mercoledì 24 febbraio 2010

E ora, un piccolo test.

Oggi parliamo ancora di pubblicità.
E faremo insieme un esperimento.
QUI c'è un'immagine: guardatela con attenzione per non più di tre secondi... e poi chiudetela e tornate qui.
E ora rispondete:
• Cosa ha in mano la ragazza?
• Di cosa è fatta la parete di sfondo? E di che colore sono le tende?
• La ragazza ha un tatuaggio sul decolté?
• Come si chiama l’azienda che promuove il prodotto?
• Quale prodotto viene pubblicizzato?
• Cosa ti è venuta voglia di comprare?

Se avete risposto correttamente alle prime due, allora probabilmente siete di sesso femminile.
Se avete indovinato la terza, e delle prime due nulla o quasi nulla, allora probabilmente siete un uomo.
Quello che invece avete risposto alle ultime tre domande è la chiave del successo di ogni pubblicità visiva.
Facciamo un passo alla volta.
Media Analyzer, un'agenzia di comunicazione americana, ha condotto uno studio comparato tra pubblicità che utilizzano elementi legati alla sessualità femminile, e pubblicità senza.
L’obiettivo era capire se e come il “sesso femminile” impiegato nella pubblicità (visiva, naturalmente) possa influire sul processo decisionale d’acquisto.
Ebbene, ecco i risultati emersi... alcuni piuttosto ovvi, altri meno.
1) in presenza di pubblicità che utilizzano immagini femminili a sfondo sessuale, l’attenzione dell’uomo si concentra principalmente sul corpo della donna (le gambe, il seno, o comunque i centimetri di pelle esposta).
Questo fa sì che l’uomo apprezzi quella pubblicità (ad liking) ed il relativo prodotto (product liking), e che venga indotto all’acquisto (purchase intent).
2) C’è però un importante effetto collaterale: con questo tipo di promozione l’uomo bada meno ad elementi quali il logo, le descrizioni testuali... e quindi difficilmente assimila il marchio (brand recall).
In altri termini... tende a non ricordare che prodotto reclamizzava la modella, e questo, commercialmente parlando, non è bene.
3) Il comportamento delle donne è diverso: le immagini a sfondo sessuale vengono tendenzialmente ignorate, e l’attenzione si concentra sui particolari che stanno attorno. Nonostante questo però, anche per le donne l’assimilazione del brand è molto debole.
Ad liking, product liking e purchase intent sono tendenzialmente molto scarsi.

Qual è la conclusione di Media Analyzer?
Che la pubblicità a sfondo sessuale rispetto a quella “casta” attira di più gli uomini, fa piacere di più il prodotto e stimola di più l’acquisto; non riuscendo tuttavia a promuoverne efficaemente il marchio, diventa utile solo se le aziende hanno un brand consolidato... o se il branding non ha nessun ruolo.
Nelle donne, al contrario, non ha nessuna influenza positiva nel processo decisionale d’acquisto.

Come ho detto, le conclusioni erano facilmente intuibili, e a mio avviso poco aggiungono alle consuete tecniche pubblicitarie che tradizionalmente associano modelle e modelli stratosfericamente belli ad oggetti di uso comune che – idealmente – dovrebbero innescare nel consumatore un processo di identificazione (ed è inutile che facciate quella smorfietta furba, tanto ci siete cascati anche voi chissà quante volte).
E, sì, l'immagine in apertura l'ho messa solo per richiamare la vostra attenzione.
E ha funzionato, vero?

12 commenti:

Matteo ha detto...

Appena vedo queste scene è come se il mio cervello sbarellasse in cerca della cosa giusta da vedere. Il problema è che ce ne sono troppe, il corpo femminile è un insieme di forme troppo perfette perché anche solo una di esse venga ignorata. E levate quel brand che mi oscura la vista!

Per quanto riguarda il test, ne deduco che dovrei essere una femmina... :D

dactylium ha detto...

A me una pubblicità del genere stimola solo l'appetito sessuale, altro che incentivo all'acquisto...

I grandi marchi non hanno bisogno di mettere una donna discinta nei loro messaggi pubblicitari per catalizzare l'attenzione.

Ciao, dacty

Sveva ha detto...

Premetto che vivo in Svezia... I miei amici vogliono guardare un po' di TV italiana, quando vengono a casa mia. Qui non sta nè in cielo nè in terra di trovare ragazzine seminude in tutti i programmi televisivi. Anzi, non ce ne sono neanche nei cosiddetti "varietà". La mie amiche svedesi mi chiedono come mai le donne italiane siano pronte a svilirsi per un po' di notorietà, se non si sentono usate. Io non posso che dar loro ragione perchè lo spettacolo è assai avvilente. Saluti, Sveva

Angel-A ha detto...

Eh... io le tende non me le ricordavo mica! ^___^
Eppure femmina sono... mah...
Cmq usare una ragazza svestita è il modo più semplice per attirare l'attenzione della gente.
Gli uomini pensano: "che gnocca", le donne pensano "che zo**ola", i moralisti pensano "che vergogna",.... e così via! Una volta attirata l'attenzione, qualcosa del messaggio pubblicitatio resta comunque in mente, che lo si voglia o no.
Inoltre... c'è anche da considerare che una donna nuda è normalmente più accettata, socialmente parlando, di un uomo nudo, che, seppur bello anche lui, non è ancora stato, per così dire, "sdoganato".
Ci sono state delle eccezioni in passato, ma piuttosto rare.

LaSintesi ha detto...

In Italia siamo indietro anni luce sulla condizione della donna, e questo purtroppo grazie alla pubblicità ma anche (soprattutto?) a certa tv... del resto il mercato propone quello che la clientela desidera, e se il pubblico snobba prodotti dove non c'è alcun tipo di richiamo o allusione sessuale, i pubblicitari sono costretti, per la regola d'oro del marketing, a soddisfare le sue esigenze.
Ed è così che nascono campagne dove la presenza di una donna nuda è del tutto pretestuosa: saranno trash, e attirano l'attenzione dei segaioli e dei superficiali, ma soprattutto stimolano le critiche dei benpensanti e degli intellettuali, ed è così che oggi si fa parlare di sé: non importa se male o bene, basta che tutti ne parlino, giusto?
Del resto, tira più un pelo di fi*a che un carro di buoi...
E' brutto dirlo ma purtroppo è così...

Ettone ha detto...

W la pubblicità! Che mi da da mangiare...

Andrea Giovannone ha detto...

cercavo di capire cosa avesse mai fotocopiato la biondina...

Anonimo ha detto...

io la prima cosa che ho notato e' stato l'evidente (e maldestro) ritocco al decolte' della signorina in questione :D
che vuol dire???

Larsen

Roberta la Dolce ha detto...

Anch'io ho notato il ritocco... ;-) che cmq in questo tipo di immagini pubblicitarie (basta guardare il resto della gallery) è sempre plateale e massiccio.

Però la pubblicità è (anche) questa, punta al richiamo più forte che c'è in natura, ed è una soluzione quasi ovvia.
Tutti noi siamo consapevoli dei meccanismi su cui si basa e su cosa fa leva nel consumatore, non siamo nati ieri, ma la accettiamo come una cosa normale.
La guardiamo e ci divertiamo, poi se compriamo quel prodotto o no non credo dipenda dal fatto che è stata usata una modella seminuda per propagandarlo... quella è servita per catturare l'attenzione, fine.
E una donna, avvenente e seminuda, l'attenzione la cattura sempre: è un espediente tanto vecchio quanto efficace.

Anonimo ha detto...

a me me piace il culo.


alce

PS: anch'io esco femmina dal test, sarà la primavera.

Fra ha detto...

io ho saputo rispondere solo alla domanda su cosa stavano reclamizzando (ma non il marchio), perché mi ha colpito vedere questa tipa mezza nuda con un paio di mutande da uomo in faccia... per il resto... tabula rasa! :)

Anonimo ha detto...

Immagini di donne (per quanto gnocche e ignude) sedute sul cesso, sbracate a gambe larghe sul divano o che respirano mutande, a me, maschio, mettono solo tanta tristezza. E non vedo più né femmine né marchi (o "brands", come dite voi del settore). Ah, Marylin e BB... quanto ci mancate!

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