martedì 16 febbraio 2010

[RECE] Haducii - homo homini pitbull

Haiducii, Tommaso Labranca (2010)
Excelsior 1881, 204 pagine
10,50 euro

Tommaso Labranca è nato nel 1962 (un vecchio rispetto alla moda dei scrittori adolescenti che sta impazzando ultimamente ma giovane, secondo i miei canoni), piuttosto colto e con un'idea molto chiara dell'italiano medio: dalla scarsa o nulla memoria storica, sempre pronto a sacrificare le proprie tradizioni sull’altare della moda del momento, xenofobo all'occorrenza e tanto incoerente da prenderlo continuamente a schiaffi in faccia.
Haiducii è il suo ultimo romanzo, a un paio d'anni di distanza dall'ottimo 78.08, e non delude, mantenendo intatto lo stile personalissimo e in perenne equilibrio tra affilato sarcasmo e disincantata cronaca.
Per scriverlo, l'autore si è basato sulle peripezie di una vicina famiglia di rumeni, la cui colpa più grande è stata una solenne ingenuità che li ha convinti che l'Italia fosse una sorta di Terra Promessa... portandoli all'inevitabile scontro con tutta una misera galleria di razzisti della domenica, benpensanti brianzoli, casalinghe dalla cultura mutuata da centinaia di puntate de Il Milionario.
Haiducii è scandito da una narrazione non-lineare, che rifugge il consueto svolgimento cronologico degli eventi ma preferisce proporre, capitolo per capitolo, "bolle" temporali separate anche di anni ma sempre del tutto pertinenti alla realtà che descrive.
Notare che non ho detto storia.
La storia è poco importante, e comunque assai meno rispetto la realtà italiota nella quale è immersa e sulla quale Labranca si avventa con la ferocia di un pitbull ma anche con l'eleganza di un divulgatore di classe.
Se proprio vogliamo trovarvi il pelo nell'uovo, forse l'io narrante è un po' troppo il clone del protagonista di 78.08 o de Il Piccolo Isolazionista, ma, a seconda di come si prenda l'opera di Labranca, potrebbe pure rivelarsi un pregio.
Poi, sì... certe volte è uno snob, un saputello, rompicoglioni, ma va bene anche così. Avercene, di Tommasi Labranca.
La lettura resta comunque godibilissima e invoglia a volerne ancora.

Nota a margine: sapevo che stava per uscire un suo lavoro intitolato Diamonds Are For Eva, annunciato per l'estate scorsa e poi misteriosamente scomparso dai cataloghi: chi ne sa qualcosa, mi faccia sapere, grazie.

8 commenti:

RexerII ha detto...

Di lui ho letto "Hjärta", bellissimo. Anzi direi fantastico: era un poemetto in endecasillabi sciolti (Hjärta significa “cuore” in svedese) ed era scaricabile gratuitamente.
Si svolgeva tutto dentro le mura di Ikea, e l'ho trovato davvero geniale. Magari l'ebook è ancora disponibile, non saprei... grazie x aver recensito questo "Haiducii".

Maura ha detto...

Lui era quello di "Andy Warhol era un coatto", giusto?
Lo lessi anni fa, però poi non comprai più nulla di lui.
Dovendo prendere qualcosa di nuovo mi consigli questo "Haiducii" o un altro titolo?

CyberLuke ha detto...

Rexerll: Hjärta non l'ho letto. Provo a cercarlo.
Maura: inizia con Il piccolo isolazionista. Per lo meno, è il mio preferito.
78.08 è più "convenzionale", ma anche lui molto valido.

Simone B. ha detto...

Io conosco Labranca per la rubrica su "Film TV": è la prima cosa che leggo, e ci sono affezionato.
Haiducii era comparso a puntate proprio su "Film TV" dall'estate scorsa, e sono contento sia stato raccolto in volume. :)
In effetti è uno di quelli che in Italia, oggi, scrive meglio, anche se non è osannato come i soliti Fabio Volo o Stefano Benni, questo ultimo in fase decisamente calante IMHO.

Angel-A ha detto...

A proposito di Stefano Benni... mi piace abbastanza ed è divertente, ma lo trovo anche eccessivamente sopravvalutato, un po' come in Francia Pennac, che qui da noi ha fatto scendere le lacrime di commozione, gridando al miracolo, a quanti vi si erano avvicinati... poco più di una moda, in realtà, secondo me.
Fra gli scritti di Benni, comunque, "Comici Spaventati Guerrieri" è quello che ho preferito, spassoso e toccante allo stesso tempo.
Labranca non lo conosco, se me lo consigli... ^___^

Gba ha detto...

Beh, a parlare di autori sopravvalutati non basterebbe un post apposito! :D
Per capirci, io considero autori sopravvalutati i vari Brown, Faletti, Kinsella e simili, cioè quelli che scrivono opere modeste ( o peggio ancora insulse ) ma nonostante questo te li ritrovi ospiti ovunque e si fanno interminabili servizi ai TG per reclamizzare le loro opere,vuoi perchè esce il film,vuoi perchè "l'autore X è l'autore X" e quindi si deve parlarne.
Devo dire che Benni non mi sembra vittima di questo meccanismo, anzi, mi pare piuttosto defilato ( per non dire ignorato ). Che poi non tutti i suoi libri siano capolavori son d'accordo, ma credo che se dovessimo concentrarci solo su libri eccelsi la nostra vita di lettori sarebbe molto molto vuota!

Angel-A ha detto...

Vabbè quelle sono operazioni di marketing puro in larga scala (tra l'altro li ho praticamente "provati" tutti, con somma delusione)... in casi simili la sopravvalutazione è un eufemismo...
Comunque non denigravo mica eh... come ho detto anche a me Benni piace, anzi, ho letto la maggior parte di quello che ha scritto (80% in vacanza o in spiaggia, tanto per capirci..).
Trovo però che, anche nel "suo ambiente" ha semplicemente trovato una strada originale insieme ed un linguaggio facilmente comprensibile senza dover cadere nel banale (io ci ho trovato alcune reminiscenze infantili del Gianni Rodari di "Filastrocche in cielo e in terra")... ma fra i suoi estimatori ho potuto osservare certi fanatismi che evocavano una genialità e una inarrivabilità che ho semplicemente trovato eccessiva ^___^

Gba ha detto...

Se intendi questo non si tratta di un problema propriamente "suo".
Scusa la sottolineatura, anch'io ho notato alcune genialità nella sua opera, che ovviamente ha alti e bassi ( a proposito di alti: sigh come ho potuto scordare Comici Spaventati Guerrieri? ) però non sono un fan in senso stretto (ho smesso da qualche anno di praticare la barbara arte del fanatismo). Purtroppo però è un meccanismo molto comune che caratterizza il genere umano... abbiamo bisogno di idoli, chi più chi meno.
Di certo, apprezzo mille volte più un fanatico di Benni rispetto ad uno di un autore prettamente commerciale.
Benni, imho, commerciale non lo è affatto, e sempre secondo me, ha il pregio di far riflettere, sapendo conciliare una satira ben fatta con una prosa originale.

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