mercoledì 17 marzo 2010

Manuale di sopravvivenza per freelance - parte 2

Trovate la vostra nicchia, e sistematevici al meglio possibile.Una volta, attrezzarsi una workstation in casa aveva un costo proibitivo: solo nel 1995, il Macintosh top di gamma poteva costarvi qualcosa come quindici milioni di lire, e non avevate neanche tutta la RAM che vi serviva (con meno di 64MB eravate dei barboni).
Insomma, vi eravate indebitati fino al collo e ancora non avevate uno schermo decente (all'epoca, un tubo da 20" era un mostro inarrivabile), uno scanner (mica come adesso che ve li tirano dietro da Trony per 49 euro e 90), né una stampante per controllare i layout.
Anche se pochi lo dicono, la riduzione del prezzo degli strumenti hardware e software è uno dei motivi per cui la libera professione ha esercitato negli ultimi anni una grande attrattiva per gli addetti ai lavori.
Ma non si fa in tempo ad attrezzarsi che arriva la prossima, grossa necessità per un freelance a tempo pieno: venire presi sufficientemente sul serio.
Conosco colleghi che, per essere all'altezza dell'immagine degli studi più conosciuti e per camuffare – in definitiva – il fatto di essere in realtà dei freelance, fondano piccole società individuali.
Presentarsi come uno "studio" conferisce un alone di professionalità, ed esercita un impatto diverso sui nuovi clienti.
In ogni caso, esistono altri modi per dare un'idea di affidabilità, e il migliore è affittare un locale da adibire a studio.
Qualcuno di voi sarà abbastanza fortunato da vivere in una casa abbastanza grande da trasformare una o due stanze, ma se volete affrontare seriamente il lavoro in proprio, in genere è meglio escludere l'ambiente domestico, per più di un buon motivo.

Siate professionali. Sempre.
Non importa quanto siete bravi. Oltre che validi creativi, dovete essere anche buoni manager. Conosco alcuni professionisti di talento che mancano totalmente di spirito organizzativo, il che li rende dei pessimi freelance. Una mia collega faceva delle illustrazioni vettoriali spettacolari, roba che io me la sogno. Mi capitò un incarico che non avevo né tempo né competenze per portare avanti... così glielo passai volentieri, convinto di fare un favore a lei, al mio cliente, e anche a me stesso, perché avrei comunque fatto – di riflesso – una bella figura.
Purtroppo, questa si presentò regolarmente in ritardo, fraintese le direttive perché non le leggeva in modo adeguato e si dimostrò del tutto inattendibile su un progetto che aveva una scadenza precisa.
I dipendenti possono anche passarla liscia per un lavoro fatto male... ma nessuno ingaggerà nuovamente un freelance che lo abbia deluso.

Affilate le armi.
Ricordatevelo: sarete soli, là fuori, e sventolare la vostra mazzetta Pantone™ non basterà.
Dovete farvi pubblicità, della buona pubblicità.
Fatevi un sito web personale. Potrà sembrarvi ovvio, ma se i potenziali clienti non possono accedere facilmente a una rassegna delle vostre opere non vi contatteranno.
Il sito non dev'essere un'ostentazione (a meno che non siate web designer) e deve mettere in primo piano il vostro lavoro.
Rifuggite le mode e create delle gallery facili da consultare, senza troppi fronzoli, animazioni e suonini irritanti.
Aggiornatelo regolarmente e assicuratevi che chi lo consulta possa accedere velocemente ai vostri contatti.


E ora, in caccia!
Avete stabilito di essere tagliati per la vita dei freelance.
Ora chiedetevi se le società con cui volete lavorare sono dello stesso avviso.
Il mondo dei freelance è un campo minato, retto da uno spirito corporativo, dove molti professionisti sono convinti di esercitare maggior controllo se il lavoro è svolto in casa.
Avete in mente qualche società a cui state per spedire il vostro CV? Normalmente, anche le più piccole sono costantemente sommerse di curricula e di book, e non accade troppo spesso che si avvalgano di artisti digitali freelance, soprattutto per motivi di budget: in poche parole, cercano di fare "in casa" tutto quello che gli serve, sfruttando le proprie risorse al costo di qualche ora di straordinario in più (quando questo viene retribuito, cosa assolutamente non scontata).
Questo naturalmente potrebbe non valere quando le società sono oberate di lavoro o sono impegnate su progetti che richiedono competenze specifiche.
In qualità di art director per la società per cui lavoro, passo in rassegna portfolio e cv, ma spesso non ho l'opportunità di inserire quel lavoro in un contesto specifico.
In sostanza, spesso è solo questione di presentarsi al posto giusto nel momento giusto: il che ha lo stesso significato di "avere una gran botta di culo", ma suona molto più professionale.
In linea di massima, posso dirvi che, quando ci serviamo di freelance, abbiamo una certa preferenza per i freelance a tempo pieno, perché lavorano velocemente, con professionalità e offrono maggiore impegno: non considerano il lavoro come un riempitivo e impiegano un'energia che trova un'espressione nelle loro opere.
Il vero problema è di trovarne di validi e che siano disposti a lavorare per i budget che possiamo permetterci.
L'anno scorso, ci trovavamo in un momento di particolare impegno, e pubblicammo un'inserzione per cercare un designer che lavorasse con noi con un contratto a termine. Non avete idea di quanti giovani volenterosi si presentarono alla mia scrivania, e tutti, una volta conclusosi il colloquio, si alzavano nutrendo la speranza di essere i "prescelti", tornando a casa in attesa di una nostra chiamata pronti a precipitarsi al primo cenno... ma alla fine, ne prendemmo uno e uno soltanto.
La percentuale di esclusi era di circa venti a uno.
Una lettera scritta correttamente e un CV con esempi di lavoro sono d'obbligo. Alcune persone usano particolari espedienti per farsi notare, ma ciò a cui siamo interessati è una prova concreta del lavoro fatto dal candidato.
Cercate di ottenere un colloquio, e preparate al meglio il vostro portfolio.
QUI troverete qualche mio consiglio su come presentarvi.
Siate voi i primi giudici del vostro lavoro, e siate il più severi possibile. Eliminate senza pietà dal portfolio qualsiasi lavoro non vi convinca pienamente, o i lavori più vecchi che non hanno più collegamento alla cultura e alla società attuale: anche il design invecchia, e un'impaginazione o un logo progettato negli anni novanta potrebbe non apparire più fresco nel 2010.
Si tratta di scelte dolorose, ma necessarie. È inutile inzeppare il portfolio di roba, anche se pubblicata in passato, se la maggior parte è vecchiume che voi stessi disconoscete.
Un'altra raccomandazione è avere chiara un'idea del posto dove vi state proponendo. È imbarazzante per tutti presentarsi con un book pieno di splendide illustrazioni in un'agenzia che progetta allestimenti o con una serie di loghi a una casa editrice: apprezzeranno le vostre capacità professionali, ma non tireranno fuori dal cappello un lavoro per voi.

(continua)

12 commenti:

Erika ha detto...

io mi ritengo fortunata.. da quando ho messo il sito online ogni giorno ricevo 2 o 3 richieste.. internet è un fantastico veicolo pubblicitario!

Nemo ha detto...

@Erika: interessante intervento il tuo. Fai parte di quel 1% che lavora nel web design grazie al web.
Se posso una domanda: quante delle 2 richieste al giorno che ti arrivano sono vere e quante di queste vanno poi in porto?
Te lo chiedo perchè ho esperienza di uno strano fenomeno che si genera online di richiesta di preventivi fasulli... senza contare che ho il sito on-line da 2 anni e non mi ha mai fruttato un solo contatto di lavoro.

BlackBox ha detto...

@Laura: mi aggrego a Nemo nel chiederti quanti vannno in porto.
Anche io ne ricevo ogni tanto ma quasi tutti non sono mai andati in porto forse perchè si aspettavano cifre più basse.
Gli unici preventivi che sono andati in porto sono richieste che provenivano da professionisti del settore che conoscono evidentemente i costi e mi hanno ritenuta “economica” rispetto a clienti casuali che (penso io) si sono spaventati di fronte alle cifre presentate.

Erika ha detto...

@Nemo e BlackBox: effettivamente alcune richieste di preventivi non sono altro che ricerche di mercato affettuate da concorrenti.. e me ne accorgo subito un tizio mi specificava il dtd da utilizzare… un cliente, che non faccia parte di qualche agenzia web, non potrebbe mai sapere cos’è un dtd.
Ovviamente non tutte le richieste vanno in porto ma per ora faccio la freelance da un paio d'anni e di lavoro ne ho sempre avuto e quindi non posso lamentarmi. ^^

Uapa ha detto...

Continua ad essere molto interessante e non vedo l'ora di leggere il seguito :-)
E... Grazie per aver scritto "curricula"! *.*

Angel-A ha detto...

"sfruttando le proprie risorse al costo di qualche ora di straordinario in più (quando questo viene retribuito, cosa assolutamente non scontata)"
Ecco, questa degli staordinari non retribuiti è un'altra piaga... dove lavoro io ci sono vari freelance "a tempo pieno" che di fatto occupano una scrivania come un dipendente o un co.co.pro e che assai spesso restano ben oltre un orario "umano", ma vengono pagati sempre la stessa cifra.
E questo vale anche per me, che freelance non sono ma in pratica ho le stesse garanzie di cui parlavi tu all'inizio, cioè nulle.
Certe volte anche a me viene voglia di fare il "salto" perché un contratto "vero" non ce l'ho, ho gli obblighi di un dipendente ma non i privilegi, e – mediamente – vengo trattata peggio dei freelance.
(oggi mi girano, scusa! :P )

Christian ha detto...

Rifarsi una "verginità" dopo che hai cannato un lavoro è quasi impossibile: la tua amica sarà stata bravissima, ma prendendo sotogamba quel lavoro ha danneggiato, oltre che se stessa, anche te.
E' successo anche a me in passato, e da allora prima di segnalare qualcuno al mio capo ci penso sempre due volte.

ps Io non sono un freelance, ma qui da noi ne girano tanti, quasi mai gli stessi. Ancora devo capire bene cosa vuol dire. :)

Taka ha detto...

io, che non sono un grafico, non andrei mai e poi mai a lavorare da esterno all'interno di uno studio per un progetto.
la sola idea mi fa inorridire... °.°

Gba ha detto...

Eheheheheeh, io seguendo questa mia piccola passione ho scoperto che gli orari sono totalmente adeguabili alla persona!
Tendenzialmente faccio le due di notte a organizzare e concludere i miei lavori; ovviamente dopo un’uscita cn gli amici che nn guasta mai
Ieri sera invece, non avendo voglia di fare niente alle 22 mi sono rifugiato sotto le coperte, ed stamattina alle 7 ero bello pimpante a lavorare!!!
Sono molti i pro e i contro, ma per chi non ha bisogno di un orario fisso tutti i giorni, o per chi magari assolutamente non li sopporta, lavorare da freelance e’ il suo.
Hai ragione quando dici che è difficile entrare in un "giro" chiuso, ma ho paura che accada dappertutto, di questi tempi il lavoro è la risorsa più preziosa e chi ne ha non è disposto a dividerlo con gli altri.
E' brutto da dire, ma e' cosi' e lo capisco.

Maura ha detto...

A proposito dei siti coi portfolio personali, alcuni, seguendo i tuoi link, ne ho esaminati anch'io ed è incredibile quanti ve ne siano anche con bei lavori ma organizzati male, con fondi neri e testi piccoli e illeggibili, animazioni da cartone animato e musichette non richieste.
Trovare i contatti, poi, spesso è un'impresa: stanno nascosti dietro link e sottopagine, e fanno quasi passar la voglia.
Essere bravi è un dono, sapersi vendere un'arte...

LadyC ha detto...

Concordo in pieno su tutto…
Ad esempio io lavoro per una web-agency ora, e lavoro da casa.
Per lo scambio di materiali ci vediamo in ufficio… e ci scambiamo idee o al cellulare o in conferenza cn gli altri su Skype...
Lo trovo comodo, perkè anke ora (h 18.30) sono scalza e in felpa di Hello Kitty cn la merenda sulla scrivania mentre aspetto i contenuti del progetto a cui sto lavorando…

Simone ha detto...

Come dici benissimo tu, il "problema" è che se l'hardware costa poco e non ci sono particolari impedimenti la concorrenza diventa elevatissima.

Come per la scrittura, tra un po' ci saranno anche gli studi dove lavori a pagamento, il concorso per grafici emergenti e tutte le persone che ti dicono che devi fare il grafico per passione personale e non per vendere i tuoi lavori ^^.

Simone

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