martedì 13 aprile 2010

Quella notte che fui Batman.

Fino al film con Christian Bale mi ero limitato a leggerlo di tanto in tanto sui fumetti.
E sui fumetti, lo sapete, è tutto possibile. Quelle incredibili acrobazie nella notte a caccia di criminali e con un sacco di gadget che non hanno mai le batterie scariche.
Ma chiuso il fumetto, chiusa la storia.
Finiva lì, e tornavo alle mie cose di sempre.
Alla mia vita ordinaria, lontana anni luce da quella di un miliardario playboy che di notte si trasformava in un pipistrello gigante e combatteva contro il Joker e l'Enigmista.
Tornavo ad essere il vicedirettore del McDonald's del mio quartiere, ad occuparmi dei tempi di cottura degli hamburger e del rispetto delle norme igieniche, che i dipendenti arrivassero in orario e che non fumassero in bagno, che i tavoli fossero sempre puliti e i pavimenti asciutti.
Due volte McDonald's mi aveva eletto dipendente del mese e avevo avuto la mia fotografia appesa sul muro del locale.
Nella foto avevo un sorriso poco convinto e la cravatta storta.
Poi, ogni quindici giorni, compravo Batman all'edicola della stazione e prima ancora di tornare a casa l'avevo letto già tutto.
L'edicolante, una ragazza pallida che masticava la gomma in continuazione, mi guardava incerta se il fumetto fosse per me o per un figlio che non avevo, e mi sentivo il suo sguardo sulla schiena finché non voltavo l'angolo e solo allora mi concedevo di aprire la prima pagina e riprendevo le fila di quanto interrotto due settimane prima.
Tutto questo, dicevo, finché non è uscito il film.
Ci andai una sera al penultimo spettacolo, da solo.
Quando iniziarono a scorrere i titoli di coda, ricordo che mi alzai dalla poltrona inebetito, continuando a fissare lo schermo senza più vederlo.
I fumetti erano belli, ma quello... quello era strepitoso.
Tornai a casa con le mani ficcate a fondo nelle tasche, senza riuscire a pensare ad altro.
Il giorno dopo lasciai bruciare due Crispy McBacon, e la sera comperai su eBay una maschera di lattice come quella del film.
E, per soli 29 euro e 99 in più, anche un mantello da pipistrello in nylon nero. Mi apparve una finestra pop-up che mi informò: ehi! Sai che tutti quelli che hanno comprato quest'articolo hanno comprato anche la bat-cintura? A soli 9 euro e 99. Vuoi comprarla anche tu?
Volevo comprarla anch'io?
Guardai lo schermo. Cliccai.
Una settimana dopo, tornai a casa e c'era uno scatolone marrone sul pianerottolo. Senza rendermene neanche conto, mi guardai attorno, sospettando che qualcuno stesse fissandomi dallo spioncino, ed entrai di corsa in casa reggendo lo scatolone tra le braccia.
Mezz'ora dopo, stavo guardandomi allo specchio del bagno.
Nessuno avrebbe potuto riconoscermi.
Io stesso non mi riconoscevo.
Batman.
Ero Batman.
Allargai le braccia, tirando su i lembi del mantello in un frusciare di nylon made in China.
Il Batman allo specchio mi fece un sorriso di trionfo.
Quella notte dormii pochissimo.
Il giorno dopo uscii dal fast food prendendomi mezz'ora di permesso.
Entrai dal ferramenta e chiesi se avevano del cavo di titano ceramico, come quello che usava Batman nei fumetti per arrampicarsi tra i tetti di Gotham City.
Quello mi guardò come se fossi un pazzo.
Uscii dal negozio con un rotolo di corda di nylon, molto robusta.
Lo stolido bottegaio mi aveva assicurato che poteva reggere fino a cento chili di peso, e anche più.
Di certo costava come il titanio ceramico.
A casa, aspettai che facesse sera studiando i nodi su una pagina trovata su Internet.
Scoprii che fare i nodi era un'arte, ed alcuni richiedevano anni di pratica.
Ma io non avevo anni. Mezzanotte era appena passata, e volevo entrare in azione.
Quella sarebbe stata la mia prima uscita ufficiale come Batman, ma ero cosciente di essere ancora inesperto e quindi decisi di limitare i rischi al minimo.
Legai un capo della corda al termosifone, usando il nodo più sicuro che ero riuscito a memorizzare.
Indossai il mio costume, aprii la finestra e venni investito dall'aria fresca della notte. Guardai giù dal cortile del mio condominio, controllando le finestre ancora accese. Due televisori ronzavano in lontananza dietro le tende del palazzo di fronte, ma, apparentemente, gli altri dormivano.
È un quartiere di lavoratori il mio, e la mattina dopo si alzavano tutti di buon'ora. Guardai l'orologio, presi un gran respiro e mi issai sul davanzale, cercando di non badare al tremito delle mie gambe.
Quattro piani, dopotutto, non sono niente in confronto i grattacieli di Gotham, mi dissi.
Afferrai forte l'altro capo della corda, e iniziai a calarmi nel vuoto.
Lentamente, mezzo metro alla volta, puntellandomi contro la facciata che puzzava di smog e guano di piccione.
Il mantello frusciava nel vento notturno sbatacchiando come una vela, ma non era un rumore sgradevole.
Stavo andando bene.
Stavo andando forte.
Ero Batman.
Ero arrivato al secondo piano, ormai. Ci abitava la vedova Mariotti, una brava signora. In ascensore ci salutavamo sempre e, una volta sì e una no, mi chiedeva quando mi sarei trovato una brava ragazza.
Presto, le dicevo.
Allora buonasera, mi rispondeva lei, e scendeva al secondo piano.
La vedova Mariotti, scoprii quella notte, soffriva d'insonnia e si affacciò mentre passavo davanti la sua finestra.
Mandò un urlo così forte che mi spaventai ancor più di lei.
Riuscii a non mollare la presa sulla corda, ma istintivamente feci un gesto per rassicurarla, per azzittirla, che non aveva niente da temere, che ero io, che ero Batman, che ero uno dei buoni.
Ma attraverso il vetro non mi sentiva e comunque gridava troppo forte.
Guardai su e poi in basso. Ero a metà strada, e indeciso sul da farsi.
Forse avrei fatto prima a scendere a terra e tornare nel mio appartamento piuttosto che riarrampicarmi, col rischio che qualcuno potesse vedermi. E magari chiamare i Carabinieri.
Mi affrettai e iniziai a calarmi giù. Un metro alla volta.
Più in fretta ancora.
Ero a tre metri da terra quando scivolai sul muro chiazzato.
Cercai di tenere la presa con tutte le forze, ma il mio stesso peso mi tirò giù come un sacco.
Crollai sul cemento del cortile e smisi all'istante di pensare alla vedova Mariotti che urlava due piani più in alto, sentendo un dolore inimmaginabile che risaliva come un fulmine attraverso il braccio.
Poi non sentii più niente per un po'.
Ero morto, la mia carriera era finita.
Mi risvegliarono i cani che avevano iniziato ad abbaiare, ottusi e solidali, da qualche parte.
Ero accartocciato in terra avviluppato in un bozzolo di nylon nero e mi tirai su ricorrendo alla sola forza di volontà.
Il braccio doveva essersi slogato. O rotto. O tutti e due.
Mi trascinai stringendomelo fino al portone, e mi tuffai dentro l'ascensore. Schiacciai il tasto "4" con la faccia, e arrivato al mio piano mi immaginai cosa avrebbe potuto pensare il mio vicino – il ragionier Silvestri, due anni alla pensione – se avesse visto Batman uscire dall'ascensore reggendosi il braccio.
Perché Batman non li usa mica gli ascensori, sapete.
Impiegai tre interi minuti per tirare fuori dalla bat-cintura le chiavi di casa con le dita intorpidite dell'unica mano buona, ficcarle nella toppa e rientrare finalmente in casa.
Il giorno dopo, il medico di guardia, finito di sistemarmi il tutore al braccio, si sedette a scrivermi la ricetta per gli antidolorifici.
Quando me la porse, mi disse che non avrei più dovuto fare sforzi con quel braccio, altrimenti non sarebbe tornato a posto.
Uscii dal suo studio strascicando i piedi.
Batman senza un braccio abile non serviva a niente.
La mia carriera si era conclusa, ma almeno il mio segreto era al sicuro. La vedova Mariotti aveva raccontato a tutto il palazzo del "diavolo nero" alla sua finestra, ma nessuno le aveva creduto.
Arrivai fino all'edicola della stazione a comprare qualche fumetto da leggere nella convalescenza, e al momento di pagare la ragazza mi guardò negli occhi e mi disse: "Io lo so, che tu sei Batman".
Io le feci un mezzo sorriso.
Mi sarei ammazzato.
Non sono più uscito col mio costume.
Ogni tanto me lo metto ancora, assicurandomi che le tapparelle siano ben scese, e cerco di immaginarmi in volo sulla città di notte.
E lui mi sorride ancora dallo specchio.

26 commenti:

Uapa ha detto...

Ma davvero ti sei calato dal quarto piano vestito da Batman??? :-O
Perché, se sì, sei un mito! :-D
In ogni caso ho letto tutto d'un fiato e praticamente ho "visto" la scena davanti ai miei occhi, come fosse un film, bello, bello :-)
Buona giornata :-)

amaui ha detto...

Non può certo finire così, ci vuole un riscatto.
Abbiamo bisogno di un super eroe!...:-)

Ariano Geta ha detto...

Te l'ho già detto altre volte che dovresti provare a scrivere racconti... Se almeno io sapessi disegnare bene come te potremmo fare cambio ;-)

Mr. Lunastorta ha detto...

Bello! ^_^

Dama Arwen ha detto...

Ahahah!
^_^

Anche se è solo un racconto, finzione, ci ho visto proprio te nel personaggio...!!!

Ma... il McDonald NO! È il neo di tutto il racconto! :-P

CyberLuke ha detto...

Quando scrivo in corsivo e c'è il tag "storie", sono racconti di fantasia.
Ma mi fate davvero così idiota? :D

elgraeco ha detto...

Racconto divertentissimo! ;)

Monik ha detto...

Bella scrittura adoro quel filo di ironia che avvolge il tuo racconto.. complimenti, mai pensato di creare una raccolta e poporla a qualche editore?

Christian ha detto...

Bellissimo!! :D
La parte che preferisco è quando esce dall'ascensore e teme l'incontro col dirimpettaio... ci sarebbe stato materiale per proseguire per altre dieci pagine!!!
Scrivine ancora!! ;)

Ari ha detto...

:D Sei proprio tu, altroché!
Bello e possibile! :)


PS: Sapevo che, sotto sotto, tutto quel tempo speso in bagno non ti serviva solo per leggere Ratman! Fortuna che abbiamo solo un piano e un po'... :D

Angel-A ha detto...

Anche se non ti sei calato giù dal tuo palazzo, sei il mio mito!!! ^_____^

ps sicuro che non c'è un pizzico di autobiografia???

LadyC ha detto...

Questo è il prototipo del mio Racconto Perfetto: né troppo lungo, né troppo breve, non noioso, che si lascia leggere e che lascia un po' delusi solo perché vorresti leggerne ancora....

claudia ha detto...

beh, basta guardarti come vai conciato ai cosplayers contest per capire che in quel racconto ci sei tutto tu, molto autobiograficamente, tranne che per il palazzo perche' stavi a piano terreno ! ;-))
...e comunque, bellissimo racconto!

Uapa ha detto...

:-D
Uno spettacolo comunque, grazie! :-D
E mi unisco al coro di voci che dicono di raccogliere e pubblicare queste storie! :-)

CyberLuke ha detto...

@Claudia: veramente fino a poco fa stavo al settimo piano. ;)
E il cosplay nuovo... beh, non è ancora pronto.

E, ad ogni modo: credo ci siano già abbastanza aspiranti scrittori in giro, alcuni anche piuttosto in gamba... non credo che l'editoria italiana senta troppo la mia mancanza. ;)

claudia ha detto...

çcyberluke: eeeeh, ma quando lavoravi al mc donald's ancora non abitavi al settimo piano!!!

CyberLuke ha detto...

Cos'hai bevuto a pranzo?
Io non ho mai lavorato al McDonald's... con chi mi stai confondendo? ;)

Maura ha detto...

Mi hai fatto appassionare e divertire... per solo pochi minuti, ma va benissimo! ;)

claudia ha detto...

@cyber: e' vero, ho confuso il mac con il lavoro in gelateria!!!
che stonata!

Alex McNab ha detto...

Un racconto fantastico, meglio di tanta robaccia dei "professionisti" che occupano abusivamente le librerie.

Tu non lavori al Mac ma però da Batman ti sei vestito davvero, no? ;-)
Bè, io da Punisher...

Ettone ha detto...

la storia è bella e coinvolgente come sempre, forse il fatto di sapere che non è vera mi ha tolto un po' di interesse, ma nel suo insieme è divertente...

sul piano della scrittura trovo alcune imperfezioni che, ti dirò, ho notato essere presenti più in questi casi in cui le storie le inventi che non quando parli delle Tue vicende... Non vorrei che lo scrivere in modo nudo e crudo ti metta di fronte ad una sorta di ansia da prestazione ;) :D (in senso molto leggero e figurato, ma non trovo altri esempi)... ;)

Anche io sono tra quelli che vorrebbero leggere la continuazione... ;)

Sogno ha detto...

Bravissimo Luke.
Veramente un bel racconto.
Nel mio piccolo spero che tu decida di cimentarti nella narrativa anche più spesso, visti i risultati.

Anonimo ha detto...

BatLuke :D

bella Luca ;)

Larsen

Fra ha detto...

Wow Luca... questo racconto è bellissimo! Davvero, complimenti, mi è piaciuto molto :)

witchblue ha detto...

Fantastica storia. L'ho letta sorridendo e immaginando, un giorno, di vedere coi miei occhi il "diavolo nero" che salta da un tetto all'altro. Complimenti, sei un grande.

Hirilaelin ha detto...

:D
Bravo, Luke!
Quei poveri pensionati (o quasi) non sapranno che si son persi, ad aver un Batman nel condominio.

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