lunedì 27 settembre 2010

Ce la possiamo fare.


Qualcuno mi ha fatto notare che sono troppo severo nei confronti delle agenzie pubblicitarie italiane.
È più lunga e complicata di così, e comunque, se ci sono delle felici eccezioni in un panorama di luoghi comuni e famigliole festanti radunate a fare colazione tutti assieme, sono pronto a esaltarle da queste pagine.
Quella in apertura ne è un esempio.
Porta la firma della Diaframma Advertising di Firenze, e ha beneficiato degli scatti di Riccardo Bagnoli e della direzione creativa di Stefano Ginestroni.
Il cliente ha messo mano al portafogli e ha pagato truccatori presi a prestito dal cinema, esperti in protesi ed effetti speciali, una sala posa con una scenografia di dieci metri lineari, due giorni di shooting e tre settimane di postproduzione (ce le avessi io tre settimane, ritoccherei tutta la Cappella Sistina).
Sia chiaro: niente per cui strapparsi i capelli, ma si fa ricordare facilmente, fa sorridere, si fa notare.
E, per i nostri standard, è parecchio superiore alla media.
Un altro paio di decenni e avremo recuperato il gap.

7 commenti:

SOFIA ha detto...

блог очень интересный!))

Christian ha detto...

L'avevo notata anch'io, e in effetti si distacca dalla solita cartellonistica con la solita modella/modello con sguardi accigliati e pose più o meno lascive e il nome dello stilista sovrimpresso....

Roberta la Dolce ha detto...

E, come diceva Rocky al termine del combattimento in "Rocky IV": se io posso cambiare, e voi potete cambiare... tutto il mondo può cambiareeee!

Larsen ha detto...

"be intelligent" pero' e' veramente brutto e poco "musicale"... e' vero che "be smart" e' un tantino abusato forse... ma l'avrei visto meglio.

Ms. Quixote ha detto...

Buongiorno Cyberluke,
ti seguo da un bel po' anche se in silenzio.
Lavoro in una di queste cosiddette agenzie "creative", di cui ho tema a fare il nome perché non si sa mai di questi tempi, mi sembra di essere un po' una massone a bisbigliare la verità negli scantinati, ma a quanto pare così è.
La creatività è sistematicamente stroncata, alla fonte, dal cliente e dalla direzione cosiddetta "artistica" dell'agenzia.
Lavoriamo parecchio nell'alta moda, e il conservatorismo regna sovrano: modella algida da 50 kg per 1,80, trucco da tossica, sguardo incazzato, bocca semiaperta, fotografata su limbo grigio; filetto bianco attorno e loghetto a firma in destra in basso.
Ho fatto cataloghi interi così, cartelli vetrina, pagine pubblicitarie, affissioni stampa e banner web.
Va bene così, non è richiesto altro, se guardi la campagna 2010-11 vedrai che è uguale a quella del 1990-91: forse solo i vestiti sono un po' cambiati.
Quando ho iniziato questo lavoro, credevo fosse diverso, che sarei stata pagata per tirare fuori delle idee che funzionassero visivamente, ma la realtà è diversa, e alcuni tuoi post se non altro non mi fanno sentire l'unica ad accorgersene (e a soffrirci per questo.
Sembra un luogo comune, ma ciò che accade in tanti altri settori in Italia (la politica, la giustizia, la pubblica amministrazione...) si riflette anche in pubblicità: vecchi stilemi, vecchi schemi, non si tocca nulla per paura di fallire, per paura di essere additati, per non spaventare, di non essere capiti e quindi accettati.
L'approvazione è sempre la chiave di tutto...
Grazie per avermi letta, continuerò a seguirti,
V.

Ariano Geta ha detto...

Quanto meno si distacca dai soliti schemi, e ammicca in modo intelligente al cliente.

Dama Arwen ha detto...

Le ho viste in giro anche per Milano e, in effetti, non mi erano dispiaciute... di sicuro mi han catturata al punto di andare almeno a fare un giro nei negozi, per cui credo che, con me, abbiano raggiunto lo scopo.

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