mercoledì 15 settembre 2010

[ADDETTI AI LAVORI] Matteo Borelli.



Questa potrebbe essere la prima di una breve serie di interviste ad "addetti ai lavori", dove per lavoro intendo la grafica, il design, la pubblicità, e, collateralmente, la fotografia e la stampa.

È uno dei pochi argomenti di cui posso parlare con un po' di competenza, maturata in ventidue anni di attività professionale, e visto che ritengo Internet (e, nel mio piccolo, questo blog) soprattutto un luogo di condivisione delle informazioni, ho pensato che farvi ascoltare non solo la mia ma anche la voce di altri professionisti poteva essere utile a chi sta per affacciarsi su questo mondo, o c'è già dentro ma ancora non ci vede chiaro e si sta facendo delle domande.
Nella mia rete di amicizie e contatti, ho più di una persona che ha cose interessanti da dirvi.
Comincio oggi con Matteo, grafico editoriale ma non solo, di cui avete già visto qualcosa QUI.

Che cosa facevi prima di diventare un freelance?
Prima di diventare un grafico freelance ero uno studente.
Durante gli anni di università ho sempre tenuto a mente una lezione che stavo apprendendo dal mondo esterno... e cioè che con il solo "pezzo di carta" in Sociologia, non avrei trovato lavoro manco scannato.
Quindi, mentre studiavo, portavo avanti anche miei progetti giornalistici, grazie ai quali mi sono avvicinato al mondo della grafica. Ormai sono 11 anni che faccio questo lavoro, professionalmente da circa cinque.

Quando dici "professionalmente" intendi che prima eri uno di quelli che facevano un sito a 50 euro? Eri tu il famoso "nipote"?
In realtà non faccio siti, ma solo grafica cartacea. E comunque, a differenza del famoso "nipote" io comprai i programmi e mi misi a studiare sodo, aggiungendo le competenze tecniche della grafica a quelle della comunicazione in generale che avevo appreso all'università.
E, per di più, solitamente lavoravo gratis, essendo miei progetti. I primi soldi (pochissimi) li ho visti per fare alcuni manifesti elettorali.


Quali programmi hai appreso prima?
All'inizio imparai ad usare Xpress 4. Ancora ricordo che alla prima apertura cliccavo sulla pagina bianca sperando fosse quello il modo di scrivere. Frustrato nei miei tentativi, mi buttai su un manuale... Circa 3 anni dopo cominciai a sentire la necessità di Photoshop e Illustrator. E da cosa nasce cosa, ora li uso quotidianamente. Se riguardo indietro mi stupisco.

Perché? Che cosa ti ha spinto ad intraprendere questa strada?
Lo stupore deriva dal fatto che mai mi ero pensato come "grafico". Ho intrapreso la strada della professionalità grazie a un paio di contatti che mi passarono degli amici e poi la cosa si è diramata e ha dato buoni frutti.

I guadagni com'erano all'inizio?
Venendo dal mondo del "grafico volontario", già il fatto di guadagnare qualcosa era per me fonte di grande gioia, sommato al fatto che erano i primi soldi seri che incassavo come lavoratore. All'inizio ai soldi si pensa poco... ci si concentra soprattutto su cose come "che bello posso vedere il mio nome su un giornale", oppure "chissà che bell'effetto mi fa sul curriculum"!

Poi hai cambiato idea?
Non ho cambiato idea, perché non sono un maniaco del guadagno. Però bisogna anche dire che trattandosi di lavoro è giusto che venga retribuito secondo l'impegno e la mole.
Ed è meglio non farsi sfruttare sin dall'inizio, perché un rapporto che inizia con uno sfruttamento difficilmente si converte in qualcosa di paritario. Fermo restando che sul piatto bisogna sempre considerare tutto, anche la propria esperienza e su quella base valutare i giusti compensi.

I compensi sono una spina nel fianco solitamente per i freelance...
È vero. L'offerta di lavoratori è talmente alta che spesso i committenti ragionano in base al fatto che se tu rifiuti qualcun altro accetterà, a prezzo ancora minore probabilmente. Questo gioco perverso crea frustrazione nel lavoratore e fa calare la qualità dei prodotti. Purtroppo però all'utente medio della qualità del prodotto importa poco, quindi si va avanti al ribasso.
Bisogna poi sommare il fatto che da freelance spesso e volentieri si viene pagati dopo 90 o anche 120 giorni e che molte volte non c'è alcuna garanzia di retribuzione, in base alla correttezza e agli umori del committente.


Che soluzione vedi a questi problemi?
Per i pagamenti, sarebbe sempre bene fare dei contratti. Anche se poi non si farà mai una causa per recuperare 300 euro.
Per quanto riguarda il problema della qualità a mio avviso bisogna sapersi porre come professionisti e fare di tutto per valorizzare la propria figura, in modo da avere un certo potere contrattuale.
Nessuno cambierà un freelance con cui lavora bene e in modo fluido per risparmiare 100 euro al mese, questo posso garantirvelo. Però la fiducia va costruita con intelligenza e passione, consigliando, argomentando ed essendo puntuali nel lavoro.

In questo senso essere dipendenti dà sicuramente dei vantaggi...
Per due anni e mezzo ho associato alla mia attività da freelancer un lavoro a tempo indeterminato, in una casa editrice, come responsabile del comparto grafico. Posso dire che lo stipendio a fine mese e la tredicesima sono un'ottima cosa, ma il mio contratto è stato comunque sciolto in due mesi, quindi alla fine dei conti tante garanzie non le avevo nemmeno lì.
Sono due modi di concepire il lavoro diversi e hanno i loro pro e i loro contro.

Dimmi tre pro e tre contro del freelance.
Ccontro:
- paghe insicure
- rapporto col cliente
- incertezza del domani.
Pro:
- rapporto col cliente
- orari (quasi) liberi
- lavoro in casa.
Il rapporto col cliente lo metto in entrambe le categorie, perché dipende da come uno sa giocarsela.

Hai mai pensato di tornare indietro e di scegliere un lavoro a tempo pieno?
Mai dire mai. Dipende sempre dal lavoro. Io resto con l'orecchio "appizzato", anche se devo dire che il vantaggio di poter lavorare la notte e non dover uscire con la pioggia è spesso impagabile. Però poi ci si trova a fare considerazioni più ampie sul proprio futuro e quindi è meglio rimanere aperti ad ogni possibilità. Riservandosi ovviamente il diritto di scelta.

Che problemi hai incontrato durante la tua carriera da freelance?
"Carriera" è una parola ancora un po' esagerata: sono un onesto lavoratore, ecco tutto.
I problemi maggiori sono far capire al cliente cosa si vende. Spesso non dare qualcosa di tangibile è una cosa molto negativa, si viene percepiti quasi come truffatori. Ricordo una conversazione con un potenziale cliente che mi chiedeva una brochure. Alla mia richiesta di 400 euro lui mi chiese "quante ne escono con questa cifra?". Al che io gli risposi che stavo riferendomi alla grafica e non alla stampa. E lui, per tutta risposta, mi domandò "cos'è questa grafica di cui mi va parlando".
Ecco a cosa mi riferivo, sono sicuro che è capitato a tutti quelli che fanno questo lavoro. Dei possibili problemi economici abbiamo già detto, per fortuna finora su questo lato mi è andato sempre quasi tutto bene.

Riesci a mettere del tuo nel lavoro?
Questo è un altro problema. Se si va da un dentista non gli si suggerisce il trapano da usare, no? Invece al grafico solitamente tutti si sentono in dovere di dire quel che gli passa per la testa.
Il lavoro che esce fuori è - tranne nel caso di clienti illuminati e di grafici molto bravi - un compromesso tra le velleità del grafico-artista e le bassezze medie del cliente che vuole sempre "il logo più grosso" e lo "strillo più evidente". Oppure il tutto "un po' più glam".
Io non mi sono mai pensato come artista né mai lo sarò, però la creatività di questo lavoro spesso e volentieri viene frustrata da richieste antiestetiche e anche spesso inefficaci del cliente.


Quindi vedi la grafica come una scienza?
No, non è una scienza. Ma la comunicazione ha dei suoi dettami. E quello che spesso non si capisce è che un logo grosso non per forza fa vendere più di un logo piccolo.

Come ti sei fatto pubblicità la prima volta?
Ho avuto dei contatti da alcuni amici, come dicevo.
Poi li ho portati avanti e li ho fatti maturare e si sono ramificati abbastanza bene. Sono stato molto fortunato ad avere qualcuno che accendesse la scintilla iniziale, una cosa che purtroppo non hanno tutti. Poi io ho conservato e allargato il falò, diciamo così. Se dovessi farmi pubblicità punterei senz'altro su un curriculum creativo (ma non troppo, che rispecchi le mie reali capacità e tendenze grafiche) e su un biglietto da visita originale. Oltre ovviamente a un sito ben fatto (anzi se magari c'hai un nipote che me lo fa con 100 euro... :D).

Trovi ancora il tempo per dedicarti ai tuoi progetti personali?
Un calciatore non si rilassa giocando a pallone :). Però generalmente se mi va di fare qualcosa di mio, a costo di passarci la notte, il tempo lo trovo.

Quale consiglio daresti a chi desideri intraprendere questa carriera?
Armarsi di tanta pazienza e buona volontà.
Non mollare di fronte alle prime difficoltà, che capitano a tutti, e gestire con intelligenza e rispetto il rapporto col cliente, senza però mai rendersi succubi.
Chiedere il giusto nei compensi e non pensarsi tutti Andy Wahrol, avendo l'umiltà anche di rivedere i propri progetti sulla base del target di riferimento. Un grafico che lavora "per se stesso" può essere bravissimo, ma se la sua comunicazione è inefficace non serve a nulla e andrà poco lontano.

22 commenti:

BlackBox ha detto...

Quoto Matteo in tutto, il mio percorso professionale è stato simile in tutto al suo, e mi sono scontrata con le medesime mentalità e gli stessi pregiudizi.
Compreso il proverbiale imbarazzo nello spiegare a parenti e amici (beh, soprattutto parenti) "che lavoro faccio" che - nei casi più estremi - mi viene fuori quassi come una "giustificazione" per non fare un lavoro "vero"... :-/

Anonimo ha detto...

....per i non addetti ai lavori:

cosa si intende per "nipote" ..?

Beppe

CyberLuke ha detto...

Chiamasi "nipote" (ma spesso, non c'è alcun grado di parentela) il ragazzetto di turno che – puntualmente – si offre di realizzare il lavoro per poche carte da dieci, poco importa se in maniera approssimativa.
Frase ricorrente del cliente davanti il tuo preventivo: "Eh, ma mio nipote quella roba lì la fa per la metà della metà dei soldi che mi hai chiesto".
I "nipoti" sono uno (ma non l'unico) dei cancri di questo mestiere.
Se ne incontrate uno, dategli un sacco di botte.
E tagliategli il cavo del mouse.

Anonimo ha detto...

Io non faccio il grafico (mi occupo di tutt'altro), ma ti assicuro che i "nipoti" ci sono anche nel mio mestiere.
E, sì, concordo, fanno solo che male al mondo del lavoro, a rimetterci sono solo i professionisti che si sono sbattuti per studiare e per imparare un mestiere e a farlo bene.

Alessandra ha detto...

Ma e' carinissima quest'idea, non vedo l'ora di leggere il post in pausa pranzo :)

Roberta la Dolce ha detto...

Anche nella fotografia le cose stanno più o meno così, forse anche peggio... :-[
Non abbiamo un vero riconoscimento professionale, e col digitale le cose non sono andate meglio, anzi.
Essere freelance, per come la vivo io, ha i suoi bei vantaggi (quoto quelli di Matteo), ma più di una volta, quest'anno, ho fortemente invidiato chi aveva un contratto, delle vacanze pagate, una tutela per quando ci si ammala (quest'inverno una bronchite mi ha fatto perdere un lavoro, conseguenti 1000 euro, conseguenti... beh, un sacco di cose), qualche soldo extra sotto forma di tredicesima e soprattutto uno straccio di garanzia in più per il futuro.

Meltdown_girl ha detto...

Io sono laureata in Scienze delle Comunicazioni... e il mio sogno era lavorare in pubblicità (sono finita su questo blog proprio per il link al video "Voglio lavorare in pubblicità"!), ma avvicinandomi a questo modo vedo più ombre che luci, e questa intervista è solo un tassello in più in un quadro che sia fa sempre più preciso.
Io non mitizzo il posto fisso, ma da tanti sento che fare il freelance è sempre più un'avventura, solo senza il lato romantico della cosa. :(

Complimenti al curatore del blog, è tutto molto esaustivo e interessante. :)

VOICEFACE ha detto...

"all'utente medio della qualità del prodotto importa poco, quindi si va avanti al ribasso"...
ecco, in questa frase c'è tutto.

Yeeshaval ha detto...

Credo che cambiando qualche termine qua e là, l'intervista a Matteo potrebbe essere quella fatta a tanti altri professionisti, in tanti altri campi.

Sulla base del minimo investimento economico e del massimo profitto, tanti mestieri stanno sprofondando appiattendosi verso una mediocrità che sta bene a tanti perché il consumo di cose e servizi è sempre più rapido e la qualità è un optional.

Matteo ha detto...

Al di là del fatto che ci sia io - e di questo ringrazio molto Luca - trovo che sia un'idea davvero interessante quella di pubblicare delle interviste ad addetti ai lavori. Dall'esperienza condivisa si imparano cose che i manuali non potranno mai dire e che comunque possono essere utili in qualsiasi campo :)

Larsen ha detto...

che dire? quoto tutto... anche se ho fatto un percorso diverso, e per certi versi piu' doloroso, anche perche' come "anzianita'" professionale sono piu' vicino a luca che non a matteo, e ho vissuto un tempo che matteo s'e' perso (e che oggi mi fa incazzare ancora di piu' se raffrontato al "come siamo ridotti").
poi vabbe' :D sono di parte, ma matteo e' un grande personaggio.

Alessandra ha detto...

Letta :) alla fine la storia e' sempre quella purtroppo, la si sente da tanti e personalmente mi ha stufato. Bella intervista cmq non vedo l'ora di leggere le prossime :)

amaui ha detto...

Facile a dirsi, ma quoto e mi rivedo in quello che scrive Matteo. Lo dice uno che da un anno è voluto entrare in questo settore.
Sin dall'inizio 3 anni fa, ho cercato di non essere il "nipote" di turno, anche se lo scotto del noviziato va pagato non si scappa e devo dire che una certa credibilità nei confronti dei clienti è cresciuta proprio in questi ultimi mesi.
La vera sfida per chi come me è un'autodidatta e non è passato attraverso scuole dedicate è quella non tanto di diventare padroni delle tecniche o nell'uso dei programmi, ma capire come fare comunicazione nella maniera più completa e appropriata ad alto livello.
A Firenze c'è un Accademia Universitaria che potrebbe fare al caso mio sempre che abbia i requisiti necessari, ma sicuramente ora non ho le risorse economiche per affrontarla.
Quali altre soluzioni meno dispendiose, per chi come me volesse studiare in maniera più approfondita il settore della comunicazione?

Alex McNab ha detto...

Bella intervista, mi ha dato un chiaro concreto del vostro settore senza ricorrere a barbose statistiche e articoli infarciti di lungaggini.
Credevo che il vostro campo fosse un po' più "privilegiato", mentre vedo che anche voi dovete - sostanzialmente - tirare la carretta.
Ma c'è un lavoro creativo che in Italia viene rispettato e pagato come Dio comanda?

Matteo ha detto...

Alex, credo che il carrozziere sia quello che fa per te... se ti piace l'odore di vernice. Altrimenti l'idraulico, ma ha i suoi lati negativi :)

laFra ha detto...

"meglio non farsi sfruttare sin dall'inizio, perché un rapporto che inizia con uno sfruttamento difficilmente si converte in qualcosa di paritario"...

ed ormai tutti i neo-laureati rimangono tali per una decina si anni...
http://duca21.blogspot.com/2010/09/poveritalia.html

Simone ha detto...

Parlavo proprio di lavori creativi e cose analoghe anche sul mio blog. Sicuramente questa persona è un ottimo esempio per chi cerca una professione analoga alla tua/sua/vostra.

Simone

Andrea Giovannone ha detto...

Bella idea questa delle interviste, e soprattutto utile!!!

CyberLuke ha detto...

@Alessandra: infatti, l'idea non è quella di cantarsela e suonarcela tra di noi, quanto di fornire un quadro aggiornato e realistico su un settore poco valorizzato anche per l'ignoranza che lo avvolge e lo nasconde ai "non addetti"... che, immagino, frequentino anche loro questi paraggi, o magari ci passano anche solo per caso. ;)

@Alex: questo non è il periodo storico giusto. Ma nel Rinascimento, i creativi se la passavano meglio.

mAs ha detto...

Bell'articolo!

Dama Arwen ha detto...

Ebbravo Datze!

Non conoscevo i tuoi esordi.
È stato interessante leggerti! ^_^

Alberto Camerra ha detto...

Eccellente intervista anche questa, che sento molto "più vicina" al mio essere e a quello che faccio. Grazie davvero per avermela fatta scoprire.
:)
Ma un sito Matteo a quando...?

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