giovedì 6 maggio 2010

C'è qualcosa che mi sfugge.

Chissà se c’è un posto dove vanno a finire le persone che non vedi più, o se cessano di esistere come accade in certe fantasie quando smetti di guardarle.
Per noi miseri umani, schiavi delle nostre percezioni, in un certo senso è così: smetti di vedere qualcuno, e dopo un po’ quello cessa di esistere.
Credo che ciascuno di voi possa annoverare un gran numero di persone che – non importa quanto siano state importanti in un certo periodo della vostra vita – ora siano sparite dalla vostra esistenza: dissolte, lasciando dietro di loro al massimo qualche fotografia come unica prova tangibile.
Fin qui, diciamo che mi sento affine a parecchia gente.
Dove mi sento differente, invece, è nella mia propensione a tornare talvolta a frugare nel passato, e a rievocare alcuni di questi personaggi.
Qualche tempo fa, mi tornò in mente Stefano, il mio inseparabile compagno di banco di quarta e quinta elementare.
Anche se non ci eravamo mai frequentati al di fuori dell’edificio scolastico (a dieci anni non è che vai molto in giro senza mamma o papà che ti tengono per mano), eravamo comunque legati: lui, affascinato dalla mia capacità di disegnare ed inventare storie e situazioni, io lieto di avere una “spalla” e un pubblico per le mie creazioni.
Finite le elementari, strade divise. Eppure, abitavamo a due strade di distanza (seppure una parecchio trafficata): è così che va la vita.
Ci rivedemmo una volta, nei primi anni ottanta, ma di quella volta mi ricordo poco.
Mi ricordo di più di Stefano col grembiule blu e il fioccone di nylon bianco, a cercare di non farci beccare dalla Corallo, l’arcigna maestra, a speculare su Mariarita (la biondina del secondo banco che piaceva a tutti e due), a disegnare le avventure di Herbie il maggiolino con i personaggi ricalcati sulle nostre facce e così via.
Insomma, ero lì che pensavo a tutte queste cose e allora ho afferrato l’elenco del telefono.
Era stato facile trovarlo, uno col cognome come il suo.
L’ho chiamato. L’ho ritrovato sposato, con prole e un “ing.” davanti il nome.
Proprio da lui diventare ingegnere. Ci ha messo un minuto o due a riconoscermi, quindi ha iniziato a parlare. Ma, al momento di prendere accordi per rivederci, tutto ha cominciato a sembrare complicato: un “non osare” tanto, così, tutto insieme dopo tanti anni.
E così il mio entusiasmo si è smorzato, lui non mi ha richiamato più (gli avevo lasciato il mio cellulare) nè io ho fatto nuovi tentativi.
Oggi, penso che potrei compiere un nuovo tentativo, mi collego a Internet e cerco il suo nome tra gli abbonati di Roma. E, sorpresa, lo stimato ingegnere sembra sparito: resta il numero dei suoi genitori, ai quali dovrei presentarmi, convincerli che non sono un qualche tipo di maniaco pericoloso e farmi dare il numero del figlio e scoprire se si è trasferito fuori Roma o ha semplicemente deciso di farsi togliere dall’elenco per schivare i rompicoglioni come me.
Ma, va bene, mi dico, affrontiamo pure ‘sto toro per le corna.
Chiamo.
Non risponde nessuno.
Lo prendo per un segnale dall'alto: va bene, mi arrendo. Lascio stare.

E quando è stato che ho telefonato a Franco?
Un paio d’anni fa, calcolo.
Ricevo da mia sorella (il solo, flebile collegamento con una parte della mia esistenza remota) la notizia che l’atletico Franco, la roccia vivente, è stato colpito da non so bene quale specie di infarto. Che, trattandosi di un ultraquarantenne, fa una certa sensazione... e la fa ancora di più in quanto spessissimo la parola “infarto” la si ritrova nella stessa frase dove compare la parola “morte”.
E così, guarda un po’ che cosa bislacca, mi faccio dare il suo numero e lo chiamo.
Lo stupore del mio interlocutore sembra stemperato dalla noia: mi racconta a grandi linee del suo malore, e, quando gli dico “beh, vengo a trovarti, che ne dici?” si tira indietro: sto studiando, sto preparandomi per un esame. Una seconda laurea, o roba del genere.
E quale sarebbe la “traduzione”? Preferisco starmene a studiare che ricevere la visita di un vecchio amico che non vedo da almeno quindici anni?
Certe volte proprio non capisco i miei simili.
La sola spiegazione che mi viene in mente è: ho lasciato dietro di me un ricordo tutt’altro che gradevole. Sono una persona che è meglio averla persa che ritrovarla anche solo per puro caso.
Mi guardo allo specchio: corrispondo veramente a questo sinistro identikit?
E la nostra amicizia? Me la sono soltanto immaginata?
Mi ritiro a meditare.

27 commenti:

Matteo ha detto...

La maggior parte della gente, come l'iPad, non è multitasking e riesce a vivere una vita per volta. Ricicciare dal passato remoto implica la sovrapposizione di più esistenze. Sono vecchi amici coi quali però non sai come parlare, che conosci da sempre ma con cui paradossalmente non c'è confidenza né complicità. È una situazione di totale ambiguità che molti (me compreso) preferiscono evitare. Ci sono pochissimi amici per sempre e moltissime persone con cui si condividono piccoli fotogrammi di vita ben circoscritti, come fossimo su un palcoscenico.

claudia ha detto...

Concordo pienamente con Matteo, soprattutto per quanto riguarda l'ultima frase.
non fartene un cruccio, e per questo che tu ed io non siamo su facebook, ci sono persone del mio passato che mi piacerebbe rivedere, ma e' meglio lasciarle dove stanno, e se poi la casualita' me li fara' rincontrare...beh ancora meglio, vorra' dire che quel sottilissimo legame non si e' spezzato del tutto.
stesso motivo per cui rifuggo dalle cene con i vecchi compagni di scuola, ne ho fatta una sola con quelli delle elementari e mi e' bastata, anche se ho rivisto con piacere alcune belle persone.
fattene una ragione, quelle persone sono cambiate e anche tu sei cambiato, e non hai piu' punti di contatto con loro, mentre hai stabilito altri contatti con altre persone che forse ci saranno ancora fra un po' di anni e forse no.
ma bisogna metterlo in conto e fa parte della meravigliosa avventura che e' la vita, che gia' solo per questo meriterebbe di essere vissuta.
scusa la retorica.

Anonimo ha detto...

una domanda secca:
ma hai davvero una vita così vuota da sentire il bisogno di ricercare pseudo-amicizie perse nei meandri delle tue passate esistenze, o quello che ti spinge è pura curiosità (forse un po' morbosa) di sapere che fine hanno fatto determinate persone?

CyberLuke ha detto...

@Matteo e Claudia: probabilmente avete ragione voi.
E la colpa è mia, che ho - evidentemente – una visione diversa dei rapporti umani da quella "comune", al punto tale che Anonimo mi dà del "morboso" se mi viene la voglia di rivedere il mio ex compagno di banco.

Yeeshaval ha detto...

No, non sei strano.
E manco morboso, come dice quel poveraccio un paio di commenti più su.
Fidati.

Christian ha detto...

Beh, allora Facebook brulica di poveretti con la vita vuota che cercano di riempirla coi vecchi compagni del liceo... che discorsi

Ariano Geta ha detto...

Che dirti, io personalmente ho notato che dopo anni di separazione sembra come se qualcosa si sia spezzato. Non dipende dall'interlocutore secondo me, presumo che questi due conoscenti avrebbero reagito allo stesso modo anche se gli avesse telefonato qualche altro ex compagno di scuola o di servizio militare.
Come dicono i filosofi, non sono le cose a cambiare, siamo noi che le vediamo in modo diverso.

Gloutchov ha detto...

Beh, per tirarti su un po' il morale, posso raccontarti la storia dei miei genitori. Quando si sono sposati, hanno avuto me, i loro rapporti con amici di vecchia data si sono persi per ovvi motivi. All'epoca si lavorava parecchio per mantenere la famiglia e la sera c'era un bimbo da badare... puoi immaginare. I vecchi amici si sono persi e i colleghi di lavoro sono diventati i nuovi amici. Poi... la pensione. Gli amici del lavoro sono scomparsi piano piano (per motivi di età, di acciacchi, etc etc). Poche persone rimaste con cui vedersi rarissimamente.
Poi, per caso, a una sagra di paese, i miei incontrano un vecchio compagno delle elementari. Anche lui è in pensione. Chiacchierano, il tempo passa e questo li invita a cena a casa loro. Beh, tempo un mese e la "balotta" delle elementari è ricostruita. Si ritrovano tutti i giovedì a casa di questo tipo che hanno re-incontrato per caso. Vanno a ballare tutti i sabati. Fanno le vacanze assieme...

Lascia che sia il tempo a decidere come saranno le tue amicizie. Non forzarle e non cercarle di proposito. Se erano forti legami, prima o poi salteranno fuori. Altrimenti pazienza.

Altra piccola nota. Pure io, in questo periodo, esco con i miei vecchi compagni di scuola!! ^_^

Gloutchov ha detto...

PS.
Proprio oggi ho scritto un post simile al tuo. Chissà perché!

GinCastelli ha detto...

Credo che alcune persone non abbiano nulla da dire nel presente: vita piatta, ideali e sogni azzerati dal quotidiano. Perché riportare a galla i propri fallimenti? Meglio mettere la testa sotto la sabbia che affrontare la triste realtà. E rinunciare al confronto, perché brucia vedere che l'altro è felice, realizzato, compiuto. Meglio non sapere.

PS: a proposito di contatti, hai letto la posta?

claudia ha detto...

@christian : e infatti fb brulica di persone che principalmente cercano di riallacciare i rapporti con ex di qualunque tipo...non mi sento di definirli poveretti, perche' ognuno e' libero di divertirsi come meglio crede, pero' mi sembra eccessivo definire morboso un luke che solo con un pizzico di ingenuità si fa trasportare dalla nostalgia dei ricordi (che ahime' dopo i 40 anni colpisce sempre di piu')

Marco ha detto...

A volte però non basta una vita per dimenticarsi.
O una telefonata impacciata per terminare un rapporto.

Ettone ha detto...

Quando si tratta di persone che non si vedono da una vita e con le quali non si condividono più passioni, lavoro, amore, affetto, amicizia, stima, etc... penso che l'unica cosa che conti sia "dimostrare di essere migliori dell'altro"... Sarò cinico ma penso che tu in questo momento possa ritenerti fortunato perché stai sicuramente meglio degli altri lavorativamente parlando o a livello di tenore di vita, perché se fosse il contrario ti avrebbero subito detto: "ma sì vieni a casa mia, mia moglie è felice e i miei figli sono curiosi di conoscere i vecchi amici (sfigati) di papà per farli sentire ancora più delle merde"...

ma dal momento che ciò non può accadere perché le merde sarebbero loro, ti evitano... C'est la vie...

Alex McNab ha detto...

Molta gente passa nelle nostre vite, pochissimi restano, della maggior parte di loro non rimane che flash mnemonici, simili a cartolini sbiadite che rispolveriamo una volta o due all'anno.

Taka ha detto...

secondo me in questo momento quegli stessi stefano e franco stanno sparlando di te su facebook. ^o^

:p

Simone ha detto...

Da ragazzino non scegli chi frequentare, ma i tuoi amici sono quelli che ti sono capitati. Da "grande" invece ci vuole una ragione per frequentare qualcuno, qualcosa che ti unisca un minimo. Essere andati a scuola insieme può essere una ragione valida per continuare a vedersi, e io ho qualche amico dei tempi delle elementari o del liceo. Ma resta il fatto che non è facile allacciare o riallacciare un rapporto senza una motivazione che spinga a farlo e posso capire anche il punto di vista di queste persone.

Infine, ancora, tu sei una persona particolare. Pensa che a parte Glauco che ho incontrato alla presentazione del suo libro tu sei l'unica persona conosciuta online che ho successivamente anche frequentato di persona. Non sono tutti così aperti e disponibili come te, prendilo come un tuo pregio e non come un difetto degli altri.

Poi, e concludo, passati i trenta o i quaranta qualcuno vive tra famiglia e lavoro e non ha tempo o interesse di occuparsi di altro o di frequentare altre persone. C'è chi semplicemente vuole una vita di semplice routine senza niente che rischi di complicare le cose.

Simone

Uapa ha detto...

Non sei morboso, né strano, perché hai questa visione dei rapporti umani.
Molta gente preferisce lasciare il passato dov'è, perché magari pensa che il presente possa essere deludente e rovinare un bel ricordo.
Molti si sentono in imbarazzo, perché da grandi ci si fanno molti più problemi, non come quando eravamo piccoli, che ci bastava andare da un altro bambino e chiedergli "Come ti chiami?" senza pensarci troppo su.
Molti semplicemente vedono le cose in modo diverso e rimangono più indifferenti...
Le teste sono tante e dentro ognuna di loro frulla qualcosa di diverso.
E, per quel poco che ti conosco, dalle pagine del blog, non credo che tu sia una persona così orribile, da evitarti anche a distanza di tanti anni :-)
Anche io vorrei rivedere qualcuno dal passato... Forse un giorno :-)

CyberLuke ha detto...

@Marco: vero. Tutto vero.
@Ettone: forse è così... ma non voglio pensare che si voglia evitare il confronto solo perché si crede di essere stati meno fortunati di altri (in base a cosa, poi...).
@ Alex: a quanto pare.
@ Taka: è probabile. :P
Meno male che non ci sono, su Facebook.
@ Simone: riflessioni sensate... e neanche banali.
E, sì, passare dal virtuale al reale sembra sempre più difficile... mi chiedo se sia un trend anche questo.
La famiglia, dici? Sì, più che possibile. Il consorte, i figli, finiscono col mangiarsi tutto. Suppongo sia normale... il che non significa che mi piaccia.
@Uapa: non è rimasto nulla del nostro animo fanciullesco? Possibile?

Hirilaelin ha detto...

Provo a mettermi nei panni dei tuoi ex compagni.
Se una vecchia compagna di scuola mi contattasse, mi farebbe piacere, ma allo stesso tempo mi chiederei cosa l'ha spinta a cercarmi.
(E cerco d'essere positiva; in realtà grazie a buona parte dei miei compagni di scuola oggi ho bisogno di un'analista. Potrei chiedere un rimborso? ;P)

Se mi chiedesse anche di rivederci... onestamente ammetto che, pur non tirandomi indietro, non avrei una gran fretta di combinare l'incontro.

Perché?
Semplice: troppi impegni.
E il poco tempo che avanza, a cercare di dedicarlo con cura alle persone che oggi sono importanti per me.

Insomma, Luke, non crucciarti troppo: avrai lasciato dei bellissimi ricordi ma, passato così tanto tempo, queste persone pensano di non aver molto da condividere con te, e forse è vero.
Tutto scorre, e se poi il destino ci mette del suo a far ritrovare dei vecchi compagni di viaggio, tanto meglio. Se no, meglio lo stesso. ;)

Dama Arwen ha detto...

A parte che quoto Matteo, Claudia e GinCastelli: mi chiedo: chissà se invece fossi stato su FB (che come te detesto e non mi annovererà mai tra i suoi iscritti) e lo avessi ritrovato e contattato da lì se le cose sarebbero andate diversamente!?!

CyberLuke ha detto...

@ Hirilaelin: guarda, fino alle elementari rivedrei volentieri qualche faccia.
Alle medie già ero circondato da una manica di teste di cazzo a propulsione nucleare: al liceo le cose migliorarono, ma manco poi tanto. ;)
È chiaro che il Tempo™ e la Vita™ ci cambiano, e oggi stenteremmo a riconoscerci... nel bene e nel male.
Nel mio caso, non sono più curioso della media, e a rimpatriate alla Compagni di scuola di verdoniana memoria preferisco cambiare la lettiera del gatto.
Quanto alle amicizie, beh... se si sono estinte forse era giusto così, suppongo.
E quello che valeva a 10 anni non è più nulla oggi.

@Dama: in effetti, me lo sono chiesto anch'io. ;)

Uapa ha detto...

Molti pensano che coltivare un lato fanciullesco sia insensato e infantile.
Io, che sono una sognatrice inguaribile, non la penso affatto così.
Stare coi piedi per terra ed essere responsabili, sì, va bene, ma ogni tanto bisogna ance saper giocare un po' :-)

dandia ha detto...

Ti assicuro che quel posto esiste, o almeno nella mia testa. E' un settore nascosto da qualche parte nei meandri del mio cervello, una piccola porzione di materia grigia che gode del privilegio di poter rimanere inattiva per anni. Poi si risveglia all'improvviso: basta una foto o una figurina ingiallita che emerge dal fondo di un cassetto per far uscire da questa scatola magica compagni di classe in fila indiana coi calzettoni colorati, bambine con i capelli raccolti in trecce e ragazzetti brufolosi con l'apparecchio per i denti.
Se ne stanno lì cristallizzati nelle sembianze che avevano anni fa quando ce li avevo sbattuti dentro.
Fin qui, nessuna magia. Non più di quanta ce ne possa essere in uno scatolone polveroso relegato in cantina.
Però a volte succede qualcosa che rompe questa immobilità: qualcuno di loro decide di schizzare fuori dalla realtà immaginifica della mente per catapultarsi direttamente nella vita reale. Può succedere ovunque e senza un preavviso: li puoi incrociare sull’autobus, ne puoi sentire parlare da qualche amico comune, li puoi ritrovare a qualche festa… In ogni caso ti si piazzano davanti costringendo quell’angolino sereno del cervello a compiere sforzi incredibili per far conciliare immagini apparentemente tanto incompatibili. E in questo la scatola fa vere e proprie magie, perché, dopo svariate e inspiegabili trasformazioni morfologiche, ne può uscire proprio di tutto.
Una volta ripescato quel bambinetto vispo risulta stempiato e ingrigito, con gli occhi stralunati e una moglie depressa al suo fianco. Oppure ecco la mia compagna di banco, quella per cui tutti i maschi sgomitavano pur di riuscire a tenerle la mano all’uscita da scuola, deformata dalla cellulite e con quattro mocciosi alle calcagna. E quello che la maestra sgridava perché si addormentava sempre in classe? Sta alla guida di un’auto supersportiva vicino ad una bionda mozzafiato…
Ci si può anche ridere, ma ti assicuro che per qualcuno esperienze di questo tipo sono degli shock.
E tu ti meravigli se certa gente preferisce mantenere intatti i propri piacevoli ricordi infantili? :)

dandia ha detto...

Ti assicuro che quel posto esiste, o almeno nella mia testa. E' un settore nascosto da qualche parte nei meandri del mio cervello, una piccola porzione di materia grigia che gode del privilegio di poter rimanere inattiva per anni. Poi si risveglia all'improvviso: basta una foto o una figurina ingiallita che emerge dal fondo di un cassetto per far uscire da questa scatola magica compagni di classe in fila indiana coi calzettoni colorati, bambine con i capelli raccolti in trecce e ragazzetti brufolosi con l'apparecchio per i denti.
Se ne stanno lì cristallizzati nelle sembianze che avevano anni fa quando ce li avevo sbattuti dentro.
Fin qui, nessuna magia. Non più di quanta ce ne possa essere in uno scatolone polveroso relegato in cantina.
Però a volte succede qualcosa che rompe questa immobilità: qualcuno di loro decide di schizzare fuori dalla realtà immaginifica della mente per catapultarsi direttamente nella vita reale. Può succedere ovunque e senza un preavviso: li puoi incrociare sull’autobus, ne puoi sentire parlare da qualche amico comune, li puoi ritrovare a qualche festa… In ogni caso ti si piazzano davanti costringendo quell’angolino sereno di cervello a compiere sforzi incredibili per far conciliare immagini apparentemente tanto incompatibili. E in questo la scatola fa vere e proprie magie perché, dopo svariate ed inspiegabili trasformazioni morfologiche, ne può uscire proprio di tutto.
Una volta ripescato quel bambinetto vispo risulta stempiato e ingrigito, con gli occhi stralunati e una moglie depressa al suo fianco. Oppure ecco la mia compagna di banco, quella per cui tutti i maschi sgomitavano pur di riuscire a tenerle la mano all’uscita da scuola, deformata dalla cellulite e con quattro mocciosi alle calcagna. E quello che la maestra sgridava perché si addormentava sempre in classe? Sta alla guida di un’auto supersportiva vicino ad una bionda mozzafiato…
Ci si può anche ridere, ma ti assicuro che per qualcuno esperienze di questo tipo sono degli shock.
E tu ti meravigli se certa gente preferisce mantenere intatti i propri piacevoli ricordi infantili? :)

Fra ha detto...

Se lo avessi contattato su facebook, sareste "amici di facebook", potreste pure scambiarvi qualche battuta, ma non vi sareste visti comunque.
Oltretutto, quando si hanno ritmi di vita frenetici, incontrare vecchi compagni di scuola per molti non è la priorità. Anche se magari farebbe pure piacere.
Comunque tu non corrispondi al sinitro identikit!! :))

Michela ha detto...

Luke, scusami per il necro-commenting.
Mi permetto perché è un argomento a cui sto pensando questi giorni.
Il mondo trabocca di gente, c'è gente ovunque: eppure tutti prima o poi si sentono soli.
Ma come funziona? Sarebbe come se un pesce si sentisse all'asciutto... sarebbe come morire di fame a una tavola imbandita.
L'altra sera dicevo a una persona che la tale non la chiamavo mai perché non sapevo cosa dirle La risposta mi ha fulminato: "alla maggior parte della gente non importa cosa dici, basta che gli parli".
Moriamo di fame a una tavola imbandita, e nemmeno lo sappiamo...

CyberLuke ha detto...

MIchela, è bello ricevere commenti, specie su un argomento simile, a distanza di tempo.
E la tua osservazione sulla "presunta" solitudine è assai interessante. ;)

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...