giovedì 30 settembre 2010

Il mio iPad non fa un cazzo.


Voi che mi state leggendo: se conoscete l'iPad – probabilmente – o lo adorate o lo denigrate.
Magari vi è indifferente, o forse semplicemente vi incuriosisce o qualche altra sfumatura, ma per il momento semplifichiamo.
I detrattori dicono che all'iPad manca il multitasking, una webcam, il supporto per Flash, una porta USB, una capacità di storage decente, una batteria rimovibile, un lettore CD/DVD, la RAM aggiornabile, il supporto di sistemi operativi multipli e altre caratteristiche... potete aggiungere le vostre, se credete.
Gli adoratori, invece, sono parecchio più vaghi sul perché vogliono uno.

Io ho la mia teoria... iPad piace (e sta piacendo più di qualsiasi ottimistica previsione) non tanto per quello che può fare, tanto quanto per quello che non può fare.
È un trend paradossale ma in aumento, e chi produce questo tipo di gadget farebbe bene, a mio avviso, a non sottovalutarlo.
Insomma, è una specie di ambiguo assunto orwelliano: La guerra è pace. La libertà è schiavitù.
Less is more.
Meno, è meglio.

La mia opinione è che non credo che la gente compri elettronica di consumo per la quantità di funzioni che avrà a disposizione.
La compra per quanto e come questa li soddisferà.

Generalizzando il giusto, per gli utenti con maggior preparazione tecnica un oggetto con molte funzioni trasmette un'esperienza d'uso più soddisfacente.
I cosiddetti power user sono infastiditi dai limiti, e odiano il senso di impotenza che provano quando si rendono conto che il dispositivo non gli permette di fare qualcosa che vorrebbero fare: per esempio, passare un file che hanno sul loro dispositivo a qualcun altro.
Viceversa, si sentono gratificati e persino più intelligenti quando sono abilitati a fare qualcosa di nuovo o di utile.

Ma per la maggior parte degli utenti, avere più funzioni non migliora la loro esperienza d'uso... anzi, spesso la peggiora.
La gente soffre di quello che gli americani definiscono information overload, o sovraccarico cognitivo, come dice Wikipedia, causata dalla maggior parte dei device elettronici in commercio: che siano fotocamere digitali, telefoni cellulari, computer, tablet o forni a microonde non fa alcuna differenza.
Questa gente (e sono la maggioranza, fidatevi) ha un rifiuto per questi oggetti.
Si spazientisce e si irrita non per i limiti del device, ma per le funzioni che non riesce a trovare o a capire.
Viceversa, è soddisfatta quando il proprio dispositivo esegue le operazioni di base senza lottare troppo con pulsanti e pulsantini o navigando tra menù e sottomenù.

La stragrande maggioranza degli utenti di PC che conosco hanno problemi con il proprio PC (ma anche Mac), laptop e netbook che non hanno idea di come risolvere: la scheda audio non funziona bene, non riesco a far sparire questa finestra di dialogo, perché cazzo non posso stampare?
La "sovracomplessità" delle macchine esiste da quando esistono le macchine.
Ed è entrata inevitabilmente a far parte delle nostre vite.
Oggi è una pratica caduta in disuso, ma ricordate la proverbiale difficoltà di programmare il timer di un videoregistratore?
Io ho problemi con la mia lavatrice nuova: la rotella dei programmi ha qualcosa come due dozzine di posizioni, e ho sempre paura di sbagliare qualcosa. Vuoi la centrifuga? Se sì, a quanti giri la vuoi? Vuoi il candeggio? Vuoi la partenza ritardata? Vuoi il programma economico?
Vogliamo parlare dei risponditori automatici adottati ormai dalla totalità delle grandi e medie aziende? La gente spreca pazzesche quantità di tempo e di energia navigando nei servizi di cosiddetta "assistenza" automatizzati, accumulando frustrazione e senso d'impotenza.
Il rapporto tra le persone e la nostra banca, o la nostra compagnia assicurativa, o il Comune è diventato ostile, esasperante e faticoso.
E questo sarebbe progresso?
Ho sempre avuto la convinzione che la tecnologia esiste per migliorare le nostre vite, non peggiorarle.

Nel mio ufficio, ci sono due o tre persone che potrei definire power user.
Gestiscono la nostra sezione web e hanno la stanza accanto la mia, e ogni giorno è una piccola processione di gente che entra per avere, travestiti da "consiglio veloce", del supporto tecnico.
Che diavolo, anch'io un paio di volte sono andato a chiedergli lumi quando non sapevo davvero che pesci pigliare.
Ma perché accade questo?
Perché la gente "comune" dovrebbe aver bisogno di "supporto tecnico"?
La risposta è che la tecnologia di consumo è troppo complessa.

E di chi è la colpa?
Purtroppo, è colpa mia.
E forse colpa vostra.
È colpa di tutti, anche del marketing, che incessantemente propone oggetti che fanno (o promettono) sempre più cose, di più e sempre di più.
Combinate questo trend con le necessità legate alla retrocompatibilità, e otterrete sistemi che devono fare tutto... ma che non riescono a farlo decentemente.
Sono così ricchi di funzioni, così complessi, che moltissime persone, semplicemente, non riescono ad usarli, o li usano a un decimo delle loro potenzialità.


E, inevitabilmente, qualcosa doveva muoversi nella direzione opposta.
Potremmo definirla una nuova tendenza, di cui l'iPad è un degno rappresentante.
Se ancora detestate l'iPad, prendete Twitter:


È stato il primo sito importante in questa nuova tendenza, e coraggiosamente afferma i suoi limiti come un plus:
• Non potete inviare più di 140 caratteri!
• Nessuna foto!
• Nessuna formattazione!
• Non fa quasi niente!
Signore e signori, benvenuti nel futuro.

Magari parecchi non se lo ricordano, ma c'è stato un tempo in cui Facebook non era il social network network dominante, ma MySpace.
MySpace dava all'utente un pazzesco numero di funzioni con la quale costruire e personalizzare la propria pagina (di solito con risultati incredibilmente brutti e poco funzionali).
A Facebook è bastato un anno a soppiantarlo.
Facebook è mille volte meno duttile di MySpace, è un sistema chiuso, bloccato e con funzionalità limitate... ma gli appassionati di social network lo usano e hanno gradatamente abbandonato MySpace.

Ho notato questa tendenza (anche) nel mondo dei promemoria e dei software-organizer.
Un tempo, la maggioranza delle persone usava Microsoft Outlook, per gestire i loro impegni e le loro cose. Poi, con il web 2.0, è arrivata una nuova ondata di task manager più compatti e più limitati... Remember the Milk, Ricordati il latte è un tipico prodotto di questo genere:



È una app gratuita per iPhone e Android, e la gente la ha scaricata migliaia e migliaia di volte.
A ruota, sono arrivati servizi on-line come Todolist che offrivano funzionalità limitate ma un'interfaccia semplificata, e la tendenza è continuata con TeuxDeux, che è incredibilmente povero di funzioni. E se ancora vi sembra troppo complesso, andate QUI: niente di più che una pagina vuota con scritto quello che c'è da fare, e un pulsante per aggiungere qualcosa alla lista: geniale!


Stiamo assistendo a questa "de-evoluzione" nei siti di backup online, nel blog design, nei calendari elettronici e in tutta una nuova serie di servizi sociali e di comunicazione on-line (al solito, i primi sono americani, ma c'è speranza che questo trend finisca con il coinvolgere anche i nostri progettisti).
E, se ci riuscite, provate a ridurre il numero di caratteristiche di un servizio di comunicazione più di quanto non faccia questo.

Nel 2010, meno è meglio che più.
Abituatevici.

E se siete tra quelli tuttora indecisi se acquistare un iPad o un netbook qualsiasi, non state a preoccupatevi di ciò che iPad non può fare.
Il vero limite è quello che volete voi sul serio.

27 commenti:

Ariano Geta ha detto...

Sono d'accordissimo. Io ad esempio non sopporto nessun genere di complicazione, e trovo odiosi i tentativi di rendere più "tecnologici" e "esteticamente all'avanguardia" anche oggetti millenari come una saliera o una teiera (col risultato che il sale non esce bene e i tè cola lungo il beccuccio anzichè defluire nella tazza...)
Tendo a stare sul semplice. Le potenzialità del palmare le ho scoperte a poco a poco, e comunque continuo ad utilizzare un decimo delle sue funzioni. Idem per il pc. Non ho mai posseduto una telecamera digitale, e la macchina digitale la uso più o meno come se fosse una Polaroid.
E non c'è niente che mi faccia venire il nervoso come quei manuali di istruzioni grossi quanto un volume della Treccani.
Però ho notato anche tante persone che prima di comprare una device tecnologica fanno duemila domande al commesso, dando l'impressione di volere qualcosa di molto complesso (salvo poi utilizzare solo una o due funzioni delle trecento disponibili). Io sono uno dei pochi che cerca in partenza la semplicità.

laFra ha detto...

come saprai la "mela mangiata" KISS sempre il consumatore finale...
K: keep
I: it
S: simple (and)
S: simpler (or stupid :p)

Gloutchov ha detto...

Quoto laFra e aggiungo: Perché avere una applicazione ToDoList quando il block notes è già presente sullo smartphone? Io uso quello... e se ho una scadenza, la segno nell'agenda.

^_^

Cmq, riguardo a Twitter, l'ultimo aggiornamento l'ha arricchito di funzioni multimediali, come video e foto, per cercare di contrastare FB (Che comunque è criticato da molti dei suoi users per la complessità dell'interfaccia e, per il fatto che questa cambi spesso e all'improvviso, tanto da spiazzare tutti e da rendere introvabili cose che erano di uso comune!) ^_^

Larsen ha detto...

in realta' l'analisi tua e' corretta sul "tempo attuale", ma c'e' un buco...
qual buco e' rappresentato dall'elettronica di consumo.

se una volta avere un computer era una cosa da professionisti (o nerds) sia per questioni di costi, sia perche' effettivamente ostici da utilizzare, era sbagliato, oggi e' altrettanto sbagliato far credere a tutti di poter usare strumenti avanzati e complessi senza un'adeguata formazione.

le fotocamere reflex digitali, appena uscite, erano indirizzate al professionista, che gia' sa cosa sono tutti quei parametri, che ha il tempo e la motivazione per leggersi 1200 pagine di manuali, poi pero' passa l'amico, vede la nuova digitale appena uscita, ne sente dire cose bellissime (da chi l'ha usata in modo corretto), e se la compra (complici i prezzi ormai scesi di parecchio)... e poi si lamenta che non e' utilizzabile.

tu la daresti una formula 1 in mano ad un ragazzino col foglio rosa?? o forse sarebbe meglio una panda 30?
stessa cosa con la tecnologia, con la "nostra" complicita' in effetti, visto che la si mostra sempre come "facile e amichevole", sbagliando di grosso.

ci sono cose che un'interfaccia non puo' risolvere, cosi' come un'interfaccia da sola non puo' essere sufficiente se davanti hai qualcuno totalmente a digiuno di tecnologia.

insomma, come il minatore deve sapere come funziona una trivella, senno' ci lascia una mano (o peggio), anche chi nella vita deve utilizzare la tecnologia, per lavoro o per svago, deve necessariamente conoscerne le basi.

sia per mac, sia per pc, il principale virus e' spesso quello seduto alla tastiera... (senza il quale aggiungo non ci sarebbero certe epidemie).

CyberLuke ha detto...

Sì, ma le cose, IMHO, devono essere facili da usare.
È un obbligo del progettista farle tali, e riconosco che è un compito tanto più difficile quanto "dietro" c'è una complessità intrinseca all'oggetto e a quello che fa.
Un minimo di formazione, ovviamente, è e sarà sempre richiesta, ma sempre meno.
Sono convinto che sia quello il trend.
E ci saranno parecchi effetti collaterali, non dico di no, ma la tecnologia non vale niente se non è accessibile al maggior numero possibile di persone.
Io non devo sforzarmi di capire come usare la mia lavatrice: la lavatrice deve aiutarmi. È un oggetto costruito per semplificarmi la vita, non complicarla.

La mia fotocamera digitale ha un enorme numero di funzioni, ma io finisco per usarla sempre e solo in modalità automatica. Perché, secondo te?
Eppure, non sono proprio a digiuno di tecnologia.
C'è qualcosa di sbagliato nella progettazione.

laFra gioca con l'acronimo KISS, ma a me va benissimo essere trattato come uno stupido: non voglio dover essere intelligente per usare un oggetto. Mi spiego?

Taka ha detto...

secondo me invece si chiama solo pigrizia mentale.
è sempre la solita storia: la gente non vuole pensare. non vuole nemmeno leggere il libretto di istruzioni di ciò che compra.
insomma, far fare ginnastica al cervello è un'operazione che un sacco di gente non vuole fare: sia mai che poi cominciassero a pensare...

è come quando leggo richieste stupide e banali su come si fa questo o quello in photoshop o painter: ma hai provato almeno a guardare la guida in linea o a leggere un tutorial e provare da te?? no ovviamente! perchè la gente vuole la pappa pronta.

diventeremo una società di rincojoniti di questo passo. >_>

Larsen ha detto...

scusate :D mancava la conclusione...

dicevo quindi: incapaci che vogliono a tutti i costi utilizzare strumenti avanzati.

il risultato e' appunto il tuo post: oggetti d'alta tecnologia, con potenzialita' incredibili, castrati volontariamente per non far sentire chi li usa un'emerito imbecille.

forse non lo sapete, ma su shuttle e base orbitante utilizzano di fatto processori degli anni 80 ancora, per tutta una serie di problematiche tecniche (almeno, sullo shuttle son sicuro, magari per la stazione spaziale hanno trovato il modo di risolvere la cosa), roba che il mio telefono in teoria sarebbe in grado di portami su marte col teletrasporto.

"less is better", pero' non sempre, specie se e' una forzatura... perche' ovviamente non si possono montare processori di fascia bassa per tutte quelle animazioni fighissime... senno' l'utonto non e' contento... e cosi' si spreca letteralmente tutto il potenziale di un'oggetto, un qualsiasi oggetto, sacrificato sull'altare della mediocrita'/incapacita' (tecnologica eh...) di chi li compra.

Larsen ha detto...

luca, se la tua fotocamera digitale e' troppo complessa per l'uso che ne fai, o per le tue capacita', perche' non hai preso una compatta base??
(una ixus riesce ad usarla pure mio padre senza rompermi i maroni ogni 5 minuti).

il mercato lo fanno gli utonti... se ti senti piu' sfigato se la tua digitale non e' reflex e non ha millemila funzioni che non userai mai, e quindi compri lo stesso un prodotto tecnico professionale senza saperlo usare, non ti puoi lamentare con altri se non con te stesso :D

ho sempre creduto che la tecnologia sia solo uno strumento, senza il quale le capacita' vengono fuori lo stesso.
un buon fotografo e' in grado di fare foto migliori delle tue/mie fatte con una reflex cazzutissima, con il suo telefonino...

insomma, e' un gatto che si morde la coda: l'utonto non vuol sentirsi trattare come un'impedito (e lo e'), vuole avere sempre il massimo possibile, quando in realta' anche il minimo sarebbe gia' troppo, col risultato che il massimo non lo sa usare, e alla peggio (vedi apple) per venire incontro all'impedito, si castra lo strumento... (perche' andare al minimo e' poco "cool").

CyberLuke ha detto...

Perché mi illudevo che, all'occorrenza, sarei stato in grado di usare le sue funzioni più avanzate: non è stato così.
E il manuale l'ho anche letto (ma qui dovrei aprire un post o un blog intero su quanto male siano redatti o concepiti i manuali d'istruzioni), ma continuo ad usare la funzione "automatica".
Sono forse più scemo di quanto dovrei?
O sono gli oggetti che si pongono "male" nei confronti dell'utilizzatore?

Essere un "utonto" non è una colpa, in realtà.
E sforzarsi, come suggerisce Taka, è sicuramente cosa buona e giusta, ma non puoi passare la giornata a "sforzarti" di capire come funziona il tuo microonde o il tuo cellulare.
Il mio cervello, io, voglio usarlo per altre cose.

Il nostro cervello è un prodotto unico, il più avanzato che ha prodotto l'evoluzione, ma su cose banali spesso inciampa, s'impantana.
E ti dico tutta la verità: preferisco impiegare dieci minuti per imparare ad usare la mia fotocamera e tre ore per creare delle belle foto, piuttosto che il contrario.
Voglio scrivere un romanzo, non imparare a usare Word. Perché non posso avere Word 5.1 che aveva tutto quello che ci aspettava da un programma di videoscrittura?

Sì, voglio il massimo con il minimo sforzo: che c'è di sbagliato, in questo?
Le macchine, questo devono fare.
Schiaccio il pedale del freno della mia macchina, e un computer dosa e ripartisce la mia forza per una frenata più sicura: questo, deve accadere.

Alle macchine, i lavori da macchine.
All'uomo, i lavori da uomo, che nessuna macchina potrà mai fare: dipingere un quadro, scrivere una poesia, girare un film, comporre una sinfonia, consolare un amico, amare una donna.

La tecnologia non può e non potrà mai permettersi di ignorare la natura umana.

Matteo ha detto...

Sono abbastanza d'accordo con tutti. Quel che dice Luca è sacrosanto: la tecnologia deve aiutare a vivere in modo più semplice, non più complesso.

Però è anche vero che l'uomo non sarebbe arrivato dov'è ora senza provare a realizzare cose sempre più difficili e ingarbugliate (pensate alla creazione del telefono, ad esempio...).

Progettare un oggetto competitivo sul mercato (quindi che abbia tante funzioni, perché la gente VUOLE tante funzioni anche se non ci fa niente) che però sia semplice da usare è una sfida complessissima e molti la perdono subito.

I casi esemplificati da Luca sono ottimi. Apple, twitter ecc puntano sulla semplicità d'uso e hanno riscosso successo. E anzi ricordo che ogni volta che su FB cambia la struttura ci sono proteste di milioni di persone che non sanno più come orientarsi.
Però allo stesso tempo quelle medesime persone chiedono funzioni. Funzioni diversificate. Facebook ha 500milioni di utenti. Se anche sono uno ogni cinque desiderasse una funzione dovrebbe prevederne 100 milioni.

Ecco, io penso che sia anche un problema "orizzontale". Cioè nei prodotti di largo uso i progettisti pensano sempre ad acchiappare più clienti possibili, inserendo 300 possibilità di cui poi magari ognuno ne usa una.

Sarebbe importante sapere cosa si vuole, secondo me e prendere quello di cui si ha necessità. In questo modo anche le aziende potrebbero evitare la corsa al gadget superfluo e tutti vivere in un mondo meno consumistico e anche più semplice, ma penso non sia nella nostra natura...

Maura ha detto...

Personalmente non uso né l'iPad nè altri oggetti Apple, ma riconosco che loro hanno imboccato la strada dell'esemplificazione estrema prima di parecchi altri.
Che poi questo sia un bene, non saprei, probabilmente non sempre: sono convinta che usare una fotocamera manualmente porti a risultati migliori che affidarsi sempre e solo agli automatismi, che sono limitati proprio perché non "umani".
Credo poco, inoltre, alla generazione di "utonti" che queste nuove macchine/software ultra-semplificati starebbero creando: come Luca, anch'io credo che l'intelligenza si eserciti con altre cose. ;)

Maya ha detto...

Quanto hai ragione su Word!
Anch'io credo che la 5.1a sia la migliore mai uscita... e oggi si è trasformata in un programma gigantesco e avido di risorse, che si propone di fare anche quello che non ti aspetteresti da un programma così.
Sempre a proposito di software minimali, mi pare che tempo fa uscì un word processor per mac che aveva un'interfaccia semplicissima, praticamente un foglio bianco e uno sfondo fotografico... ma non ricordo il nome. :(

Izzy ha detto...

Sono d'accordo che alcuni strumenti di uso comune siano privi di una progettazione indirizzata alla semplicità di utilizzo, ma non credo si debba generalizzare. È proprio la generalizzazione del consumatore a spingere le aziende a concepire prodotti “per tutti”. Fotocamere per bambini che DEVONO avere le funzioni delle reflex, e reflex per professionisti che DEVONO essere semplici come quelle per bambini. La mezza via è quella sbagliata: non si accontenta nessuno. Una reflex DEVE (o dovrebbe) essere completa e quindi complessa, tanto da soddisfare l'utente professionale e tanto da scoraggiare tutti gli altri che invece hanno esigenze e utilizzi non professionistici. Sono gli strumenti complessi che sembrano facili a spingere una persona a scegliere “quello che ha più roba”.
***
La tua fotocamera (è quella in foto?) non mi sembra difficile, è solo da interpretare. Si deve sapere cosa significa quello o quell'altro parametro. Ma questo è un tuo limite. A chi fa fotografie professionali tutti quei parametri in bella vista servono, e organizzarli in finestre o tendine per renderlo “più facile” costringendo il fotografo professionista a bestemmiare dietro a mille fronzoli, mi sembra irrazionale. Non vedo perché lamentarsi: dopotutto ti hanno dato quello che volevi e di cui avevi bisogno, l'opzione “automatica”.
***
Poi bon, credo ci sia differenza tra rendere le cose difficili più facili, e il togliere o nascondere opzioni per non mettere in soggezione l'utilizzatore, quello che mi sembra stia accadendo.

Uapa ha detto...

Parole sante Luca :-(
Le cose, anche le più complicate, dovrebero andare migliorando col tempo, per dar modo a tutti di usufruirne nel modo migliore... Invece spesso peggiorano :-S
Twitter è carino proprio erché è così semplice e persino una capra come me può usarlo ^^

Anonimo ha detto...

mi trovo completamente d'accordo con Luke ....

deve essere la tecnologia a venirmi incontro e non viceversa,

ok il discorso della pigrizia mentale, ha un suo peso , ma ogni volta che compro un oggetto tecnologico o no , non devo passare la mia esistenza dietro i manuali , ma pensare ad altro ...leggere , fotografare , stare con gli amici

abbiamo ben presente cosa abbia decretato il successo di Google

la semplicità d'uso per gli utenti
agli ingegneri informatici il compito dietro le quinte di "costruirlo"

Beppe

elgraeco ha detto...

D'accordissimo.
Non mi capita sempre, eh. Ma c'è qualche oggetto vuoi una videocamera, un nuovo telecomando, un nuovo programma per PC che non solo è ipercomplesso, ma scarsamente intuitivo. È questa seconda mancanza, in particolare, lo rende antipatico da usare. Non difficile, ma come hai sottolineato, ti limita nell'utilizzo a un buon 10% del potenziale effettivo.
Secondo me, l'efficacia di un qualunque prodotto tecnologico sta nell'intuitività che esso consente a coloro che ne usufruiscono.
Uno non vuole leggersi, acquistato un oggetto, un'enciclopedia travestita da manuale d'uso, che tra l'altro è scritto anche piccolissimo.
L'i-Pad ho imparato a usarlo non appena l'ho avuto tra le mani, senza scervellarmi.
Questa è la chiave.

Alex McNab ha detto...

Ottimo articolo che condivido nella sua totalità.
Aggiungo, ma forse rientra già in quello che hai detto tu, che la maggior parte della gente compra costosissime "cose" tecnologiche e poi le usa al 15-20% delle loro potenzialità.

Prendi i nuovi telefonini: multifunzioni, pieni di widget, applicazioni e stupidate varie. Attirano come il miele attira le mosche, ma alla fin fine coloro che si comprano i più costosi sono anche quelli che sanno usarli peggio. Magari si limitano a mandare SMS e a scattare foto.

I computer sono anche peggio: conosco persone che hanno in casa portatili da 3000 euro e fanno fatica ad aprire il browser per navigare.
A questo punto direi che non è la tecnologia a essere troppa, ma l'essere umano a non applicarsi per usarla al meglio.

Roberta la Dolce ha detto...

Stavo per applaudire! :-) a te e a chi ha commentato dopo, segno che siamo in molti a condividere questo pensiero... che le "cose" ci credono troppo furbi, e nascondono i loro comandi dietro pulsantini minuscoli, menù e sottomenù, combinazioni di tasti, formule cabalistiche.
Mia nonna ha una radiosveglia, in apparenza semplicissima, ma ogni volta che va via la luce a casa sua, mi telefona perché non riesce a risisistemare l'orario: e io, quando passo, devo ricordarmi daccapo come si fa, perché non è affatto semplice come dovrebbe essere: per dire, c'è un tastino "time set" da premere e – dal lato opposto della sveglia – una coppia di pulsantini per regolarla.
Ma questo è niente.
Quello postata da Cyber è un dorso per Nikon MF-5, e a vederlo acceso in effetti c'è da aver paura.
Io sono una fotografa, e ormai uso le reflex digitali agevolmente, ma quanto ad usabilità anche un utente medio si trova spiazzato, e o ricorre al manuale, o ai forum o... si fa aiutare. :-)
Ma sono d'accordo anche con chi dice che un certo livello di complessità non può prescindere da un'interfaccia più complessa... è difficile arrivare a un buon compromesso, per me l'Ipad è un po' troppo sbilanciato verso il minimale, ma è anche questione di come siamo fatti noi e come siamo abituati.

Simone ha detto...

Sicuramente la semplicità è una delle doti fondamentali di qualsiasi oggetto di uso quotidiano. Una sedia e una tazza per il caffé funzionano perché fanno solo quello per cui sono progettate, e non devi stare lì a scervellarti per capire come si usano.

Se però compro una macchina fotografica o un PC è anche per farne un uso creativo. La "complicatezza" di certe cose fa sì che ognuno trovi un proprio modo per utilizzarle. Per dire la reflex ha il controllo su obiettivo, esposizione, diaframma, sensibilità e tante altre cose. Se ne levi una in effetti hai un oggetto più semplice, ma con meno potenzialità.

La semplificazione "vera", allora, secondo me sarebbe inserire le stesse potenzialità in un oggetto che ti consenta di usarle più facilmente. Spesso invece gli oggetti tecnologici complicano cose inutili (tipo 3 tasti per cambiare l'ora della sveglia, come ha detto Roberta) e tolgono funzioni importanti che invece potrebbero servire semplicemente per reintegrarle in un secondo tempo con un modello "avanzato".

Poi l'Ipad visto solo per leggere ebook o andare su Internet probabilmente è il massimo, per cui forse in questo caso la semplificazione ha raggiunto il suo scopo... ma nessuno mi toglie dalla testa l'idea che l'ipad-2, quando uscirà, avrà molte più funzioni che ora mancano con la scusa che tutto sommato non servono.

Simone

Nicla ha detto...

Che bel post.

Questa è la natura umana fatta e finita.

Molto orwelliana ma molto reale.


ps Hihihi! Remember the milk me lo sono messa subito come gadget di I-google! Soprattutto perché mi piacciono le mucche e il latte! E i gadget inutili. ^____^

Larsen ha detto...

luca, va che non ti davo dell'utonto eh :D era un discorso generale...

forse non mi sono spiegato, intendo dire che e' il mercato che crea questi "abomini", con la pretesa di vendere a perfetti incapaci, tecnologia professionale.

complice l'enorme riduzione di costi, e' ormai accessibile per chiunque un'attrezzatura hardware professionale in qualsiasi campo: dal video, alla fotografia, alla grafica, alla progammazione.
questo pero' non vuol dire che sia un bene...

per restare nel "nostro" campo, una volta l'art dirigeva, inventava, creava le idee, e qualcuno (un grafico) si occupava di fare da interfaccia (non scimmia, interfaccia, interprete di fatto) tra l'art con le sue idee su carta, e lo strumento del demonio (il computer)... l'esecutivista poi, da esorcista al grado superiore, correggeva tutte quelle ingenuita' ed imprecisioni fatte dall'esorcista novello, permettendo quindi allo stampatore di lavorare correttamente.

questo workflow permette a tutti i coinvolti a fare il proprio lavoro, al meglio delle loro possibilita' e capacita', senza essere distratti dal contorno (l'esecutivista e il grafico non devono inventarsi soluzioni, devono semplicemente renderle realizzabili), senza essere distratti dalla nuova versione della suite che ha spostato per l'ennesima volta tutti i comandi...

un pilota non e' capace di progettare un'auto, ma sa benissimo com'e' fatta, e cosa c'e' dentro, anche perche' deve dare indicazioni ai suoi ingegneri e meccanici (che dal canto loro non sanno pero' guidarla).
idem come sopra, se un prodotto e' destinato al mercato professionale, non deve essere semplice, o meglio, non deve essere semplificato, ma anzi, deve lasciare massima liberta', anche per usi non previsti dall'hardware, al professionista.

se poi i prodotti professionali fanno gola, per moda o chissa' per quale altro motivo, anche ad utonti, bhe', non va semolificato e ridotto per loro, visto che la fascia di riferimento di un determinato prodotto non e' quella.

per portare l'auto ci vuole la patente, per usare un computer ci vorrebbe, visto che spesso si creano danni anche economici quando non si ha la piu' pallida idea di cosa si sta facendo.

p.s.: io al massimo arrivo alla compatta digitale con tutto automatico :D flash compreso... :D

Larsen ha detto...
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Larsen ha detto...
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Mr. Lunastorta ha detto...

Non ho letto tutti i commenti, ma ho trovato il post molto interessante! ;-)

Gabry ha detto...

Che altro dire? Un'ottima analisi.
Less is more! :)

CyberLuke ha detto...

@Maya: ti rispondo con giorni di ritardo, scusami.
Probabilmente l'applicazione di cui parli è Writeroom.
Lo trovi qui: http://www.hogbaysoftware.com/products/writeroom

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