mercoledì 28 aprile 2010

Crimine sentimentale (parte 2 di 2)

“Le rileggo la sua dichiarazione: potrei anche non aver compreso appieno le intenzioni e le convinzioni della signorina F. Invece, ora ha appena ammesso che tali intenzioni le fossero evidenti”.
“Mi sono apparse tali quando... e va bene, diciamo che avevo tutti gli elementi per supporlo anche prima di partire per Venezia. Ma non mi sono mai approfittato di questa mia convinzione”.
“Cosa significa?”
“Che non ho cercato di ottenerne un vantaggio personale. Questa è la mia definizione di ‘approfittarne’. A meno che, lei non giudichi ‘approfittarsene’ avere un letto dove dormire”.
“Mi sembra che la signorina F. abbia fatto di più che darle un letto dove dormire: le ha personalmente cucinato e servito i pasti, lo ha accompagnato in giro per Venezia, è scesa con lei fino alle Valli di Comacchio e ritorno con la sua auto, e qui leggo... si è prestata addirittura ad indossare un costume da Catwoman. È esatto?”
“La signorina F. è stata molto disponibile. E gliene sono grato. Ma sono stati tutti gesti spontanei, di sua iniziativa”.
“Anche indossare un costume carnevalesco fuori stagione è stata una sua iniziativa?”
“Non è un costume carnevalesco. Si tratta di cosplay, ed è una cosa completamente diversa. E, anche in questo caso, non ho approfittato di un bel nulla. Non ho mai costretto nessuno a fare alcunché per il sottoscritto”.
“E ci mancherebbe altro. Ma non può negare di aver carpito la sua buona fede”.
“E invece lo nego. Comincio ad essere stufo di queste insinuazioni. Nessuno di noi due ha fatto qualcosa controvoglia. Anzi, se proprio qualcuno ha fatto qualcosa controvoglia, ero io”.
“E cioé?”
“Mi sono reso ben presto conto che la situazione era sbagliata, equivoca. Io non sentivo nulla verso la signorina F. se non la solita simpatia di cui dicevamo. Ero imbarazzato di tante attenzioni. E ancor più lo ero del suo desiderio verso di me”.
“Che finalmente, ammette di aver ravvisato nella signorina F....”
“Certo che lo ammetto. Ma ormai, ero lì. Ero in casa sua. Lei voleva che arrivassimo velocemente ad un dunque. È per questo che mi sono prodotto in quel, uh, atto di sesso orale”.
“Vuol dire che a lei non andava?”
“Sono sotto giuramento, giusto? Beh, visto che siamo a questo punto, la risposta è no, non mi andava”.
“E perché lo ha fatto? Non si rende conto che in questo modo l’ha ulteriormente illusa?”
“È possibile. Ma non credo lei abbia compreso la situazione. Vede, ad un uomo non attratto da una donna, laggiù non accade niente. Sa di cosa parlo? Nessuna ‘risposta involontaria dal corpo’. Niente attrazione, niente erezione. Niente erezione, niente penetrazione. Niente penetrazione, niente soddisfazione. Niente soddisfazione, una quantità di frustrazione. Sono abbastanza ‘zione’? Sono abbastanza chiaro? La signorina F. non mi attraeva. Non da quel lato, almeno. Cosa avrei dovuto fare, secondo lei? Dirglielo chiaro e tondo? Forse. E avrei migliorato la situazione? Io non credo. Chiunque di noi abbia un minimo, un minimo di esperienza in queste cose, sa perfettamente cosa accade. All’incredulità fa posto la delusione. Poi il risentimento. Per cosa, poi, me lo spieghi lei. La verità è che nessuno di noi è obbligato a provare certe cose. Forse i talk show e la televisione ci suggeriscono il contrario, ma sfortunatamente, o fortunatamente, faccia lei, non è così. Mi dispiace: non sono attratto dalla signorina F., e non voglio una storia con lei. Non posso essere più chiaro di così. Mi dispiace se non sono in stato in grado di dirglielo a chiare lettere quando mi sono trovato a Venezia. La chiami vigliaccheria, se vuole: tanto, a scagliare la prima pietra sono tutti bravi. Le conclusioni che la signorina F. ha tratto non meritano meno rispetto di quelle di chiunque altro trae con gli elementi in suo possesso, me compreso. Un vecchio, stupido detto recita: niente promesse, niente bugie. Io non ho promesso nulla, quindi non sono un bugiardo. Capisco che ora questo causa sofferenza. Ma forse ho dovuto fare questo viaggio per essere assolutamente certo. E, probabilmente, anche la signorina F. ne aveva bisogno per avere più elementi. Abbiamo semplicemente tratto conclusioni opposte: lei ha confermato il suo interesse per me, io il mio non-interesse per lei, non di quel tipo, almeno. Succede. E ora, condannatemi pure”.
“Lei... avrebbe dovuto avere più riguardi verso la signorina F.”.
“Non sono mai stato meno che gentile. Se poi mi sta suggerendo che avrei dovuto mentire, beh, non la seguo più”.
“Non volevo dire questo. Ma, in futuro, lei dovrà essere più attento alle conseguenze delle sue azioni”.
“Va bene. Su questo posso essere d’accordo. Ma non mi ritengo colpevole di non ricambiare i sentimenti della signorina F. o di nessuna altra persona. Semplicemente, non ho un controllo cosciente sui miei sentimenti, ergo non ne sono responsabile”.
“Uhm... la corte si ritira per deliberare”.

11 commenti:

Anonimo ha detto...

Non colpevole!

.. impersonifico alla lettera il protagonista

[ bel racconto ;-) ]

Maura ha detto...

Il punto di vista è fin troppo maschile, ma se non altro, molto ben argomentato.
Credo avrei assolto anch'io l'imputato... anche perché mi sono trovata anch'io a fare pensieri simili.

Buono stile, non s'inceppa mai.

Anonimo ha detto...

la seconda immagine è allusiva

Gba ha detto...

Vedo te la cavi anche con lo stile legal-thriller. ;)
E più che un finale ad effetto, punti sullo svolgimento dei dialoghi... scritti molto bene, peraltro.
Continua, è il mio consiglio.

BlackBox ha detto...

Sono indecisa se commentare il racconto o i suoi contenuti...
sceglierò la prima opzione: mi piace.

Taka ha detto...

io direi colpevolissimo!

di codardìa se non altro... :p

Uapa ha detto...

Innocente, ha convinto pure la corte secondo me XD
Insomma, anche lei prima di farsi illusioni, poteva cercare di mantenere un minimo i piedi a terra... Ci riesco persino io, che sono una sognatrice di prima categoria XD

Yeeshaval ha detto...

Fermo restando che si tratta di un racconto, gli accadimenti in oggetto mi sembrano molto "reali".
E ammetto che molti di noi (indifferentemente uomini e donne) abbiamo pensato le stesse cose, ora da accusati, domani da accusatori.
E a volte basta anche meno di un bacio per costruire castelli in aria, ve lo garantisco.
Anch'io sono stata troppo "disinvolta" in passato, e ne ho pagato il prezzo, in termini di amicizie perdute per sempre.
Detto ciò, ho letto le due parti assieme, in pochi minuti: segno che è scritto bene, anche se attinge a del "vissuto" personale... sbaglio? ;)

Roberta la Dolce ha detto...

La giusta dose di realtà (non solo tua, ma di tutti noi, credo) romanzata quello che basta a renderla piacevolmente surreale. :-)
Molto carino

Fra ha detto...

Lo assolviamo.
Bello, molto bello. Sei bravo. Complimenti, oltretutto i dialoghi (che sono il mio punto debole) sono perfetti!!! :))
Commentando il senso della storia: è verissimo e ci passiamo tutti, un giorno da imputati e l'altro da accusatori. Se l'altro ci piace, solo un suo sguardo ci illude, se non ci piace, possiamo anche fare molto di più, ma nulla per illuderlo... lei/lui lo sa che non siamo innamorati!

Ariano Geta ha detto...

Libertà vigilata sulla parola ;-)

Te l'ho già detto, hai talento per scrivere.

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