mercoledì 31 marzo 2010

[RECE] Il profeta


Qualche sforzo da parte nostra c'è, e sarebbe fazioso affermare il contrario.
Ma, siamo sinceri: la Francia (ma anche Taiwan, la Romania e la Turchia), in fatto di cinema, ci straccia come e quando vuole, dandoci anche cinque anni di vantaggio.
Quindi, lo dico subito e a chiare lettere: questo Il Profeta di Jacques Audiard, figlio d’arte (suo padre Michel è stato regista e soprattutto sceneggiatore di notevole carriera), regista di film tosti come Tutti i battiti del mio cuore e Sulle mie labbra è l'ennesima (dura) lezione di cinema per i cineasti di casa nostra... che chissà se, solo nello scorso anno, si sono degnati di recuperare pellicole come Le dernier gang, Les liens du sang, Cortex, Secret Defense, Les insoumis, Chrysalis, La Clef.
Questo film non è il solito film di genere carcerario sullo stile di Le ali della libertà o di Last Man Standing, anzi, è l'antitesi di operazioni del genere. Audiard non esercita alcun distacco rispetto alla sua filmografia di riferimento, non la ironizza, non la sovverte, non la parodizza e nemmeno la omaggia con saccente accondiscendenza.
Audiard realizza questo film con una serietà assoluta, credendoci fino in fondo e senza alcun compromesso e se nella pellicola si sente forte il peso di autori di riferimento come il Siegel di Fuga da Alcatraz, parecchio cinema di Scorsese e delle pagine del romanziere detenuto per eccellenza Edward Bunker, queste influenze sono vissute dal regista più come una sorta di lascito da seguire e riverire, piuttosto che da reinventare.
Tutto nel film trasuda amore, attenzione e ossessione.
Audiard dirige in maniera quasi maniacale lo straordinario Tahar Rahim che interpreta un giovane detenuto franco-arabo (il cui crimine non è menzionato nemmeno una volta), straniero tra due mondi che finisce per trascendere... lontanissimo dalle stilizzazioni spesso inesatte di tanti registi di derivazione televisiva, al punto che, dopo la visione de Il Profeta, pellicole come Romanzo Criminale hanno l'impatto di una puntata dei Simpson.
Ovviamente, consigliato.

8 commenti:

claudia ha detto...

oh, vedi che avevo ragione a consigliartelo caldamente ?
il protagonista e' assolutamente nella parte, con una trasformazione notevole da ragazzino arabo chiuso che non sa quasi parlare il francese a giovane corsarabo che si destreggia alla perfezione in mezzo a delinquenti di ogni tipo e di ogni crudelta'.

Roberta la Dolce ha detto...

Perfetto commento, molto ben scritto, complimenti. Anche a me ha colpito e turbato questa discesa all'inferno di un'anima.

Davide ha detto...

Condivido: è un film bellissimo e toccante che mi sta piacendo ancora di più ogni volta che ci penso. Mi sa che uno di questi giorni me lo torno a rivedere, magari in italiano, visto che l'avevo visto in originale e per leggere i sottotitoli ho un po' perso la visione.

Maura ha detto...

L'ho visto anch'io ieri sera.
Bello lungo (150 minuti) ma non annoia, porta a simpatizzare con un cattivo che si mette contro uno più cattivo e vince: un attore talmente credibile che a volte si fa fatica a credere che non sia davvero un delinquente.
Spaventoso pensare che in galera le cose funzionino veramente così e che tutti all'interno siano corrotti.
Un carcere non formativo ma distruttivo.

VOICEFACE ha detto...

Grazie Cyber, impossibile non sottoscrivere quanto dici. Complimenti per la tua opinione, mi è piaciuta assai.

Fra ha detto...

E io che pensavo che "Il profeta" si riferisse al libro di Gibran!! :)

Fra ha detto...

Scusa, non ho finito di scrivere ed avevo pensato fosse il libro di Gibran e mi ero detta "finalmente una cosa che Luca recensisce che conosco pure io!"... sin dall'immagine ho capito che non era il libro!!! :))
La recensione è molto bella, comunque, potrei anche guardarlo!

Matteo ha detto...

Ci hanno scritto tomi e tomi studiosi, sociologi e filosofi sulle puntate dei Simpson...

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