocco di estro per distinguersi dal comune sfigato con cui gioca a confondersi.
Il perfetto creativo beve. I pohi astemi vengono guardati con sospetto. L'alcool è un retaggio dei vecchi pubblicitari che hanno sostituito la coca con una droga più intellettuale e più sofisticata. Negli anni ottanta girava parecchia roba e il creativo era un rivoluzionario sovversivo autolesionista. L'illegalità, il disprezzo per la vita, il costo elevato delle sostanze stupefacenti contribuivano a rafforzare l'appartenenza ad un mondo di pochi: ora che si sniffa
anche alle elementari, gli dèi sono costretti a cambiare nettare. Oltretutto, il fragolino costa meno della boliviana.
Altra caratteristica tipica del pubblicitario è l'appartenenza alla sinistra (intesa come come corrente filosofico-intellettulae di illuminati che si adoperano per il bene collettivo, scendono in piazza contro il capitale, manifestano con i noglobal e si schierano con emarginati, gay e disperati). Poi lavorano per multinazionali (spesso americane) che vendono superfluo e regalano illusioni, con un portafoglio da operai e uno stipendio da dirigenti.
Si reputano più intuitivi di antropologi e psicologi, più furbi di commercianti e imprenditori, più intelligenti di opinionisti e giornalisti, al di opra della politica, oltre le convenzioni, al di là dei limiti.
Tutto questo quando non sono impegnati a vendere pannolini e minestroni in busta.

martedì 20 ottobre 2009

Mi piace!



Qualcosa, dunque, bolliva in pentola.
Gli Apple Store hanno da poco riaperto e con un sacco di novità: nuovi iMac con design leggermente rifinito e un nuovo gigantesco modello da 27 pollici, un nuovo Macbook che millanta 7 ore di autonomia, MacMini potenziati, un nuovo telecomando e un nuovo mouse.
La cosa più interessante, almeno per me, è questo nuovo Magic Mouse, il nuovo mouse Apple bluetooth dotato di tecnologia multi-touch.
Niente più pulsanti, né sferette, rotelle o nulla di nulla. Solo una scocca liscia e sensibile al tatto che ne fa un'unica superficie cliccabile. Ora si può scorrere in qualsiasi direzione con un dito, sfogliare pagine web e foto con due dita, fare clic e doppio clic dove si vuole. All’interno c'è un chip che capisce le intenzioni dell'utente: ad esempio, capisce se voglio scorrere o sfogliare.
È completamente personalizzabile, costerà 70 euro e sarà disponibile a fine di Ottobre.
Che dire? Finalmente potrò scagliare dalla finestra il Mighty Mouse, che funziona egregiamente per una settimana e poi devi inventarti tecniche assurde per pulirlo e farlo tornare operativo.
E poi, sembra proprio bello, il che non guasta di certo.
Trovate QUI tutte le info.

Ci risiamo...

Lo ammetto: ogni volta che vanno offline gli Applestore (e stavolta si sono spenti uno dopo l'altro), mi emoziono come un ragazzino la notte di Natale.
I soliti bene informati promettono nuovi MacBook in policarbonato, nuovi iMac, update del Mac mini, un nuovo mouse multi-touch e altro che non oso nemmeno immaginare.
Io voglio un Mac con l'Intelligenza Artificiale, ma temo che non l'avrò oggi.
Vediamo.

La striscia che più mi si avvicina.

Non credo ci sia bisogno debba introdurvi Garfield, che, a sentire Wikipedia, è la striscia a fumetti più pubblicata al mondo (stracciando concorrenti come i Peanuts e il geniale – e a mio avviso, superiore – Calvin & Hobbes di Watterson).
Garfield porta la firma di Jim Davis, ha una superba caratterizzazione grafica (innumerevoli i gadget ad immagine del gattone arancione) ed è senza dubbio il personaggio bidimensionale più pigro dell'universo.
Ma non solo... leggendo le sue strisce, mi rendo sempre più conto di guardarmi in una specie di specchio di carta.
Avete presente quei test idioti dove vi chiedono "se foste un animale, un colore, un profumo, cosa sareste?" Ecco, se mi chiedessero "che personaggio dei fumetti saresti" non avrei alcuna esitazione a rispondere.
Altro che Batman.

domenica 18 ottobre 2009

PSD Revolution. Ottavo raduno.

Davvero un bel raduno, anche se in forma ridotta e dichiaratamente informale.
Mi sono divertito un sacco.
La location era un suggestivo casale nel bel mezzo della campagna umbra, impossibile da trovare senza un navigatore satellitare o senza seguire la Punto di Emanuele che ci ha guidati fin lassù.
Ho reincontrato vecchi amici.

Ho reincontrato Antonella e con lei mi sono fatto tra le più irrefrenabili risate del raduno ("pizza con l'acciugAAAH").

Ho conosciuto Fernanda (Mandrake CHI? Aaaahhh! Mandraghee!!) , che dopo l'impatto iniziale con noialtri nerd, si è fatta dipingere il corpo (digitalmente).
Ho realizzato un'illustrazione digitale a quattro mani con Emanuele.
Con Sauro abbiamo parlato e dissertato di cinema e letteratura di fantascienza.
Cristiano ha tentato (invano) di portarmi sulla via del bushido.Si è mangiato...
Si è bevuto...
Si è parlato...
Si è scattato fotografie...
...e, per non tradire il nostro animo nerd, abbiamo smontato e rimontato computer come un marine dell'esercito smonterebbe e rimonterebbe il suo fucile.
In tutto questo, Emanuele si è fatto un gran culo, e di questo non posso che essergli intimamente grato.
Che altro aggiungere? Che giorni come questi sono rari e che quando l'essere umano si trova nella compagnia giusta, finisce inevitabilmente col dare il meglio di sé, riuscendo persino a fare finta che ci sono tante altre cose che non sono e non vanno come dovrebbero.
Alla prossima, amici.

venerdì 16 ottobre 2009

Gentlemen, start your computers.

Tra qualche ora parto per Spoleto e per l'ottavo raduno di PSD Revolution, un forum di allegroni (e meno allegroni) che millanta di saper usare Photoshop, come il sottoscritto, del resto.
Emanuele quest'anno si è preso la briga di organizzare il tutto (tanto di cappello, io non l'avrei mai fatto) e ha persino propagandato sulla stampa locale e sul web la cosa come un mega-evento iperprofessionale.
Certo... si parlerà (anche) di fotoritocco, risoluzione, plug-in, tutorial, arte digitale e pubblicità. Ma, detto fra noi, quello che mi interessa è ritrovarmi con alcuni buoni amici extraromani e cazzeggiare con loro nel bel mezzo della campagna umbra.
Se la cosa vi interessa, l'evento è aperto a tutti.
Altrimenti, leggerete il mio solito resoconto e guarderete un po' di fotografie di perfetti sconosciuti nerd come pochi altri.
Baci. Ci vediamo al ritorno.

p.s. la locandina qua sopra è opera mia. Potevo non andare?

giovedì 15 ottobre 2009

La sindrome del commesso.

Ieri sera ero al supermercato, in fila alla cassa, l'ultimo della fila.
Le altre casse avevano già chiuso e sentivo i commessi organizzarsi per la serata, uno propone un cinema e a seguire un pub, una cassiera promette di raggiungere gli amici dopo il cinema, perché prima vuole vedersi con il ragazzo.
Quella della mia cassa invita le colleghe ad un aperitivo in riva al mare.
Io ho la bava alla bocca.
Davanti ai miei occhi c'è la vita, quella vera.
Sul mio biglietto da visita stampato su pregiata carta Splendorgel Lux ci sarà anche scritto "Art Director", che fa ancora effetto su qualche ragazza ma sempre di meno, eppure davanti a quei commessi, là in fila alla cassa con la mia scatola di cornflakes in mano, sono solo un affamato.
Li invidio, invidio la semplicità della loro vita, la freschezza del loro divertimento, la spontaneità e la piacevolezza delle loro espressioni, cose vere che nemmeno sanno di avere.
Mi sembra quando mia nonna mi diceva che è bello essere giovani e che i tempi della scuola sono i migliori, ma che purtroppo lo capisci solo quando li hai superati.
Chissà se le commesse sanno di essere felici, come i bambini che sbuffano andando a scuola.
È in momenti come ieri sera che spero che l'iPhone si metta a urlare,a gridare, è in momenti come questo che ho bisogno di attenzioni, per sentire che ci sono.
Ma l'iPhone resta in silenzio e allora spero di trovare un amico che fa la fila, potrei salutarlo e nella ressa delle parole infilare un confuso "account", "briefing", "layout" e "visual" tanto per darmi un tono e richiamare l'attenzione delle cassiere, infine chiuderei con una frase scenografica "Eh, per questa campagna abbiamo un budget di meno di centomila euro".
Il suono della cassa mi risveglia. Non è successo niente di tutto questo, nessuno sa chi sono, nessuno immagina cosa faccio, e se pure avessi incontrato il mio amico certo le cassiere, dopo un brevissimo picco di attenzione, sarebbero tornate ai loro preparativi per la serata.
Che senso ha fare il pubblicitario se nessuno lo sa, che senso ha fare un lavoro stressante se non ho neppure la soddisfazione di essere invidiato?
E allora ho pensato: quanto sarebbe bello fare il commesso alla Pam.
Se l'avete pensato anche voi almeno una volta, direi che è una sindrome da non sottovalutare.

mercoledì 14 ottobre 2009

Le cose che non potete chiedere a nessuno.

L'altro giorno ero a casa di un mio amico e, stratificate sul tavolino davanti il divano, ho notato varie copie del Guardian.
Gli ho chiesto come mai, tra tanta stampa nazionale, leggesse proprio il Guardian, aspettandomi – il mio amico è uno di quelli impegnati intellettualmente, mica come me che campa di Ratman – una risposta del tipo: sai, il formato agile, sai, l'interessante inserto culturale, sai, i ponderati editoriali, o, chessò, le lettere al giornale, tra le migliori del mondo.
No, lui legge il Guardian con maggior passione da quando ha scoperto che mette a disposizione un numero verde in grado di aiutare i solutori del difficile cruciverba che ogni giorno si trova tra le sue pagine.
Io immagino questa ragazza che passa le sue giornate al centralino, con il solo scopo di alleviare i lettori dall'insostenibile peso del 21 verticale, del 18 orizzontale, dell'incrocio pericoloso di una k con una w.
Mi piacerebbe ci fosse anche in Italia, magari per quei fastidiosi Bartezzaghi della Settimana Enigmistica, che ti tengono per sette giorni con questo senso di incompiutezza, di terribile impotenza verso quel bastardo di pittore seicentesco autore della Trasfigurazione nella chiesa di San Salvatore a 30 km da Bergamo e che inizia per Lo, ha un dittongo ar in mezzo e finisce per tti.
Ecco, io credo che la società moderna, in questa furia di servizi e offerte inutili, abbia perso di vista ciò che più conta: le cose che non potete chiedere a nessuno se non a un numero verde:
"Pronto buonasera signorina, il mio boss mi ha appena chiesto di cestinare la mia grafica tutta elegante, minimalista, in favore di una roba caciarona da discotecari burini. Che faccio? Mi licenzio?"
"Pronto buonasera signorina, stasera vado a cena da una coppia di amici che hanno pure un figlio... che ne so, avrà sette o otto anni. Ecco, secondo lei, continuo a far finta che il frugoletto non esista od ogni tanto sorrido e dico "ma che bel bambino?"
"Pronto buonasera signorina, senta io non trovo più la mia camicia nera col colletto alla coreana... sa quale? Ecco brava quella! Dov'è?"
"Pronto buonasera signorina... ha presente gli amici dell'altra sera? Ecco dopo cena mi hanno chiesto quando metterò la testa a posto e farò un figlio anche io... Che gli dico?"

lunedì 12 ottobre 2009

Romics 2009

Anche questo Romics 2009 è andato.
Cose che sono rimaste uguali: la collocazione in un luogo sperduto nel nulla a metà tra la città e l'aeroporto. L'amplificazione tuttora sottodimensionata. L'organizzazione del cosplay contest impacciata e penalizzata da ritardi cronici. La netta sensazione che ci sia ancora, tra gli organizzatori, chi non abbia compreso la portata del fenomeno cosplay, fenomeno che porta la manifestazione a fare i numeri (e gli introiti) che fa (il sorpasso sui fumettari è già avvenuto anche se nessuno lo dice a chiare lettere).
Cose che sono peggiorate: il parcheggio adesso costa 7 euro contro i 5 dello scorso anno, alla faccia della crisi.
Cose che sono migliorate: lo spazio per l'area cosplay. Qualcosa che si avvicina di più alla definizione di "palco", anche se non ci siamo ancora (per una platea di migliaia e non centinaia di spettatori doveva essere un buon metro più alto), il livello stesso dei cosplayer, in alcuni casi straordinari per fattura e in altri per fantasia.
Qui sotto trovate una breve galleria.
Per il resto: per la prima volta in vita mia, sono tornato a casa senza neanche un fumetto nella borsa. Di quello che non trovo normalmente alla mia solita fumetteria di fiducia (dove peraltro mi fanno lo sconto e al Romics no) alcune cose costavano davvero troppo care e mancava la strenna, il volume o la miniserie presentata per l'occasione, magari in un mini-evento nell'evento che avrebbe costituito uno dei migliori lanci pubblicitari a una frazione del costo di una vera campagna.
Ma, del resto, io sono solo un fruitore e certamente qualche dinamica mi sfugge...