giovedì 18 marzo 2010

Manuale di sopravvivenza per freelance - parte 3

Non sottovalutatevi.
Il freelance non ha vita facile. Toglietevelo dalla testa.
C'è moltissima competizione nella ricerca di un lavoro e potrebbe accadervi di dover accettare qualsiasi offerta che vi capiti a tiro.
Dovrete sviluppare un senso di auto-valutazione, particolarmente quando si tratterà di fissare il prezzo.
Chiedere compensi troppo alti è il modo migliore per allontanare i clienti, come stabilire tariffe troppo basse potrebbe farvi passare per degli sprovveduti. In giro potrete trovare consigli di ogni sorta sugli onorari da richiedere, ma è soprattutto una questione di esperienza.
Ai primi stadi della carriera, le agenzie e gli studi grafici possono convincervi a lavorare gratis o a prezzi stracciati.
Decidete a seconda del caso, giacché se si tratta di un nome di spicco (Saatchi&Saatchi, Young & Rubicam, Leo Burnett, Lowe Pirella Gottsche, David Ogilvy e poche altre), di una società prestigiosa o, semplicemente di un lavoro che darebbe lustro al vostro portfolio, potrebbe anche valerne la pena.
Ma se la stessa agenzia si ripresenta con la medesima proposta, dovete chiedere la tariffa piena.
Se accampano la scusa che stanno correndo un rischio e che dovete provare le vostre capacità, allora la verità è che cercano manodopera a basso costo.
Eliminate i rami secchi e dedicatevi al 100% a uno studio grafico che vi tratti onestamente.
Parecchi cialtroni conoscono metodi anche più subdoli per farvi lavorare a tariffe ridotte: per questo dovete essere costantemente vigili. Una delle loro laide strategie consiste nel farvi iniziare un progetto senza essere pagati, con la promessa che discuterete il compenso in un secondo momento.
I problemi arrivano quando usano le vostre idee ma non voi, affidando a un altro il compito di terminare il lavoro. In alternativa può accadere che avviate un progetto e che, in corso d'opera, siano inseriti altri piccoli incarichi... ma se si tratta di quel genere di compiti che normalmente vi fareste pagare, assicuratevi di essere retribuiti.
Non solo sottostare a questi trucchi ignobili vi arreca un danno economico, ma la voce può spargersi col rischio di ritrovarvi parecchi altri "clienti" che cercano di ingaggiarvi per una miseria.
Se usano il vostro lavoro, devono pagare per averlo: è una regola semplice. Quindi, non abbiate timore di pretendere ciò che vi spetta.
Se il peggio è già successo, QUI troverete qualche buon consiglio da chi se ne intende in materia giuridica più di me.

E ora, qualcosa di noioso.
Non illudetevi: avete solo due strade, o pagare un commercialista o fare tutto da soli, e in questo caso dovrete conoscere le leggi e mantenervi informati in tema di tasse e tenere sempre aggiornata la contabilità, in modo che non si accumuli.
Una delle decisioni più importanti che dovrete prendere è se volete lavorare totalmente da soli o costituirvi in una società... il che può essere vantaggioso (ma non crediate che sarà solo la vostra società e non voi ad essere responsabile dei debiti contratti), anche in termini di prestigio. Se le cose ingranano come si deve, potreste anche assumere altre persone o subappaltare alcune commesse.
A quel punto, dovrete sottostare a regole più complesse e la scelta di un commercialista che vi aiuti a gestire i libri contabili e i rapporti con la Camera di Commercio diventerà obbligata... ma avete voluto la bicicletta, e ora vi tocca pedalare.

17 commenti:

Leonida ha detto...

Concordo con te su tutto e soprattutto sullo svendere la propria opera professionale.
Se si lavora in regola, di – mettiamo – 1000 euro te ne rimangono se va bene 550.
Per non dire che se parti già facendo valere poco il tuo lavoro, sarai bollato per uno i cui lavori valgono poco e sei finito.
Il lavoro è lavoro e va pagato il giusto. Se no non si fa altro che inflazionare il mercato e gli unici a rimetterci sono i professionisti che lavorano seriamente.

BlackBox ha detto...

Infatti: se non si ha l’esperienza per mettersi in proprio meglio non farlo.
Si danneggia se stessi e il mercato.
Sia sotto l’aspetto economico che sotto l’aspetto dei risultati.
Purtroppo i clienti in questo settore dove c’è ancora molta “ignoranza” guardano più al prezzo basso che alla qualità del lavoro. Uno scenario che è diventato sempre più realistico negli ultimi anni e che ha portato solo a un indebolimento dei professionisti.
Già dobbiamo combattere con l’amico, il cugino etc etc, ci manca ancora chi si improvvisa professionista.

Miko ha detto...

Cyber, hai perfettamente ragione.
Ma dico anche: se all’inizio si fanno due tre lavori a tariffa diciamo "ridotta" non è un crimine. Alzi la mano e scagli la prima pietra chi non ha cominciato così.
Ovvio che lo fai due o tre volte e a seconda del cliente, se ti può portare cioè pubblicità, altrimenti è perfettamente inutile.
Vorrei precisare (anche se forse non si dovrebbe) che chi inizia da freelance, difficilmente fatturerà i primi lavoretti, specie se chiede per un lavoro 200 euro, spesso sono soldi di “rimborso spese” che il cliente-amico ci da per “il disturbo” e sucuramente non ci crea alcun reddito importante.
Questo punto è importante per i ragazzi alle prime armi.
NON buttatevi e NON fate il passo se prima non avete “assicurato” un mini giro di affari altrimenti è un suicidio e prevedo un periodo molto nero.
Un freelance invece che è bello che avviato può anche accettare lavoretti da 200 euro purchè vengano realizzati nel giro di una massimo due giornate di lavoro (il corretto costo-tempo) perchè alla fine fanno brodo generale.
Secondo me per fare il salto bisogna avere un bel paracadute se non si rischia grosso = un pò di soldini da parte per poter vivere almeno un anno senza pensieri.

giuseppe ha detto...

non sono un creativo (purtroppo), almeno in questa vita
ma le perle di saggezza di Luca sono sempre ben accette , qualsiasi lavoro si faccia...
beppe

Dama Arwen ha detto...

Interessanti tutti e 3 i post sui Freelance.

Apro una parentesi, un Semi-ot: io lavoro da dipendente in un piccolo studio grafico: ho rimesso mano negli ultimi mesi a lavori (parlo dei veri e propri documenti) della Y&R.
beh, dire che lavorano COI PIEDI è ancora fare un complimento. E non sto scherzando. Perché il nostro cliente è davvero importante sia sul mercato italiano che mondiale. E il materiale era realizzato coi piedi. (Non discuto l'idea ma proprio la realizzazione).

Questo per dire che sono diventata diffidente riguardo al prestigio di alcune grosse agenzie pubblicitarie.
Bah.

Io non credo potrei mai fare la freelance senza finire a vivere sotto i ponti o mangiare solo bile.
Chi lo sa...

BlackBox ha detto...

@Dama Arwen: ti capisco, sorella.
Succede anche a me (potrei e vorrei fare nomi, ma meglio di no).
Se io lavorassi così, mi ritroverei senza clienti nel giro di un mese.

Salvo ha detto...

Scusate la domanda che può sembrare stupida... Mi piacerebbe sapere se secondo voi c'è ancora spazio nel campo del graphic design per gente che come me non ha un titolo di studio del settore ma che ha appreso le sue conoscenze da autodidatta e grazie all'esperienza. Visto che ormai le scuole che sfornano designer qualificati sono tantissime, per chi non ha quel "pezzo di carta" che attesti ufficialmente le sue capacità, cercare lavoro in ambito grafico è una battaglia persa a prescindere?
Cioè, è meglio che lascio perdere?

Roberta la Dolce ha detto...

Concordo su molti punti, una cosa però secondo me va sottolineata con più evidenza: se state pensando di mettervi in proprio, va bene avere lentusiasmo e il coraggio di buttarsi, ma è importantissomo sapere bene quali sono le psese da affrontare.
Pertanto consiglio caldamente di andare da un commercialista e farsi spiegare bene quali sono le spese da affrontare con una P.IVA, le varie tasse INPS, IRPEF ecc. quanto ci costerà lui per tenerci la contabilità. Insomma farsi fare un prospetto completo delle spese e diquanto si debba fatturare al mese o anno per coprire le spese.
QUesto ci permette di avere un idea se il giro di clienti che si ha può coprire almeno le spese di una attività in proprio, cosa importante, perchè gli eventuali risparmi dovrebbero servire per coprire le spese di mantenimento di noi stessi ed eventualmente piccoli investimenti di promozione.
Non dico di mettere giù in buisness plan, ma qualcosa di molto vicino perchè solo così si ha le idee chiare anche su le varie azioni per promuoversi e cercare nuovi clienti.
Diciamo che con un quadro preciso si ha anche la coscenza di come procedere e meno paura del "salto". :-)

CyberLuke ha detto...

@Salvo: a me il "pezzo di carta" non l'hanno mai chiesto.
E neanch'io l'ho mai chiesto a tutti i designer che ho esaminato. E ti dirò di più: i vari titoli e riconoscimenti sciorinati sui curricula non li ho mai degnati più di un'occhiata distratta.
Come ho detto, importa come sai lavorare.
Solo quello.
@Roberta: una precisazione del tutto che superflua.
Fermarsi a tavolino a farsi due conti è d'obbligo.
Altrimenti ti ritrovi a rateizzare l'Iva e i contributi, come successe al sottoscritto.

Angel-A ha detto...

Mi accodo a Roberta: va fatto un vero e proprio business plan. Di fatto diventerete un’impresa…quindi, le cose vanno fatte per bene.
Il discorso cambia ovviamente se si ha già un giro di public relation talmente grande che il lavoro si casca addosso senza battere ciglio…
Ma a questo punto consiglio di andare alla Cayman, ^___^

iSDC ha detto...

Dimentichi l'aggiunta più rilevante: avere un amico avvocato che ti gestisca al giusto prezzo quel 20% di litigiosità che si presenta ad ogni professionista ;)

Anche oggi sono dovuto intervenire per un'amica grafica alla quale è stata addossata una responsabilità per ritardi a lei non imputabile ma, essendo l'ultimo anello della catena, i piani superiori hanno presunto che fosse lei quello più debole e hanno voluto (tentato) rivalersi su quest'ultima.

A suo dire, spendere il nome di un legale a propria difesa, ha ancora il suo valore o, perlomeno, non si passa automaticamente da sprovveduti :)

(non è uno spot, è solo un consiglio...)

Uapa ha detto...

Non sottovalutarsi non è affatto facile... In qualunque campo :-S

Laura ha detto...

Entro anche io nel discorso dal momento che mi sento chiamata in causa direttamente.
Sono freelance da gennaio, quindi da pochissimo!! Ancora non ho aperto partita iva, per il momento sfrutto la ritenuta d’acconto, ma entro un anno dovrò assolutamente adeguarmi.
Volevo fare un commento riguardo la storia dello “svendersi”, del fare lavori a poco.
La mia prima commissione da freelance è stata quella di fare un loghetto per una società che produce vele per barche, essendo una “conoscenza” e non sapendo ancora quantificare il lavoro ho deciso di regalarlo, ovviamente amici e colleghi hanno ritenuto la mia scelta assurda. E invece è stato un ottimo investimento, dopo due mesi vi dico che sto per fare il sito a questa stessa società, e ad altre due: un club nautico e una scuola di vela.
Non ho speso niente in pubblicità, ho semplicemente regalato un logo. :)

Matteo ha detto...

@ Salvo: Non preoccuparti. Dove lavoravo io i "creativi" usciti dalle scuole specialistiche li escludevano a priori. Cerca di apprendere più che puoi nel lavoro vero, se fai grafica da stampa frequenta una tipografia, leggi libri e manuali, insomma va benissimo se ti prepari da solo. :)

@ Laura: ti è andata bene, ma non significa che se il logo tu l'avessi fatto pagare il giusto loro non ti avrebbero comunque confermato. Sicuramente t'hanno chiesto di continuare a collaborare perché eri valida, non per il marchio in regalo. ;)

iSDC ha detto...

@Laura
Semplice curiosità: hanno già accettato il preventivo per il sito?

Perchè la tua storia mi ricorda molto quando ho cominciato la mia strada di avvocato e di storie su consulenze professionali regalate nella speranza di concretizzare un eventuale prosieguo ne ho molte.

Per esempio, un mio amico mi ha chiesto una consulenza per l'editoria (poca cosa) e mi ha offerto la cena nella sera in cui ne abbiamo parlato.

Poi mi ha domandato un consiglio legale su un acquisto all'estero (poca cosa) e non ho chiesto nulla.

Poi mi ha domandato una ricerca legale su uno startup peculiare (grande impiego di materia grigia) e l'ho avvisato subito PER ISCRITTO che stavolta avrei dovuto chiedergli qualcosa.

L'estate scorsa ho intuito dalla sua scomparsa che l'impresa non si concretizzerà nell'immediato e quando ho chiesto le mie competenze (1/3 del tariffario, poche centinaio di euro) l'amicizia ed il rapporto si sono compromessi.

Lui affermava che voleva un consiglio da amico (ovviamente gratuito), io gli ho risposto che se a causa della mia consulenza lui avesse subito eventualmente un danno (sanzioni da 45.000 euro), di certo lui sarebbe venuto da me a farmi rendere da conto (altro che consiglio da amico).

Ad oggi devo ancora sollecitarlo a pagare.

Fra ha detto...

Anche la parte del farsi pagare è applicabile al mio lavoro (!!)
E' fastidioso chiedere una cifra (che per te è il minimo che ti puoi far dare, se non vuoi svenderti) e sentirti dire qualcosa come "Ho rifiutato altri per molto meno"... quando un lavoro ti interessa davvero, lo "devi" prendere lo stesso ed essere disposto a cedere un po' (non molto, almeno io).
Il commercialista per me è un incubo, non per lui che è un ragazzo d'oro (che io stresso spesso e volentieri), ma perché io non capisco una mazza di tutte queste cose e ogni volta che mi comunica quanto devo pagare, mi viene un attacco di panico! E ogni volta gli chiedo "Ma perché devo dare tutti questi soldi allo stato?!" e lui mi risponde rassegnato che purtroppo tutti devono dare tutti questi soldi allo stato...
E nel frattempo salto di palo in frasca e mi chiedo per quali meraviglie di servizi, almeno qui al sud, pago tutti questi soldi? Boh, forse un giorno lo capirò (ma forse quel giorno sarò già andata a vivere da qualche altra parte).
E il cliente, che tira sul prezzo, nemmeno ci pensa che quando io gli chiedo "X", a me in tasca restano, se va bene, poco più di X/2...

Sara ha detto...

Un bellissimo post. Putroppo i prezzi stracciati ci sono anche nel campo web writer e non solo nel vostro...

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