venerdì 7 maggio 2010

Toglie i peli come per incanto.

Quando, nei primi anni novanta, mi affacciai sul dorato mondo della pubblicità (dorato nel senso che, se appena grattavi, veniva via lo strato luccicante e sotto c'era plastica made in Corea), volevo spaccare le montagne e reinventare la comunicazione in Italia.
Invece finii a preparare layout molto ordinari, e a guardare quello che faceva l'art più vecchio (aveva quarant'anni, era molto più scazzato di me ma aveva all'attivo un paio di campagne che avevano fatto fare un po' di soldi all'agenzia in cui ero appena stato assunto come art junior).
Il tizio in realtà non mi disse quasi niente di utile, salvo consigliarmi (di continuo) di "guardare ai grandi del passato", quelli che avevano scritto le pagine della storia della pubblicità.
Dopo un po' di questo mantra, cominciai a sospettare che, di rivelarmi i trucchi del mestiere, non ne avesse proprio voglia, o comunque che pure lui andasse a spanne piuttosto che seguire strategie di comunicazione accuratamente pianificate.
Un giorno, ricevetti un'offerta migliore e mollai quell'agenzia.
Non rividi né sentii più parlare di quell'art, ma a posteriori, devo riconoscere che su una cosa aveva ragione: dal passato si possono imparare un sacco di cose.
Come, ad esempio, si sia evoluto il comune senso del ridicolo. Godetevi la galleria.

PS Molte di queste immagini sono ingrandibili cliccandoci sopra... se non volete perdervi neanche il contenuto delle bodycopy. E comunque, QUI ne trovate altre.

11 commenti:

Matteo ha detto...

Adoro le pubblicità ingannevoli della prima metà del 1900 :D Sono fantastiche, ne ricordo altre assurde. Sembra che all'epoca ogni liquore fosse la panacea di tutti i mali. Alcuni decantavano persino le proprietà benefiche delle sigarette.

Bellissima raccolta. Alcune però mi piacciono, tipo quella dell'A112.

La 126 che mantiene il suo valore nel tempo :D

Ettone ha detto...

L'anno scorso ho avuto la fortuna e l'onore di curare la parte grafica di un'importante mostra su una delle più antiche fabbriche di profumi italiane (non faccio nomi per il googling)... Creare il catalogo non è stata cosa facile poiché non era una vera mostra d'arte, ma uno spaccato di storia che si basava sull'evoluzione del marchio, dei prodotti (è stata una goduria vedere tutti i passaggi, c'erano cose chiccosissime) e soprattutto sull'evoluzione della parte promozionale poiché questa azienda è stata una delle prime in Italia a far seriamente pubblicità su tutti i mezzi di comunicazione.

Ecco, prendere in mano manifesti rari e illustrazioni dipinte con i pennelli veri e non di Paint è stato veramente bello (non esisteva il mela Z)... però non hai idea di quanto abbia riso e mi sia sentito ridicolo nel leggere vecchi claim che tutto avevano tranne che del pubblicitario...

Trovo che fossero impostatissimi e di un falso moralismo che solo in quegli anni si respirava... però anche quello è stato un gran pezzo di storia della grafica italiana...

Alex McNab ha detto...

Io li trovo fantastici.
Un paio di volte ho dedicato dei post alla propaganda bellica del 15-18.
Lasciando perdere vacui discorsi etici sull'orrore della guerra, quei manifesti erano vere e proprie opere d'arte.
Un po' come queste pubblicità.

Taka ha detto...

la cosa che mi ha più colpito è l'annuncio del lavoro da casa: cacchio, quella truffa era già in giro a quei tempi! °.°

Angel-A ha detto...

"Bellezza del seno: cura mai nociva alla salute, facile da seguirsi in segreto".
Sembra di sentire un chirurgo plastico di oggi! ^___^
(però una mia collega, 30 anni appena fatti, è appena tornata dalle ferie... vantandosi delle sue tette nuove di pacca!)

Andrea Giovannone ha detto...

AAAHHHHHHH!, la 126 celeste!!! L'aveva anche mio padre, ordinata di un altro colore ma poi arrivò così, altri tempi...nostalgia.

Uapa ha detto...

Sono commossa *.*
La pubblicità della Veet non è cambiata poi molto... Magari usa dei toni meno aulici, ma il senso è lo stesso... Anche la palla della "gradevole profumazione" XD però di rimborsi in caso di fallimento non se ne parla più ;-)

Uapa ha detto...

E comunque fino agli anni '80 le pubblicità sulle riviste e sui giornali erano di un logorroico assurdo! XD

Anonimo ha detto...

Ecco, la più brutta, inutile, banale e dilettantesca pagina mostrata qui è proprio quella della Fiat! 4 foto ritagliate e 1 testo appiccicato alla c.d.c. Mi chiedo quanto fecero spendere alla ditta (cioè, in definitiva, agli italiani) i responsabili del marketing di allora per una roba inquardabile allora come oggi! Al confronto la pagina della A112 è fantascienza.
Disgusto.

NonuAspis

Planetary ha detto...

Avete presente quella scena del film Helvetica dove il tizio sfoglia le riviste anni 50 dicendone di tutti sulle pubblicità? Aveva ragione, erano proprio brutte e fatte male :)
Però affascinanti, perchè grazie a quella cosa che chiamiamo postmodernismo le possiamo riutilizzare in modo creativo e dignitoso (con un'unica regola. MAI usarle per quello che era il loro fine primario).

Fra ha detto...

Carinissima questa galleria... quella del primo bacio e del te ati è bellissima! :) non mi verrebbe proprio mai di paragonare "il gusot" del primo bacio a quello di un te!!!

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